Registrazione evento: La Società Rigenerativa - Un nuovo Modello di Progresso con Andrea Illy

L'evento organizzato da Be Local Modena, rete di imprese B Corp, ha ospitato Andrea Illy, presidente di Illy Caffè e promotore della Regenerative Society Foundation, per presentare e discutere i temi del suo libro sulla Società Rigenerativa. Dopo una breve introduzione su BeLocal, i partecipanti hanno ascoltato una presentazione di Illy che ha delineato la crisi del modello economico estrattivo, i limiti planetari superati, e la necessità di passare a un modello rigenerativo e circolare. Illy ha spiegato perché la sostenibilità da sola è insufficiente, sottolineando che la rigenerazione è un processo biologico alla base della vita e dei servizi ecosistemici. Ha evidenziato la complessità dei sistemi socio‑ambientali, la difficoltà di misurare le interdipendenze e il ruolo potenziale dell'intelligenza artificiale nel gestire grandi moli di dati. Sono stati discussi gli ostacoli culturali e strutturali al cambiamento, la necessità di approcci sistemici anziché riduzionistici, e la creazione di un framework di misurazione per impatti ambientali, sociali ed economici. Illy ha fornito esempi concreti di valore rigenerativo: agricoltura rigenerativa (biodiversità del suolo, salute umana), rigenerazione urbana (verde verticale, edilizia in legno) e partnership pubblico‑privato per incentivare progetti a impatto rigenerativo. Il dibattito ha coinvolto il pubblico tramite sondaggi live, con domande su barriere al cambiamento, differenze tra sostenibilità e rigenerazione, e su come le imprese di varie dimensioni possano adottare questi principi. Illy ha concluso con una visione ottimistica, puntando su giovani, educazione e un approccio bottom‑up per diffondere la cultura della rigenerazione in Italia.
Chapters
TranscriptAuto-generated · 96 min
Bene, buon pomeriggio a tutti, benvenuti. Vi ringraziamo come Be Local Modena della partecipazione. Sarà abbastanza intenso e ci sarà anche un momento di interazione col pubblico. Nel senso che l'obiettivo dell'incontro è di approfondire dei contenuti che Andrea Illy come imprenditore ha elaborato nel suo recente libro sulla società rigenerativa. Ma è questa un po' la sperimentazione che vogliamo fare, oltre a spiegarci i concetti dalla sua prospettiva di imprenditore, anche di ascoltare in diretta anche dei commenti rispetto a una serie di tematiche. E quindi ecco, vi chiederemo di usare, ma vi spiegherò un po' più avanti, anche il vostro cellulare. Ci sarà un momento di interazione, di risposte alle quali poi Andrea Illy risponderà, commenterà. Allora, partiamo con una piccola solo presentazione per chi non conosce BeLocal, perché si chiederà ma chi sono questi, questa Be e questo Local. E siamo una nuova rete di imprese certificate B Corp. È un movimento di imprese, quindi la certificazione è un aspetto. Ce ne sono tante, ce ne saranno sempre, ce ne saranno sempre di più. Ma dietro quella certificazione, quel bollino B, c'è anche un approccio culturale di imprese che provano a ragionare un po' in termini nuovi, insomma, e proprio nel perseguire bene comune, fare impatti positivi su diversi ambiti. È un movimento che è nato 20 anni fa negli Stati Uniti e poi è cresciuto in diverse aree del mondo. Quindi è una certificazione, anche un approccio, un movimento di imprese. La situazione attualmente in Italia è di circa 400 imprese certificate B Corp di varie filiere, di vari settori, sono grandi imprese dai brand molto noti, ma ci sono anche piccole e medie imprese e anche microimprese. Quindi ecco, non è come a volte purtroppo qualcuno dice, le B Corp sono un'élite. Non è vero, perché l'80% delle imprese certificate B Corp sono piccole imprese. Quindi già questo è un elemento così di chiarezza rispetto a volte un po' una narrazione che c'è in settori diversi, quindi dall'edilizia ai servizi, al settore food. Quindi questo significa che questi standard sono messi in pratica in diversi settori. In alcuni è più facile essere sostenibili e rigenerativi, in altri un po' meno, ma anche opportunità di innovazione. Ecco, su che cosa lavorano queste imprese che sono B Corp? Su 7 ambiti, 7 standard che sono trasversali. Chi è abituato a ragionare con un approccio ESG, ambientale, sociale e governance, un'integrazione di queste 3 dimensioni, le trova. Ci sono invece dei temi che hanno più a che fare con, focalizzati sugli aspetti dimensione sociale interna a un'azienda o all'esterna, la comunità, o sui diritti umani. Qualunque azienda, che sia a New York, in Sudamerica, in Svezia o in Mongolia, se vuole ottenere questa certificazione deve dimostrare che su quei 7 ambiti, con tutta una serie di criteri, Deve averli, deve farli e deve evidenziarli e misurarli. Quindi questo è un elemento importante. Siamo alla seconda versione degli standard, prima erano più leggeri, adesso invece sono molto più impegnativi. Questo spiega il perché anche siamo a 10.000 imprese, ma comunque cresciute notevolmente rispetto magari ad altre certificazioni che sono più tematiche e verticali. Ecco, questa è una certificazione orizzontale o multidimensionale perché va a impegnare su più aree. Bilocal Modena, detto questo, no, cioè da dove deriva Bilocal Modena, nasce 2 anni fa e da parte di chi? Da parte di imprese modenesi certificate B Corp, quindi che hanno fatto un cammino simile. Sono imprese anche qui di vari settori, grandi piccole, medie e micro. Io rappresento una microimpresa, anzi siamo i più piccolini della compagnia di giro. E anche qui tanti settori. E cosa cerchiamo di fare? Cerchiamo di lavorare, intanto di conoscerci meglio, di lavorare insieme, di collaborare. Dietro ci sono dei numeri importanti che vedete dietro e che hanno implicazioni insomma anche importanti a livello tecnologico, a livello di gestione risorse umane, ma anche di impatti che possono esserci sulla comunità. Abbiamo 3 obiettivi: fare rete, fare networking tra di noi, cosa non scontata. Non è così da tutti i giorni una grande impresa— qui sono presenti alcune grosse imprese— che durante gli incontri durante l'anno collaborano con delle piccole aziende. Qualcuno potrebbe dire noi siamo a un livello, a un piano di lavoro diverso. Invece la realtà dimostra che molto spesso le piccoline, le medie, per una serie di motivi proprio dimensionali, sono molto più flessibili, molto più portate a sperimentare in tempi più veloci. Poi sicuramente hanno meno impatti, sia negativi che positivi, rispetto alle grandi. Però le grandi quando si muovono lo fanno, e ovviamente hanno dei numeri diversi. Però ecco, in termini di innovazione concettuale o di sperimentazione di strumenti, ecco, qui Smitizziamo l'approccio, la narrazione: le grandi sono più innovative, le piccole no. Molte ricerche dimostrano anche molto spesso il contrario. Quindi networking, advocacy, anche questo è un altro aspetto, cioè prendere anche posizione rispetto ad alcune tematiche. Su alcune direttive dell'anno scorso, ad esempio su alzare l'asticella delle metriche di rendicontazione sulla trasparenza delle imprese, Se c'è stato un settore abbastanza importante del mondo imprenditoriale a livello nazionale e anche in altri paesi europei che ha voluto e ha fatto advocacy o lobbying per ritardare e sminuire, il movimento bicorpi invece ha spinto perché invece questa direttiva fosse invece applicata. E quindi già questo è un elemento di distinzione. Poi bisogna anche dire non tutte le bicorpi sono uguali, non c'è la stessa sensibilità ci sono marce diverse, ma questo fa parte un po' delle dinamiche. Lavoriamo su 4 tavoli: circolarità, 4C: circolarità, clima, comunità e cultura. Quindi anche qui di nuovo 3 dimensioni: quella sociale, quella ambientale e di governance. Quindi anche questo elemento importante. Qui alcuni numeri. Ogni anno abbiamo un piano d'azione Ogni incontro cerchiamo di fare un passo avanti, di lavorare per progetti. L'anno scorso siamo riusciti, al primo anno, a fare con l'impegno di tutti, grandi e piccole, 17 iniziative su 4 tematiche trasversali. Quest'anno siamo già arrivati ad altrettante azioni, quindi insomma cerchiamo di fare un po' il nostro lavoro e sono state coinvolte molte persone, anche partner esterni. Questo solo per darvi l'idea, insomma, dietro c'è del lavoro. Oggi è uno degli eventi, qua l'ultimo, è uno dei tanti, una decina di eventi, li chiamiamo Impact Action, quelle mini che si fanno in giornata. Oggi uno di questi, però ecco, c'è tutto un percorso importante che vede attività di volontariato di imprese durante l'anno, visite esperienziali. L'anno scorso siamo andati al carcere, quest'anno abbiamo fatto altre visite, passiamo da incontri con senza dimora, a incontri invece magari più su impianti tecnologici innovativi. Quindi cerchiamo di avere diversi livelli, cose complesse, cose molto semplici. E anche questo modo di fare partenariato tra imprese, di co-progettare insieme. Bene, detto questo su chi siamo e come lavoriamo, uno degli incontri abbiamo detto proviamo anche a creare un momento di riflessione, di divulgazione culturale su un concetto, un approccio nuovo, che è quello della rigeneratività. Quindi non in antitesi alla sostenibilità, ma come possibile evoluzione. E su questo quindi abbiamo pensato di chiamare un imprenditore, quindi non un accademico, ma un imprenditore che ha riflettuto, pensato, fatto esperienze su questi temi, ne ha scritto un libro, un libro che invito ovviamente a comprare. Non ho royalty su quello, quindi però me lo sono letto e lo consiglio. È strutturato così, faccio una breve solo come struttura, affronta insomma diverse tematiche dall'urbanistica all'aerospaziale, al food, alla bellezza, alla cultura. Quindi c'è un approccio interdisciplinare e con 3 livelli di di descrizione, i concetti, il contesto. E poi ogni capitolo chiuso da cosa ci dà speranza. Questo è importante in un contesto dove c'è molta negatività, molto pessimismo e molta lamentela. Abbiamo la testimonianza di un imprenditore che invece cerca di guardare il bicchiere mezzo pieno, quindi non nasconde gli occhi, sa quali sono le problematiche, ma che cerca di trovare quello che è di positivo, di innovativo e di rigenerativo. E poi terzo passaggio, ispirazione, ispirazione ai modelli. Quindi fa degli esempi che poi ognuno, che sia imprenditore, amministratore pubblico o un soggetto del terzo settore, può provare a farlo a casa sua. Detto questo, passiamo, perché qui l'invitato ovviamente è Andrea Illy. Andrea Illy è un imprenditore della famiglia Illy Caffè, presidente, giusto, nonché promotore della Regenerative Society Foundation. Chimico di formazione con diversi master ovviamente in ambito business e ha pubblicato molti libri. Questo lo sottolineo perché può diventare un luogo comune vista da due prospettive, perché chi si occupa di impresa non ha tempo per la cultura, non può permettersi di scrivere perché c'è da stare sul mercato, bisogna essere competitivi e bisogna rendere conto agli azionisti o meno. Ecco, Avere degli imprenditori italiani che fanno bene impresa, cercano di fare bene impresa in contesti complessi e difficili, e che trovano anche il tempo per scrivere e anche pensare in maniera nuova, credo che questo non sia una cosa scontata. Per cui insomma penso che sia importante, un piacere avere con noi Andrea Illy. Ha scritto, e anche qui invito a leggere un altro libro che ha scritto qualche anno fa quando ci eravamo conosciuti, Italia Felix, quindi parlare di felicità in Italia. Italia, scritto in un momento dove insomma c'era un contesto molto pessimistico, negativo. Credo che anche questo sia un bel segnale che viene, ecco, che dimostra una cultura di impresa. Anche Illy Caffè è un'impresa B Corp, ma al di là dei bollini vi ho presentato appunto Andrea Illy in sintesi. E partiamo dalla prima domanda. Perché questo libro?
Grazie, grazie dell'invito. Sono felicissimo di essere qua in Emilia, dove se ci fosse solo l'Emilia l'Italia sarebbe 4 volte il PIL. Ci si trova tutto, quindi grandi lavoratori, gente simpatica. Qui in Modena vengo dall'amico Bottura, dove aveva fatto due giorni. Insomma, bellissimo spazio. Complimenti e grazie di aver letto il libro. E perché l'abbiamo perché l'ho scritto? Perché l'abbiamo scritto a quattro mani? Perché abbiamo studiato cinque anni questo modello rigenerativo. Inizialmente sembrava addirittura impossibile. Faccio prima fare la metafora dell'orologio svizzero, la grande complicazione. Che è un orologio pazzesco che misura i secondi, minuti, dei giorni, le fasi lunari, fino al 2499, a 6697 pezzi. Insomma, una cosa incredibile per realizzare un oggetto semplice che ti dà un sistema. E questo è stato l'esercizio sfidante che mi hanno posto alcuni imprenditori, che adesso fan finta anche di essersi dimenticati di avermi posto la sfida. I due founder sono stati la Maria Paola Chiesi e Davide Bollati, entrambe B Corp anche loro. Hanno detto, no, no, noi vogliamo fare una fondazione che applica i principi rigenerativi, che io avevo studiato profondamente, Per l'agricoltura, è applicato nel caffè, e poi vi racconterò, se c'è del tempo, i risultati. Però vogliamo che siano applicabili a tutte le attività umane. Tutte, tutte, ha detto. Ma è impossibile, perché la rigenerazione è un processo biologico che è responsabile della salute e della rinascita della vita, insomma, della salute della vita. Quindi non può applicarsi a tutte le attività, perché metà del PIL è fatto di prodotti della biosfera dove si può applicare la rigenerazione. L'altra metà sono prodotti che usano risorse minerali della geosfera, lì non c'è rigenerazione. No, no, no, no, no, no, bisogna applicare la teoria rigenerativa a tutto. E poi mi raccomando al sociale, perché deve esserci sia l'ambientale sociale. E quindi, siccome io sono chimico e i chimici hanno una deformazione professionale che vedono evolvere i sistemi nel tempo e nello spazio, no? Perché soprattutto quando studi— io sono chimico specializzato in organica, e in organica è tutto macromolecole, quindi tu le devi veder crescere nel tempo e nello spazio fino a vedere che configurazione e conformazione prendono, addirittura la loro simmetria spaziale, eccetera. E quindi questo ha fatto sì che con gli anni mi fossi appassionato alla teoria della complessità. Io ho avuto un caro amico, Ian Goldin, che mi ha fatto studiare con un tutorial program a Oxford University per 6 mesi la teoria della complessità, che è stato come aprire la testa con un apriscatole, perché da quella volta vedo il mondo in maniera diversa. E allora era uno stimolo bestiale per me dire, vedi se si può applicare la teoria rigenerativa a livello cellulare a tutto il mondo. E penso che ci siamo riusciti in 5 anni di lavoro e adesso bisogna raccontarlo. E quindi questo è il primo libro che cerca di narrare questo modello, che alla fin fine è semplice, di cui però non voglio anticipare altre domande.
Ce lo dovremo passare perché l'altro servirà dopo in sala. Allora, la tesi principale del suo libro, che poi dà Il leitmotiv a tutto il resto dei capitoli, che è: il modello attuale economico è un modello estrattivo. Poi ci spiegherà appunto cosa si intende per estrattivo, e lo è in tante filiere produttive, e deve invece rivedere in un'ottica invece rigenerativa. E quindi in che cosa si distingue il nuovo concetto di rigeneratività rispetto ai modelli consolidati cosiddetti estrattivi.
Sì, allora partiamo dalla situazione. C'è questo nuovo modello che è molto efficace dei limiti planetari, planetary boundaries, che è stato messo a punto dal professor Rockström del Potsdam Institute. Sono 9 i limiti planetari. Ne abbiamo già sforati 7 su 9. Già questo. Il problema è che li abbiamo sforati con questo modello di sviluppo in maniera irreversibile, perché la nostra impronta ecologica di tutto il genere umano, gli 8 miliardi che siamo, ma i 100 e credo ormai quasi 15 trilioni di pile sono una dimensione che, diciamo, che ha degli impatti irreversibili, li ha già avuti. Quindi non si può tornare indietro. Se andiamo avanti con questo modello che continua a estrarre risorse come se fossero infinite, ma non lo sono per definizione, cioè molto, molto, molto abbondanti, ma non infinite, E per di più c'è un altro tema, che oltre a estrarre più di quanto la Terra rigeneri— poi adesso parliamo di cosa vuol dire la rigenerazione— ed è così, c'è questo principio che è legato al Planetary Boundary, che è l'overshoot day, che è il giorno dell'anno in cui abbiamo esaurito le risorse che vengono rigenerate in un anno. Questo mi pare che caschi verso fine luglio, quindi vuol dire che da luglio in avanti noi consumiamo risorse a debito, cioè nel senso che estraendo di più di quanto si rigeneri, è come se ci fosse un magazzino che andiamo a continuare a svuotare, svuotare, svuotare senza mai riempirlo, finché un giorno ci sarà scarsità. Quindi cominceremo a far cosa? Evadere gli ordini parziali? O va in tilt il sistema, insomma? E quindi con questo modello andiamo a schiantarci. Anzi, ci stiamo già schiantando, evidente, no? Il primo elemento di schianto è la resilienza climatica, che non c'è. Poi parliamo se il clima è una dimensione a sé stante o se fa parte della ben più grande crisi ambientale, e lo dico tra un secondo. E in conseguenza, in buona parte in conseguenza della crisi climatica, abbiamo un altro enorme problema sociale che è quello dell'integrazione, perché ovviamente anche lì abbiamo più mobilità, diciamo, di popolazioni di quanto non si possa pensare di integrare. Quindi noi stiamo andando a schiantarci, ci stiamo già schiantando. Ecco, allora l'unico modo per non schiantarci e non finire, diciamo, anche come si sono estinte— ci sono state un miliardo di specie, se ricordo bene, un miliardo di specie viventi sulla Terra. Il 99% si sono estinte. Uno verrebbe da chiedersi perché Homo sapiens non dovrebbe estinguersi. Quindi potrebbe essere la dinamica attraverso la quale ci estingiamo. In fondo non è per niente diversa rispetto alle dinamiche che tutti abbiamo studiato a scuola dell'invasione delle cavallette, no? Arrivano le cavallette perché c'è da mangiare, si moltiplicano, magnano tutto, non c'è più da mangiare, muoiono le cavallette, muore l'ecosistema. E poi il ciclo ripartirà prima o poi. Stiamo facendo così, stiamo prosciugando tutto, e poi quando non ci sarà più niente saremo morti. È uno slogan? No, non è uno slogan, è solo una questione di tempo con questo modello. Qual è l'alternativa a questo modello estrattivo lineare? È il modello rigenerativo circolare. Non estrarre, estrarre solo ciò che si rigenera, fermarsi quando non c'è più rigenerazione. E per estrarre solo ciò che si rigenera, innanzitutto estrarre meno e quindi rimettere in circolo. Dobbiamo solo imitare ciò che la natura già fa in 4 miliardi di evoluzione. La natura non produce scarti. Tutto si rigenera. Tutto si decompone in elementi essenziali, tutto si rimette in circolo, che poi siano acqua, materia prima, atomi di carbonio, qualsiasi atomo della tabella degli elementi. E questo è possibile. È possibile, anzi, Sarebbe stato molto logico fare così fin dall'inizio, anche perché è una grande fonte di risparmi e di ricchezza quello di rigenerare. Perché questo è importante, che è la parte centrale della risposta, ed è stata una delle idee chiave. Non è nostra, poi parleremo dell'approccio che abbiamo adottato, ma noi abbiamo fatto un un mosaico di elementi di conoscenza preesistenti. Non abbiamo scoperto niente, abbiamo solo messo assieme dei tasselli. Il tassello di base, che è un po' una chiave di volta, è che noi ci siamo dimenticati: noi siamo non solo parte della natura, e ce ne siamo dimenticati perché crediamo, non so, di essere cosa, super divini forse, non lo so, perché viviamo nelle città contornati di tecnologia, ci dimentichiamo che siamo atomi e microrganismi, esattamente come una foglia di insalata piuttosto che come un ippopotamo. Ma in più dipendiamo al 100% da essa. La natura ci tiene in vita attraverso i servizi ecosistemici, ed è precisamente la biosfera che lo fa. I servizi biosistemici, ecosistemici, Sono di due categorie principali, quelli più importanti: quelli di approvvigionamento, che ci approvvigionano dall'aria che respiri all'acqua che bevi al cibo che mangi ai vestiti che indossi ai materiali che usi e tutte le risorse, la maggior parte. E poi ci sono gli ecosistemi di regolazione. La Terra è un sistema omeostatico, è regolata la composizione dell'aria, la temperatura, tutto. Sono i cosiddetti cicli, non mi ricordo più adesso, biogeochimici, biogeochimici, che regolano il tutto. E c'è una regolazione non solo degli aspetti fisici della vita sul pianeta, ma anche di quelli biologici. Un esempio è le difese ambientali della nostra salute. Quando è arrivato il COVID, come tante altre malattie infettive, era un tipico caso di zoonosi. La zoonosi è— noi siamo tutelati dai contagi da zoonosi, da microrganismi vari, insetti, eccetera eccetera, che nella catena, nella complessità della catena alimentare, costituiscono la regolazione attraverso questi servizi ecosistemici. Quindi è come se noi avessimo un budget. Ognuno di noi ha un quantum di servizi ecosistemici necessari. Per il cibo è facile da risolvere, lo misuri in calorie, poi lo devi tradurre sulla produttività, verranno fuori un tot di ettari. Quanti ettari di terreni agricoli? Quanti ettari di ecosistemi naturali per purificare l'aria, l'acqua, eccetera? Questo non c'è, questo budget. Bisognerà arrivarci per riuscire a capire, guarda che C'è un limite anche alla presenza umana, o quantomeno al consumo, perché uno può anche essere 16 miliardi di individui, il doppio di quelli che siamo oggi, se consumi metà. Però a un certo punto quello che è il nostro budget di consumo pro capite deve essere stabilito. Ecco, questo ai fini di riequilibrare. Lo si può fare nella circolarità. E già esiste il framework delle 3 R: riduci quello che consumi, riutilizza e ricicla. Riutilizza è che riutilizzerai questa sedia in un altro posto, ricicla è che prenderai le sue componenti e rimetterai in circolo il legno e la paglia, eccetera. C'è la quarta R: rigenera. Quindi laddove le risorse che utilizzi sono organiche, quindi provenienti dalla biosfera, ricircola. Questo può portare— è molto importante questo passaggio, perché non vuol dire ridurre i consumi. C'è la teoria della decrescita felice che purtroppo finanziariamente non sta in piedi, a meno che noi non vogliamo andare con la pensione che è completamente bruciata dall'inflazione. Noi dobbiamo purtroppo continuare a alimentare questo modello economico capitalistico che ahimè intrinsecamente è legato alla crescita. Quindi se tu riducessi i consumi creeresti forse una maggiore sostenibilità ambientale, magari anche sociale, ma creeresti un disastro a livello economico che poi si ribalta sul sociale. Questo modello di economia rigenerativa è compatibile con un aumento della crescita purché non ci siano sprechi ed estrazioni inutili che possono essere evitate. Ecco, bene, spero che il concetto del fondo di generalità sia stato capito.
Adesso proviamo a fare, diciamo, un po' queste interazioni, di chiedere un parere a voi. E quindi la domanda che vi facciamo è di capire cos'è frena, cos'è che frena, ci impedisce di abbandonare modelli consolidati estrattivi. Ci saranno delle risposte multiple e dovete semplicemente col cellulare, inquadrando quel codice, vi appaiono le domande, le possibili risposte.
Quindi voi cliccate quella che avete in mente, la risposta più valida. E appariranno nel giro di pochi secondi le risposte.
E sulle risposte chiediamo ad Andrea Illy di commentarle.
Fatto?
Ok, quindi questa è una delle tesi del libro. E poi dovreste avere— ecco, questa è la domanda che vi facciamo per capire il vostro punto di vista di che cos'è che frena questo passaggio, questa revisione insomma di modelli. Cominciano ad arrivare le risposte. Ok, avete un po' tutti risposto. Interessante vedere queste 3.
Quindi il mio commento è che la seconda e la terza sono una conseguenza dell'altra, perché è ovvio che il sistema, l'ordinamento, dipende dal modello, diciamo, di sviluppo in corso. Viceversa quello dell'esclusivamente profitto economico al PIL richiede un commento che farò magari in una delle domande successive, quindi lo riprenderò. Ora, questo tema richiede logiche nuove che non sappiamo ancora gestire pienamente. Noi abbiamo una società ad altissima intensità di conoscenza, È una quantità tale di conoscenza che non è alla portata di nessun cervello umano. Quindi, giustamente, abbiamo fatto la conoscenza a compartimenti, a canne d'organo. E quindi ognuno è sempre più super specialistico, che poi sia un professionista, un industriale, un artista, eccetera. Fa il suo, diventa sempre più bravo a fare il suo. Parlavo l'altro giorno con— siamo a Modena, Stradivari, eccetera— il violinista, uno dei pochi al mondo che ha l'autorizzazione a suonare tra i vari, lui fa 6 ore al giorno minimo. 6 ore. Un pianista ne fa 4, io non lo sapevo, e i violinisti ancora di più. Quindi questa società a canne d'organo vuol dire che la canna d'organo vicina è un altro mondo per te, un altro linguaggio, altra competenza. Non sei illetterato per affrontarlo. Il modello rigenerativo, ahimè, richiede invece una dimensione trasversale, qualcuno che sappia fare la matrice, cioè dire: io sono in grado di connettere tutte quante le canne d'ongaro. E questo la società non è organizzata. È un problema di una complessità gigantesca che ho discusso anche con la chief editor della rivista scientifica Nature, chiedendogli se lei aveva delle soluzioni, consapevole dell'esistenza del problema. Ho detto, no, non so qual è la soluzione. Probabilmente emergeranno delle discipline scientifiche interdisciplinari specifiche che saranno le uniche a guardare la dimensione orizzontale. Ma questo è il problema, che si tramuta, si traspone in tutto. Perché tu hai il ministero di, il dipartimento universitario di, la rivista di, lo studio di specializzazioni. Ecco, questo è effettivamente un tema, è il grande limite di cui parliamo nel libro.
Bene, grazie anche di questo commento alla prima domanda. Passiamo a un secondo concetto chiave del libro che magari qualcuno rimarrà anche un po' spiazzato. Illy distingue sostenibilità rigeneratività. Dice: la sostenibilità non basta. E qual è la relazione tra sostenibilità e rigeneratività? Lo dico perché mi occupo da 30 anni di sostenibilità e devo dire che ancora si fa molta fatica a far capire perché le percezioni dietro questo concetto, che è stato anche abusato, è ancora prevalentemente visto a proposito di organi, settoriali, da solo da un punto di vista ambientale, e non invece ambientale, sociale, economico e di governance. Quindi quando ancora il concetto di sostenibilità in molti ambienti, pubblico-amministrativo, imprese piccole, medie, grandi, associazioni, categorie terzo settore, non è stato ancora digerito con un approccio multidimensionale, rigeneratività può aggiungere ulteriore come dire, complessità. Però a lei di spiegare, proprio perché dice nel libro, e lo spiega, e adesso ce lo spiega, la sostenibilità non basta, bisogna aggiungere qualcos'altro.
Sì, io dico di più, che non c'è sostenibilità senza rigenerazione. Tanto la sostenibilità è sostenibile, un aggettivo. La rigenerazione è un processo biologico che è all'origine della vita. Se noi allineassimo tutte le cellule che ci sono nel mondo, credo che faremmo 50.000 volte il giro dell'equatore, qualcosa del genere. Mi devo divertire a fare un po' questi calcoli per far rendere l'idea di quanto la cellula invisibile, microscopica, in realtà sia all'origine di tutto. Noi siamo fatti di cellule, noi dimentichiamo che non siamo di cellule solo umane, ma Siamo dei simbionti, abbiamo non so quante specie di cellule nel nostro corpo che mandano avanti la nostra vita. Quello è il processo, processo di riparazione cellulare che assicura la cellula in vita, oppure di duplicazione cellulare che la riproduce laddove la cellula è morta. Questo è quello che tiene in vita il sistema. Se non rigeneri non può esserci sostenibilità perché non c'è più vita. Ed è la teoria dei servizi ecosistemici, non mi ripeto, che ho appena e che ho appena menzionato. Era questa la domanda? Certo, sì, sì, è questo il tema. Quando si dice la definizione ufficiale, ormai direi obsoleta, delle Nazioni Unite, della commissione, non mi ricordo il nome, Brundtland, eccola. Che è soddisfare i bisogni del presente senza compromettere i bisogni del domani. Che cosa vuol dire? Se io ti prosciugo i campi, che non produrranno più niente— in agricoltura c'è un problema della mineralizzazione dei suoli. Se io produco da mangiare oggi e domani i suoli sono diventati aridi, e qual è il processo che mantiene i suoli in buona salute e fertili? La rigenerazione. Quindi questo è, mi piacerebbe, ed è uno dei motivi per cui si scrivono i libri, ma si cerca anche di divulgare, che ci fosse la comprensione che non è l'ultima parola di moda. Perché ormai ho i capelli abbastanza bianchi, sono passato attraverso il total quality, il lean manufacturing, la sustainability, adesso la regeneration. Sicuramente arriverà qualche primo della classe che troverà un'ulteriore parola di moda, però bisogna capire che questa non è la parola di moda, è proprio il processo che è all'origine della vita.
E ce lo dimentichiamo spesso, diciamo, è una questione anche di cultura scientifica che in Italia non è proprio un punto di forza, almeno a livello scuola. Poi l'università è un'altra cosa, però insomma, almeno a varie ricerche internazionali su quello che è la cultura scientifica di diffusa, non siamo proprio tra i più performanti. Però si può sicuramente fare di più, e dopo ne parla anche nel libro. E farei adesso la domanda invece a voi, quindi ecco, di capire qual è la barriera principale per passare dalla sostenibilità alla rigeneratività.
Non va avanti, ma no, finito.
Ancora, ancora, ancora 13.
Sì, non voglio influenzare gli I 9 rimanenti? Niente? Astenuti? Contrari? Ci fermiamo qua? Ok, allora in questo caso tutte e 3 le domande sono interconnesse ed è quella centrale che fa da fulcro. No, forse la prima che fa da fulcro. Allora, il tema è: abbiamo capito in teoria come funziona, ma nella pratica no. Quindi questi servizi ecosistemici, chi li fa? La cosiddetta biodiversità. Di cui si fa un gran parlare, altra parola di grande moda. Io ne parlo con Re Carlo di biodiversità, cerco di convincerlo che la biodiversità non può essere fine a se stessa. Non sappiamo neanche quante specie ci sono sul pianeta, si stima che siano una decina di milioni, se ne conoscono credo 1,7 milioni, ma se ne generano anche di nuove tutto il tempo. Quindi vogliamo tutelare la biodiversità fine a se stessa o ai fini dei servizi ecosistemici per la nostra vita? Allora, se ribalto la frittata e dico: io ho bisogno di garantire questi servizi ecosistemici— impollinazione, purificazione dell'acqua, dell'aria, produzione di cibo— chi lo fa? Facciamo la lista. Se possibile, di quali sono le specie che producono questi servizi ecosistemici, vediamo con quale capacità, e poi facciamo una diagnosi di vedere ma questa specie qua a che punto è, si sta sviluppando, si sta estinguendo, eccetera. Questo non ci siamo proprio, ok? Quando parliamo di biodiversità esiste su richiesta proprio di Re Carlo e del presidente della Francia, un advisory council per la biodiversità che non è riuscito ancora a tirar fuori un cosiddetto modello per la misurazione della biodiversità. E questo è l'altro problema grande, tanto quanto quello che abbiamo appena visto. Però si può cercare, una volta capito questo, se vuoi fare una misura induttiva. Però tu puoi fare anche una misura deduttiva, puoi anche dire: va bene, non so quali sono gli agenti responsabili della purificazione dell'aria, però misuro la purezza dell'aria. Se l'aria è più pura, meno pura, ci sarà pur qualcuno che la purifica. E a questo punto interviene una risorsa di cui si parla molto, molto, molto, molto, molto in questo periodo, che è l'intelligenza artificiale. Perché noi facciamo fatica, come ho detto prima, a gestire tutti questi dati per via delle canne d'organo. L'intelligenza artificiale no, spazzola tutto, e quindi potrebbe benissimo con quello che ha prima ancora dell'intelligenza artificiale generativa, o la più attuale ancora è la agentica, c'era il cosiddetto machine learning. Tu buttavi dentro un minestrone di dati e quello ti tirava fuori tutte le relazioni, correlazioni, relazioni che potessero causali o non causali, o casuali, difficile. E allora ecco che tu potresti correlare la purezza dell'aria con la presenza in città piuttosto che in periferia di boschi. Ecco, e allora così avremo sempre di più un modo, ancorché indiretto, di misurare. Ci mette in crisi questo approccio. Perché non è propriamente il modello scientifico, perché il modello scientifico ha come accreditato osservazione di un fenomeno, costruzione di un modello, sperimentazione del modello fino alla verifica della conformità dei risultati ad ogni test. Questo è da dimenticare, perché nella più parte dei casi noi avremo delle conoscenze deduttive che sono relazioni non necessariamente causali. Ma la comunità scientifica, ancorché non ha in qualche misura normalizzato che questo è il nuovo mindset, il nuovo approccio scientifico, sta accettando questo approccio e dovremmo fare di necessità virtù.
Grazie, grazie Andrei. Intanto facciamo anche un applauso perché un'altra tesi che è trasversale al libro è che non possiamo affrontare la rigeneratività con un approccio riduzionistico, come invece siamo abituati a fare, ma con un approccio sistemico. Che ovviamente è facile dirlo, è un po' più complicato metterlo in pratica, che sia un amministratore pubblico, che sia un imprenditore. Visto che come rete Bilocal siamo una rete di piccole, medie e grandi imprese, le chiedo Ecco, come si può adattare il concetto di rigeneratività a una piccola, una media, una grande impresa?
Allora, certo, certo, l'idea è di misurare l'impatto ambientale, sociale, economico con indicatori di base, emissioni di carbonio, consumo di acqua, inquinamento, perdita di biodiversità, eccetera, salute, felicità delle persone, inclusività sociale, posti di lavoro, reddito medio. Capacità finanziaria, la filamenta di base, e trovare le correlazioni che ci sono tra le tre. Perché le tre cosiddette sostenibilità sono intimamente interdipendenti, non ce n'è una che prevale sull'altra. Perché tu puoi avere un problema ambientale per causa di un deficit, di una insostenibilità economica, oppure puoi avere una insostenibilità economica causata da un problema ambientale. Cioè, tutto quanto correlato. E c'è un'area di sovrapposizione delle tre. Ecco, questo è l'approccio sistemico di cui parleremo qua. Esattamente. Quando ci sono la grande complicazione, credo sono 692 componenti, dieci anni per progettare un orologio. Quel caso è complicazione, non complessità. Però sono due cose ben distinte. Il numero di fattori interdipendenti sono altro che 692, perché ognuno di quelli misurabili che abbiamo detto prima, la salute piuttosto che il lavoro o la biodiversità, ha un sottostante di diverse decine di— ecco, questa è l'approccio sistemico, è connettere tra di loro. Si dice in inglese connect dots. È lì che tu vedi, e poi farò degli esempi nelle prossime domande che saranno molto chiari, vedi le interdipendenze. Questo necessita un approccio di misura, che è quello che vuole sempre di più diventare il pane della Regenerative Society Foundation, perché abbiamo fatto uno strumento di misurazione che chiamiamo framework, che misura l'impatto ambientale, l'impatto sociale, l'impatto economico, quello sull'istruzione, eccetera eccetera. Quindi l'idea è, in assenza di standard, diciamo, di mercato, siano essi pubblici o, diciamo, prevalenti di standard, usiamo il framework con il buon senso. Capire, abbiamo capito come gira la cosiddetta ruota ecologica e cerchiamo di misurare le interdipendenze. Ma lei ha scritto l'approccio riduzionistico. Cosa vuol dire l'approccio riduzionistico? Allora, qua avete un prodotto magnifico, pazzesco, che è la mortadella. Che si fa con sta mortadellona? Si taglia a fettine oppure a cubetti? E se poi no, non si può fare. L'approccio riduzionistico è quello di ridurre, cercare di ridurre i problemi e con la speranza che cambino le dinamiche. Perché qual è il problema? Che i sistemi complessi non sono lineari, non sono prevedibili da algoritmi, sono discontinui e hanno i cosiddetti comportamenti emergenziali. Cioè, situazioni, cambia di situazioni improvvise che non capisci neanche da dove viene fuori questa roba. È tutt'altro dell'algebra che noi studiamo a scuola. L'algebra è la matematica lineare. Un sistema complesso non può essere reso lineare. E questo è quello che è un errore che noi stiamo facendo a livello mondiale, sociale, proprio umano, da sempre. Cercare, scomponendo il problema nelle sue sottocomponenti, di linearizzarlo non funziona così. E quindi bisogna creare nuovamente questo approccio specialistico di dire: misuriamo, diciamo, tutta la ruota ecologica, non i singoli raggi, per vedere quello che chiamiamo essere l'impatto rigenerativo. Che può essere più o meno alto, e veniamo fuori con un indice. E quindi l'azienda viene dalla Regenerative Society Foundation, si dice: io voglio fare questo nuovo impianto, oppure c'ho questo quartiere, misuriamo l'impatto rigenerativo. E lo si può fare. E da lì poi si può anche cercare di dire: però guarda che potremmo cercare di darci degli obiettivi di miglioramento di 10x%. Questo è l'approccio col quale vorremmo proporci.
Bene, grazie. Allora invece adesso diamo la parola a voi in sala con la domanda successiva, risposta multipla.
Prego. Astenuti gli altri? No. 24, 25, va sempre su. Va bene, mi pare che siamo fermi. Abbiamo 8 astenuti. Allora, anche qua domande interdipendenze. Mentre la numero 12 la riprendiamo dopo in una delle domande successive e vi dimostrerò il contrario, Che in assenza di un approccio rigenerativo compromettiamo i risultati e non viceversa. La difficoltà nel comprendere il nostro sistema dipende dalla natura, l'ho già detto prima, ed è un problema, diciamo, che sta cambiando però, perché vedo soprattutto le nuove generazioni molto più attente a questo tema del capitale naturale. E sul discorso che sia troppo costosa, anche qui posso rispondere subito. Più che troppo costosa, Migliaia di curve di esperienza, che uno debba cambiare una lampadina, una caldaia, oppure la vernice di un'automobile, tutto che tende verso un'economia più circolare. Quindi tu già nella tua catena del valore puoi usufruire di tutta l'innovazione, la ricerca dei tuoi, delle tue materie prime che trasformi. Ma in più la circolarità è una internalità alla tua azienda, quindi ovvio che spendi e hai immediatamente un ritorno. Ecco, questo discorso invece dell'approccio rigenerativo che vuol dire rigenerare l'ambiente dal quale estrai le risorse, è in parte un'internalità. Perché se tu sei un'azienda agricola che sfrutta risorse della biosfera e riesci a dimostrare che rigenerando avrai più fertilità, più resilienza climatica, eccetera, è una internalità. Ma se tu vuoi azzerare il tuo impatto ambientale, come spesso si tende a aver fatto queste promesse, per esempio sull'azzeramento dell'impronta di carbonio, allora ci sono i cosiddetti programmi di compensazione. Buona parte dei prodotti a zero emissioni che avete sul mercato sono in realtà frutto di compensazione. Adesso è obbligatorio per legge anche dichiararlo. Quindi ecco, la compensazione è un'esternalità che tu devi riuscire a internazionalizzare, a internalizzare, che non è facile. Perché dici, ma come? Io già faccio fatica a fare un profitto, mi chiedi anche di spendere X danari per rigenerare l'ambiente? Non è il mio mestiere. Esternalità, non lo posso fare. E quindi respingo l'idea, la raccomandazione di perseguire un modello rigenerativo. Questo è un tema che, che si può risolvere solo strada facendo. Quindi si parte su un percorso, dopodiché magari diventerai parzialmente rigenerativo, non 100%. Insomma, gli obiettivi te li dai man mano, perché questo è una— difatti il sottotitolo, più che il sottotitolo Un nuovo modello di progresso, sia correggere il corso dell'evoluzione, non una transizione. La transizione da un punto A a un punto B è come prendo il taxi e vado di là. No, no, no, no, è un'evoluzione dove devi praticamente correggere il tiro mano a mano e trovare le vie a mano a mano che progredisci.
Grazie. Passiamo a un altro, un altro contenuto del libro, che di fronte a cambiamenti climatici, cambiamenti tecnologici, cambiamenti anche sociali, con tutti i pro e contro, e a Si rimane ovviamente spiazzati, la consapevolezza c'è, però ecco, il passaggio successivo tra o l'indignazione o la rassegnazione, non è che ci rimanga molto se non l'azione. E ma se si mette da parte i pianistei, le lamentele, o dar sempre la colpa a qualche capro espiatorio, ma in maniera costruttiva, come affrontare queste sfide che sono planetarie e spesso anche locali, perché sono interdipendenti? E come, questa è un po' la domanda che le faccio, come fare in modo che ci sia un po' più interdipendenza tra imprese, pubblica amministrazione a diversi livelli e società civile? Noi siamo in una regione dove si è sempre fatto vanto di un modello di concertazione sulle politiche di sviluppo locale. Però anche molti dicono che ha portato benefici, sviluppo soprattutto in onotica di ridistribuzione di welfare pubblico diffuso, ma stanno emergendo anche molti limiti perché si è perennemente insomma in situazioni di emergenza su delle tematiche come quelle dei cambiamenti climatici, ancora di più. Quindi ecco, la sua ricetta, che nel libro insomma ne parla, c'è bisogno di cambiare anche la modalità in cui si agisce e si interagisce tra i 3 macro settori: pubblico, privato e società civile.
Certo, la via è la partnership pubblico-privata, perché se, tornando al ragionamento di prima, io devo fare un'esternalità per rigenerare l'ambiente, per azzerare la mia impronta ecologica, vado a intervenire su quella che è una public good, che è l'ambiente. E dell'ambiente si occupa il settore pubblico, siano essi amministrazioni comunali, regionali, oppure lo Stato che mantiene i parchi, le foreste, che fa la prevenzione, eccetera eccetera. Allora, il ragionamento che sta emergendo con un approccio illuminato, sperimentale, perché spesso nella pubblica amministrazione trovi delle teste incredibili, e dire: ma noi tanto i soldi li spendiamo lo stesso, noi spendiamo un botto di soldi in prevenzione del rischio idrogeologico. In bonifiche, in prevenzione degli incendi nei parchi, soldi a finire. E allora tu gli dici, ma noi potremmo attraverso la partnership pubblico-privata avere delle imprese fornitrici che mettono in condizione di spendere quegli stessi soldi pubblici con un impatto rigenerativo di cui abbiamo parlato prima più elevato. Ad esempio, che se devi ripiantumare per combattere il rischio idrogeologico, che è la leva numero 1, cerca di ripiantumare non con essenze generiche o tutte uguali, monocoltura, ma fallo per ricostituire la biodiversità originaria. E allora l'idea è di inserire una premialità per i progetti in funzione del loro impatto rigenerativo. Questo è il dialogo che si può instaurare e che alcune aziende illuminate stanno già cominciando a discutere. Poi faremo degli esempi più puntuali quando, nelle prossime domande. Grazie.
Passiamo invece a voi e al vostro parere. Rispetto alla domanda successiva.
Astenuti gli altri. Vabbè, allora comincio a commentare. Sicuramente La risposta numero 12 è quella che condivido di più, e ne parleremo negli esempi futuri, delle prossime domande, perché quando vi parlerò di agricoltura piuttosto che di rigenerazione urbana— però vi faccio anche un altro punto, quindi Fino ad oggi, pochi mesi o anni fa, se vogliamo, forse 1-2 anni fa, quando c'è stata questa specie di ondata di riflusso antisostenibilità, eccetera, che di matrice tutta negazionismo politico pretestuoso per distrarre, ma L'idea era che bisognava attivarsi per la mitigazione del danno ambientale. Però non c'è solo la mitigazione, c'è l'adattamento. E noi quest'anno, che abbiamo avuto questi devastanti impatti climatici, con letteralmente, oltre all'estate più calda, con danni di tutti i generi, sull'energia, sull'agricoltura, sulla salute umana, eccetera, abbiamo avuto la prova di quanto la cosa più emergente e urgente da fare è l'adattamento, la cosiddetta resilienza. Questa resilienza climatica, e non solo climatica, Però il clima è frutto dell'ambiente, perché il clima è figlio del cosiddetto ciclo del carbonio, che è uno dei servizi ecosistemici più studiati, no? L'unico modo di fissare il carbonio è la fotosintesi clorofilliana, che poi sia dei batteri nel mare oppure nelle piante su terra, ma è quella roba lì. Quando noi si parla di decarbonizzazione, di nuovo con un approccio riduzionistica, non solo non si considera che il clima dipende dal ciclo del carbonio, ma si considera come decarbonizzazione solo metà della mela, perché dici: mi concentro solo su ridurre le emissioni e non su aumentare la loro fissazione. Ma questo livello di riduzionismo è istituzionalizzato al punto che le Nazioni Unite hanno due COP, le cosiddette COP di cui leggete sui giornali regolarmente, quella sul clima e quella sulla biodiversità, dimenticando che sono due facce della stessa medaglia, perché la biodiversità, sia nella sua abbondanza e sia nella sua ricchezza, a determinare poi il clima. Chiusa parentesi. Oggi l'emergenza è talmente forte sulla resilienza che si rischia di concentrarsi solo su quella, magari, e magari di posporre la mitigazione. La buona notizia: riconoscere che la salute umana dipende dalla biodiversità è che molte delle iniziative, diciamo azioni rigenerative, funzionano altrettanto bene, hanno il doppio impatto sia sulla resilienza sia sulla mitigazione. Ed è quello di cui voglio parlare poi quando vi parlerò di agricoltura, che è la cosa che ho studiato di più.
Salto una domanda perché così ce ne rimangono due e poi preferirei, al di là della scaletta, che chi vuole farle delle domande insomma aperte, al di là di quello che abbiamo pensato.
E gliel'ho rimandato 3 volte, questa, la 5, gliel'ho già rimandato 3 volte.
Perfetto, allora ci arriviamo. Quindi ecco qua, 3 esempi di come la rigeneratività crea valore.
Sì, gliene do, gliene do 2, 2 2 o 3, va bene. L'agricoltura rigenerativa, che tutto è da lì che è partito il mio, il mio studio. L'idea era proprio quella di avere un'agricoltura di minore impatto ambientale. Pochi sanno, ricordano che un terzo circa dell'impatto delle emissioni di carbonio sono a carico del sistema agroalimentare. L'agricoltura consuma il 70% dell'acqua potabile, che rappresenta solo il 2% dell'acqua presente sul pianeta, di cui le riserve si stanno prosciugando con la siccità e lo scioglimento dei ghiacci. L'agricoltura è di gran lunga la prima causa di perdita di biodiversità, con il paradosso che il 50% delle calorie consumate nel mondo siano da parte di 3 piante, sebbene ci siano migliaia di piante edibili. È la prima di gran lunga responsabile del consumo di suolo. 50% delle terre abitabili occupate dall'agricoltura. Non c'è più spazio per avere terreni agricoli aggiuntivi. Quindi se noi dobbiamo sfamare ancora 900 milioni di persone che sono sottonutriti e gli altri 2 miliardi di persone che arriveranno da qui al 2050, dobbiamo meglio gestire il sistema agricolo che abbiamo in essere in questo momento. Quindi questa era l'idea iniziale e mi sono imbattuto sulla teoria rigenerativa, che si basa su un paradigma dell'agricoltura antica, se vogliamo, prima di quella della rivoluzione verde che oggi chiamiamo convenzionale. L'agricoltura convenzionale si basa sulla monocultura ad alta produttività, ad alta intensità di agrochimica. L'agricoltura rigenerativa si basa sul nutrimento del suolo come risorsa. L'agricoltura convenzionale potrebbe essere anche polistirolo, va bene lo stesso, perché tanto gli dai la chimica. Deve essere solo un supporto fisico per tenere l'impianto radicale delle piante. Nell'agricoltura rigenerativa no, è tutta la biodiversità del suolo, il cosiddetto microbiota, che è responsabile della fertilità, delle difese naturali contro i patogeni, gli infestanti, della struttura del suolo contro l'erosione, della idratazione del suolo contro la siccità e altre, anche le ondate di calore. Secondo, diciamo, principio di base dell'agricoltura rigenerativa, è tutta basata su quella che chiamo la biodiversità sistemica: la già menzionata biodiversità del suolo, la biodiversità aerea con i microrganismi, gli insetti, gli uccelli che pollinano, ma che fanno anche la lotta biologica perché si mangiano l'uno con l'altro. La biodiversità varietale, perché se io c'ho una pianta di ulivo e tutte le altre sono uguali, se ne ammala una muoiono tutti, come è successo in Puglia. Se invece le piante sono diverse tra di loro, quella che si ammala muore, l'altra invece magari pure si fortifica. Quindi è sbagliato il monocultura monovarietale, non solo monocultura ma monovarietale. La biodiversità agricola, non coltivare monocultura ma con diverse piante che si integrano tra di loro vicendevolmente, simbioticamente. Ed infine la cosiddetta biodiversità ecosistemica, in cui tu hai le sinergie tra la terra coltivata e le riserve naturali limitrofe, che sono un serbatoio che produce acqua, che produce ombra, che produce umidità attraverso l'evapotraspirazione, che è un serbatoio di micro, di biodiversità, di microrganismi, di insetti che poi producono servizi ecosistemici nella piantagione. Questi sono i paradigmi, e i 3 paradigmi, ribadisco, della— no, scusa, l'ultimo 3 paradigmi è la sostituzione dell'agrochimica con la microbiologia. Quindi uso invece che fertilizzanti minerali o pesticidi chimici, magari uso la lotta integrata piuttosto che bioattivatori, roba di origine microbiologica. Ecco, quando ho finito questo studio ero contento, stavo per chiudere, mi sono imbattuto in una raccomandazione standard dell'Intergovernamental Panel on Climate Change: sempre cercare un co-beneficio sociale. Ho detto, eh no, devo ricominciare da capo. E quindi ho anche fretta di chiudere. Ma quale può essere il co-beneficio sociale di un'agricoltura più pulita, più rigenerativa? Ovviamente la salute. Quindi il binomio salute del suolo, salute umana. Una ci viene facile, perché se io c'ho meno residui nei cibi di pesticidi, che sono tossici e che sono l'innesco dell'infiammazione— l'infiammazione è l'inizio di tutte le malattie non comunicabili. Cardiovascolare, cancro, diabete, neurodegenerative. Di gran lunga è la prima causa di mortalità e di costo per la salute pubblica. Oltre 50 milioni di morti all'anno da questo. Togli le cause dell'infiammazione, avrai meno infiammazione, la gente starà meglio. Ma questo vuol dire produrre cibi più salutari. Salutare vuol dire che non causa danno alla salute. Il mio sogno è riuscire a dimostrare, magari qualcosina riuscirò a dimostrare, almeno a livello di prototipo, che i cibi coltivati in modo rigenerativo siano più benefici, che significa protettivi per la salute. Perché dovrebbe essere così? Perché la pianta c'ha l'equivalente di un sistema immunitario. Noi incorporiamo il veleno e poi i nostri microfagi vanno a ucciderlo. Poi intanto l'abbiamo messo dentro. La pianta lo respinge come una puzzola, dice vattene via. Lo fa producendo delle sostanze che si chiamano fitochimici. Fito, pianta, chimici. Questi fitochimici alle volte possono essere dei veleni terribili, ma altre volte delle sostanze molto benefiche per noi. O perché sono antiossidanti, o perché sono antinfiammatorie, che sono due cose diverse. E la pianta, quando tu la tratti come un umano viziato, se tu— non sarà— smetterà di fare niente se fai tutto per lui, se lo porti in giro con la carrozzina, che so io. Se invece lo metti nelle condizioni di doversi difendere da sola, la pianta ha delle belle difese. Quindi pianta che deve autodifendersi produce più sostanze bioattive benefiche per la salute, migliore non solo, non c'è più danno per la salute ma anche un beneficio. Questo sarebbe ciò che si vuole dimostrare. È possibile? Abbiamo questo detto popolare: una mela al giorno toglie il medico di torno. E la frutta e la verdura sono il primo elemento di studio. Perché queste sostanze bioattive, questi fitochimici, stanno di solito sulle bucce. Allora, riusciamo a dimostrare che una mela rigenerativa o biologica ha più sostanze antiossidanti nella buccia rispetto a quella che non lo è? Piuttosto che il pomodoro, qua in Emilia-Romagna grande produzione, soprattutto in Emilia, di pomodori c'è licopene. Possiamo dimostrare che il licopene, potentissimo antiossidante, è maggiormente presente in agricolture di— ecco, questo è quello che si vuole produrre come conoscenza. Ma la gente già l'ha capito, perché il boom, per esempio, dei prodotti biologici è perché il consumatore non pensa solo di essere buono per l'ambiente, ma di trarne un cibo più salutare. Va bene, quindi questo è un esempio. L'altro esempio è quello della— me ne ha chiesti 3, i 2 sono interdipendenti— è quello della rigenerazione urbana. Allora, la città è più sostenibile delle campagne. Cioè, questo so che vi Perché tutto più concentrato e quindi le risorse pro capite sia per il riscaldamento sia per la mobilità, per tutti i servizi, sono meglio efficientati. Questo sulla parte circolarità, ma sulla parte della rigenerazione le città sono diventate troppo poco verdi. Le città possono diventare più verdi delle foreste perché possono avere il verde anche sulla dimensione verticale. Dal suolo ai tetti, terrazzi, tutto può rinverdirsi. Possono avere delle essenze le città che fanno bene alla salute, oltre che anche alla salute mentale, eccetera. Quindi questo è quello che adesso stanno partendo come razzi, perché sono terrorizzati di vedere che la gente ti schianta per strada dal caldo, quando si sa che ti metti in una piccola oasi urbana di anche 10-15 metri quadrati, stai molto meglio. Ma poi, legato alla città rigenerativa, c'è l'agricoltura, c'è l'architettura, terzo esempio, rigenerativa. Se io faccio la casa di legno, fisso carbonio per sempre, faccio una casa in cui le essenze che traspira il legno le resine, eccetera, sono benefiche per la mia salute, mi fanno star bene anche a livello psichico, c'è più benessere e più salute. Riesco a dimostrarlo? Cerchiamo le correlazioni e le troveremo, e così via. Ma questi sono 3 esempi concreti in cui ti dici: ti correlo il modo col quale hai prodotto la risorsa rigenerativa con l'impatto sull'umanità, sulla società.
Di queste tematiche con competenza e nel merito e fanno queste connessioni. Lo dico davvero con franchezza, insomma, non perché lei è qui, ma perché di solito sono altri tipi di ragionamenti: la competitività, la burocrazia che impedisce, l'energia. Ok, volevo un po', anche per gli orari, perché poi ci aspetta anche un piccolo rinfresco, ahimè dobbiamo saltare una domanda, ma sarà così più curiosità per chi vuole approfondire, approfondirlo nel libro. Fare intanto l'ultimo feedback da parte dei partecipanti sulla domanda 6 e poi dopo ridò la parola subito tema cultura, impresa rispetto a questi contesti.
Vai, perché gliel'ho rimandata altre volte. La 5, mettiamola un secondo, perché lì quando parliamo di competitività io ci tengo tantissimo che alla fine ci sia la quadratura del cerchio. Qua, se è una questione questa del dell'approccio. Qual è la domanda? La 5, perché non sta scritto qua.
Le imprese sono nodi di trasformazione, che sostenibilità è competitività, cose che ultimamente invece vengono viste—
Perfetto. Allora, qua parliamoci chiaro, è una questione di semantica e anche di orientamento politico, perché ahimè questo argomento è stato eccessivamente politicizzato. Quindi adesso, se tu guardi, che ne so io, a sinistra parli di sostenibilità, se guardi a destra parli delle stesse cose e parli di competitività. Dove sta il punto di raccordo? Nei soldi. Allora, innanzitutto ci sono delle teorie economiche che non sono fallaci, no? Si dice teoria che l'impresa deve assicurare profitti. L'azionista non ricerca i profitti, l'azionista ricerca il valore di cui i profitti sono una componente. Ma io potrei avere un valore che cresce anche tantissimo senza produrre profitti, come esempio sono tutte le imprese innovative che vengono avanti a partire dal paradigma adesso dell'intelligenza artificiale. Sta crescendo con un valore trilionario, ma con zero profitti. Quindi se parliamo di valore, allora la formula con la quale misurare il valore è quella dei flussi di cassa attualizzati. Flusso di cassa, ricavi meno costi attualizzati al costo del denaro medio ponderato. Io sono un'azienda non sostenibile Va bene, perdo i clienti perché quelli magari vogliono la roba sostenibile, oppure gli devo dar più sconti per trattenerli. Viceversa, sono un'azienda rigenerativa, un B Corp, ho un plus reputazionale, maggiore fiducia, fidelizzazione e redditività più alta, margini più alti. Io sono un'azienda non sostenibile, ambientali che oggi devo pagare, perché non è più il mondo di ieri dove inquinavi i suoli, le falde, e dopodiché ciao. Adesso ti sbattono in galera, uno, e poi paghi tutto fino all'ultimo, l'ultimo centesimo. E cosiddette liabilities. Se sono un'azienda sostenibile, non causo questo genere di danni e quindi minori costi. Tra l'altro, l'agricoltura rigenerativa, che poi non vi ho finito, è meno cara. I fattori dell'agricoltura convenzionale ormai sono ben più cari di quelli rigenerativi, per cui molti degli agricoltori stanno migrando velocissimamente al rigenerativo perché costa di meno, e in più producendo cibi migliori lo vendono più caro. La magia. More than you can dream. Ed è così. E stessa cosa vale per le imprese. Allora, a questo punto tu ti ritrovi che due imprese, magari a parità di fatturato, una c'ha i margini più alti dell'altra. E tu attualizzi questo margine, che è il flusso di cassa, l'EBITDA, al costo medio del capitale. Il costo del capitale è notoriamente direttamente proporzionale al livello di rischio. Azienda sostenibile più rischiosa, costo capitale più alto. Costo capitale più alto, il flusso di cassa attualizzato ti viene più piccolo. Quindi è finanziariamente conveniente, possiamo mettere, che non perseguire la sostenibilità, il modello rigenerativo. Peter Drucker che è stato il padre della teoria manageriale, disse una frase sbalorditiva: che l'unico scopo di un'impresa è la sopravvivenza. Allora dimmi tu come un'impresa può sopravvivere se non è sostenibile, che non è in grado di garantire neanche, al di là dell'impatto sulle future generazioni, la sua stessa continuità d'impresa. Io ho questo problema col caffè: il 50% delle terre coltivabili a caffè non lo sarà più da qui al 2050, Volete forse che non mi occupo di sostenibilità? Che magari 100 anni di storia aziendale vadano a finire— ecco, quindi sarebbe altamente mio non farlo. E la sostenibilità di fatto nel business è una grandissima fonte di costruzione di valore finanziario che si deve ribaltare sui titoli, sul valore dell'impresa. Ma anche le aziende agricole rigenerative siccome sono meno, sono più resilienti al cambio climatico, hanno una produttività più alta, costi di produzione più bassi, prodotto migliore, guess what? L'impresa agricola vale più soldi. E quindi oggi tu hai una bellissima azienda agricola, magari che però non è rigenerativa, la vendi meno cara di quella rigenerativa, la porti accanto. Ecco, quindi questo è competitività attraverso il risk management. Difatti noi siamo dell'idea, adesso ragionando a livello di fondazione, non parliamo più di rigenerazione, ma parliamo di resilienza attraverso la rigenerazione. Perché io attraverso la rigenerazione creo resilienza climatica, ambientale, sanitaria, finanziaria, eccetera eccetera. Parliamo di quello. Quindi il risk management, come direbbero gli assicuratori.
Ottima, una serie di messaggi molto, molto importanti. Sentiamo l'ultimo parere alla risposta alla domanda 6, però, perché la accorpiamo. Prego.
La sei? Ah, ma non è quella della cultura, no? Rossetti, che è agganciata a questa. Noi qui siamo a Modena, che è una delle grandissime capitali del, del made in Italy di eccellenza. Dall'agroalimentare ai motori. Siamo nella crocevia della Motor Valley, della Food Valley, della Wellness Valley, del Fashion Valley, tutto quello che volete. Tutto questo è quella volta che noi ci siamo incontrati a Sassuolo. Ero l'ambasciatore, se vogliamo, del Made in Italy. Oggi lo sono della rigenerazione, ma sono il mio le mie due grandi passioni. Tutto questo è il saper fare. Allora, così come è difficilissimo fare l'orologio, la Grande Complication di 692 pezzi, 10 anni di sviluppo. Oggi scherzavo con Bottura che ci ha presentato un dessert che era, ho detto, guarda, quasi meglio della tua Ducati. No, Tra Ducati, Ferrari, eccetera eccetera, c'è un saper fare che si tramanda di generazione in generazione. Questo è quello che intendo per cultura. Una volta le famiglie prendevano il cognome dal mestiere, oggi non più. Oggi addirittura siamo in uno stato di pseudo-idiozia sociale in cui il lavoro è un disvalore quasi, perché tanto i giovani vengono pagati per non lavorare, o cose del genere. Non esiste. Il saper fare è quello che ha creato la civiltà, il progresso, eccetera. E quindi noi che cosa stiamo dicendo alle imprese? Perché questo libro è rivolto alle imprese, perché la Regenerative Societies Foundation è una fondazione di imprese che parla alle altre imprese. Cerchiamo di mettere sulla, come si chiama, on stage i più bravi che hanno già fatto delle cose, tipo aziende pazzesche qua del territorio, come mi viene in mente Aboca nel mondo della bellezza. Piuttosto, scusa, no, Aboca non è in Toscana, è in Toscana, è al confine in Toscana. Il nome Davines, mondo della bellezza. Aboca nella parte della fitofarmacia, eccetera, ma Chiesi piuttosto che tante altre, anche aziende che magari non sono nella fondazione ancora. Cioè, mi viene in mente molte aziende del food, cioè da Mutti, la stessa Barilla, eccetera. Ecco, questi saper fare, l'idea nostra per vedere quanto fattibile è che impari a costruire, a sviluppare prodotti e servizi rigenerativi. Tutto qua. Una volta che hai imparato, poi ti viene da sé. Sarà un po' più complicato, ma funzionerà. Ed è proprio per questo che l'Italia, con il suo ingegno e il suo saper fare di cultura millenaria, è il paese che più di tutti ha le chance di essere il promotore di questo modello rigenerativo.
Grazie. L'ultimo, davvero ultimo feedback rispetto ai cambiamenti culturali, così sentiamo il vostro parere su quali sono le politiche più efficaci che servirebbero. Così abbiamo l'ultimo commento di Andrea Illy. Sì, sì.
No, ma è una cosa triste. Tre volte, anzi un po' più, in macchina. Sì, sì, sì. A me sembra che siamo fermi. La 12 sicuramente sul lungo termine è la più efficace, e la 4 sul breve. Cerchiamo di far tutte e due. Io vado nelle scuole a parlare con i ragazzi studenti del liceo e alle volte mi, come si dice in inglese, challengeano, perché mi sfidano, perché magari ne sanno più di me. E poi ho scoperto perché, perché uno dei nostri partner della fondazione, che è il ministro Fiaramonti rese obbligatoria nelle scuole, nel percorso curriculare, la, diciamo, ecologia, chiamiamola così. E quindi i ragazzi spesso ne sanno più dei genitori, e quando ascoltano questi argomenti— ma stiamo parlando di ragazzi di 13, 14, 15 anni— quando ascoltano questi argomenti capiscono tutto. Controbattono e ascoltano vivamente. Quindi io sono molto ottimista, anche perché loro, poiché possono accedere a tutte le conoscenze che vogliono fin dalla nascita sul digitale, meglio di quanto non facciamo noi, e quindi hanno una consapevolezza sia dei problemi e dunque anche una capacità di trovare le soluzioni che noi non abbiamo. E vedo che molti di loro, anche nelle loro abitudini di consumo, nel loro modo di pensare, giudicare, eccetera eccetera, negli stili di vita, sono già improntati all'economia rigenerativa. Quindi sono molto fiducioso che non con un approccio top-down pianificato, ma con un approccio più bottom-up spontaneo, anche alle volte imprevedibile, arzigogolato, la società rigenerativa si sta già formando. Ed è questo l'esercizio del libro, che non è un'esortazione, sono casi già esistenti. È come uno spiedino in cui abbiamo messo i settori anche più improbabili, più bastardi, no? Perché per esempio uno dice, voi avete qui a Sassuolo il settore super energivoro che consuma risorse non organiche, quello delle piastrelle. Anche loro, e noi abbiamo parlato altri esempi, hanno la possibilità di adottare— abbiamo parlato per esempio nel metallurgico, la— come si chiama— siderurgico, con le ferriere che adottano un approccio rigenerativo e coltivano i salmoni, delle perché c'è l'acqua riscaldata di raffreddamento degli altiforni. Cioè, si può fare tutto il contrario di tutto, così come chi va a estrarre nelle miniere può rigenerare gli ecosistemi circostanti, eccetera eccetera. Si può fare, e ci sono tanti che lo stanno già facendo, e molti di quelli che lo stanno già facendo sono inconsapevoli. Quindi noi abbiamo già un esercito di imprese rigenerative, e il nostro compito sarà anche a livello di fondazione di andare a farglielo scoprire e farli entrare come membri della squadra. Grazie. Io scappo verso Trieste perché è lunga.
Bene, grazie Andrea Illy.
Penso che gli spunti siano stati tanti. Mi aggancio all'ultima cosa. Stiamo facendo, molte imprese fanno senza magari definirsi rigenerative, quindi il messaggio è di positività e ce n'è bisogno. Quindi grazie a voi ancora della presenza e a presto.
More from Andrea

Feuromed 2026 - Monica Giandotti intervista Andrea Illy - Presidente di Illycaffè

Regeneration 20|30 Forum - Visioni di rigenerazione / Visions of regeneration - Illy / Vineis

Tutto quello che DOBBIAMO CAPIRE sul FUTURO della RIGENERAZIONE – con Andrea Illy

Multiplying impact series: a compelling vision for the circular economy with Andrea Illy






