Regeneration 20|30 Forum - Visioni di rigenerazione / Visions of regeneration - Illy / Vineis

The session, moderated by Cristina, brings together Andrea Illy (president of Illy Caffè and co‑president of the Regenerative Society Foundation) and Paolo Vineis (scientific director of the Foundation) to present and discuss the vision, scientific basis, and practical pathways for a regenerative economy. Andrea explains why the term “regeneration” is preferred over “sustainability,” using the metaphor of a depleted personal “crapa nuda” and the Earth Overshoot Day to illustrate humanity’s over‑extraction of natural capital. He outlines the Foundation’s mission: to create a business model that restores ecosystem services, embraces circularity, and places well‑being at the core, positioning companies as the primary agents of change. He details the three guiding principles—circularity, ecosystem restoration, and well‑being—and stresses the need for interdisciplinary, systemic approaches. Paolo adds the scientific perspective, describing the cascade of climate‑driven crises (policrisi) that link biodiversity loss, infectious disease, mental health, micro‑plastic contamination, and social instability. He highlights knowledge gaps, especially around biodiversity and ecosystem services, and calls for convergence across disciplines via knowledge hubs such as the Imperial College Convergence School. The dialogue then returns to prioritisation: Andrea cites Johan Rockström’s three climate priorities (phase‑out fossil fuels, carbon sequestration, ecosystem regeneration) and argues that regeneration should be the focal point. Both speakers acknowledge the difficulty of influencing policy, suggesting that broad societal convergence—businesses, youth movements, civil society, and academia—is the most effective lever. The session concludes with concrete ways to join the Regenerative Society Foundation: participating in forums, reading Illy’s book “La Società Rigenerativa,” and the Foundation’s market‑monitoring initiative to recruit regenerative companies into a growing community.
Chapters
TranscriptAuto-generated · 35 min
Buonasera, anzi buongiorno a tutti, è un piacere essere qua. Avevo avuto la fortuna di tenere a battesimo la Regeneration Society 2030 nel 2020 e quindi è interessante segnare il punto sul viaggio oggi, a che punto siamo di questo percorso. È stato fatto tanto lavoro, tanta ricerca Verranno condivisi strumenti pratici, informandoli prima però della visione. Perché si parla di rigenerazione e non sostenibilità? Nel cercare la metafora giusta mi è venuto in mente che ce l'ho in testa: la mia crapa nuda. Io ho una crapa nuda perché ho spinto come una matta per cercare di accelerare la transizione verso il nuovo paradigma, finché l'accelerazione delle crisi mi hanno battuta al traguardo. E ho intaccato il mio sistema rigenerativo, al quale avevo tolto più risorse di quelle che avevo. E noi stiamo facendo la stessa cosa al pianeta. Per cui non si può parlare di sostenibilità, che significa il coesistere armoniosamente con tutte le altre specie a lungo termine. Conoscerete tutti l'Earth Overshoot Day, quel giorno che indica quando entriamo a debito con la natura. Per cui è per questo che bisogna parlare di rigenerazione, che è un termine che viene dalla biologia e indica quella capacità di una cellula, di un tessuto, di rigenerarsi. Per cui oggi parleremo in modo molto pratico di, appunto, visione, affinché possiamo tutti sentirci capaci di partecipare alla rigenerazione di questi ecosistemi, del nostro meraviglioso pianeta che è estremamente sofisticato forte, resiliente, ma ha dei punti di svolta e capire come intercettarli prima di superarli è una grande sfida. E quindi nell'invitarvi all'ascolto attivo, perché questa non è proprio una tipica conferenza, ci sarà a fine giornata l'opportunità di lavorare insieme, di fare gruppo, per cui nell'ascolto attivo metteteci dentro anche il vostro sentire. Siamo abituati come persone, diciamo, in controllo della vita di mettere il sentire da parte. No, come organismi noi siamo molto più pilotati dal nostro sistema nervoso di quello che pensiamo. E quindi con un approccio olistico apriamoci mente e cuore e diamo avvio a questa giornata che vuole comunque trasformare un pezzettino del nostro percorso. Dopo aver appunto parlato delle fondazioni della Regeneration Society e del manifesto che è stato creato, passeremo all'azione con modelli di impresa, governance, strumenti di finanza, misurazione e benessere. Il benessere è il punto di partenza, come sentiremo, ma è anche il punto di arrivo. Cioè, quando stiamo bene, lo sappiamo, è abbastanza ovvio, prendiamo delle decisioni migliori, siamo ben connessi tra le nostre varie parti. E ci saranno, avrete tutti questo che vogliamo che voi apriate. E questa parte bianca deve essere piena di parole chiave che durante ogni sessione voi scriverete. Potrete condividerle se vi piace condividere il vostro percorso, come ormai si fa sui social media. Potete condividerlo con voi stessi, potete condividerlo ai tavoli di lavoro, perché poi sulla base di come avete compilato questo vi unirete ai tavoli tematici. E invece nota di servizio per chi avesse bisogno, aspettiamo la slide, c'è un traduttore di cui potete scaricare l'app, eccolo qua, Interprefy. Abbiamo oggi la giornata interamente in italiano tranne una sessione, perché due relatori dialogheranno ed è molto più semplice anche per voi farlo in una lingua, per cui chi teme di magari non cogliere tutto sia sicuro di usare questo strumento. Allora, a dare avvio a questa giornata partiamo quindi con la visione della rigenerazione Chiamo qui Andrea Illy, che è presidente di Illy Caffè e co-presidente della Regenerative Society Foundation. Prego, Andrea. Lo sappiamo, credo che lo sappiate tutti, le aziende familiari sono per loro naturale connotazione portate a ragionare a lungo termine. E ne sa qualcosa Andrea, che è terza generazione alla guida dell'azienda che porta il suo nome, e innovare passa per forza per un approccio rigenerativo. E peraltro è autore di un libro che è La società rigenerativa, che trovate fuori. Insieme ad Andrea chiamo Paolo Vinais, che è direttore scientifico della Regeneration Society Foundation, E l'analisi dei fattori ambientali e il rapporto di salute e cambiamento climatico sono il suo perché, in quanto lui è responsabile dell'unità di epistemologia ambientale all'Imperial College di Londra. E non epistemologia, giusto? C'è una grande, sottile differenza, ma grande differenza. Bene, allora chiediamo prima ad Andrea di presentarci la sua visione della rigenerazione generazione, e poi passeremo la parola a Paolo.
Grazie Cristina, fantastica presentazione, quasi quasi mi viene voglia di non aggiungere niente. Benvenuti a tutti, che gioia quanti siete, grazie. E chi mi conosce sa che di solito faccio discorsi abbraccio, oggi no perché ho voluto un po' pesare le parole. E quindi leggerò. Allora, la Regenerative Society Foundation è una fondazione di imprese animate da un forte senso di responsabilità. Già questo è unico perché non ci sono tante fondazioni di imprese. Nel 2020, nel momento più duro del dopoguerra, Temendo che dopo la crisi l'insostenibilità sociale, ambientale ed economica sarebbe ulteriormente peggiorata, come poi è effettivamente avvenuto, ci siamo mobilitati per cercare una via. Avevamo una vision forte: la rigenerazione, andare oltre la decarbonizzazione, con un modello rigenerativo che potesse essere risolutivo sia a livello sociale sia ambientale. E volevamo che questo modello fosse applicabile in tutte le attività economiche. All'inizio sembrava impossibile e non trovando modelli preesistenti abbiamo iniziato a studiarne uno nostro. Che potesse dare delle risposte a tutto tondo, abbracciando tutti i punti di vista: ecologico, economico, climatico, filosofico, finanziario, fisico, geopolitico, imprenditoriale, organizzativo, politico, sociale, tecnologico e quant'altro. Siamo qui oggi a metà percorso perché sono passati 5 anni, un giro di boa. Rispetto al traguardo che la Fondazione si era prefissata con Regeneration 2030 al momento della sua costituzione. Apro dunque questo forum dandovi le risposte che abbiamo sin qui trovate, con l'auspicio che vengano discusse, ampliate, approfondite, e per quanto possibile condivisa. Cominciamo dal perché. Perché rigenerazione e perché Regenerative Society Foundation? Punto 1: non può esserci sostenibilità senza rigenerazione. Tutti i fattori vitali, nessuno escluso, sono assicurati dai servizi ecosistemici. Prodotti dagli ecosistemi vitali che li perpetuano tramite la rigenerazione spontanea della biosfera. Seconda risposta: il modello di sviluppo estrattivo e lineare ostacola la rigenerazione. La rigenerazione della biosfera è un processo ciclico e spontaneo, ma è limitato Dal sovrasfruttamento e dall'inquinamento che sono aumentati esponenzialmente a partire dalla rivoluzione industriale. Abbiamo perso grosso modo metà del capitale naturale e la Terra ha perso la sua resilienza irreversibilmente. La crescita esponenziale della nostra impronta ecologica ha fatto venir meno la capacità di adattamento agli shock ambientali e climatici, con effetti sempre più imprevedibili. Una crisi ambientale esistenziale. La tendenza è in peggioramento a causa dell'autodistruzione degli ecosistemi vitali. La perdita di capitale naturale è infatti in accelerazione. A causa del cambiamento climatico e conflitti geopolitici e militari, speculazione, finanche la perdita di capacità cognitive, non fanno intravedere un'inversione di tendenza. Le ricadute sulla salute, sulla sicurezza e sulle condizioni di vita dei cittadini di tutto il mondo Sono spaventose. Si stima che ci vorrebbero 2,5 ettari a testa di ecosistemi vitali per produrre gli servizi ecosistemici che ci danno da vivere. Oggi siamo scesi a circa 1,5, che è il minimo biologico. Ci stiamo privando delle condizioni vitali. È solo una questione di tempo. La forbice tra la capacità rigenerativa e la nostra impronta ecologica continua infatti ad allargarsi. Il circolo vizioso che consuma capitale naturale per produrre capitale finanziario va assolutamente invertito in circolo virtuoso. L'economia rigenerativa è rigenera il capitale naturale al crescere del capitale monetario. Può sembrare un'affermazione apodittica, ci lavoreremo sulle definizioni, ma il modello è proprio questo. Le imprese sono gli agenti del cambiamento. I cittadini sono il dante causa, ma sono le imprese che rappresentano circa 2/3 del PIL e più di 90% della capitalizzazione e dell'innovazione ad avere le chiavi della rigenerazione. La rigenerazione è un fattore fondamentale di competitività, alimenta la crescita e riduce i costi, compreso il costo del capitale. Infine, serve un'organizzazione che possa supportare le imprese nel rigenerare il capitale naturale. La rigenerazione è infatti un'esternalità, al di fuori dell'attività caratteristica. Come convertirsi allora all'economia rigenerativa? Il primo principio dell'economia rigenerativa è la circolarità, una drastica riduzione dell'impronta ecologica investendo in catene di valore circolari e in cleantech. Il secondo principio è la rigenerazione degli ecosistemi vitali: conservazione di quelli sani, risanamento di quelli ammalati, ripristino di quelli degradati. Il terzo principio è il benessere. Sono noti sia gli effetti dell'ambiente su salute, sicurezza, felicità e inclusività, sia quelli dell'istruzione sulla responsabilità sociale e ambientale. Questi principi devono essere tradotti in modelli applicabili. Il lungo processo di ideazione, concezione, condivisione, validazione, sviluppo e standardizzazione di proof of concept è un lavoro interdisciplinare e collegiale che necessita di una visione trasversale e un linguaggio comune. Che sono difficili da trovare. È necessario conciliare adattamento e mitigazione. Ove possibile vanno perseguiti assieme, sinergicamente, ma comunque non possono precludersi a vicenda. L'unico approccio possibile è quello sistemico. La trasformazione dell'economia in rigenerativa tocca tutto, Società, mercati, ambiente, tecnologia, geopolitica, politica. È un cambiamento estremamente complesso e poiché i processi complessi non sono lineari bisogna abbracciare tutti i fattori e tutte le interdipendenze assieme. È riduttivo parlare di transizioni, bisogna infatti letteralmente correggere la traiettoria del progresso. Bisogna combattere molte battaglie. Oltre che complesso, il cambiamento è oltremodo lungo e doloroso a causa delle barriere all'uscita e a quelle all'entrata, all'ignoranza, alla malafede, alla resistenza al cambiamento. Bisogna agire in modo inclusivo, intelligente e costruttivo. Le imprese rigenerative sono pioniere e lo sono su base volontaria, concorrono per aumentare la loro competitività e al contempo cooperano per migliorare il mercato. La tecnologia, intelligenza artificiale in primis, è determinante per L'AI aumenta infatti esponenzialmente l'efficienza dei processi e il problem solving. Serve un knowledge hub per supportare queste sfide. Le imprese hanno infatti bisogno di condividere la conoscenza, di misure, di raccogliere dati e di una rete di partner specialisti di rigenerazione. In conclusione, cosa sono e cosa fanno l'impresa rigenerativa e la Regenerative Society Foundation? L'impresa rigenerativa investe in modo sistemico in benessere, prosperità e rigenerazione. Restituisce dunque più di quanto prende. Custodisce il patrimonio più prezioso: la vita e il futuro. La Regenerative Society Foundation è un think tank in evoluzione verso una fondazione d'impatto. Fino ad oggi abbiamo studiato business case e nuovi modelli di business. Dal prossimo anno saremo impegnati anche nel moltiplicare l'impatto collettivo ingaggiando un numero sempre più significativo di imprese e assistendole nel massimizzare il loro impatto specifico. Il nostro obiettivo comune è la scalabilità rigenerativa. Cateni del valore circolari e cleantech hanno dei ritorni prevedibili, mentre la rigenerazione sociale e ambientale, come abbiamo detto, non non rientra nell'attività caratteristica delle imprese. RSF sarà, darà dunque supporto: 1, nell'esternalizzare queste attività; 2, nell'ottenere ritorni economici; 3, nel mettere a disposizione strumenti finanziari adeguati; 4, per i rapporti con le istituzioni. Le idee sono chiare, non abbiamo più scuse per non agire. Ricordo infatti la citazione di Albert Einstein: il mondo è un posto pericoloso non a causa di quelli che fanno del male, ma per quelli che stanno a guardare senza fare nulla. C'è anche un detto africano che ci unisce qui oggi: se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano andiamo assieme. Buon forum.
Grazie Andrea. Adesso chiediamo a Paolo di spiegare come la scienza può informare questo modello di impresa.
Dubbi? Io sono, non mi conoscete, sono Paolo Bineis, non sono epistemologo.
No, ho sbagliato.
Forse sono epistemologo della domenica perché in qualche modo coltivo anche un pochino l'epistemologia, ma sono epidemiologo, quindi mi occupo di sanità pubblica. E pertanto Andrea e altri hanno ritenuto che io potessi essere d'aiuto in quanto scienziato della sanità pubblica per la fondazione di cui sono direttore scientifico. E abbiamo messo insieme un comitato scientifico, direi, di un certo peso, e molto multidisciplinare. Dunque, prima di tutto, questo è forse, spero di essere in linea con l'intento, lo slogan di questa manifestazione, cioè vogliamo passare dal modello concettuale che abbiamo sviluppato negli ultimi 5 anni ad una pratica reale, e cioè alla proposta e messa in pratica di un modello di business che sia esportabile, basato sui presupposti del modello teorico e su presupposti scientifici che il comitato scientifico si ritiene possa portare. La figura che vedete a sinistra— scusate se io presento delle slide, ma per noi scientifici è più semplice. Gli epistemologi sono anche in grado di parlare senza slide.
Me la porterò dietro.
Questa figura a sinistra viene da una pubblicazione dell'Accademia Nazionale delle Scienze americana, prima che subisse interventi censori, e trovo che rappresenta molto bene in fondo la filosofia della nostra fondazione, cioè il fatto che il cambiamento climatico, che non è l'unico problema che ci troviamo ad affrontare, a una serie di eventi a cascata, a valle, che riguardano da un lato la biodiversità, le malattie infettive, la salute delle persone, problemi fisici o di salute o anche mentali, ma dall'altro problemi sociali, disuguaglianze economiche, dislocazioni delle persone, grandi migrazioni, conflitti. Non siamo in grado di quantificare quanti conflitti sono insorti a causa del cambiamento climatico. È molto difficile questa operazione scientifica di attribuzione dei fenomeni come i conflitti e le guerre al cambiamento climatico, ma sicuramente una relazione causale esiste. E poi la fragilità degli stati fino al collasso dei sistemi. Questo è un problema che riguarda noi, le persone attualmente presenti nel mondo, ma riguarda soprattutto le future generazioni, lo potete facilmente immaginare. È un'eredità che noi lasciamo, se non interveniamo drasticamente, alle future generazioni. Quindi penso concretamente ai miei nipoti. Questa è una figura dell'IPCC, del Panel Intergovernativo per il Cambiamento Climatico. Questi sono i costi umani in termini di malattie, ovviamente non mi soffermo, ma Un po' tutti i sistemi organici del nostro corpo sono o possono essere afflitti dal cambiamento climatico e da tutte quelle altre trasformazioni del pianeta, prima fra tutte la perdita di biodiversità, che si stanno verificando e che hanno un impatto sulla salute. Mi riferisco alle ondate di calore, mi riferisco agli agenti infettivi, alla diversa distribuzione dei pollini e quindi delle malattie allergiche, agli inquinanti ambientali. C'è un'interazione perversa, diciamo così, tra inquinamento ambientale e cambiamento climatico e perdita di biodiversità. Mi riferisco poi a problemi psicologici e psichiatrici, ansietà e vere e proprie patologie neurologiche e psicologiche. Per dare un'idea del fatto che non parliamo solo di cambiamento climatico, il problema delle microplastiche non è ben definito, ci sono grandi problemi di misurazione, ma trovo questa figura piuttosto inquietante. Anche questa figura viene da una rivista prestigiosa, Nature Medicine, che fa vedere come la presenza di microplastiche nel cervello, sono quei pallini bianchi, è aumentata nel corso del tempo ed è stata anche in questo caso da parte di questi autori associata alla demenza, cosa che innesca un circolo vizioso perché se diventiamo tutti dementi non possiamo accorgerci del cambiamento climatico e trovare delle soluzioni. Ovviamente è una battuta, però il declino cognitivo può essere uno dei fenomeni a valle delle trasformazioni ambientali. Per tutti questi motivi il gruppo di Rockström e vari altri scienziati parlano di policrisi, cioè vogliono attirare la nostra attenzione sul fatto che il cambiamento climatico è all'ordine del giorno, però ci sono tanti altri fenomeni ad esso collegati E appunto riassunti nel termine policrisi. Mi impressiona questa diapositiva che fa vedere come la massa antropogena, antropogenica, fatta da tutti i manufatti umani, ha superato la biomassa. Quindi ci sono più manufatti umani sul pianeta, asfalto, cemento e così via, di quante non ci siano animali piante, batteri, eccetera. Il superamento è avvenuto nel 2020. Va bene, questa è l'ultima diapositiva. Perché riteniamo la rigenerazione necessaria? Questo è un po' il punto di vista della Fondazione, ma anche del Comitato Scientifico, e cioè, come diceva prima Andrea, quella che si chiama appropriazione umana della produzione primaria netta, cioè della capacità del pianeta di rigenerare la biosfera, è circa il 24% all'anno, che è una quota notevole e che può, oltre un certo limite, condurre al collasso della biosfera. Tra il 20 e il 40% della terra sul pianeta è degradata, Solo il 3% degli ecosistemi del mondo sono ecologicamente intatti, un quinto dei paesi sono al limite del collasso dei sistemi naturali. Interessante, ha accennato a questo anche Andrea, il fatto che in una situazione del genere il capitale naturale può assumere un valore superiore al capitale monetario. Mi risulta che la Cina ha introdotto quello che viene chiamato Gross Ecosystem Product, quindi un indicatore che è diverso dall'abituale indicatore del PIL. Questi sono soltanto spunti che danno un'idea degli argomenti di cui si occupa il comitato scientifico, che appunto è di supporto alla programmazione della fondazione.
Grazie, allora grazie mille. Quello che mi porto a casa è il concetto di policrisi e come nell'antropocene come si sommano le varie complessità, tra cui anche comunque l'inquinamento che a me preoccupa tantissimo, PFAS nell'acqua, l'aria che respiriamo qua, cioè che sono acuite poi dai cambiamenti climatici. Quindi in un sistema di policrisi Come si fa a stabilire un ordine di priorità negli interventi da fare? Questa la lascio come domanda a voi.
Beh, il professor Johan Rockström, menzionato da Pae Lövinäis, che è una delle massime autorità mondiali sulla scienza del clima, che dirige il Potsdam Institute di Berlino, ha presentato a Velen 3 priorità chiare: bisogna stoppare subito i combustibili fossili, secondo, cominciare a sequestrare e fissare e stoccare carbonio su vasta scala, quindi, e terzo, rigenerare gli ecosistemi vitali. Queste sono le 3 priorità per quello che riguarda il clima. Noi ci siamo focalizzati su quest'ultima della rigenerazione perché era un tema emergente all'epoca, perché riteniamo, abbiamo sposato in pieno questa teoria dei servizi ecosistemici. Mi spiego meglio: la crisi climatica non è a sé stante rispetto alla crisi ambientale. È una conseguenza, perché la crisi climatica è causata dal fatto che i servizi ecosistemici, che sono quelli che letteralmente regolano la vita sul nostro pianeta, non solo per noi ma per la vita in generale, sono stati compromessi dalla eccesso di inquinamento da emissioni di carbonio. Ora, questo è un ciclo. Già il fatto che si parli solo di decarbonizzazione è un errore dal punto di vista concettuale, perché nessuno ha dimostrato che decarbonizzando si riporterà il clima nelle condizioni originarie. Non solo, si tratta di un ciclo che è fatto di un ciclo di emissioni è un ciclo di fissazione. Se io mi occupo solo di metà del ciclo, è poco probabile che ottenga un risultato. Ecco, quella parte di fissazione, ce n'è una di fissazione naturale, che è quella della fotosintesi. Non ce ne sono altri. Quindi nuovamente si ritorna sui servizi ecosistemici. Quindi su queste priorità 1, 2, 3, certo, se vogliamo, guardandolo dal punto di vista di stop bleeding, come lo chiamo io, allora sì, bisogna subito togliere il carbonio fossile e sequestrare carbonio, e dopodiché possiamo in parallelo, in contemporanea, rigenerare gli ecosistemi. Ma dal punto di vista invece della logica degli eventi a cascate, bisogna cominciare dalla rigenerazione degli ecosistemi.
Anche perché onestamente le emissioni continuano a salire, Per cui, Paolo, il problema è che iniziamo dal basso anche perché onestamente è l'unica cosa che possiamo fare indipendentemente, non solo come imprese ma anche come società civile, mentre bisogna avere un altissimo potere di seduzione, direi io, sui legislatori per far sì che comunque si inverta la curva delle emissioni. Strategie su questo? Come si possono influenzare i policymakers affinché si arrivi a questo?
Prima di tutto direi una cosa complementare rispetto a quanto diceva Andrea, e cioè penso che siamo debitori a Rockstrom e al suo gruppo per il fatto di avere sottolineato la natura sistemica dei problemi. Nell'ambito di questa natura sistemica, cioè i famosi limiti 9 limiti planetari. C'è però una questione di carenza di conoscenze in alcuni dei settori, è un po' la sindrome del lampione, cioè l'ubriaco che cerca le chiavi che ha perso sotto il lampione perché lì c'è luce. Sappiamo di più sul cambiamento climatico perché il nesso tra emissioni di CO2 e temperatura è stato dimostrato addirittura alla fine dell'Ottocento da Arrhenius. Sappiamo molto meno della perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici. Lo dico perché è fondamentale anche lo sviluppo scientifico in una nuova luce. Finora le scienze hanno lavorato in silos. È importante anche il ruolo di una fondazione come questa, come di tanti altri attori, costringere gli scienziati a convergere. All'Imperial College abbiamo questa Convergence School, che dovrebbero svolgere questo ruolo, e cioè rispondere alle domande giuste. E il sistema coniato da Roxham è importante appunto per la sua natura sistemica e perché ci fa conoscere i gap nella conoscenza che noi abbiamo. Come agire e interagire con i politici, con i decisori? È molto difficile rispondere. Credo che molti di voi si siano fatti un'opinione negli ultimi tempi per gli avvenimenti politici anche com'è andata a finire Belen. Io ho avuto un'esperienza assolutamente frustrante di rapporti con la politica. Sono stato vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità qui in Italia e ho rapporti con la politica per altri motivi, attraverso l'Accademia dei Lincei, eccetera eccetera. È estremamente difficile, la politica segue sue logiche che è molto difficile intaccare. Per questo io credo, e credo che molti qui siano d'accordo, che conti una di nuovo convergenza e unione di intenti, di obiettivi, eccetera, tra diversi settori della società, che sono le imprese, che sono i movimenti giovanili, la società civile, gli intellettuali e così via. Temo che a questo punto dalla politica come tale non possiamo aspettarci molto, se non come conseguenza di un convergenza delle forze che citavo.
Grazie. Allora, un'ultima domanda: come si può nella pratica entrare dentro a questa comunità della RSF?
Innanzitutto partecipando a questo forum e parlandone, poi ovviamente leggendo il libro La Società Rigenerativa, che invito tutti a comprare e a leggere perché è una, come dire, uno spiedino di settori economici, anche i più difficili, che dimostra che la rigenerazione non è un'utopia, non è una promessa per un futuro lontano, ma è presente qui oggi ed è scalabile. E poi saremo noi ad andare a prendere, perché la nostra idea è è di monitorare il mercato e identificare le imprese che sono già rigenerative per conto loro, senza ancora far parte della nostra comunità, e quindi cercheremo di creare un movimento.
Grazie.
More from Andrea

Registrazione evento: La Società Rigenerativa - Un nuovo Modello di Progresso con Andrea Illy

Feuromed 2026 - Monica Giandotti intervista Andrea Illy - Presidente di Illycaffè

Tutto quello che DOBBIAMO CAPIRE sul FUTURO della RIGENERAZIONE – con Andrea Illy

Multiplying impact series: a compelling vision for the circular economy with Andrea Illy






