La sostenibilità al giro di boa, con Andrea Illy

In this episode of the Mezzo Pieno podcast, host Mattia Battagion interviews Dr. Andrea Illy, former CEO and current president of Illy Caffè, member of the Club of Rome and co‑chair of the Regenerative Society Foundation. The conversation begins with a provocative question about whether traditional sustainability is “dead,” leading Illy to explain a new systemic view he calls the “ecological wheel,” which highlights the interdependence of environmental, social and economic factors. Illy describes how, seven years ago, he began studying regenerative agriculture as a way to decarbonise the agri‑food sector by sequestering carbon in soil. He details the biological mechanisms—enhancing soil microbiota, organic carbon, biodiversity, and multi‑cropping—that make soils more resilient to climate shocks and can even become carbon‑negative. The discussion moves to the coffee supply chain, noting that by 2050 up to 50 % of coffee‑growing land may be lost, that climate‑driven price spikes are already occurring, and that smallholder farmers (who produce 85 % of coffee) need collective support to adopt regenerative practices. Illy recounts how Brazilian coffee producers quickly embraced these methods, achieving higher yields, lower water use, reduced agro‑chemicals, and superior cup quality. The interview then expands to the broader ambition of applying regenerative principles beyond agriculture. Illy explains how the Regenerative Society Foundation, co‑founded with Maria Paola Chiesi and Davide Bollanti, seeks to transform the linear, extractive economic model into a circular, regenerative one. He outlines the need to cut resource extraction by up to 90 %, adopt cleantech, and invest 2–4 % of global GDP in ecosystem restoration, turning positive externalities into internalised business value. The conversation also touches on Illy’s recent book “La società rigenerativa,” which contains 17 sector‑specific chapters that blend theory with concrete case studies, demonstrating that regeneration is scalable and already in practice. Finally, Illy announces the upcoming “Giro di Boa” event in Milan, a milestone for the Foundation’s 2030 roadmap, where international speakers will share experiences on ecosystem regeneration, urban and biological restoration, and business models. The episode closes with a call to listeners to read the book and follow the Foundation’s initiatives.
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Benvenute e benvenuti a una nuova puntata di Mezzo Pieno, il podcast di Will in collaborazione con Eco Ridania che parla di sostenibilità oltre le polarizzazioni. Perché come per il bicchiere, anche il presente dipende tutto da come lo guardi. Io sono Mattia Battagion e anche oggi ho il piacere di avere un ospite speciale come nelle ultime puntate. L'ospite di oggi è un chimico di formazione, amministratore delegato di Illy Caffè per 22 anni, società di cui oggi è presidente, membro del Club di Roma e co-chair della Regenerative Society Foundation, dottor Andrea Illy. Benvenuto su Mezzo Pieno.
Buon pomeriggio e grazie di avermi ospitato.
Dottor Illy, parto con una provocazione: possiamo dire che la sostenibilità così come la conoscevamo oggi è morta? E se sì, what's next?
Possiamo dire che stiamo imparando a conoscere la scienza della sostenibilità, in particolare quello che chiamo la ruota ecologica, tutti i fattori ambientali, sociali, economici interconnessi e tutte le interconnessioni. È rilevante perché le dinamiche non sono affatto lineari e quindi alla fin fine non si può pensare di affrontare la sostenibilità come avevamo iniziato. E l'approccio sistemico che si impone cambia un po' le regole del gioco. È per quello che dico: non è che la sostenibilità è morta, è che stiamo imparando a conoscerla.
Stiamo imparando a conoscere, stiamo imparando forse anche a definire i diversi significati che questa parola può avere in diversi settori industriali e non. Lei ha scritto un libro recentemente chiamato La società rigenerativa. Spoiler, se lo comprate e vedete anche il mio nome all'interno è perché ho avuto il piacere e l'onore di contribuire alla stesura. Ma la mia domanda è: com'è nata l'idea di quel libro? Com'è nata l'idea di scrivere un libro sulla rigenerazione?
Io ho iniziato a studiare l'agricoltura rigenerativa 7 anni fa, quando si è trattato di capire come decarbonizzare tutta l'attività agroalimentare in modo circolare. L'intuizione è stata: devo poter sequestrare il carbonio della parte industriale nella parte agricola, visto che lì c'è fotosintesi, che è l'unico modo di fissare il carbonio. Ma poi c'era anche un grande tema di adattamento al cambio climatico, che credevamo di aver già risolto. Però in realtà le due cose vengono assieme. Allora, la grande sorpresa è stata la scoperta appunto dell'agricoltura rigenerativa, che ha come elemento guida, come attività principale, l'arricchimento, il nutrimento del suolo, del microbiota più precisamente del suolo, con carbonio organico. Un bel microbiota vivo e sano produce fertilità e difese naturali. Tra l'altro anche la vita, insomma, di tutto l'impianto radicale delle piante, lo rende molto più robusto questo suolo, ben idratato. Quindi sicuramente abbiamo il vantaggio di un'agricoltura più resiliente, quindi capace di resistere agli shock climatici, sia di ondate di calore sia di siccità, ma anche eccesso di pioggia e inondazioni. E quindi questo lo rende particolarmente adatto agli shock, diciamo, climatici che sono sempre più intensi e frequenti. Ma è chiaro che se noi arricchiamo il suolo con carbonio, sequestriamo carbonio dall'aria, lo mettiamo nella terra. La terra ha una capacità di assorbimento di carbonio enorme, pari a 3 volte quella dell'atmosfera. Quindi già qua, a un tempo era stato scommesso che arricchendo il suolo di carbonio si sarebbe potuto neutralizzare le emissioni di un anno intero. Era una stima un po' esagerata, però insomma rende l'idea di quanto importante è questo stock di carbonio nel terreno. Ma quello che è più importante è che, nutrendo tu la biodiversità, non c'è solo quella del suolo, è tutta la biodiversità sistemica del suolo, quella aerea, quindi dei microrganismi, gli insetti, gli uccelli che fanno pollinazione, che fanno difesa biologica contro gli infestanti, eccetera. La biodiversità del raccolto, quindi le singole piante, che non è opportuno siano tutte uguali, se no muoiono tutte assieme se c'è una malattia. La biodiversità agricola, non coltivare mai monocultura con l'agricoltura rigenerativa, sempre multi-cropping, fino anche ad arrivare all'agricoltura ecosistemica, perché c'è un chiaro beneficio derivante dalle zone a riserva naturale, in particolare boschive, a margine delle piantagioni. E quindi con le stesse azioni in agricoltura rigenerativa si ottiene sia adattamento sia mitigazione del clima, che è una delle tante cose che io chiamo more than you can dream di questo tipo di pratiche.
A proposito di agricoltura rigenerativa, volevo chiederle se ci racconta quando lei ha iniziato a mettere in pratica queste pratiche, mi scusi la ripetizione, e quando è stato il suo, diciamo, primo impatto con gli effetti del cambiamento climatico sulla filiera del caffè?
Ma il 50% delle terre coltivabili a caffè non lo sarà più da qui a alcuni decenni, si presume il 2050, a causa del cambiamento climatico. Sono passati 10 anni da quando abbiamo dato questo funesto annuncio E purtroppo dobbiamo constatare che sia la frequenza sia l'intensità degli incidenti climatici è in aumento, tanto che adesso i prezzi del caffè sono arrivati a battere ogni sorta di record storico, con prezzi inimmaginabili solo qualche mese fa. Ciò detto, quindi c'era la chiara volontà di trovare delle formule di adattamento, c'è anche il motivo per cui la studiamo noi, Perché l'85% delle terre coltivate a caffè è coltivata da microagricoltori, posseggono ognuno meno di 0,7 ettari ciascuno, metà di loro vive sotto la soglia della povertà, quindi non possono loro né sapere che cosa fare per adattarsi al cambio climatico né investire loro stessi. Bisognava che ci fosse una mobilitazione a livello proprio di tutto il settore per investire nelle piantagioni e risolvere questo problema. Ecco, quindi quando abbiamo applicato l'agricoltura rigenerativa noi temevamo che i campioni mondiali dell'agricoltura convenzionale nel caffè, quindi tutta l'agricoltura industrializzata con monocultura, con la raccolta meccanizzata eccetera, che sono i brasiliani, sarebbero stati molto riluttanti ad adottare queste pratiche rigenerative che sembrano indicare di fare quasi l'opposto di quello a cui sono abituati col convenzionale. In realtà sono stati molto, molto ricettivi e ci è venuta anche incontro l'esplosione del costo dei fertilizzanti all'inizio della guerra in Ucraina. E quindi loro hanno fatto una rapida riconversione ottenendo dei risultati che, come dicevo prima, sono more than you can dream, non solo per l'adattamento e mitigazione al tempo stesso, Ma perché i costi di produzione sono più bassi e la produttività è semmai più alta, quindi non si consuma più suolo e la biodiversità è rigenerata e conservata invece che distrutta come nel resto dell'agricoltura convenzionale. Si consuma molto meno acqua perché i suoli sono meglio idratati, non c'è inquinamento, ce n'è molto meno perché si usa molto meno agrochimici e per di più le emissioni sono più basse fino ad arrivare addirittura a essere carbon negativi. La ciliegina sulla torta è che il prodotto è talmente più buono che vince tutti i premi e quindi è veramente more than you can dream.
E poi c'è stato anche un passaggio ulteriore, nel senso dopo aver visto questi benefici dell'agricoltura rigenerativa, di un modello rigenerativo applicato alla coltivazione del caffè, hai detto perché non provare a scalare questo approccio, questa idea? Creare rigenerazione, quindi non solo di limitare i danni come magari il primo concetto di sostenibilità portava con sé, ma addirittura di rigenerare gli ecosistemi, rigenerare la nostra connessione con gli ecosistemi, perché poi anche quella che è alla base di molte delle sfide che affrontiamo oggi. Ha detto, ok, dobbiamo creare dei business rigenerativi, delle imprese rigenerative, fino ad arrivare a società rigenerative. Ecco come è avvenuto, come sta avvenendo in questo passaggio dall'agricoltura, dagli approcci legati all'agricoltura, ad approcci invece legati proprio all'idea di business e azienda?
Sì, questa idea di applicare il modello rigenerativo a tutte le attività economiche, ben al di fuori, al di là dell'agricoltura, in realtà è venuta ai due promotori della Regenerative Society Foundation, che sono la Maria Paola Chiesi e Davide Bollanti, che mi hanno messo sotto tortura Mi ha detto, no, no, no, no, deve essere tutte le attività economiche. Io all'inizio consideravo che fosse impossibile perché la rigenerazione è un processo biologico, no, che interessa la cellula, un processo di riparazione cellulare oppure di duplicazione cellulare che mantiene la cellula in buona salute oppure la riproduce laddove fosse morta. E quindi come può applicarsi questo a quel metà, diciamo, del PIL mondiale che utilizza invece le risorse della geosfera? Come i minerali, i metalli, piuttosto che non hanno niente di vitale. E poi l'assoluto imperativo era quello di avere un beneficio sociale. Quindi prima si parte dalla gente e la si conquista con il cuore, la mente, su questa idea del sogno della rigenerazione, e poi si arriva alla sua applicazione. Questa era un po' l'idea. E all'inizio è stata dura perché non avevamo capito quanto, appunto come dicevo prima, come gira la ruota ecologica. Poi abbiamo capito che è tutto il modello di sviluppo economico che ancora oggi è prevalente, quello estrattivo lineare che abbiamo ereditato dalla rivoluzione industriale, che è quello che ha contraddistinto questa che viene descritta come un'era biologica, l'Antropocene. Questo modello estrattivo lineare estrae risorse dal capitale naturale, che poi è la somma della geosfera, della biosfera e dell'atmosfera, estrae risorse da questo capitale naturale come se fossero infinite, che ovviamente non lo sono. Per di più, alla fine del prodotto o servizio, insomma, si produce lo scarto sotto forma di inquinamento. Quindi questi, la sovraestrazione e l'inquinamento, sono i due grandi nemici della rigenerazione spontanea della biosfera. E quindi è chiaro che così non si può andare avanti, perché ci siamo dimenticati nella nostra, diciamo, sbornia da progresso che noi siamo parte, siamo figli e siamo parte tuttora della natura. Quindi il 100%, nessuno escluso, dei fattori vitali per la nostra vita, dall'aria all'acqua al cibo e le materie prime di qualsiasi genere, proviene dal capitale naturale. Quindi abbiamo un budget. Ognuno di noi dovrebbe avere idealmente 2,5 ettari di ecosistemi naturali per assicurare i cosiddetti servizi ecosistemici vitali. Non ce li abbiamo più perché siamo scesi a 1,5 ettaro circa, che viene considerato il minimo sindacale, se vogliamo. Quindi che cosa succede? Che c'è questa forbice tra la capacità rigenerativa e la nostra sempre crescente, gigantesca impronta ecologica. Che non funziona più. Quindi è chiaro che avendo noi nel frattempo bruciato grosso modo metà del capitale naturale, innescato anche una crisi di autodistruzione degli ecosistemi vitali, è aumentata la demografia per 8 e l'economia di oltre 100, credo, è chiaro che sì, questa forbice ci sta privando via via delle condizioni vitali. È solo una questione di tempo se andiamo avanti così saremo pronti per l'estinzione. Quindi dobbiamo cambiare modello economico. Questo modello estrattivo lineare che brucia capitale naturale per produrre capitale finanziario è un circolo vizioso. Allora bisogna invertire il senso di marcia e creare un circolo virtuoso, rigenerando capitale naturale al crescere del capitale finanziario. Così funzionerà. Si può fare o non si può fare? Lei lo ha detto nella domanda, sì, sì, bisogna creare dei modelli di business, modelli di business che devono essere uno circolari, nel senso che per ridurre l'impronta ecologica ai minimi possibili, si stima che si possa ridurre del 90%, ossia estrarre il 10% delle risorse che estraiamo adesso a parità di stile di vita. Questo è la prima cosa da fare perché sia il fatto di riciclare, rigenerare, riutilizzare le materie prime, ma anche di adottare delle tecnologie che ne consumano molto, molto, molto meno, le cosiddette cleantech. Quindi questa è una cosa imprescindibile. Ma poi il secondo pilastro dell'economia rigenerativa è che bisogna anche investire proattivamente in rigenerazione degli ecosistemi vitali, il che significa conservare quelli ancora ben sani, significa risanare quelli malati e significa rivitalizzare quelli che sono degradati. E questa è un'attività che ha un costo che è relativamente basso, perché stimiamo tra il 2 e il 4% del PIL mondiale. Il problema è che abbraccia una quantità di terre incredibili e quindi bisogna trovare dei modelli di business per trovare il modo di creare un'esternalità positiva da questa attività di rigenerazione degli ecosistemi vitali. E poi, una volta creata l'esternalità positiva, bisogna cercare di internalizzarla nei conti economici di chi investe in rigenerazione. Questo è il tema dei business model di cui lei parlava, ed è questo quello che la Regenerative Society Foundation fa e può fare, perché impara dalle aziende membre e può cercare di mettere tutto quanto a sistema e fare una sorta di marketplace della rigenerazione.
Grazie mille. Poi non facciamo ulteriori spoiler perché nel libro direi che è scritto tutto molto bene, sia a livello teorico, un po' teorico, sia dove è partito lei con i suoi studi per approcciare poi questo modello, portarlo in agricoltura e poi scalarlo assieme alla Regenerative Society Foundation. E poi soprattutto nella pratica ci sono 17 capitoli legati ognuno praticamente a un settore dove ci sono esperienze dirette e concrete che raccontano come questo paradigma si possa mettere a terra. Io ho un'ultima domanda. Questo podcast lo stiamo registrando.
Mattia, volevo solo permettermi di sentire sul discorso dell'approccio teorico, perché in realtà nel libro abbiamo voluto fare una specie di spiedino infilzando tutti i settori, anche i più difficili possibili, dimostrando che la rigenerazione non è un'utopia e nemmeno una promessa, un sogno per un futuro lontano, ma una realtà esistente, scalabile. Qui e oggi.
Assolutamente. No, per teorico intendevo che raccontiamo un po' da dove, da dove arriva questo modello, ma poi il libro è pura concretezza, è pura concretezza calata appunto nei settori industriali più disparati, così da fornire modelli e storie di successo di persone, aziende che mettono già a terra questo paradigma. Io ho un'ultima domanda. Questo podcast appunto lo stiamo registrando a inizio settimana, ma uscirà verso la fine di questa settimana. Ovvero venerdì. E voi giovedì o venerdì farete una cosa molto bella a Milano, ce la racconta in due parole?
Sì, il Giro di Boa. A metà percorso rispetto ai traguardi che si era data la Regenerative Society Foundation, che è stata costituita in uno dei momenti più bui, se non il più buio del dopoguerra, durante il COVID nel 2020, ci siamo dati questi obiettivi al 2030 E quindi adesso il giro di boa vuol dire presentare il modello rigenerativo che abbiamo anche illustrato nel libro La Società Rigenerativa, condividerlo con i nostri portatori di interessi e da lì ripartire per l'ultimo bordo che ci porterà al traguardo, che sia però focalizzato sull'impatto. Quindi con l'obiettivo di portare nel gruppo della Regenerative Society Foundation il numero più ampio possibile di aziende e aiutarle quanto più possibile a massimizzare il loro impatto, in modo che la somma delle parti, diciamo, porti a un grande risultato. Questo è quello che noi auspichiamo. Ci saranno grandi relatori a livello internazionale che abbracceranno un po' tutte le discipline, dalla rigenerazione degli ecosistemi a livello urbano, a livello biologico. Ci saranno i diversi business rappresentati diverse case history anche delle aziende socie. Insomma, sarà un modo, un modo per condividere, spero anche sorprendendo i partecipanti.
Dottor Illy, io la ringrazio tantissimo per il tempo e adesso non mi resta che invitare le persone che ascoltano a comprare il libro per scoprire di più sul modello e sulle storie italiane e internazionali riguardo alla rigenerazione e di seguire poi anche i canali della Regenerative Society Foundation perché ci saranno novità, report, molte cose che usciranno nei prossimi tempi, ed è interessante capire e seguire chi prova un po' ad alzare l'asticella e poi ad allargare il campo. Perché poi tante volte si parla di sostenibilità come un'esclusività, quando invece la rigenerazione è un modello che allarga più che restringere. La ringrazio ancora, Dottor Illy, e con chi ci ascolta ci sentiamo venerdì prossimo.
Arrivederci, Mattia, a presto! Arrivederci a tutti gli ascoltatori, a presto!
Mezzo Pieno è un podcast di Wilmedia realizzato in collaborazione con Eco Eridanea. Scritto e raccontato da Mattia Battagion e Phil Pini. Il sound design è a cura di Matteo Zullo. Il progetto grafico è di Raffaella Di Donato. La project manager è Silvia Arcidiacono Monti. La producer è Greta Cavalca. Il coordinamento della post-produzione è di Matteo Scelsa. I fonici di studio sono Luca Possi e Lucrezia Marcelli.
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