#11.Bolgheri (con O.Vagnozzi)
26 Apr 2021 · 21 min
This is a podcast episode titled "#11.Bolgheri (con O.Vagnozzi)" from April 26, 2021, part of the Passione Gourmet series "I Grandi Vini Italiani." The episode features Orazio Vagnozzi as the main speaker, who provides a detailed historical and geographical overview of the Bolgheri wine region in Tuscany, Italy, discussing its unique climate, soil, and the rise of famous wines like Sassicaia. The podcast also includes a guest, Albiera Antinori, president of the Bolgheri wine consortium, who discusses the consortium's role and future challenges. The episode is conversational with multiple speakers, including Orazio Vagnozzi, making it an informative discussion about Italian wines and the Bolgheri region.
Gourmaniac, il podcast di Passione Gourmet.
Nuovo appuntamento con i grandi vini italiani e oggi Orazio ci parlerà di Bulgari.
Veramente straordinario questo viaggio che ci sta facendo percorrere Orazio in giro per l'Italia con i grandi vini italiani è straordinario e oggi ascolteremo cosa ci racconta di questo grande vino italiano che ci invidiano in tutto il mondo.
Sì, questa zona, diciamo, la zona di Bolgheri che ha dato vita a grandissimi vini, i famosi Super Tuscan derivano fondamentalmente da lì, ma soprattutto ci sarà, come nella puntata della Franciacorta, una bella sorpresa, un intruso, chiamiamolo così, diciamo un ospite, che ci racconterà una serie di aneddoti, diciamo, interessanti.
Mi hai incuriosito, allora ascoltiamolo subito.
Io sono Razzio Vagnozzi e questo è un podcast di Passione Gourmet della serie I grandi vini italiani. I vini di Bulgari. A Bolgheri si producono alcuni dei vini più famosi e buoni del mondo. Basti pensare a Sassicaia, Ornellaia, Masseto, Guadaltasso, tanto per fare dei nomi. Un successo planetario, globale, come si dice oggi. Eppure quella dei vini di Bolgheri è una storia recente, recentissima. Per quanto già gli etruschi, ancora prima di Greci e Romani, coltivassero la vita nella zona di Bolgheri, Tutto è iniziato con Sassicaia, la cui prima bottiglia fu immessa sul mercato nel 1972 e dobbiamo aspettare il 1994 perché i vini rossi di Bolgheri ottengano la Donk. Ma forse è il caso di andare per gradi per raccontare una storia che ha del miracoloso. Volgheri è una frazione di Castagnetto-Carducci sulla costa toscana a sud di Livorno. La zona vitata è racchiusa da una splendida cornice di colline che formano un anfiteatro che si affaccia sul mare. Il vino ha accompagnato la storia del territorio volgherese per secoli, a partire dagli Etruschi, i primi viticoltori in Italia. E siamo nel XII secolo a.C. Lo sviluppo di questa area geografica è stato storicamente influenzato dalla presenza di una vasta area paludosa a ridosso del mare, la Maremma, e le uniche aree vivibili in origine erano quindi le colline. La palude fu in parte bonificata dagli etruschi e poi dai romani e con la caduta dell'impero romano però la popolazione fu decimata e nell'area costiera tornarono a dominare gli acquitrini. Gli abitanti si concentrarono nuovamente solo sulle colline dove nacquero nell'Alto Medioevo i borghi di Castagneto e Bolgheri. Per secoli la viticoltura rimase sulle colline intorno ai borghi. A partire dal 600 però i conti della Gerardesca, signori e protettori di questo territorio, chiedero nuovo impulso allo sviluppo economico della zona fino a farla diventare una delle più fertili e produttive della costa. Ma il personaggio che sicuramente più di tutti contribuì allo sviluppo del territorio comunare avvocato alla viticoltura e all'agricoltura in generale fu Guido Alberto della Gerardesca, vissuto tra il 1780 e il 1854. Guido Alberto fu quello che creò il famoso viale dei Cipressi che congiunge Bolgheri a San Guido e ristrutturò i vigneti del tempo secondo le più aggiornate conoscenze agronomiche e ne piantò di nuovi, delineando la prima bozza di quella che sarebbe diventata la mappatura delle prime aziende agricole e vinicole di Bolgheri. Anzitutto piantò i primi vigneti nella zona di San Guido e di Belvedere. E inoltre furono realizzati impianti nelle località di Grattamarco, Lamentano, Sant'Agata, Castellaccio, Casavecchia e Felciaino. Purtroppo le innovazioni introdotte da Guido Alberto furono bruscamente interrotte nella seconda metà del 1800 dalle malattie arrivate dall'America, quali lo idio, la peronospera, ma soprattutto la filossera. E la viticoltura, che a Bolgheri aveva iniziato a fiorire con grandi prospettive per circa due secoli, si ritrovò quindi all'inizio del XX secolo a essere tornata quasi al punto zero. Ma a rivoluzionare la storia di Bolgheri fu il marchese Mario Incisa della Rocchetta, piemontese da un lato e romano di discendenza Chigi dall'altro, che si trasferì in Toscana avendo sposato la contessa Clarice della Gerardesca nel 1930. Nello stesso anno la sorella di Clarice, Carlotta, andò esposa al marchese Niccolo Antinori e questi due nuclei familiari, Incisa della Rocchetta e Antinori, si divisero quindi la più grande tenuta di Volgheri. E qui comincia una storia incredibile. Quando il Marchese Mario Incisa della Rocchetta, notando una singolare somiglianza di suoli e microclima tra la fascia costiera compresa tra Bolgheri e Castagnetto Carducci e grave in Bordeaux, decide di piantare nel 1944 delle barbatelle di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc a Castiglioncello di Bolgheri, in una zona protetta dal vicino mare. Sì, proprio il vicino mare che a torto era ritenuto il responsabile della cattiva riuscita dei vini rossi locali. A proposito una curiosità, le barbatelle piantate dal Marchese Mario non vengono da Bordeaux, ma dai duchi salviati di Migliarino Pisano, cloni italiani quindi. Nasce così Sassicaia, che rimane nei primi anni un fenomeno limitato al consumo della famiglia e di pochi intimi amici. Sasecai era il nome che già nell'Ottocento era stato dato al terreno sassoso della Tenuta. Caso vuole che terreno sassoso sia la traduzione del francese Grava. Verso la fine degli anni Sessanta, Piero Antinori, nipote del Marchese Mario e figlio del Marchese Niccolò Antinori, sottopose allo zio l'idea di iniziare a rendere quel vino. La commercializzazione fu quindi affidata ai Marchesi Antinori, presso cui già lavorava un giovane enologo. Poi è diventato famoso Giacomo Tacchis, che iniziò da quel momento a collaborare con Mario Incisa nel fare questo vino. Nel 1972, come abbiamo accennato prima, vide alla luce il primo sassicaio ufficiale, dalle vendemmia 1968. Solo due anni dopo Luigi Veronelli si innamora di quel vino e comincia a farlo conoscere al mercato italiano. E i successi non furono solo nazionali. In una degustazione alla Cecca di Decanter a Londra nel 1978, il Sassicaia 1972 sbaragliò tutti gli altri 32 cabernet del mondo presenti. Ma ecco l'annata 1985 e i primi 100 punti assegnati da Robert Parker a un vino italiano che il mito si consacra. Fino agli anni 70 la storia dei vini rossi bolgheresi può essere ricondotta esclusivamente a Sassicaia. E ho parlato di storia miracolosa. Beh, il primo miracolo è sicuramente la nascita e il successo di Sassicaia. Ma succede qualcos'altro. Bisogna attendere il 1978 quando anche altri soggetti iniziano a percorrere le orme tracciate dal Marchese Mario. È curioso notare che quasi tutte le persone che per prime furono ispirate da Bulgari non erano del posto. Lo stesso Marchese Mario del resto non lo era. Comincia Pier Mario Meletti Cavallari che si trasferisce a Castagneto da Bergamo nel 1977 e crea il podere Grattamarco nell'omonima località. Appena dopo arriva Michele Satta, davarese, che dà in seguito vita ad una propria azienda dopo aver lavorato sul territorio come fattore. La tenuta belvedere di Niccolò Antinori viene divisa. Una parte va a Lodovico per diventare tenuta Ornellaia. L'altra a Piero, che in seguito la rinomina con il nome del suo vino più famoso, Guado al Tasso. L'unica persona nativa di Bolgheri in questo gruppo è Eugenio Campolmi, che fonda le Macchiole. E queste sono le aziende che creano il modello bolgherese, gettando dunque le basi per un movimento che a quel punto non coinvolgeva più un solo vino, ma piano piano un intero territorio. Nel 1983 muore il Marchese Mario e nasce la prima Doc Bulgari, ma udite udite, senza i vini rossi, ma col Bulgari bianco e il Bulgari rosato. Intanto però sulla spinta, oltre che di Sassicaia, anche dei vini prodotti dai personaggi visionari che ho appena menzionato, cresce sempre di più a Bulgari la produzione di vini rossi a base di vitigni cosiddetti internazionali, non autottoni, di meglio e lungo affidamento. Non solo, questi vini fanno apparizione sul mercato internazionale. Si tratta di vini da tavola, di una qualità spesso superiore a quella delle denominazioni famose del tempo. E questo sconcertò non poco i commentatori stranieri, quelli anglosassoni in special modo. Fatto sta che iniziò a prendere piede nel settore la definizione di supertascans, comprendente appunto le eccellenze viticole toscane, spesso contenenti uvaggi a base di Cabernet Merlot, che non erano protette da alcuna denominazione. Intendiamoci, il termine Supertascans non era applicabile solo ai vini di Bolgheri. Si pensi al Tignanello o al Solaia prodotti nella zona del Chianti, ma certo i vini di Bolgheri erano quelli che rientravano perfettamente nella definizione di Supertascans. Tra l'altro, per quanto contenenti Cabernet e Merlot, questi Super Tuscans sono molto diversi dai vini di Bordeaux, con carattere più caldo e mediterraneo. Si tratta di vini densi, fruttati e strutturati, mai eccessivi, facili da bere e immediati anche dopo pochi anni, ma che mantengono capacità di invecchiare. Da metà degli anni Ottanta fino alla fine degli anni Novanta, i vini fruttati, densi e muscolosi, sono di moda soprattutto graditi ai mercati ricchi e in espansione come quello americano. Sta di fatto che i supertascans e quindi anche i vini di Bolgheri come Grattamarco, Ornellaia, Masseto, Paleo, si affermano. parlato di storia miracolosa. Prima nasce quasi per caso Sassicaia, poi da un vino si coinvolge un intero territorio e poi ancora più vini del territorio conquistano i mercati. Per quanto meritato si tratta di un vero miracolo. Si arriva così alla revisione del disciplinare del 1994 che rende ammissibili i vini rossi che utilizzano in blend uve da vitigna internazionale come Cabernet, Merlot, Syrah e Petit Verdot nelle denominazioni Bolgheri Rosso e Bolgheri Superiore. Contestualmente viene inserita nel disciplinare anche la sottozona Bolgheri-Sassicaia. Nel 1995 viene fondato il consorzo per la tutela dei vini Doc Bolgheri. Presidente fu nominato Niccolò Inciso della Rocchetta, figlio del Marchese Mario. Fra le attività del Consorzio, grande importanza riveste quella di ricerca e sperimentazione che ha consentito attraverso un accurato lavoro di zonazione di identificare la compatibilità delle varie zone con i vari vitigni impiegati nel bolgherese. e a partire dal 1995 Bolgheri subisce un'impennata arrivando in pochi anni da 190 a circa 1.400 ettari vitati. Questa impennata è stata possibile grazie all'interesse crescente di importanti imprenditori del vino e nonna che investono sul territorio credendo nelle potenzialità del modello bolgheri e alle aziende agricole bolgheresi dedicate soprattutto alla coltivazione di frutti e ortaggi che cominciano a preferire la coltivazione della vite. Nel 2011, al fine di non inflazionare il successo crescente della zona, le quote DOC vengono bloccate e il disciplinare è soggetto a un ulteriore aggiornamento. Voto a includere i vini prodotti con le tre uve principali, Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc, che possono essere utilizzate anche come monovarietale, quindi vinificate in purezza. Inoltre, nel 2013, Bolgheri Sassicaia da sottozona diventa doc indipendente, sempre tutelata dal Consorzio. Il 31 agosto 2019, in una cena spettacolare che entrerà nella storia in una magnifica tavolata allestita sui 400 metri del Viale dei Cipressi, il Consorzio celebra con 750 invitati 25 anni di successi. 25 anni di svariati centocentesimi e una trasformazione radicale di un territorio che ha visto crescere in modo rapido e importante le quotazioni dei terreni vitati e i fatturati delle aziende produttrici di vino. Siamo qui con Albiero Antinori, che oltre a essere presidente della Marchesi Antinori, che a Bolgheri possiede la tenuta Guado Altasso, da ottobre 2019 è il presidente del consorzio per la tutela dei vini di Bolgheri e Bolgheri Sassicaia, tra l'altro coadiurata nella funzione di vicepresidente da Priscilla Incisa della Rocchetta della tenuta Sanguido e Cinzia Merli della tenuta Le Macchiole. Carabiera, anzitutto ti ringrazio per aver accettato l'invito e vorrei farti questa domanda iniziale. Qual è stato il ruolo del Consorzio nello sviluppo dei vini di Bulgari?
Grazie, grazie Orazio per avermi coinvolto in questo tuo podcast. Devo dire sei bravissimo. Per me Bulgari poi rappresenta una zona e un modo di vivere a cui sono molto Sono molto affezionata sia come storia familiare che proprio come vissuto del territorio. Sono presidente della DOC da un annetto e mezzo e devo dire è un lavoro affascinante in una terra affascinante. Il ruolo del consorzio è stato un ruolo in passato molto importante per la tutela della denominazione e quindi si è assicurato che il nome Bolgheri fosse protetto da qualsiasi, diciamo, sbavatura esterna e si è dato da fare per diffondere il livello qualitativo e la conoscenza del nome, ovviamente, e la tutela del marchio.
Bolgheri è chiaramente una storia di successo. Quali sono, a tuo parere, le ragioni di questo successo?
Diciamo che a Bolgheri si può parlare di un piccolo miracolo perché, se ci si pensa, è una zona che 50 anni fa, divino, non se ne parlava veramente e questa, diciamo, questa corsa verso la qualità, questa esplosione di interesse è stato un successo dovuto forse anche al fatto che non era una zona tradizionale, che non era partita non era rimasta troppo ancorata la tradizione di varietà locali toscane ma è partita subito con varietà molto evidentemente adatte a questi territori che ha portato subito i vini ad essere riconosciuti internazionalmente come dei grandissimi vini. Oltre a ciò bisogna pensare che ci sono anche tanti, ormai diventati toscani, ma tanti forestieri che hanno portato le loro idee, le loro visioni, le loro conoscenze, supportati anche da un disciplinare che è sempre rimasto piuttosto flessibile e molto orientato alla qualità, senza vincolare troppo le scoperte e le possibilità di esplorare varietà nuove, varietà particolari, appezzamenti diversi. Quindi questo è stato parte del grande successo che la zona ha ottenuto.
Chiudo con una domanda forse scontata. Quali ritieni siano le sfide del Consorzio per il futuro?
Ovviamente nei prossimi anni come sfide future abbiamo la riconoscibilità della zona di Bolgheri che peraltro è una denominazione piuttosto piccola perché siamo in 64 produttori per 1400 ettari di vigneto totali quindi ci conosciamo tutti e tutti quanti sono orientati alla massima qualità. È una zona che, a differenza di altre, ha avuto come promotori e portatori del nome alcuni grandi vini. Si tratta ora di far conoscere al consumatore anche i vini dei produttori magari più piccoli o più giovani e quindi in questo senso è un lavoro molto divertente dove bisognerà assicurarsi che la qualità sia mantenuta sempre più alta e che ci sia anche una visibilità presso il consumatore. In effetti se riusciremo a settembre 2021 presenteremo le nuove annate di Bolgheri Rosso e di Bolgheri Superiore che dovrà uscire nel gennaio 22 e faremo un'altra cena lungo il viale dei Cipressi dove inviteremo tutti i nostri clienti appassionati per condividere con loro questo territorio che è veramente unico.
Grazie a Albiera per questo contributo veramente prezioso. Ma torniamo al nostro racconto. Cos'hanno di speciale i vini di Bolgheri? Anzitutto c'è un clima unico. Da una parte la conformazione ad anfiteatro del territorio bolgherese, con le colline che racchiudono la pianura affacciata sul mare, favorisce l'escursione termica. Dall'altra la vicinanza del mare fa da volano termico. Le brezze costanti mitigano le calure estive e i rigori dell'inverno, puliscono il cielo e tengono alto l'indice di insolazione. L'escursione termica garantisce un buon livello di acidità e il clima mite e l'alto indice di insolazione un perfetto livello di maturazione delle uve. È un clima che limita quegli stress all'uva che possono derivare dall'eccessivo freddo, che può portare a note verdi e amare, e l'eccessivo caldo, che può portare a sovramaturazioni. Quindi a Bolgheri note verdi e note sovramature sono rare. Inoltre la conformazione dei suoli è estremamente varia per un territorio così limitato. Sintetizzando, a Bolghe ritroviamo terreni composti da argilla e sabbia e argilla e limo con roccia sedimentaria in pianura e terreni di origine alluvionale con ciotoli tondi e depositi filoviali in altura. Una varietà di terreni che consente condizioni ideali per le varietà dei vitigni vinificati a Bolgheri, esaltando il carattere e la personalità dei varietali di questi vitigni e creando una grande identità territoriale. Per quanto sia arduo generalizzare, visto che ogni vino è diverso dall'altro, possiamo dire che il carattere bulgherese lo troviamo in vini rossi dal colore rosso rubino intenso che migliorano col tempo ma che sono abbordabili e gradevoli anche da giovani, dei profumi di frutta matura con note balsamiche di macchia mediterranea. Al palato risultano caratteristiche come rotondità, morbidezza e dolcezza del frutto accompagnati da una spiccata freschezza data dall'acidità sempre presente e da una trama tannica fine e matura oltre che a una notevole persistenza aromatica. Le caratteristiche qualitative dei vini prodotti dai vigneti di Bolgheri sono in continua crescita e miglioramento, soprattutto in virtù del fatto che la loro età è ancora abbastanza bassa rispetto ad altre zone storiche. In pochi anni, e questo è un fatto insolito in Italia, i produttori ribolgheri sono riusciti a fare sistema, individuando vitigne e pratiche vitivinicole che da una parte danno vita a vini di alta qualità in tutte le annate e dall'altra riescono a far emergere chiaramente l'identità bolgherese in tutti i vini prodotti e non solo in quelli più prestigiosi. E questo è, a mio avviso, il miracolo principale. Io sono Orazio Vagnozzi e questo è un podcast di Passione Gourmet della serie I Grandi Vini Italiani.
Bellissimo Alberto, questo racconto di Orazio ci ha portato proprio in Toscana, sembra di essere là, straordinario.
Beh, Orazio è didascalico, preciso, puntuale, simpatico, cioè è veramente il nostro fuori classe. Io dei podcast così non li ho mai sentiti, non so tu.
Sono d'accordo con te, è assolutamente vero, non vedo l'ora di ascoltare il prossimo.
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