#02. Il Brunello di Montalcino (con O.Vagnozzi)
10 Sept 2020 · 17 min
This is a podcast titled '#02. Il Brunello di Montalcino (con O.Vagnozzi)' created in September 2020, featuring Orazio Vagnozzi as the main speaker. The content is an in-depth discussion about the history, significance, and development of the Brunello di Montalcino wine, including detailed narratives about key figures and events that shaped its reputation. The podcast includes multiple speakers, with Orazio Vagnozzi providing expert commentary and others engaging in conversation about the topic.
Gourmaniac, il podcast di Passione Gourmet.
Bene, oggi ci troviamo ad ascoltare il podcast che Orazio ha fatto sul Brunello. Sarà il primo di una lunga serie di appuntamenti sul vino ed è partito da un vitigno, anzi scusami, da una denominazione più correttamente e da un vino decisamente molto importante per l'Italia. E tra l'altro credo proprio che racconterà con dovizia di particolari questo straordinario vino per cui siamo conosciuti in tutto il mondo.
Assolutamente sì, sono curioso di ascoltarlo perché veramente il Brunello è il vino che tutto il mondo ci invidia, quindi sono curioso di sentire cosa ci può raccontare oggi Orazio su questo strepitoso vino.
Bene, procediamo con l'ascolto.
Io sono Orazio Vagnozzi e questo è un podcast di Passione Gourmet della serie I grandi vini italiani. Il Brunello di Montalcino. Parliamo del Brunello di Montalcino e della sua storia. Montalcino si trova in Toscana, circa 40 km a sud della città di Siena, in una zona collinare dal paesaggio incontaminato. Paesaggio agricolo di grande storia e di grande bellezza, che dal 2004 è riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio mondiale dell'umanità. Il territorio di Montalcino è costituito da una sola grande collina, che in gran parte è ricoperta da boschi. e solo 4.600 ettari sono vitati. Attualmente a produrre il Brunello di Montalcino sono circa 250 cantine per una produzione di oltre 11 milioni di bottiglie. Il Brunello di Montalcino è il vino di fascia alta insieme al Barolo più venduto in Italia ed è diventato una delle bandiere del vino italiano nel mondo. Ma non è sempre stato così. Grande successo e storia recente. Diciamo che il boom del Brunello parte dalla fine degli anni 80, inizio anni 90. E però vediamo di ricostruire che cosa è successo fino ad allora. Perché è una storia che coinvolge uomini, famiglie, storie locali e storie nazionali. La vocazione del territorio di Montalcino a produrre i vini di grande qualità era conosciuta da oltre 2000 anni. Lo testimoniano i ritrovamenti archeologici risalenti all'epoca etrusca, i documenti medioevali, nonché quelli di epoche successive. Intendiamoci, Montalcino non è mai stata una zona agricola. ma a mani fattoriera, che deve la sua affermazione al commercio, non all'agricoltura. Era un punto di passaggio obbligato, perché da Montalcino passava la Cassia, che portava a Roma. I viaggiatori dovevano nutrirsi e dovevano bere il vino. E a Montalcino si produceva del rosso, a base di sangiovese, e del bianco, a base di moscato e moscadello. Ma la vera storia del Brunello di Montalcino inizia con la famiglia Biondi Santi. Comincia con Clemente Santi, che laureatosi in farmacia nel 1820, inizia ad interessarsi di problemi agricoli. Li affronta in modo scientifico, cercando di uscire dall'improvvisazione che imperava all'epoca. Impiantò vittigni selezionati nella tenuta del greppo, dove sperimentò nuovi mitodi di vinificazione. E ha anche un bel successo, perché i suoi vini vengono premiati. Intorno alla metà dell'Ottocento, sia a Firenze che a Parigi che a Londra. e arriva anche una sorta di riconoscimento, di consacrazione. Il vino Brunello 1865 della tenuta Il Greppo, ed è la prima volta che compare il nome Brunello, vince un prestigioso premio all'Esposizione Universale di Parigi del 1867. ma non siamo ancora al Brunello Brunello. La figlia di Clemente, Caterina, sposa il medico fiorentino Jacopo Biondi e dalla loro unione nasce Ferruccio Biondisanti. Ferruccio seleziona un particolare clone di Sangiovese, le cui uve, vinificate in purezza, danno inizio, con la nata 1888, al Brunello di Montalcino propriamente detto. Personalmente ho avuto l'emozione e la fortuna di vedere alla tenuta del greppo una delle due bottiglie rimaste del Brunello 1888. Ferruccio Biondisanti decide di selezionare il Sangiovese Grosso per i suoi vini ed iniziò esperimenti in vigna ed in cantina dimostrando che il Sangiovese Grosso poteva essere utilizzato da solo per un vino di lungo invecchiamento. ma fa di più. Limita le rese, una follia per quel tempo, per ottenere uve più ricche e seleziona solo i grappoli migliori per le riserve. Lascia a lungo il vino a contatto con le bucce durante la fermentazione per estrarre caratteristiche aromatiche di struttura che resistano nel tempo. Insomma, fa un vino ricco di tannini e con un elevato grado di acidità, destinato all'invecchiamento, che all'epoca era un approccio del tutto innovativo. E veniamo al figlio di Ferruccio, Tancredi Biondisanti. Tancredi, dopo la laurea in agronomia all'Università di Pisa, nel 1926 fonda a Montalcino la cantina cooperativa Biondisanti e C. Cantina Sociale. E lui cerca di fare proselliti tra i proprietari della zona, isoltandoli a piantare i vitigni di Brunello e a unirsi a lui. Poi arrivano i tempi bui perché arriva la filossera, la grande depressione del 1929 e la seconda guerra mondiale. Tancredi comunque continua a produrre il Brunello. E il Brunello di Montalcino di Tancredi si afferma nel mondo. E il Brunello di Montalcino Riserva 1955, bottiglia assolutamente mitica, fu fatto servire dal Presidente della Repubblica Saragat. noto barolista, alla regina Elisabetta durante un pranzo all'Ambasciata Italiana a Londra del 1969. Le cronache di allora dettero ampio risalto alla notizia. Nel 1970 Tancredi Biondi Santi ufficia la cerimonia della ricolmatura delle vecchie annate per i millesimi 1888, 1891, 1925 e 1945 insieme al figlio Franco, Annotaio Nanni Guiso e a Mario Soldati, e Luigi Veronelli. Ma prima di parlare di Franco Biondi Santi, introduciamo alcuni importanti tasselli del mosaico nella storia del Brunello di Montalcino. C'è un'altra figura importante nella storia di Montalcino che vale la pena di ricordare. Giovanni Colombini è il proprietario della fattoria dei Barbie e nel 1936 divenne podestà di Montalcino e fece restaurare la fortezza, l'abbazia di Sant'Antimo, la chiesa di Sant'Agostino e il palazzo comunale. Fu il pioniere della vendita diretta, portando i prodotti agricoli sulla tavola del cliente e vendendo il Brunello per corrispondenza, facendo conoscere il Brunello in tutto il mondo e aprendo tutti i principali mercati. Fu il primo in Italia a credere nel turismo del vino ed aprire la sua cantina ai visitatori nel 1960. Lui era convinto che solo con una produzione grande fosse possibile promuovere nel mondo i prodotti di qualità e nel 1968 raggiunse l'obiettivo delle 100.000 bottiglie di Brunello prodotte, che era un numero significativo di bottiglie a quel tempo. E a questo punto vale la pena di menzionare tre eventi che influenzano Montalcino tra il 1964 e il 1967. Anzitutto l'abolizione della mezzadria. Questo indebolisce i proprietari tradizionali e solo pochi resistono e riescono a riconvertirsi. Tra questi è Montalcino, la famiglia Biondisanti e la famiglia Colombini. Ma molti però devono chiudere. Il secondo fu un evento locale ma devastante per Montalcino. Nel 1964 viene aperta l'autostrada del sole e all'improvviso da Montalcino non passa più nessuno. Il paese perde improvvisamente quei milioni di transiti all'anno su cui aveva prosperato. Per dare un'idea della crisi, in dieci anni il comune perde il 70% della popolazione. Un territorio che era stato sempre ricco diventa in pochi anni povero e trascurato. Il terzo evento, questo positivo, è che nel 1966 al Brunello di Montalcino viene concessa la DOC e l'anno dopo, nel 1967, viene costituito il Consorzio di Tutela. Il disciplinare del Brunello è da subito molto severo, un disciplinare da grande vino e tra le altre cose prevede l'obbligo di invecchiamento in botte quattro anni prima di passare in bottiglia. E se lo si voleva mettere in commercio prima, non si aveva il diritto di chiamarlo Brunello. si apriva un po' la strada a quello che oggi è il Rosso di Montalcino. Per la cronaca, nel 1967, gli ettari dedicati alla produzione di Brunello erano solo 70. Un ettaro costava 1.800.000 lire e che attualizzati diventerebbero oggi circa 17.000 euro. Oggi ci vogliono da 750.000 euro a un milione per comprare un ettaro a Montalcino. Una rivalutazione reale di circa 50 volte. Quindi, riassumendo, negli anni Sessanta ci sono evidenti segnali di crisi. Ma le crisi, spesso, portano opportunità. E, in questo caso, opportunità di investimento in una zona che improvvisamente ha prezzi bassi, che consente la produzione di vini di alta gamma e che è, obiettivamente, meravigliosa. Ma su questo tema delle opportunità ci ritorniamo tra un attimo. Riprendiamo con la dinastia Biondi-Santi perché una menzione speciale la merita Franco Biondi-Santi. Nasce nel 1922, si laura in Agraria Perugia e dagli anni 50 affianca il padre Tancredi nella produzione di Brunello di Montalcino. Diventa l'uomo mito del Brunello e in generale del vino italiano per la qualità estrema dei suoi vini e per le battaglie a difesa dell'identità del Brunello. Franco è un filosofo del vino, un sognatore, un eccezionale agronomo ed enologo. È un personaggio conosciuto in tutto il mondo come Gentleman del Brunello, per il suo stile inconfondibile e la cultura che si riflettono nei suoi vini. La prima vendemmia di Franco Biondi Santi è il 1970, che per chi ha avuto la fortuna di berlo è ancora un grandissimo vino. I brunelli di Franco hanno eccezionali caratteristiche organolettiche e portano una firma inconfondibile. Sono brunelli incredibilmente longevi e buoni. Diciamo che fino agli anni 70 la storia del brunello di Montalcino si identifica con la famiglia Biondi Santi e anche per le sue capacità commerciali con la famiglia Colombini della fattoria dei Barbi. Negli anni 70 la produzione di Brunello di Montalcino compie comunque un passo avanti. Cominciano ad arrivare nuovi imprenditori ed è un flusso che non si ferma più. Questo avviene, come abbiamo già detto, grazie ai prezzi relativamente bassi dei terreni, il blasone del vino e la grande bellezza del territorio. Anche se investire in un terreno in cui impiantare Brunello garantiva i primi cassi non prima di 7-8 anni, 3 anni per accogliere la prima uva e 4, forse 5, per poter vendere il vino. Teniamo conto che negli anni 70 il Brunello di Montalcino veniva già esportato in modo importante. Ma alla fine degli anni 70, e precisamente nel 1978, a Montalcino succede qualcosa di nuovo, una svolta. Due idol americani, John e Henry Mariani, si innamorano di Montalcino ed iniziano il progetto Villa Banfi, o Castello Banfi. Qualcosa all'apparenza un po' folle a quei tempi. Acquistano 2850 ettari, 850 dei quali dedicati a vigneto, 25.000 m2 di cantina e nel dicembre del 1983 acquistano il castello di Poggio alle Mura. Il castello diventerà il simbolo dei vini Banfi nel mondo. L'azienda Castello Banfi viene guidata e portata a successo da Ezio Rivella, Grande sia come enologo che come manager, John e Harry portano una svolta su cui vale la pena di riflettere. Anzitutto loro non erano venuti a Montalcino per produrre del brunello, ma per produrre il moscadello e per portarlo nel mercato americano. Ad ogni modo producono anche del brunello di ottima qualità e John e Harry Da una parte danno un contributo importante a consolidare la presenza del brunello sul mercato americano, anche se, ricordiamoci, il brunello, soprattutto biondisante alla fattoria dei Bardi, già lo esportavano in tutto il mondo. Ma dall'altra, soprattutto, introducono a Montalcino uno stile imprenditoriale nuovo. Castello Banfi, per esempio, svolge un ruolo molto importante anche nell'innoturismo. Nel castello arrivano ogni anno decine di migliaia di turisti del vino da tutto il mondo e a Montalcino questa nuova mentalità di pensare in grande trova un terreno fertile anche perché il tipo di imprenditore presenti a Montalcino ti base più che un agricoltore o un commerciante e capisce l'importanza di questo nuovo approccio. Il Brunello di Montalcino, vino esportato in tutto il mondo, si afferma come vino di alta gamma prodotto da una certa quantità di produttori. Nel 1980, primo luglio, al Brunello di Montalcino viene concessa la D.O.C.G. e il Brunello di Montalcino fu così il primo vino italiano ad ottenere la D.O.C.G., superando di poco anche il Barolo e il Barbaresco che la tengono subito dopo. E il disciplinare subisce alcune modifiche, ma restrittive rispetto al precedente. Quindi sempre disciplinare da grandevino. Negli anni 80, nel giro di pochi anni, nuove aziende si aggiungono a quelle che già operano sul mercato. E oltre ad imprenditori italiani, tra l'altro arrivano anche imprenditori stranieri. Castello Banfi è stata la prima società straniera a investire capitali importanti a Montalcino, ma nel corso dei decenni arrivano svizzeri, tedeschi, inglesi, argentini, panamesi e brasiliani. Molti vigneti, soprattutto a partire dall'inizio degli anni 90, vengono riconvertiti e le cantine rimodernate. Il Brunello di Montalcino rappresenta il primo vino rosso italiano, di alta qualità e di alto prezzo, venduto in milioni di bottiglie su tutti i mercati del mondo. E' stato il primo vino varietale italiano ad essere accettato nel mondo dell'alta qualità. Fino ad allora c'era il monopolio delle grandi uve francesi, quindi Cabernet Sauvignon, Merlopi, Nonero e Chardonnay. L'Italia, per la verità, aveva già avuto vini di successo. Pensiamo al Tignanello, al Sassicaia, al Monfortino. Ma si trattava di un successo legato al singolo vino o alla singola azienda e non alla zona di provenienza. O solo in parte alla zona di provenienza. Con il Brunello di Montalcino parliamo di una produzione di massa, di vino di fascia alta. Nessuno in Italia aveva mai prodotto così tante bottiglie di vino di alto prezzo. Brunello di Montalcino ha creato un intero segmento del mercato mondiale del vino, un segmento che prima non esisteva. Molto si deve ad una fertilità imprenditoriale senza pare. Da 75 al 2000 sono nate da 5 a 10 nuove cantine all'anno. Cantine dalle provenienze più disparate, quindi non solo dalla Toscana. E cantine dotate di tutto ciò che c'era di più moderno nel campo dell'enologia. E ogni nuova struttura spostava l'asticella della qualità un pochino più in alto. Quasi tutti i migliori enologi hanno lavorato a Montalcino e questo ha innescato competizioni di interesse nei media. Sono salite e la ribalta nuove aziende e altre si sono confermate nella qualità. Ne cito alcune, tutte famose e pluriplemiate, sapendo che ne dimenticherò qualcuna. Mastroianni, Conti Costanti, Siropacenti, Casanova di Neri, Ciacci Piccolomini d'Aragona, Lisini, Fanti, Valdicava, Uccelliera, Terrasole, Livio Sassetti Pertimali, La Togata, La Serena e Collesorbo. Wow! Il brunello di Montalcino è partito come la visione di una famiglia, la famiglia Biondi Santi, ma dagli anni 70 non ha più avuto un'azienda leader, anche perché da allora nessuno ha superato stabilmente il 10% del brunello venduto. Montalcino, e questa è la sua forza, ha saputo arricchirsi accogliendo tanti nuovi contributi venuti da ogni parte del mondo, ma mantenendo sempre la propria identità. Montalcino ha ormai tanti protagonisti e se ne aggiunge sempre qualcuno di nuovo. Io sono Razio Vagnozzi e questo è un podcast di Passione Gourmet della serie I grandi vini italiani.
Beh veramente straordinario alberto mi ha incantato razio con i suoi racconti le sue storie i suoi aneddoti su questo vino che ha fatto grande la toscana e l'italia nel mondo intero cosa ne pensi?
Guarda straordinario veramente straordinario e io che Ho ascoltato e invito gli ascoltatori ad ascoltare anche il podcast sull'Abbattitore. Beh, ti devo dire che questo qua l'ha superato di gran lunga per profondità, estensione, qualità del linguaggio e anche dei contenuti. Orazio è veramente un numero uno sul video.
Strepitoso veramente, vedremo il prossimo.
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