#12.Collana Famiglie storiche di grandi vini e spirits - "Hommage à Camille" (con O.Vagnozzi)
5 Aug 2021 · 10 min
This is a podcast episode titled '#12.Collana Famiglie storiche di grandi vini e spirits - "Hommage à Camille" (con O.Vagnozzi)' created on August 5, 2021. The content is an Italian-language podcast from the Gourmaniac series by Passione Gourmet, focusing on the history and tasting notes of the "Hommage à Camille" still wines by Louis Roederer. The episode discusses the heritage of the Rodere family, the production of still wines in Champagne, and detailed descriptions of the 2018 vintage wines. Although the metadata title references Orazio Vagnozzi, the transcript excerpt does not include any speaker named Orazio Vagnozzi, and the speakers are labeled generically as Speaker A and Speaker B.
Gourmaniac, il podcast di Passione Gourmet. Questo è un podcast di Gourmaniac, della serie Famiglie Storiche di Grandi Vini e Spirits, distribuiti da Sagna SPA.
Omage a Camille 2018. Un bianco e un rosso fermi di Louis Rodrer. La Maison Louis Rodreer, quella che produce il celeberrimo Cristal, ha deciso di produrre in champagne due vini fermi, un bianco e un rosso. Non è una cosa nuova per la Maison e si tratta in fondo di riprendere una tradizione interrotta nel 1961. I vini si chiamano Homage à Camille, in omaggio a Camille-Henri Rodreer. Camille è la bisnonna di Frédéric Rousseau, l'attuale presidente e proprietario della Maison, la settima generazione della famiglia Roderer, che è una delle sole quattro grandi Maisons in Champagne che appartiene ancora oggi e discendenti del suo fondatore. Ma veniamo subito all'assaggio. Il rosso, il Camille Charmont, Il Pino Nero ha un colore rosso rubino intenso, dei profumi fruttati di lampone e mora, insieme ai petali di rosa, spezie orientali note balsamiche e tostate. In bocca il vino è morbido, avvolgente ed elegante, dei tannini molto fini. È un vino di medio corpo, fresco e sapido, di quelli che ti fanno venire voglia di finire la bottiglia. È un vino goloso e che invecchierà bene. Il bianco, il Camille Volibat, è una originale espressione di chardonnay. Su uno sfondo vanigliato dato dal legno emergono note floreali, frutti bianchi, fieno e mandorle tostate. In bocca il vino ha una bella dolcezza perfettamente equilibrata da una succosa acidità e una sapidità che allunga il sorso. Il vino è preciso, teso e verticale con una lunga persistenza aromatica e un retrogusto lievemente affumicato con un ricordo di zenzero. Direi che non assomiglia a un vino di Borgogna. Semmai dalla sapidità viene in mente un Savagnin del Jura o un Chenin della Loira. Camille Orly è stata una delle grandi donne della champagne. Nel 1932, alla morte del marito, prende in mano la Maison. Donna di grande vitalità, brillantezza e intelligenza imprenditoriale, è lei che traghetta la Maison nell'era moderna. A lei va il merito di aver proseguito il progetto del marito, nonché del fondatore lui, di acquistare i migliori vigneti che poi servivano per produrre il suo champagne perché credeva che era importante poter seguire l'intero processo produttivo, cosa piuttosto inconsueta all'epoca in cui si preferiva acquistare le uve da terzi visto il loro basso custo. Una scelta premiante visto che la Maison ha oggi 243 ettari di proprietà in champagne selezionati tra i migliori vigneti della regione. A Camille piaceva stupire i suoi ospiti con vini fermi provenienti da parcelle che lei stessa aveva selezionato. Forse non tutti sanno che a metà dell'Ottocento la regione della Champagne produceva soprattutto vini rossi fermi. La tradizione di produrre vini fermi non è cessata e alcuni produttori hanno continuato, anche se in quantità minime, a produrre vini rossi fermi e in misura ancora più limitata vini bianchi. Altra notizia, forse poco conosciuta, è che ci sono ben due appellation nell'area di Champagne dedicata ai vini fermi. La Coteau Champenoise, di cui fa parte omaggio a Camille, che riguarda tutta la regione della Champagne e consente la produzione di vini rossi, bianchi e rosati, e la Rosée des Rissy, che è limitata a soli tre villaggi nel distretto di Aube. Il progetto di ricominciare a produrre vini fermi è in realtà iniziato circa vent'anni fa, in vigna del resto non si improvvisa nulla, e si inserisce in un ampio progetto iniziato nei primi anni del nuovo millennio dallo chef de cave Jean-Baptiste Lecaillon. Jean Baptiste, che ricopre questa posizione dal 1999, ha portato avanti un lavoro di zonazione e di studio approfondito dei terreni di proprietà, che ha portato all'individuazione di ben 410 parcelle, le cui uve oggi vengono curate, vendemmiate e vinificate separatamente, prima di essere assemblate negli Champagne de la Maison. Parallelamente è iniziato un processo di conversione alla biodinamica, tanto che nel 2021 sono già 140 gli ettari coltivati secondo i principi della biodinamica, numeri che fanno di Rodrer il più grande produttore bio della regione. Ma perché produrre vini fermi in champagne? Beh da una parte si tratta di riprendere una tradizione che la Maison aveva già e inoltre è una tendenza in atto in champagne anche perché il global warming obiettivamente favorisce questo tipo di progetto. Infine la conoscenza ormai molto approfondita dei terreni ha consentito di individuare le parcelle giuste per un risultato eccellente. Terreni argillosi per il pino nero per permettere struttura e maturazione fenolica delle uve. Terreni più calcarei per lo chardonnay. Per produrre vini fermi bisognava rifare completamente gli impianti e modificare il modo di trattare la vigna, perché la vigna in champagne è organizzata per produrre uve adatte per le basi champagne. Quindi, grande attenzione all'acidità, foglie che proteggano dal sole, maturazione fenolica non importante e rese tipiche della champagne a circa 100 quintali per ettro. Per i vini fermi l'approccio è completamente diverso, rese molto più basse, densità di impianto più alta e soprattutto per il vino rosso grande attenzione alla maturazione fenolica. Dopo 10-12 anni si sono cominciati a vedere i primi risultati soddisfacenti con le prime prove di vinificazione delle annate 2014-2015. Soprattutto con il pino nero la sfida era di riuscire a ottenere una buona maturazione fenolica e capire l'impatto della botte su uve con alta acidità e pH molto basso, tannini estremamente reattivi e meno dolci di quelli che ad esempio troviamo in Borgogna. e con l'annata 2018 si è finalmente raggiunto il risultato voluto. Per il Pino Nero si è scelta una parcella di poco meno di mezzo ettaro, reimpiantata nel 2002, nel villaggio Primer Cru di Maroy Suray, in località Charmont. I suoli contengono argilla bianca e rossa adatta al Pino Nero e a un vino da grande vecchiamento. Nell'annata 2018 sono state prodotte 1631 bottiglie, le rese sono da Gran Cru di Borgogna. Per lo chardonnay Jean-Baptiste Lecaillon, dopo aver assaggiato un vino fermo del 1936, trovato in cantina e prodotto, manco a dirlo, sotto l'egida di Camille Orly, risale attraverso le carte disponibili alle parcelle di produzione e individua un vigneto da solo calcareo nella parte sud del famoso villaggio Grand Cru Menil-sur-Rogers. Una parcella di poco più di mezzo ettaro, impiantata nel 1997 in località Volibar. L'esposizione e la composizione del suolo sono perfetti per ottenere la maturità ideale per realizzare un vino fresco, di buon corpo e capace di trasmettere il tipico timbro minerale del terreno di Menil. Per l'annata 2018 sono state prodotte 2880 bottiglie, anche qui rese bassissime. Quanto alla vinificazione, per il pino nero maturazione fenolica delle uve e affinamento di 14 mesi in barrique. Per lo chardonnay fermentazione spontanea seguita da un affinamento di 15 mesi in anfora per il 35%, in acciaio per il 44% e barrique di rovere francese per il 21%. L'obiettivo era di riuscire a dare ai vini uno stile coerente con le potenzialità dell'uva e del terreno a disposizione. Non ha senso imitare la Borgogna, dal momento che si può contare su un'uva con tanto frutto, più acidità e più potenziale di invecchiamento, quindi si è cercata l'eleganza più che la potenza e il volume. I vini fermi della Champagne avranno meno struttura di quelli di Borgogna. Se si volevano fare dei vini dallo stile riconoscibile e originale, vini di terroir, come si dice, fruttato, fresco ed elegante al pino nero, puro, fresco, energico e sapido allo chardonnay, sicuramente l'obiettivo è stato raggiunto. Del resto freschezza ed eleganza sono un po' la firma dei vini dello chef de cave Jean-Baptiste Lecaillon. Omage a Camille 2018, un bianco e un rosso fermi di Louis Roder.
Questo è un podcast di Gourmaniac, della serie Famiglie Storiche di Grandi Vini e Spirits, distribuiti da Sagna SPA. Gourmaniac, il podcast di Passione Gourmet. Se ti è piaciuto questo episodio, iscriviti a questo podcast.
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