#07. La Franciacorta (con O.Vagnozzi)
17 Dec 2020 · 16 min
This is a podcast episode titled '#07. La Franciacorta (con O.Vagnozzi)' created on December 17, 2020, featuring Orazio Vagnozzi as the main speaker along with Davide and another participant. The episode is part of the Passione Gourmet series 'I grandi vini italiani' and focuses on the history, production, and unique qualities of Franciacorta sparkling wines from Italy. The discussion includes detailed historical context, technical wine production insights, and an interview with Cristina Ziliani from the Berlucchi winery. The content is in Italian and provides an in-depth exploration of Franciacorta's wine heritage and its significance in the wine world.
Eccoci.
Al secondo appuntamento Davide di Orazio Vagnozzi e dei suoi grandi vini italiani. Sono proprio curioso di cosa ci racconterà questa volta perché ci parlerà della Franciacorta.
Eh sì, sono proprio curioso di sentire cosa ci racconta Orazio in questo viaggio fantastico in Franciacorta e una chicca per gli ascoltatori, ci sarà un ospite d'eccezione che Orazio è riuscito a portare nel podcast, quindi ascoltatelo con attenzione.
Bello, bello.
Dai, ascoltiamolo.
Io sono Orazio Vagnozzi e questo è un podcast di Passione Gourmet della serie I grandi vini italiani, Franciacorta. Franciacorta è sinonimo di bollicine. È una terra di eccellenza enologica dove si producono tra i migliori vini spumantizzati col cosiddetto metodo classico in Italia. Il metodo champenoise come lo chiamavamo una volta, ma ci piace anche il metodo classico. Siamo nel cuore della Lombardia, tra Brescia e la parte meridionale del lago di Seu. 250 km2, cioè 25.000 ettari, di cui 3.000 habitati. È un'area che comprende una ventina di comuni della provincia di Brescia. La Franciacorta sembra un vero e proprio anfiteatro che si è formato oltre un milione e mezzo di anni fa. I ghiacciai si sono ritirati e hanno lasciato quello che viene chiamato un terreno di origine morenica, quindi un terreno di straordinaria ricchezza minerale. E non è un territorio del tutto omogeneo. Al suo interno si possono individuare varie zone e diverse unità vocazionali, come le definisce il disciplinare di Franciacorta. Questo solo per dire che esiste una certa eteriogenità di terroir, come dicono gli esperti, che assicura alla Franciacorta una significativa varietà nelle caratteristiche sensoriali dei suoi vini. E questo diciamolo, in Franciacorta si producono anche vini fermi, sia bianchi che rossi, la cui denominazione è Terre di Franciacorta o Corte Franca. E andiamo alla storia che nasconde narrazioni e aneddoti che vale la pena di raccontare. Cominciamo col dire che in Franciacorta il vino si produce da sempre. A Provaglio di Seo sono stati rinvenuti vinaccioli risalenti addirittura all'epoca delle palafitte e questo dimostra che la vita era presente nella zona di Franciacorta già nella prestoria. Poi parlano della vite autori classici latini come Plinio, Colummele e Virgilio e ci sono documenti del IX, X e XI secolo di Monasteria ad attestare l'importanza della viticoltura nell'economia della Franciacorta. Ma la prima testimonianza scritta relativa al nome Franciacurta risale al 1277, XIII secolo e compare in un'ordinanza riportata negli statuti di Brescia. Francia curta, dal latino franche curte, cioè corti franche, nel senso di corti monastiche esenti da attributi vescovili, insomma le corti monastiche che non pagavano le tasse. Nel XIII secolo la Francia curta comprendeva i comuni della strada per Iseo che dalla periferia di Brescia giungeva al lago e la strada che portava al lago di Iseo era un'area strategica per il trasporto del cibo e di altre derrate per la città di Brescia. Le corti, in pratica, erano franchi dai tributi in cambio del mantenimento delle strade e della bonifica delle aree. Su nove Franciacorte ci sono anche persone più leggendarie, come quella che la fa risalire addirittura Carlo Magno. Carlo Magno conquista Brescia nel 774. E quando arriva la festa di San Dionigio, che doveva essere una festa importante, lui voleva farla a Parigi, ma non era possibile, e allora chiamò l'area che lui aveva scelto per il suo accampamento a Rodengo Sayano, Francia Curta, cioè piccola Francia. Ma a pensarci bene mi convince di più la storia delle esenzioni fiscali. Tornando al vino. Nel territorio di Franciacorta si producono grandi vini fin dal XVI secolo. Uno studio effettuato sul Catasto Napoleonico del 1809 certifica l'esistenza di quasi 1000 ettari vitati che erano ben superiori alle necessità dei circa 40.000 abitanti della zona e quindi erano destinati alla vendita. ma prima di venire ai nostri giorni è una notizia di cronaca. Nel 1570 il medico bresciano Gerolamo Conforti, una specie di precursore di Don Perignon, quello che per intenderci avrebbe inventato lo champagne, scrive il Libellus de Vino Mordaci, una delle prime pubblicazioni sulla fermentazione in bottiglia per la preparazione dei vini spumanti. Insomma, la zona era predestinata. Ma veniamo alla storia più recente, e forse non tutti lo sanno, ma la prima bottiglia di bollicini in Franciacorta è storia recentissima. Franco Ziliani, giovane enologo, incontra nel 1955 Guido Berlucchi a Palazzolana. Dall'incontro nasce un bel sodalizio, ma Franco sogna di poter vinificare quello che lui considera il suo vino preferito, una bollicina vinificata col metodo Champenoise. Franco studia il metodo e fa anche qualche capatina in Francia per carpire i segreti di questa vinificazione. Fa un po' di esperimenti e insomma si sente pronto e alla fine usa l'uva disponibile in quel momento, il pino bianco. Siamo nel 1961 e furono prodotte 3.000 bottiglie vinificate con quello che oggi chiamiamo metodo classico di Pinot di Franciacorta ed è la prima volta che il nome geografico della zona appare sull'etichetta di un vino. A proposito, ne sono rimaste solo due bottiglie che la famiglia Ziliani custodisce gelosamente. Ma sentiamo da Cristina Ziliani, che insieme al fratello Arturo conduce oggi l'azienda Berlucchi, leader in Franciacorta, un aneddoto che ci ricorda quegli anni.
Ciao Razio, un caro saluto a tutte le ascoltatrici e agli ascoltatori. Grazie innanzitutto di questa bella opportunità che mi dai per poter raccontare i primi passi del Franciacorta. La prima bottiglia nasce nel 1961 dopo qualche anno di prove e sperimentazioni per cui il prossimo anno festeggeremo i 60 anni di nascita di questa prima bottiglia. Una storia molto recente ma che affonda le radici in un passato molto più lontano come è descritto. E senza queste radici non potremmo essere dove siamo oggi e guardare con ottimismo al futuro. Un futuro che vogliamo si focalizzi sempre di più su qualità e sostenibilità. Torniamo da dove siamo partiti, ai primi passi negli anni 60. Mi hai chiesto di raccontare qualche aneddoto e vi voglio raccontare il famoso aneddoto dei tappi. Dovete sapere che i primi anni di produzione furono una vera avventura. Io la considero un po' una start-up degli anni 60, ero però una bambina quando questa storia iniziò, per cui non ho ricordi dei primi anni, ma i racconti di mio padre dipingono una situazione difficile quanto piena di entusiasmo e passione. Il metodo Champenoise, come veniva chiamato allora, non si era sviluppato in Italia, per cui non c'era nemmeno la reperibilità dei materiali indispensabili alla sua produzione. Le bottiglie, ad esempio, non avevano la resistenza necessaria a sopportare la pressione interna, per cui, quando si scendeva in cantina, si sentivano spesso scoppiare le bottiglie in maturazione. anche i tappi in sughero non avevano le caratteristiche di elasticità e resistenza e poiché mio padre fece molti viaggi in Francia per capire qualche segreto che non aveva certo trovato sui libri di scuola ci racconta anche con grande emozione e con un po' di commozione anche perché compirà 90 anni il prossimo anno quel famoso viaggio che fece quando andò a comprare i tappi in Francia che lui definisce giusti Era piuttosto scoraggiato dal fatto di non riuscire a trovare quei tappi qui in Italia, tanto che ogni volta che si apriva una bottiglia ci racconta che si tenevano sempre le dita incrociate. Ma un giorno passò un rappresentante di tappi di champagne lasciando dei campioni. Il papà se li trovò sulla scrivania, in realtà non c'era un vero ufficio. Era lo studiolo antico del conte Lana, bisnonno di Guido Berlucchi. e come li vide, li toccò, ne sentì la consistenza, capì che aveva trovato ciò che cercava. Così partì immediatamente per la Francia, insieme ad uno dei soli due cantinieri di allora, Beppe, cantiniere e maggiordomo di Guido Berlucchi. Pensate che suo figlio e sua nipote sono ancora con noi. E così partirono con la station wagon di Guido, obiettivo tornare nel giro di un paio di giorni con 10.000 tappi. Arrivarono alla meta senza problemi, caricarono i sacchi in auto e sul tetto e ripartirono immediatamente. Il viaggio di ritorno fu però più avventuroso. Ci fu un forte temporale. I sacchi di carta si inzupparono di acqua. Beppe e papà furono così costretti a buttare i tappi alla rinfusa dentro l'auto per evitare che ammuffissero e proseguirono il viaggio zuppi d'acqua e con i finestrini abbassati per avere ricambio d'aria. Arrivati in Dogana, i documenti di viaggio non corrispondevano ovviamente. Partiti con sette sacchi e arrivati con tappi in ogni buco dell'auto. Ci vuole un po' per convincere i doganieri ad accettare una storia tanto incredibile. Ma grazie a quei tappi e alla determinazione di mio padre e di uomini come lui di quegli anni, le prime bottiglie di Franciacorta arrivarono sulle tavole dei pochi amici bresciani che le assaggiarono con perlage e gusto perfetti.
Grazie Cristina per averci regalato l'emozione di rivivere il clima dei primi passi mossi dalle bollicine di Franciacorta. Ma torniamo alla storia. Nel 1967 ai vini di Franciacorta viene accordata la docca e negli anni 70 la fama del vino spumante prodotto dai Berlucchi convince altri produttori della zona a occuparsi di questo vino. Fra questi ricordiamo alcuni nomi notissimi Domenico De Filippo, azienda Montorfano De Filippo, Barone Pizzini Pio Marta, Barone Pizzini, Fratelli Lenza, azienda agricola Lenza, Lantieri De Paratico dell'omonimo azienda agricola, Pietro Bersi Serlini della Bersi Serlini, Famiglia Fratos con Riccafana, Anna Maria Clementi Zanella con Cade il Bosco e Vittorio Moretti con Bella Vista. Tra tanti personaggi che hanno contribuito alla storia recente delle bollicine della Franciacorta, non si può non citare Maurizio Zanella, fondatore della celebrità del Bosco. Nel 1980 Maurizio Zanella, dopo aver studiato alla Station Enologique de Bourgogne e all'Università di Enologia di Bordeaux, si ispira ai grandi vini della Champagne e decide di avviare nella sua azienda la produzione di spumari. e credo che tutti gli appassionati di bollicine conoscono l'Anna Maria Clementi. Franciacorta di Cade al Bosco divennero un punto di riferimento per tutta la zona. Nel 1990 poi nasce il Consorzio per la tutela dei vini di Franciacorta e nel 1995 viene riconosciuta la denominazione di origine controllata e garantita alla DOCG. Franciacorta è oggi una realtà che conta circa 120 produttori che producono quasi 20 milioni di bottiglie all'anno e oggi si può parlare di vero e proprio metodo Franciacorta che poi diciamocelo è praticamente lo stesso metodo usato per produrre lo champagne. Attenti però, non è corretto parlare di spumanti Franciacorta, è più corretto parlare di Franciacorta e basta. L'Unione Europea riconosce, a solo tra i vini italiani, Asti, Marsale e appunto Franciacorta, la possibilità di indicazione senza altri termini qualificanti. Quindi ricordiamocelo, Franciacorta e non spumante Franciacorta come storicamente quello champagne. La caratteristica fondamentale del Franciacorta è che l'unico metodo ammesso per la presa di spuma è quello tradizionale, ovvero la rifermentazione in bottiglia detto anche metodo classico. Franciacorta è stata la prima diocige in Italia esclusivamente dedicata al metodo classico. Ma perché le bollicine vengono così bene in Franciacorta? Ma del territorio abbiamo già detto. C'è anche un clima particolare. Da una parte c'è la pianura, poi c'è il lago d'Iseo e c'è solo le montagne. La vicinanza della pianura provoca un regime di brezza e di inversioni termiche. La vicinanza del lago d'Iseo funge da volano termico e la presenza a nord della Val Camonica assicura una pressoché continua ventilazione. e questo consente di evitare pericolosi ristagni di umidità. Il risultato è che in vendemmia ci sono sempre uve mature e perfette. La conseguenza è che in Francia corta i cosiddetti dosaggi, cioè l'aggiunta di zucchero durante la fase finale della vinificazione col metodo classico, sono spesso molto bassi, se non addirittura pari a zero. Non solo. Le uve a bacca bianca, in particolare lo chardonnay, sono particolarmente indicate per un metodo di spumantizzazione che prevede una minore pressione in bottiglia e quindi un'infervescenza minore. 5 atmosfere invece delle solite 6-6,5. E così si ottiene il satin, che si distingue per la sua delicatezza, cremosità e morbidezza. Ma questa piccola digressione tecnica è solo per dire che non ha molto senso paragonare Franciacorta ad altre zone come ad esempio Champagne, dove sappiamo che le uve vengono raccolte normalmente meno mature e i livelli di acidità sono più alti. Sono due cose che si assomigliano ma sono diverse. Quando beviamo Franciacorta beviamo qualcosa di unico e poco paragonabile all'altra realtà. Le uve coltivate sono 75-80% chardonnay, 15-20% pino nero con una piccola percentuale di pino bianco. Le regole di produzione dettate dal disciplinare sono molto strette. Il consorzo si è dato regole improntate al raggiungimento della massima qualità. Non si possono usare macchine per fare la vendemmia, no all'irrigazione, la permanenza sui lieviti deve essere al minimo di 18 mesi. In Franciacorta, questa è una cosa da notare, due terze delle vigne sono organiche. Quello della Franciacorta è un modello da guardare con attenzione, un modello produttivo che punta senza mezzi termini al conseguimento della massima qualità. Oggi le bollicine della Franciacorta appartengono al ristretto gruppo dei vini di eccellenza del mondo, un successo ottenuto con capabilità e serietà in un tempo relativamente breve, 60 anni dalla prima bottiglia, e diciamo una trentina di anni da quando il marchio Franciacorta ha iniziato ad affermarsi. La strada percorsa dei produttori della Franciacorta è un brillante esempio di come la serietà e la passione condivisa per l'ottenimento della qualità dei vini di una zona consenta di raggiungere livelli elevatissimi in poco tempo. Io sono Razio Vagnozzi e questo è un podcast di Passione Gourmet della serie I grandi vini italiani.
Molto interessante Davide, come l'hai trovato?
Eh sì, Orazio si conferma sempre un leader nei podcast. Dopo averci fatto sognare in Toscana col Brunello di Montalcino ci ha portato in Franciacorta, nelle Bollicine, è veramente un viaggio fantastico.
Sì, devo dire anch'io che è il nostro fuoriclasse in assoluto, il nostro Maradona.
Attendiamo con ansia la terza puntata.
Gourmaniac, il podcast di Passione Gourmet. Se ti è piaciuto questo episodio, iscriviti a questo podcast.
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