In this Italian‑language monologue, Andrea Illy explains why sustainability is the core competitive strategy for Illy. He links coffee quality to regenerative agriculture, describing Illy’s pioneering work in restoring soils and ecosystems. He then outlines Illy’s circular industrial model, which relies on renewable energy and a closed‑loop system for packaging materials. Social sustainability is presented as paying coffee producers higher prices to ensure their prosperity. Illy reflects on the messages from the recent COP, emphasizing that climate action must address the broader health of ecosystems—soil, water, biodiversity—rather than focusing solely on decarbonisation. He critiques the current geopolitical landscape: a fragmented Europe that cannot fully fund its Green Deal, a United States that denies climate problems, and a technologically dominant China, all of which hinder a unified global agenda. Despite these challenges, he notes that cleantech and circular value‑chains have become more cost‑competitive than conventional alternatives. He warns about a rebound effect, where heightened attention to climate denial may paradoxically push regeneration to the centre of public debate. Finally, Illy promotes his new book, “La società rigenerativa: correggere il corso del progresso,” arguing that humanity must move beyond a linear, extractive economic model—currently consuming more than twice the Earth’s regenerative capacity—to a regenerative society, especially as global consumption and GDP are projected to double by 2050.
Chapters
TranscriptAuto-generated · 4 min
La sostenibilità per Illy è la sua strategia. È un fattore di competitività perché qualità e sostenibilità sono due facce della stessa medaglia. Per coltivare il caffè di alta qualità abbiamo bisogno di farlo in modo sostenibile, a partire da come curiamo le piantagioni con l'agricoltura rigenerativa, di cui noi siamo stati pionieri e siamo entusiastici sostenitori. Aggiungerei la circolarità invece della parte industriale, quindi dall'energia rinnovabile e al riciclo totale, integrale, perpetuo dei materiali di imballaggio. Questi sono i capisaldi ambientali. Poi c'è la sostenibilità sociale che vede sostanzialmente mettere al centro i portatori di interessi e in particolare i produttori di caffè, pagarli di più in maniera che possano avere più prosperità. I messaggi che sono emersi alla COP per le imprese sono: uno, che non c'è solo la decarbonizzazione, ma c'è anche tutto il resto dell'ambiente. Difatti è stata organizzata nel cuore degli ecosistemi vitali, che è la foresta amazzonica, per dare risalto anche al ruolo che ha la terra, il suolo, l'acqua, la biodiversità e l'inquinamento sulla crisi climatica, che è una conseguenza di una ben più vasta crisi ambientale. Questo è il pensiero, al di là degli accordi, un pensiero che e più sistemico che va nella direzione giusta. E anche le imprese devono organizzarsi. Per le imprese risulta naturale organizzarsi per essere circolari nelle loro catene del valore e usare le cleantech, perché questo fa parte del loro core business. Ma devono entrare nell'ordine di idee di rivitalizzare o contribuire a rivitalizzare ecosistemi vitali. Nel contesto geopolitico attuale c'è un po' di complessità, Perché abbiamo un'Europa che non riesce a sostenere il suo Green Deal, abbiamo gli Stati Uniti che negano l'esistenza di qualsiasi problema ambientale o climatico, e abbiamo la Cina che ha un'egemonia tecnologica ormai. Il problema è che i tre non collaborano più ad un'agenda globale, anzi tendono semmai a volerla sfasciare. E questo è un po' un problema, ma che vediamo contingente. Uno, perché tante cose vanno avanti lo stesso. Due, perché molte tecnologie, a partire dall'energia rinnovabile al riciclo e in generale le catene di valore circolari, sono diventate molto più competitive del convenzionale. E poi c'è questo effetto rebound, che tu più polarizzi l'attenzione, cerchi di distogliere l'attenzione da un problema, più in realtà l'attrai. Quindi questo effetto rebound rispetto al negazionismo climatico in corso porterà in realtà la rigenerazione al centro del dibattito a breve. Questi temi di cui abbiamo dibattuto sono trattati in questo libro, che è la mia ultima creatura, La società rigenerativa: correggere il corso del progresso, perché in realtà non si tratta di fare una banale transizione, ma si tratta di cambiare veramente il corso del progresso, il quale In questo momento è ancora indirizzato verso il modello economico estrattivo e lineare che distrugge capitale naturale al crescere del capitale finanziario ed è insostenibile perché già adesso noi consumiamo più del doppio di quanto la Terra riesca a rigenerare in un anno e il PIL è destinato a raddoppiare ulteriormente da qui al 2050. Ora dire che dovremmo consumare 4 Terre all'anno non si può fare. Perché creerà talmente tante delle discontinuità, e sempre più dirompenti, per cui noi dobbiamo cambiare modello di sviluppo.