
A theatrical seminar where participants enact Wilfred Bion's psychoanalytic ideas through group performance, assuming roles as actors, organs, and literary figures. They explore concepts like the "eye of the fly" and use vomit as a symbol of unprocessed psychic material, suggesting understanding emerges only in shared, liminal space where the mind is both performer and audience.
Chapters
Proponemos Memorias de futuro como lectura para ir preparando la disposición de la tarea. No es necesario el estudio de estas obras, sino rescatar el espíritu con el que fueron escritas y pensadas. 2011, torno dal convegno internazionale di Porto Alegre su Bion. Ho in mente le vignette teatrali realizzate dal collega Giulio Conci. Ne parlo con Jorge Corrente e mi è subito chiaro il decalogo su cui strutturerò Le letture bioniane, seminario continuativo del Centro Napoletano di Psicoanalisi di Gruppo. Prologo, decalogo. Primo: Memoria del futuro è un testo teatrale. Secondo: la scena in cui si svolge, contenitore, è contemporaneamente una nazione invasa in il mio corpo, il mio gruppo di amici, i tempi della mia crescita, i confini della mia mente. Terzo: gli attori che recitano i contenuti sono invasori e invasi, personaggi reali o virtuali, miei organi, miei stati di sviluppo, miei pensieri ed emozioni. Il loro interagire è l'operazione psicoanalitica su come si costruiscono e relazionano parti della mia, della tua, della nostra mente. Quarto: ogni scenario, specie quello della mia mente, viene faticosamente costruito dagli attori attraverso il linguaggio dell'effettività. Quinto: studiarlo da soli non può che portare ad una comprensione accademica e lineare ed all'attribuzione di un senso sfrondato di chiaroscuri e perciò falso. Sesto: la complessità del non-senso nascosto può essere colta solo con una lettura gruppale, attraverso quel vertice particolare che io chiamo occhio della mosca. Bion, cioè, va letto in gruppo. Settimo: Per esercitare fino in fondo la non comprensione, il vertice dell'occhio della mosca va coniugato con il linguaggio espressivo dell'effettività, per cui possiamo dire ancor meglio: Bion va recitato in gruppo. Ottavo: la ricerca psicoanalitica tra illusione e realtà. Tra oggetti e rappresentazioni può essere portata avanti solo esplorando la cesura che li divide e riempiendola con la produzione concreta di un linguaggio. È questo che nel nostro seminario continuativo abbiamo provato a fare, ad usare cioè il gruppo, i corpi, le menti per leggere, riscrivere e recitare memoria del futuro. Nono: la capacità del negativo insegna ad aspettare Godot tollerando il non capire assolutamente niente come stato mentale di incomunicabilità che si fa paradosso e linguaggio. Decimo: lo zazen è il lampo improvviso che, provenendo dalla profondità dell'improbabile, illumina da un vertice nuovo un sistema ristrutturato. Esso è spesso prodotto dalla bastonata destabilizzante che il maestro infligge al nostro io. Due uomini vestiti come vagabondi e Stregone Vladimiro si trovano sotto un albero in una strada di campagna.
Mi puoi dare un'idea di che cosa si tratta?
Psicoanalisi, credo.
È sicuro? Sembra una strana faccenda.
È una strana faccenda, proprio come la psicoanalisi. Dovresti leggerlo per capirci qualcosa.
E quanto costa?
È indicato sul libro. In ogni caso dovresti leggerlo oppure scriverlo.
Ah, certo, ma non credo di avere tempo o denaro sufficiente.
Nemmeno io.
Ma tu non l'hai letto oppure scritto?
Sì, in un certo qual modo.
Tu hai uno strano modo di vendere le cose.
Perché non posso vendere le cose che sono invendibili. Io l'ho soltanto scritto, forse nemmeno letto. Nessuno lo vuole leggere, è troppo assurdo. Si resta sempre in attesa di una comprensione che non arriva mai.
Hai uno strano modo di rispondere.
Vorrei solo sapere Bene, allora ti dirò di quando Salvatore ha aperto una pagina a caso ed è stato subito vomito. Non era certo un gran bello spettacolo. Qua e là galleggiavano già pezzi di anima. Pino ricordava come i cortigiani seguivano nella morte il loro re nel cimitero di Ur. Desideravo scappare, poi lo sguardo sornione e gioviale di anfitrione mi ha trattenuto. Quel vomito l'ho guardato, toccato, respirato, odiato. Ho chiuso gli occhi per un lungo istante. Nelle mie orecchie riecheggiavano lente le parole che Krishna disse ad Arjuna sul campo di Kurukshetra: Rinunciare non basta. Guarda con gli stessi occhi un cumulo di terra e un cumulo d'oro, una vacca e un saggio, un cane e l'uomo che mangia il cane. Esiste un'altra intelligenza al di sopra della mente. Ma la mia mente era ostinata. Come raggiungere la verità? Orietta interrogò l'oracolo, ma l'oracolo, per suo stesso mestiere, rispose con un enigma. In quel preciso momento, Derida disse: non pensare al contenuto di questo testo, ma all'idea che lo ha generato. E come per magia, i coaguli si assemblarono e si ricombinarono a formare i due emisferi di un solo cervello. Quello di destra era Alicia, dolce spiraliforme voce narrante. Quello di sinistra lo stesso Derrida che parlava per bocca di Eva. In mezzo il mio corpo calloso intento a fornire un senso all'informe infinito. Ma il mio corpo calloso ne incontrò molti altri, ciascuno portatore del proprio senso. Renato, che ama complicare le cose, ci mostrò anche altri sensi. Il sesto senso, il doppio senso, il senso inverso. Ero stordito. La voce di Pasquale parlava di un sole pulsante. Era un'allucinazione o un fenomeno naturale che la logica lineare poteva spiegare? Niente di tutto questo. La voce pacata di Anfitrione disse: è un mito che, come il sogno, interpreta e riordina la realtà. In chiave di immagini e non di concetti logici. Ho riaperto gli occhi e senza memoria né desiderio ho riguardato quello stesso vomito che ora mi appariva come un dono della provvidenza scaturito dal mio atto di fede. Fede che si è materializzata nella fede di matrimonio di Lello, perduta e poi ritrovata.
Ora ti senti più saggio di quanto fossi all'inizio?
Ma non saprei, sicuramente più vecchio di un anno.
Oh, scusami tanto, pensavo proprio—
Sono lusingato, ma sono soltanto l'autore.
Posso avere un tuo autografo?
No, non so scrivere. Anzi, sai che ti dico? Mi piace di averlo così. Me lo tengo, non è più in vendita.
Narratore che perde il filo. Profeta che parla per massime di Bion. Pensiero. Memoria. Desiderio. Pensatore usato per catalogare pensieri. Gatto di Derrida. Inchiostro che scorre come il sangue, riempendo le parole di luci e colori. Uno o più fegati, in silenzio risentito perché non capiscono. Forse il gruppo. Trasportatore di cartelloni didascalici. Ognuno di noi o sue parti. Wilfred.
Francesca.
Samuel Beckett che ha appena finito la sua analisi con Bion. Borges ed il suo io. Bergonzoni. Anfitrione. Marco Polo. Anima di Bion. La scena è quella precedente. L'albero ora è pieno di foglie e su ogni foglia c'è un nome. Ad esempio: Anzio, Beckett, Borges, Derrida, Brecht, Calvino, Shakespeare, Bergonzoni, Platone, Keats, Osho, Mate Blanco, Eco, Freud, Stanislavskij, Artù, Pirandello, Jung, Moreno, Currao, Kafka, Sofocle. I personaggi entrano in scena lentamente. C'è chi porta dei cuscini che sistemerà in cerchio, c'è chi porta una lampada. Oppure libri, apparati di registrazione, fogli volanti, cibo: pane sardo, taralli, salame, formaggio, vino. Le voci dei personaggi che parlano tra loro si confondono creando un brusio. Tutti parlano e iniziano a mangiare. Qualcuno ride. Qualcuno è assorto.
Sono il narratore che perde il filo. E ora vi racconto la storia di 6 o più personaggi che stanno cercando di animare, rianimare Bion nella loro testa.
Scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio. Dimenticale entrambi in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora un pensiero, un'idea che nessuno reclama. Beyond.
Ogni convitato resta immobile nella posizione in cui era prima di ascoltare. C'è chi lo guarda con aria scettica e chi congiunge le mani in preghiera.
Un pensiero incognito è l'incontro tra chi legge e chi ha scritto. Tra chi parla e chi ascolta. E dato che non posso cogliere realmente chi sono, se quello che legge o quello che scrive, quello che parla o quello che tace, torno indietro per cercare quello che ero e che temo di trovare più avanti, verso la fine.
Potrei trovare me stesso migliore e diverso da come sono adesso, fintanto che esisto, dice Vi racconto il desiderio che entra in scena, ha con sé i libri, si libera del velo e li mette per terra in mezzo alla stanza vicino al cibo.
Riempire un significato potrebbe essere incomprensibile inesauribile.
Il gruppo si dispone allora intorno a libri e cibo di cui famelicamente si nutre.
Sono il profeta che parla per Massime di Bion. Proviamo ora ad inserirci in quel dialogo tra Wilfred e Francesca che potremmo chiamare: odio esaminare il mio proprio vomito.
Sei qui?
Mi hai svegliato troppo presto, dobbiamo—
Ok, datti una mossa, con questo passo non finiremo mai, nemmeno di finire l'indice, 3 pagine, non finisce più!
È un lavoro molto faticoso, quand'è che riuscirò a mettermi a scrivere?
È quello che ci chiediamo anche noi, quando potremo finalmente metterci a leggerti?
Ma questo è scrivere ed è una parte necessaria della trilogia.
Questa maniera di scrivere su di noi forse è la parte più importante del nostro leggere.
Odio esaminare il mio proprio vomito.
E figurati come odiamo noi che ci mischiamo il nostro.
Va bene, fammi sapere allora quando hai un'ora libera e se sei ben disposto.
Mai! Ma che? Ora tocca a me!
Anche io, mai! Andiamo avanti con il lavoro.
Posso organizzare i miei orari per venirti incontro.
Per l'amor di Dio, mettiamoci a fare questa cosa maledetta ora, subito!
Eh già, se non gli passa la voglia!
Non ha alcun senso cercare di farla se sei di cattivo umore. Io vado a fare un po' di giardinaggio.
Apriamo la finestra della fantasia e passeggeremo per conto nostro nel tuo giardino.
Beckett.
Come dire: follia, follia di Di, come dire, follia di che, da che, follia da quel dato, follia dato quel, visto, follia visto quel, quel, come dire, quello, questo quello, quel questo, Tutto questo quel qui. Follia dato tutto quel visto. Follia visto tutto questo quel qui di di come dire vedere intravedere credere di intravedere voler credere di intravedere. Follia di voler credere di intravedere cosa. Cosa, come dire? E dove? Di voler credere di intravedere cosa dove? Dove, come dire? Là, laggiù, lontano, lontano là laggiù. Appena, lontano là laggiù appena cosa. Cosa? Come dire: visto tutto quello, tutto questo, quel qui. Follia di vedere cosa. Intravedere, credere di intravedere, voler credere di intravedere. Lontano là laggiù appena cosa. Follia di volervi credere di intravedere cosa? Cosa? Come dire?
Come dire?
Nonostante Bion, questa analisi non mi sembra proprio ben riuscita.
Vediamo qui che c'è scritto. Borges.
Io sono Borges. Ora vi racconto di me, Borges. Borges e Dio. È all'altro, a Borges, che accadono le cose. Non mi costa nulla confessare che è riuscito a ottenere alcune pagine valide, ma quelle pagine non possono salvarmi, forse perché ciò che hanno di buono ormai non è di nessuno, neppure dell'altro, ma della lingua o della tradizione. Qualche anno fa ho cercato di liberarmi di lui, Passando dalle mitologie dei sobborghi ai giochi col tempo e con l'infinito. Ma quei giochi ora sono di Borges e io dovrò ideare altre cose. Così la mia vita è una fuga e io perdo tutto e tutto è dell'oblio o dell'altro. Non so chi di noi due scrive questa pagina.
Ah, Brecht! E come questo qui ci insegna, ora è il momento del cartello didascalico. Uffa, non vedo l'ora che quest'albero non serva più. Potremmo chiamarlo l'albero del senso senza senso. Primo cartello didascalico: scenario per una decostruzione. La messa in scena. La mente come teatro e come attore permette ai pensieri di essere vissuti per essere pensati. Ciò avviene per la perdita del senso, il caos orgiastico, la confusione di piani, cioè il delirio. Il teatro riporta all'origine, lo zero, l'ho, il punto. La decostruzione, quella dei bambini che smontano i giocattoli, non è puramente negativa. Essa prelude alla comprensione, non è solo un gioco irresponsabile. Essa può mostrare connessioni e rivelare cornici. Una danza dervisci che ci colloca in un cervello destro, come setting di Alan Shore. Al suo centro un corpo calloso binoculare per dare profondità e stabilità all'informe infinito. Il gruppo è un cerchio, un anello che dinamizzato si coinvolgerà, confuso nel tempo si trasformerà in spirale del tempo. Al centro c'è pensiero che steso per terra aspetta la voce del desiderio.
Sono un anello che attende l'illuminazione per trasformarsi in spirale.
Vorrei una messa a fuoco che bruciasse l'istante in cui mi metto a pensare e misurasse dov'è l'inizio e dov'è la fine.
Dal centro del gruppo Pensiero inizia a cambiare posizione, si siede Poi lentamente si alza. Dici?
Non mi sento praticabile.
Sei nell'infinito senza forme. Perché vuoi venire a rompere le scatole a me?
Sono sospeso in questa scena. Aspetto che arrivino idee.
Ne trovi una diversa per ognuna di quelle teste.
Un noi con tanti tu liberato nell'atmosfera si specchia, si sdoppia, si copia, si finge. Diventa vero e poi falso, fino a finire in un fascio luminoso verso l'oblio. Poi c'è quello che resta e si posa, ma giacendo si addormenta e rischia di morire. Dormire, forse sognare.
Io sono l'inchiostro. I partecipanti, come parole, girano e cambiano l'ordine, mentre il presente si nasconde nella pagina dove sto vivendo. I partecipanti al gruppo, come parole, si confondono e si scambiano di posto come in un caleidoscopio. Creano nuove idee colorate dal mio sangue che vengono risucchiate come un vortice dai libri di Bion. I libri al centro sono i libri di Francesca e vengono usati come a formare un altare.
Sei qui?
Non mi interrompere, sto cercando di finire quest'indice.
Mi chiedevo cosa stessi facendo negli ultimi mesi.
Un indice, un glossario forse, un raggio di densa oscurità.
Beh, dato che sei partito per un lungo viaggio, ho pensato che toccasse a me tentare di concludere il lavoro che avevamo iniziato tanto tempo fa.
Il nostro obiettivo era ambizioso, non ti pare? Un indice, un glossario del le note, il libro di verset, il volume definitivo che avrebbe fatto luce sull'oscurità.
A noi invece ha chiuso parecchi spiragli.
Spero solamente che superi l'esame nella sua fase finale. A proposito, lo chiamerò chiave.
Che cosa dovrebbe aprire?
Alcuni spiragli forse. Comunque è piacevolmente breve. Hai qualche consiglio?
Che ne diresti di La lunga attesa?
Di chi?
Di Godot?
Non ce la facciamo più!
Ti sei dimenticato? Questo dovrebbe essere il titolo della tua autobiografia.
Ancora parole, parole, parole. Come lo sopporti? Scusami, devo tornare al mio rifugio.
Anche noi vogliamo dormire. Specie quando ci battiamo con parole senza sangue.
Sogni d'oro.
Secondo cartello didascalico: la differenza. La decostruzione esibisce l'interdipendenza tra i termini oppositivi e fa emergere un terzo: la differenza. La differenza indica che due cose sono diverse e indica anche l'atto del differire nel senso di rinviare temporalmente. Come renderle in scena? Luce e vuoto potranno andare bene? Renderanno la differenza tra il continuo e il discreto e lo sfumare del chiaroscuro del disegno? La luce di una candela al centro di un gruppo per creare nella mente intensi chiaroscuri e sfumature. L'iperastratto ricade allora nel concreto come un fuoco d'artificio. La differenza diventa insostenibile quando la mente non riesce a tollerare lo splendore del mistico. Si cerca sempre la divinizzazione, Dion, quando le cose non si riescono ad afferrare con la mente. Il narratore che perde il filo va all'albero, ne strappa una foglia e legge. Vergonzoni.
Il mare calmo che diventa mosso, commosso. Nella commozione del mare le lacrime non le vedi. Se muoiono dei bambini e non li vedi, l'idea è questa: il fatto che io non vedo una cosa vuol dire che non c'è. La scienza non ha risolto il tema dell'impossibile, allora si dice è incredibile. Attenzione, è incredibile o impossibile? Impossibile vuol dire che non può succedere. Incredibile vuol dire che può succedere e che non siamo pronti a capire se sia possibile. Lo facciamo molto spesso quando abbiamo l'idea della morte, del terremoto, che sono concetti giambici, nel senso dell'aereo con dentro un sacco di passeggeri, e con passeggeri intendo idee di abbandono, di solitudine, di ansia. Allora abbiamo bisogno di piste larghe e lunghe per farle scendere.
Il gruppo attende l'arrivo dell'aereo delle idee che atterri sulla tabula rasa. Nella stanza il gruppo è in silenzio, un silenzio assordante. Tutti i partecipanti si riparano con le braccia sulla testa come se temessero l'impatto delle idee. Sta per atterrare la parola di Bion.
Parole vomitate che non appartengono a nessuno, né a chi l'ha scritte né a chi le ha lette.
Bisognerà fare un funerale per recuperare la vitalità di un pensiero.
Tutti restano in silenzio, commossi dinanzi alla bara dove oltre ad un corpo morto ci sono le pagine dei libri. Il morto scrittore sarebbe stato seppellito nelle memorie del futuro e lì avrebbe incontrato un'anima che potesse raccontarlo.
L'aereo delle idee partì vuoto dall'aeroporto Guelfo dopo il funerale dell'imperatore di Ur. Tutti i partecipanti restarono silenziosi, commossi, dinanzi alla bara dove il corpo morto dell'imperatore giaceva tra innumerevoli pagine scritte che galleggiavano nel suo vomito mischiato a quello dei ricercatori. Lo strano è che tutti, a cominciare dall'imperatore di Ur, sembravano sorridere al suo funerale.
Le idee hanno bisogno di atterrare prima di essere guardate in faccia. Finché restano sospese possono provocare un terremoto sull'immensa pianura. Le idee non hanno nessuna destinazione e bisognerà sacrificare un tempo atteso e un vuoto di senso per assicurarsi che tutto vada per il meglio. La forza centrifuga della realtà potrebbe far perdere quota e se oltre lo strato delle nuvole c'è un cielo terso Si è senza via di scampo.
L'aereo resterà sospeso nella stratosfera per un'intera notte prima di scendere definitivamente a terra. Una volta giunti a destinazione, tutti i passeggeri dell'equipaggio si troveranno sull'isola del castello retta dagli stati d'animo della Grimensore K. I corpi si faranno leggeri, quasi a sfidare la forza di gravità. C'è una luce intensa, poi la stanchezza ci lascerà scivolare. La terra, sempre meno ferma, non ci sosterrà.
Forse sì, perché il desiderio del consenso serve per cercare il sapere.
Per conoscere la propria identità.
Calvino.
Marco Polo. Altrove è una città fatta di sogni. La realtà perde la sua concretezza e diventa fluida. È una questione puramente mentale, si realizza nella fantasia. Altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo scoprendo il molto che non ha avuto e che non avrà. Ormai dai bassifondi del suo passato vero o ipotetico, lui è escluso, non può fermarsi, deve proseguire fino a un'altra città dove l'aspetta un altro suo passato o qualcosa che forse non era stato un suo possibile futuro e ora è il presente di qualcun altro. In questa città i futuri non realizzati Sono solo rami del passato, rami secchi.
I viaggiatori che atterrano incontreranno l'anima di Bion. Nostro compito potrà essere lo scrivere oppure il mangiare oppure l'alternarli.
Da dove venite?
Veniamo dal funerale.
Siete vivi o morti?
Siamo solo confusi.
Sembrate pezzi di cervello.
Ho la nausea, sto per vomitare.
C'è qualcuno che ha voglia di scrivere?
Sì, ma non sappiamo da dove iniziare.
Se cercate di muovervi liberi nello spazio, qualcosa verrà fuori, come un regalo.
Abbiamo fame!
Sull'isola c'è ben poco, però qualcosa si può trovare sugli alberi o in qualche buco.
In qualche buco?
Sì, nei vuoti si trovano cose mai viste, basta non inciampare. E se trovate qualcosa di morto, basterà accendere un grande fuoco per bruciare i cadaveri.
I partecipanti si alzano e si mettono in movimento per tutta la stanza.
Il tempo è breve e incerto. Non si dovrà perdere neanche un minuto.
L'anima doveva raccontare quello che aveva scritto quando scriveva, prima di morire, prima di pensare, prima di tornare.
Ma la verità non ce la racconta nessuno.
Siamo sfiniti, frantumati, impauriti, e qui c'è del vomito per terra.
Detesto guardare il mio vomito, provo un certo schifo. Se c'è qualcuno che tra voi fa il medico, venisse ad esaminarlo. Lì potrebbe scorgere i pezzi di sé o di me.
Il gruppo ammutolì mentre la brezza separava le nuvole.
Hai letto proprio quello che sta accadendo.
L'esperimento in atto era far diventare il pensiero dell'anima di Bion pensiero del gruppo. Un'operazione magica in una dimensione sognante. Ma l'anima non ci aveva regalato nessuna verità, e il regalo è solo un enigma da risolvere in un tempo ancora sospeso. Il gruppo cerca di scoprire nella bocca di Renato un senso, forse quello che gli ha lasciato nelle orecchie Follia di Beckett, che ha appena finito l'analisi con Bion.
Ricerca di senso. Senso: facoltà di ricevere impressioni da stimoli esterni o interni. Sentimento: facoltà di avvertire impressioni esterne o interne. Dicotomia, tricotomia. Esterno dove? Organi di senso come? Sensazione cosa? Senso di soffocamento quando? Ora. Interno a chi? Senso di frustrazione, di colpa, senso di morte, morte del senso, illusione dei sensi, sesto senso, senso della vita, del sogno, sogno segno, più o meno, meno più, sommare, sottrarre, alleggerire, Nonsense, doppio senso. Direzione interno-esterno. Senso vietato. Sensori di parcheggio. Senza senso. Essenza. Essenza. Senso, facoltà di ricevere impressioni da stimoli esterni o interni.
Oggi pomeriggio, nel venire al nostro incontro, guido con a fianco mia moglie. Tramonta tra una doppia filiera di case un fulgido sole, perdendosi nella sua vastità di colori. D'improvviso si ingrandisce e si avvicina, poi lento ritorna a contrarsi. Si ripete il fenomeno. Che strano, è un sole pulsante. Mia moglie sussurra, è come Medjugorje. Sarà un'aurora boreale? Un'allucinazione che mi appare in itinere verso il sogno gruppale? Ma io sono sveglio, e mia moglie allora? È forse l'arcano presagio di accadimenti incontrollabili? Per ancorare il mio timore alla realtà, telefono a mio fratello. L'ha visto anche lui.
Il sole si dilata con le sue pulsazioni per mettere a fuoco e sfocare il pensiero.
Farò esplodere il cervello in mille pezzi prima del tramonto.
Si perderanno dei pezzi nello spazio.
Avremo tempo per raccoglierli.
Ci vuole una clessidra per misurarlo?
Cosa?
Il tempo!
A me gli occhi, accomodati all'infinito per guardare il tutto.
Nella stanza c'è disordine e confusione dappertutto. Esisterà mai un senso?
Oltre libri, oggetti sparsi, cerchi, spirali, scatole, si spengono le luci.
Arriveranno dallo spazio a portarcelo gli invasori marziani. Esseri superiori travestiti da trattori strani.
Terzo cartello didascalico: la visione del sovrasistema. Tempo e spazio oniricamente convergono nell'occhio della mosca. La temporalità, L'alchimia degli opposti: il vivo muore e il morto sorge a nuova vita. Tutto è nel tempo, nel differimento che istituisce le differenze. Nelle coppie oppositive della tradizione non c'è nulla di stabile o di dato, sono delle aritmie, delle mere differenze di tempo. Lo spazio dell'inconscio non è una struttura compatta. Esso è formato da frammenti che creano una differenza rispetto all'unità della coscienza. La visione composita di tutti i frammenti è quella dell'occhio della mosca. Lo spazio viene inteso perciò come una specie di urna funeraria che contiene la terra fertile. Utilizzata: le ceneri ed i suoi semi. Lo scopo è che una volta che sei morto ci infili il seme della pianta che hai amato di più in vita. L'amore lo fa uscire dall'urna e sfidare il non senso per conoscere la sua nuova identità.
Anfitrione, la meccanica quantistica ci dice che l'universo origina da una discontinuazione della simmetria.
L'intento sarà di far esplodere il libro privo di vita. Tutti hanno messo a fuoco un pensiero senza parlare. La forza del silenzio e degli sguardi dopo il buio rianimarono il testo che nessuno così aveva letto. Che strana formula. Vuol dire forse che solo recuperandoci come elementi beta Possiamo esperire per contatto il nostro vero bion? Il nostro argomento potrebbe definirsi limitrofia, cioè ciò che avvicina i limiti ma anche ciò che ci nutre. No, il nostro argomento potrebbe definirsi limitrofia, cioè ciò che avvicina ai limiti, ma anche ciò che nutre. Si nutre, si mantiene, si alimenta, si forma, si coltiva nella dialettica io-altro ai bordi del limite. Della membrana. La membrana è la chiave delle strutture dissipative, cioè della vita. Ciò che intendo dire non mira affatto a cancellare il limite, ma a moltiplicarne le figure, a complicarlo, a ispessirlo, delinearizzarlo, piegarlo, dividerne la linea proprio per farla crescere e moltiplicare. Vuoi vedere che Derrida si sta anche lui configurando un multistrato? Emerge una circolarità: la decostruzione porta in luce la differenza che sta al cuore dell'essere, ma a sua volta la differenza dinamizza e fluidifica tutto ciò che è stabile dialettizzandolo con la precarietà. L'uomo è dopo l'animale, ma non è forse anche più avanti di lui? Da tanto tempo l'animale ci guarda, ma il tempo dell'incontro è uguale per entrambi. Di fronte al gatto che mi guarda nudo dovrei non provare vergogna, come una bestia che non ha più il senso della sua nudità, o piuttosto un uomo che il senso della sua nudità lo conserva. Ma io dunque chi sono? Chi è che sono se sono tutti e due? A chi domandarlo se non all'altro? Forse proprio al gatto. Pare proprio che Derrida si sia informato da Bion sull'identificazione proiettiva.
Lello, io stasera non volevo proprio venire.
Eva, nemmeno io detesto ragionare dopo le 20.
Licia, va bene, ora vi provoco io e vi leggo una storia.
Orietta. Qui ci vogliono dei diagrammi per riportare alla vita.
Guelfo.
Ma che cosa abbiamo mangiato di così pesante e così leggero stasera? Un nuovo tipo di funghi? Sembriamo tutti ripieni di invidia e gratitudine.
Qualcosa di indigesto ci è rimasto sullo stomaco Ed insieme ci fa volare.
Un partecipante, camminando a quattro zampe, simulerà un gatto lento e misterioso. Si guarderà intorno fissando negli occhi tutti noi e i libri al centro della stanza.
Voglio provocarvi e lasciare odori e tracce sensuali dei miei passaggi rapidissimi ai bordi del limite.
L'anima è di fronte al gatto, si fissano intensamente negli occhi.
Perché provo vergogna ad essere ora così nudo di fronte a te? Sono una bestia, un libro che non ha più il senso della sua nudità, oppure una carne esposta che conserva il rischio della sua vergogna? Chi sono? A chi domandarlo se non a te?
Forse sei un libro che si è finalmente fatto carne.
Il tempo crea l'alchimia degli opposti.
Renato.
Nessuno di noi ha capito niente, ma tutti insieme non abbiamo capito bene. Pino.
Quando il sole pulsava prima di scoppiare, ci stavamo avvicinando alla verità.
Qui ci vogliono lenti bifocali per leggere le pagine di un libro che lotta tra la vita e la morte. Ognuno dovrà leggere con gli stessi occhiali e sforzarsi a vedere doppio. La visione binocolare di uno stesso concetto stimola punti di vista differenti, dando luogo a formazioni immaginative. Un caleidoscopio per vedere figure che cambiano senza mai ripetersi. Siamo svegli o stiamo sognando? In fondo potrebbe essere la bilocazione quantica della stessa cosa. La stanza si oscura nuovamente, poi la luce diviene accecante. Un partecipante si alzerà dal cerchio e traccerà un enorme punto interrogativo sulla parete. Tutti resteranno immobili. Ognuno si esprimerà con un'espressione diversa.
Monologo.
Per tutta la mia vita sono stato imprigionato, frustrato, costretto dal senso comune la ragione, i ricordi, i desideri e, maggior spauracchio fra tutti, dal capire ed essere capito. Questo è un tentativo di esprimere la mia ribellione e di dire addio a tutto ciò. È il mio desiderio, realizzo solo ora destinato a fallire, di scrivere un libro non viziato da alcuna traccia di senso comune, ragione, eccetera, vedi sopra. Dunque, per quanto vorrei scrivere: abbandonate ogni speranza voi che vi aspettate di trovare dei fatti scientifici, estetici o religiosi in questo libro, non posso dichiarare di esserci riuscito. Temo che tutti questi fatti mostreranno di aver lasciato le loro tracce ombre, fantasmi nascosti in queste parole. Perfino la sanità, come la vivacità, farà capolino. Per quanto il mio tentativo possa avere successo, c'è sempre il rischio che il libro divenga accettabile, rispettabile, omaggiato e non letto. Perché scriverlo allora? Potreste chiedermi. Per evitare che qualcuno che sa riempia lo spazio vuoto. Ma temo che mi stia mostrando troppo ragionevole, quale vero primate. Augurando a tutti voi una buona follia e una fissione relativistica.
Oh, I never left you. And so I know that I believe.










