
In this interview, Andrea Illy argues that happiness is the ultimate purpose of human existence and of business, asserting that only by pursuing collective well‑being can society progress. He explains Illy’s corporate ethos—ethics, passion, and culture that go beyond profit—and describes how the company seeks to contribute to people’s happiness through quality, service, and knowledge sharing. Illy defines sustainability as meeting present needs without compromising future generations, linking it to a systemic economic crisis driven by endless growth, demographic explosion, immigration pressures, and climate change. He critiques the current paradigm based on fossil‑fuel‑fueled growth and calls for a new model that adapts to the damage caused by past unsustainable practices. Regarding Italy, he notes the economic strength of the North and the need for the South to self‑organize, emphasizing that the country’s future depends on a collaborative, team‑oriented mindset rather than individualistic opportunism. He outlines the political role as creating conditions for private investment, fostering national pride, and articulating a shared vision, comparing Italy’s lack of constitutional values to countries like France. Illy also references Pope Francis’s recent letter and interview, highlighting the Pope’s emphasis on the role of business in creating happiness and his inclusive stance on immigration. Throughout, Illy adopts an optimistic, almost Buddhist perspective on anxiety, urging people to focus on positive emotions and practical problem‑solving rather than worry.
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volete. Fammi capire, Andrea, ma con tutto il pasticcio che sta capitando in Italia soprattutto, tu ti ostini a dire che è un bene che ragioniamo di felicità?
Beh, andiamo per assurdo, dovrei dire il contrario? Così ci disperiamo ancora di più?
No, questo no.
Così perdiamo di vista l'orizzonte? Secondo me la felicità è lo scopo ultimo dell'esistenza. Anche perché solo così possiamo progredire come specie.
Ma quindi, di cosa è fatta la felicità per un imprenditore? Solo nel profitto?
No, anzi, sai che c'è questa questione del cosa, come, perché? Tutti parlano del cosa, poi poi dicono se sono bravi, parlano un po' del come, ma non sanno mai rispondere al perché. In realtà il perché è la cosa più importante, è l'unica cosa che risuona con i cuori degli interlocutori, siano essi clienti, la gente insomma, collaboratori o fornitori. Allora il perché in Illy è perché c'è un'etica al di là del potere, è perché c'è una passione al di là del business e dei profitti, è perché c'è una cultura al di là del marketing. E questo poi ti porta, senza ancora dire quello che fai, a spiegare come si fa business, che è attraverso, ad esempio, prendendosi cura del prossimo, di tutti i partecipanti portatori di interessi al mondo dell'impresa. Prendendo un impegno rispetto agli standard più elevati di qualità, di servizio e soprattutto di relazioni umane. E infine anche coltivando la conoscenza, quindi portando, elevando proprio la conoscenza del comparto, del settore, del mercato per tutta la categoria. E adesso ti dico, tu pensi ancora che faccia caffè? O che faccia un caffè unico? O che faccia il miglior espresso italiano? No, perché il vero cosa è quello di dare un contributo alla felicità delle persone, che noi riassumiamo in questo live happily. We make you live happily with what we do. Caffè è solo un mezzo.
Sostenibilità che cosa significa? E impresa sociale che cosa significa?
Sostenibilità significa soddisfare i nostri bisogni senza compromettere quelli delle generazioni future. E provocatoriamente ti dico, esattamente al contrario di come abbiamo vissuto fino ad oggi. Noi viviamo in questo momento in una crisi profonda dovuta all'insostenibilità sistemica dell'economia, che non regge se non cresce. E quindi per farla crescere si accumula debito che poi non si riesce a ripagare perché non cresce abbastanza. Quindi proprio un paradigma che non funziona, che alla fin fine anche— ne parliamo semmai dopo— quasi falsato. Insostenibilità sociale perché siamo diventati troppi. Quando sono nato io, e sono ancora un giovanotto, almeno spero, eravamo metà di quelli che siamo oggi. Cioè, ho 50 anni e La Terra ha 4 miliardi di anni, l'umanità ne ha 200.000 e in 50 anni soltanto abbiamo raddoppiato la popolazione, ma non da pochi che eravamo, 7 miliardi e mezzo, oltre 7 miliardi. È chiaro che una crescita esponenziale di questo tipo crea degli squilibri giganteschi sotto il profilo dell'inclusività, sotto il profilo della distribuzione della ricchezza e quindi questi squilibri poi devono trovare una risposta. Spesso le risposte sono catastrofiche. Quello che sta succedendo con l'immigrazione è un esempio, come se fosse un'avalanga, una grande nevicata su una montagna dove non c'era il fondo, viene giù la montagna. Ecco, questa è l'immigrazione dovuta a questi fenomeni. E infine l'insostenibilità ambientale con il climate change, di cui abbiamo appena iniziato ad assaggiare l'inferno che porterà il riscaldamento climatico. Allora, il paradigma, tutto quello, tutto questo è dovuto a una scoperta, che è la scoperta del petrolio, energia facilissima che ha permesso di migliorare gli standard di vita in maniera straordinaria, e quindi ha, come nell'invasione delle locuste, provocato un'esplosione demografica. Adesso basta e bisogna cambiare paradigma, altrimenti non abbiamo neanche il diritto di appartenere alla specie umana, che si sa essere quella più evoluta. Gli umani si differenziano dagli altri animali per la loro grandissima capacità di adattamento. Allora dobbiamo adattarci ai danni che noi abbiamo stesso causato, all'insostenibilità che abbiamo noi stessi creato, cambiando paradigmi. E quindi andare verso una società in cui quello che facciamo oggi non va a compromettere le prossime generazioni, anzi semmai il contrario, va a favorirle. E tutto questo è fattibile, è fattibile, e sono molto fiducioso che creerà anche il prossimo boom economico che sarà molto migliore rispetto a tutti quelli che abbiamo visto fino adesso.
L'Italia può—
sta facendo casino.
No, no, era solo brutta messa a fuoco.
Ah, così, scusami.
L'Italia può farcela? Può tornare a sorridere, uscire dalla crisi?
Beh, sì, una parte lo sta già facendo perché il Nord va forte, il Nord cresce economicamente e anche certe città, stiamo un po' cambiando la focalizzazione dal paese alle città, certe città vanno forte come Milano, Torino, ce n'è diverse. E quindi se ce la può fare Milano-Torino ce la può fare anche il resto dell'Italia, sì o no? C'è effettivamente il tema del Sud che ha bisogno di un incentivo a autoorganizzarsi, però è una questione di cultura perché il tema è quello della complessità che aumenta esponenzialmente perché i mercati, la concorrenza, l'Unione Europea, le sfide globali, complessità enorme. E una complessità di questo genere è fuori dalla portata del cervello di una singola persona, quale che sia. Quindi l'unica è cominciare a giocare in squadra, e gli italiani su questo non sono forti. Quindi o noi abbiamo la capacità mentale di cominciare a giocare in squadra, e allora ce la facciamo, O abbiamo un tale limite antropologico che ce lo impedisce, in questo caso non ce lo facciamo. Però io penso che gli italiani siano individualisti solo per opportunismo, per farsi i cavoli propri. E il giorno in cui per farsi i cavoli propri mi serve essere collaborativo con qualcun altro, comincio a farlo e lo faccio anche bene. Infatti i nostri cosiddetti ecosistemi industriali sono quelli che hanno permesso all'Italia di diventare la quinta potenza economica industriale mondiale. E se ce l'abbiamo fatta nel dopoguerra, non c'è motivo che non possiamo farcela di nuovo. Quindi, in conclusione, penso che ce la possiamo fare, però bisogna cambiare un po' atteggiamento.
In generale tu sei sempre ottimista, dici non preoccupiamoci, in particolare pensi di doverlo dire ai millennials?
Perché sai, l'ansia è— allora, proprio secondo la filosofia buddista, no, quello di andare a bramare emozioni positive e non emozioni negative è la prima causa dell'infelicità. Ecco, quindi l'ansia ti distrugge la salute letteralmente. Allora, la filosofia In questo caso, sì, sempre buddista, di dire: ma perché ti devi preoccupare? Hai un problema nella vita? No, perché maggior parte delle questioni che ti cruciano non sono problemi veri. Analizza la cosa, non è un vero problema, allora perché ti devi preoccupare? Hai un problema nella vita e lo puoi risolvere? E allora risolverlo, ma non preoccuparti. Hai un problema nella vita che non puoi risolvere? Perché disperarsi? Non preoccuparti, non c'è motivo di— se ce l'hai, ce l'hai. Io sono nato biondo, non sono moro. Cosa mi preoccuperò del fatto che avrei voluto essere quello che non sono?
Come sei nato fortunato, come dici tu, sei un imprenditore che lavora sodo. C'è però tanta gente in Italia che non sta bene. Che riflessioni ti senti di fare?
Beh, io sono nato fortunato, se non altro per l'educazione che ho ricevuto. Sul fatto che ci siano persone non fortunate, purtroppo questa è la realtà di qualsiasi società, non solamente umana, ma in qualsiasi mondo vivente ci sono i primi e ci sono gli ultimi, ahimè. Quindi questa è una questione filosofica che forse va al di là di quello che può essere, perché in fondo fino adesso non c'è riuscito il comunismo, non c'è riuscito il fascismo, non c'è riuscito il liberalismo a risolvere il problema degli ultimi della classe, quindi bisogna accettare che alla fin fine solo l'etica può far qualcosa per loro, è quello di essere altruisti. Di essere tolleranti e di cercare di essere inclusivi il più possibile e aiutare questa gente, ma non pretendere che tutti possano essere uguali, perché non lo siamo, non siamo nati così geneticamente.
La politica che cosa può fare per cambiare l'Italia? Che cosa dovrebbe fare?
Secondo me la principale funzione della politica è quella di creare le condizioni affinché i privati possano investire in un futuro migliore. E per far questo ci vuole anche condividere una vision, un sogno comune di quello che— dove la direzione è il traguardo che vuole raggiungere il Paese, che non lo sta facendo. Forse ancora a monte di questo è il fatto di nutrire l'orgoglio nazionale, proprio l'amore per il Paese. Questo è un Paese che non si ama. Non si ama. Se tu pensi a— prendi la Francia, che ha questi 3 valori: liberté, égalité, fraternité. Ma quali sono i valori per l'Italia? Non mi sai rispondere perché non ci sono. Si dice sì, l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, e con ciò cosa c'entra la felicità? Ci sono paesi che hanno messo la felicità nella costituzione. Altri che hanno messo i propri valori. L'Italia non ha messo né l'uno né l'altro, e questo è già un segno, questo è già un segno del fatto che alla fin fine si lascia alla libera interpretazione dei cittadini qual è il vissuto e quali sono i valori del Paese. E questo vuol dire continuare ad andare ognuno in ordine sparso invece di fare una grande squadra nazionale Quale può essere un paese competitivo? E quindi le due cose messe assieme, l'orgoglio nazionale assieme a una vision del futuro, poi con i provvedimenti che creano le condizioni perché questa vision del futuro possa realizzarsi grazie al talento degli italiani. Non è molto difficile, è l'essenza della leadership, no? Vision, direction, Execution. Questo è quello che serve, e questo è quello che deve fare la politica.
L'impresa, sostenibilità.
Hai visto la lettera del Papa e l'intervista del Papa del Sole 24 Ore? Forte è quella là.
Vuoi che facciamo una cosa su questo?
Ma questo era bellissimo così, che colui che diceva hai visto, se noi non ci fossimo.
Chiedimi allora se hai visto, hai visto la lettera, l'intervista al Papa di Gentili sul Sole 24 Ore?
È certo che l'ho vista, ma Papa Bergoglio è rimasto l'unico leader sulla terra.
Direi però non ha mai non ha mai fatto un'intervista a un giornale economico. Poi 2 giorni prima del mitico summit lì del Lago di Como, come si chiama, Villa d'Este, Ambrosetti. Interessante, no? Perché ci sono un sacco di concetti che lui esprime che noi abbiamo scritto nel libro.
E quali sono in particolare i 2 che ti hanno colpito di più?
Beh, al ruolo che ha l'impresa nel creare, dare un senso alla vita delle persone, a creare benessere, felicità. E poi il discorso sugli immigrati, ha praticamente detto esattamente le stesse cose, che dobbiamo accoglierli e integrarli e vedere i lati positivi della della diversità, eccetera. Insomma, veramente mi sono trovato forte, insomma. Così ero sorpreso, ho detto, siamo nell'attualità, Francesco, siamo nell'attualità.
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