Il Circolo - Andrea Illy "Virtuous Agriculture" (11/05/2021)

The event, hosted by the UK‑registered charity Il Circolo, brings together Marina Fazzari (president), Massimo Carnelos (Italian Embassy economic counsellor), Simona Spreafico (executive director), moderator Enrico Franceschini and a panel of experts to interview Andrea Illy, president of Illy Caffè. The discussion frames sustainability as the central agenda for 2021, linking the COP26 co‑presidency of Italy and the UK, green finance, and the need for private sector action. Illy explains Illy’s "virtuous agriculture" model: direct sourcing from coffee growers, a 30 % price premium, the Ernesto Illy award, and a roadmap to become carbon‑free by 2033 through regenerative agronomy, agro‑forestry, organic practices, and carbon‑insetting. He describes the use of agri‑tech (big data, satellite imagery, drones, soil sensors) to monitor soils, reduce fertilizer use, and improve yields. The conversation also covers the impact of COVID‑19 and Brexit on Illy’s out‑of‑home vs home‑market sales, the company’s governance evolution (family‑controlled but professionally managed, B‑Corp certification, independent board) and how sustainability creates premium pricing and brand equity. Audience questions explore financing the transition, the role of ESG investors, the economics of organic versus conventional coffee, consumer awareness through certifications, and the future of sustainability governance as Illy considers opening its capital. The session ends with reflections on the broader societal capacity to solve climate challenges and a thank‑you to all participants.
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Buonasera a tutti, sono Marina Fazzari, presidente del Circolo, che è una charity registrata nel Regno Unito e attiva da più di 25 anni. È nata con lo scopo di sostenere e di diffondere la cultura e la lingua italiana e di raccogliere fondi per progetti culturali, scientifici di restauro e borse di studio. Desidero ringraziare il dottor Illy, presidente di Illy Caffè, che ha accettato di partecipare a questa serata e che verrà intervistato da Enrico Franceschini. È un piacere stasera aver con noi il dottor Massimo Carnelos, consigliere per gli affari economici e commerciali dell'Ambasciata d'Italia a Londra, che aprirà questa serata. Prego Massimo, se vuoi iniziare.
Grazie Marina e buonasera a tutti gli amici del Circolo. Grazie anche alla dottoressa Simona Spreafico e ovviamente all'ospite d'onore che è Andrea Illy e Enrico Franceschini che sarà il suo moderatore. Io naturalmente vi porto il saluto dell'Ambasciata tutta, ma anche un messaggio di cauto ottimismo sul tema della sostenibilità. 2021 è un anno significativo, un po' perché c'è una coincidenza astrale, un allineamento particolare tra Italia e Regno Unito. Entrambi siamo presidenti dei due maggiori fora internazionali, che sono appunto il G20 da parte italiana, G7 britannica, in cui le due agende sono profondamente allineate per temi, per obiettivi. Ovviamente nelle due agende, come potete immaginare, primeggia il tema della pandemia e della ripresa economica, Però ecco, il tema della sostenibilità, della lotta ai cambiamenti climatici, è altrettanto importante. E il 2021, come detto, è un anno particolare perché questi due paesi, Italia e Regno Unito, sono copresidenti della COP26, che poi è l'assemblea annuale che cerca di ridurre le emissioni. E quindi adesso davanti a noi abbiamo questo rush finale fino all'appuntamento di Glasgow in cui poter sperare di concordare degli impegni sempre più ambiziosi in termini appunto di riduzione delle emissioni climalteranti. Ecco, l'auspicio qual è? È che il 2021 ci faccia da una parte superare la pandemia e che metta veramente al centro dell'agenda globale il tema della sostenibilità, al centro diciamo dell'agenda politica, economica, sociale, e quindi un tema sostenibilità come concetto più ampio, quindi non semplicemente riduzione ovviamente delle emissioni climalteranti, ma sono tutti concetti che rientrano all'interno quello che è appunto il tema del futuro e sul quale sicuramente il Dottor Illy ci saprà raccontare qualcosa. Perché la vera sfida qual è? Quella di fare dell'emergenza climatica la vera crisi di oggi e di domani. Ecco, è una sfida in cui il ruolo fondamentale spetta naturalmente ai governi perché sono i governi a delineare quello che è il perimetro di regole, di norme, di procedure e anche di segnali da dare al mercato. Ma poi sono i privati quelli che fanno la vera svolta, il vero cambiamento. Ecco, abbiamo proprio venerdì abbiamo avuto un evento organizzato da noi dell'ambasciata con la Banca d'Italia e The City UK e The City of London Corporation. Era dedicato alla finanza verde, E perché la finanza ovviamente è lo strumento che consente di realizzare degli obiettivi economici. E un tema che è emerso, che mi piace condividere con voi, innanzitutto è l'ottimismo sui lavori di questa nuova task force, che è la task force sulla finanza sostenibile, e che sta dando dei buoni risultati, che fa sì che questo tema, il tema della finanza sostenibile, sia diventato un tema permanente all'interno del G20. Ecco, la copresidente di questa task force è assicurata da Stati Uniti e Cina, diciamo i due non nemici, diciamo rivali globali e competitor globali che lavorano insieme, a quanto sembra anche in una maniera piuttosto, piuttosto trust. Insomma, stanno veramente lavorando, da quello che ci è stato riferito dal collega di Banca Italia, in un modo convinto su quelle che sono veramente le emergenze da affrontare. E quindi la finanza esce da, diciamo, da questa discussione di venerdì che ho piacere di condividere con voi, appunto, come sì una delle grandi sfide, che è quella di rendere la finanza più green e di finanziare la transizione verde, ma soprattutto per la finanza può essere la più grande opportunità commerciale forse di sempre. Siccome la finanza ha finanziato la prima, la seconda rivoluzione industriale, la finanza può finanziare questa nuova transizione economica, forse più importante di quelle che ci hanno precedute. E ovviamente c'è la finanza, ma poi c'è l'economia reale. L'economia reale è quella delle aziende, che sono in prima linea. Ecco, l'esperienza di Andrea Illy sia come azienda che come persona, quindi il suo impegno nella sostenibilità, che ovviamente è un tema più ampio, non è soltanto la riduzione dell'impatto ambientale, ma c'è l'attenzione alla biodiversità, attenzione all'economia circolare, al consumo responsabile. Ecco, è un esempio quello di Illy, che noi in ambasciata conosciamo bene perché abbiamo collaborato con lui già in passato. È un esempio veramente straordinario ed è un esempio italiano, e per questo ne andiamo particolarmente orgogliosi. Io chiudo qui e ovviamente vi auguro un buon seminario.
Grazie al dottor Massimo Carnelos per la sua partecipazione e l'introduzione. Io volevo dire ancora proprio solo due cose: che il Circolo ha scelto di dedicare proprio questi ultimi due anni alla sostenibilità e ai cambiamenti climatici, con incontri e borse di studio a giovani ricercatori in vista proprio della COP26. E permettetevi ancora di dirvi perché abbiamo pensato di intervistare proprio il dottor Andrea Illy. Cito solo una frase di una sua recente intervista: essere un imprenditore etico significa spingere sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale. Recentemente abbiamo avuto una conversazione per la nostra charity del professor Roberta Buizza della Scuola Sant'Anna di Pisa e lui metteva in evidenza come alcuni individui possano spingere al cambiamento e ispirare altri a seguirli. E noi pensiamo proprio che Andrea Illy possa essere uno di questi leader carismatici e che possa convincere la maggioranza a cambiare. Adesso io passo la parola a Simona Spreafico, che è direttore esecutivo del Circolo e che introdurrà i relatori. Grazie Simona.
Grazie Marina. Come diceva Marina, abbiamo dedicato questi ultimi 2 anni alla sostenibilità e ai cambiamenti climatici. Abbiamo organizzato degli eventi, il più importante, come ha accennato Marina, è stato quello col professor Guizza, che è appunto alla Scuola Sant'Anna di Pisa, e ci parlava appunto dei cambiamenti climatici, cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo per aiutare il pianeta. Ma non solo, noi siamo una charity e come charity abbiamo lo scopo di raccogliere fondi per poi sostenere i giovani ricercatori. Questi giovani ricercatori li stiamo aiutando e li vogliamo aiutare dando loro due borse di studio scientifiche. Abbiamo fatto un bando di concorso e questi nella slide che vedete sono i titoli per i Science Awards di quest'anno. Quest'anno. In vista della COP26 abbiamo cercato di raccogliere dei fondi. In quest'anno, che è stato un anno terribile per le cerchie culturali, abbiamo raccolto abbastanza per sostenere due borse di studio. Ci manca ancora un pochino, quindi vi chiediamo, se potete, di donare. La pagina JustGiving la vedete nella slide, metteremo anche nella chat. La giuria sarà composta su proprio dal professor Guizza della Sant'Anna e dal professor Paolo Vinéis dell'Imperial College. I vincitori dei due awards riceveranno un premio di £2.000 a testa e avranno l'opportunità di studiare per un periodo o all'Imperial College o all'Università di Reading. Adesso passo la parola a Enrico Franceschini che introdurrà, appunto, che intervisterà per noi Andrea Illy, laureato in chimica all'Università di Trieste, ha un master al Bocconi e un master alla Harvard Business School e soprattutto importantissimo per noi è riconosciuto internazionalmente per il suo impegno sulla sostenibilità da sempre, non solo adesso che è di moda diciamo. Enrico Franceschini è un grande amico del Circolo, grazie per essere sempre qua con noi. Editorialista di Repubblica e scrittore di numerosi libri. Sarà presto con noi a presentare i suoi due ultimi libri. Grazie a tutti.
Bene, grazie al Circolo, grazie a tutti, grazie soprattutto al dottor Andrea Illy, presidente di Illy Caffè, per essere con noi. Io parto subito con le domande per non perdere tempo, però prima di fare le domande su sul tema di questa discussione, prendo coraggio e faccio una domanda più personale. Me lo permetto perché ho visto che il Dottor Illy è di origini ungheresi e anch'io sono di origini ungheresi. Mia nonna materna era ungherese, ha vissuto a Trieste. Quindi la domanda personale è molto semplice: Dottor Illy, ma lei il suo caffè preferito qual è? Com'è? Ristretto? Lungo, macchiato, fatto al bar o preso con la macchinetta a casa?
Beh, diciamo che la madre del caffè espresso perfetto è quello fatto dal barista al bar. Naturalmente un espresso all'estero lo chiamereste ristretto, in italiano lo chiamiamo normale, perché se vi danno un ristretto mettono dentro due gocce. Senza zucchero, senza aggiunte di nulla, puro profumo.
Bene, bene, giusto. E allora adesso entriamo nella discussione. Il tema è agricoltura virtuosa, di cui Illy, l'azienda Illy, è sicuramente un esempio, con l'Università del Caffè, con tutto quello che ha fatto per la sostenibilità. Ma su questo tema, sulla base della sua esperienza, che cosa ci racconta?
Dunque, adesso c'è un grandissimo tema che è l'emergenza climatica, che diciamo riguarda la parte ambientale della sostenibilità, la quale sostenibilità, prima ancora di ambientale, ha bisogno di una sua sostenibilità economica e sociale. Quella economica per permettere poi di investire su un'agronomia, un'agricoltura che sia sostenibile. Quella sociale per avere le conoscenze, perché lo sviluppo sociale va di pari passo sostanzialmente con il livello di education. Quindi le 3 cose sono interdipendenti e non vi è una vera ragione per perseguire l'una o l'altra. Noi abbiamo approcciato il discorso della sostenibilità con un approccio strategico, perché la nostra azienda è nata nel '33 con il disegno preciso, che poi è un sogno, di offrire il migliore caffè al mondo. Quindi offrire il migliore caffè al mondo significa approvvigionarsi dei migliori chicchi al mondo, e questi vengono fatti nel sud del mondo da parte di raccoglitori e coltivatori che hanno bisogno di risorse. Sotto forma di conoscenza, ma anche risorse finanziarie. Quindi a un certo punto, quando c'è stata una grossa crisi dei prezzi troppo bassi del caffè, noi abbiamo deciso di scavalcare tutte le filiere e perseguire l'approvvigionamento diretto. Ed è cominciata così la nostra avventura. Nel '91 abbiamo iniziato un premio che poi abbiamo intitolato a nome di mio padre, Premio Ernesto Illy, che adesso Diamo ai 3 migliori classificati dei 9 paesi più importanti del nostro blend un premio prestigiosissimo che diamo annualmente alle Nazioni Unite. Ma attraverso questo premio, che appunto premia i migliori produttori per qualità, siamo entrati in contatto diretto con loro. E da questo contatto diretto abbiamo sviluppato l'approvvigionamento diretto, abbiamo cominciato da allora a pagare un premio del 30% mediamente sui prezzi di mercato. Quindi questo ha dato loro più risorse per poter investire in un'agricoltura migliore, anche più sostenibile. Ci siamo poi posti il problema del legame tra la qualità e sostenibilità, scoprendo poi che è un legame indissolubile, che non vi è l'una senza l'altra. Sostenibilità in questo caso ambientale, le pratiche agronomiche in particolare. E quindi con questo noi abbiamo continuato fino alla metà degli anni 2000. Nell'anno, metà dell'anno 2000, ho avuto un prestigioso incarico dall'International Coffee Organization di presiedere il comitato per la promozione e lo sviluppo dei mercati, e siamo diventati partner ufficiale dell'Expo Milano Universale, prima al mondo incentrata sul cibo. In quell'occasione abbiamo avuto modo di collaborare con tutti i i più importanti, insomma una quarantina di paesi produttori di caffè, e abbiamo scritto un documento che si chiama Milan Coffee Legacy, che identifica molto semplicemente un circolo virtuoso che lega il benessere che il caffè offre a chi lo consuma, che siamo prevalentemente noi consumatori dell'emisfero, diciamo, boreale, quindi nel nord del mondo, i paesi sviluppati, e la terza e si spera di evitarlo, necessità di eventualmente anche migrare le piantagioni verso climi più miti. Fatto questo lavoro che ci ha visto molto impegnati, perché abbiamo ad esempio fatto un'attività di mappatura del genoma della pianta del caffè, che abbiamo poi dato a un grosso studio al quale partecipiamo per lo sviluppo di nuove piante moderne, più resilienti come si dice adesso, Siamo passati all'ultima fase, che è quella della mitigazione. L'agricoltura è la seconda causa di emissioni di gas serra. Questo è un problema più legato all'allevamento, naturalmente, per il 70%. Però comunque le pratiche agronomiche sono influenti, in particolare 3 cose che sono l'aratura, l'applicazione di fertilizzanti fossili e in qualche misura l'impoverimento dei suoli di materia organica. Sono elementi fondamentali per le emissioni di gas serra, in particolare insomma il metano, ma soprattutto il protossido di azoto. Ci siamo quindi posti il problema di come, seguendo gli Accordi di Parigi, riuscire a decarbonizzare tutta l'azienda. Abbiamo fissato un obiettivo di essere carbon free in 2033, non perché sia un gioco di parole, ma perché il 2033 sarà l'anno del nostro centesimo anniversario e abbiamo iniziato a studiare a fondo come arrivarci. Abbiamo scoperto piacevolmente che l'agricoltura cosiddetta non convenzionale, che è fatta di una quindicina di pratiche agronomiche tra cui il biologico tanto conosciuto, l'agroforesteria, l'agricoltura integrata, eccetera eccetera, l'agricoltura rigenerativa, si basano tutte sull'arricchimento del suolo di materia organica. Ecco, questa è l'azione magica, perché arricchendo il suolo di materia organica non solamente si fissa il carbonio dall'aria, perché dall'aria va nel suolo, e il suolo c'è una capacità 3 volte superiore all'atmosfera, ma poi si nutre letteralmente il microbiota del suolo con tutte le sinergie che ne derivano, ossia piante più sane perché più dotate di difese contro i patogeni dell'agricoltura, quindi meno dipendenti dai pesticidi e dagli erbicidi e dall'agrochimica, terreni più fertili, quindi meno necessità, diciamo minore necessità di fertilizzanti, in particolare quelli minerali, terreni più idratati, quindi minore necessità anche di irrigazione, eccetera eccetera, minori risorse, insomma un'agricoltura più sana. E nasce così il binomio salute del suolo, salute umana, perché noi avremo con un'agricoltura virtuosa non solamente un'agricoltura più salutare, nel senso che i cibi, i prodotti dell'agricoltura, non avranno contaminanti dell'agrochimica, saranno anche più sani dal punto di vista in qualche misura biologico, se vogliamo, ma molti dei, diciamo, microorganismi del microbiota del suolo, che sono miliardi, miliardi, miliardi di batteri, ogni sorta di, come si chiamano, altri microrganismi come i lieviti, eccetera eccetera, producono delle sostanze che poi si trasferiscono attraverso la catena, che sono anche benefiche per la salute. Quindi il nome virtuoso, che è il nome che ho dato a questo studio che ho fatto personalmente, avendo questo background scientifico che avete raccontato. Virtuoso deriva dal fatto non tanto che ci siano delle virtù, bensì il fatto, questo circolo virtuoso appunto, che lega il benessere, il doppio beneficio per l'ambiente e per la salute umana. Questo adesso è diventato uno studio ormai abbastanza datato. Sono felicissimo perché naturalmente non avevo nessuna pretesa di poter contribuire a cambiare il mondo da solo, ma sono felice da vedere che negli ultimi di vedere che negli ultimi anni questa filosofia, questa nuova, direi proprio, transizione agricola, parafrasando la transizione energetica, sta diventando mainstream. E proprio l'Unione Europea ha varato l'anno scorso la nuova strategia agricola europea che si chiama Farm to Fork, che si basa esattamente su questi principi. E dai quali adesso, dal quale Farm to Fork, adesso stanno per lanciare il carbon farming in Europa. Insomma, ci saranno credo 200 provvedimenti che in ultimo, tra qualche 5-6 anni, arriveranno addirittura auspicabilmente a cambiare la cosiddetta politica agricola comune. E nel mondo intero si stanno sempre più diffondendo, diciamo, queste pratiche agronomiche. Noi umilmente cerchiamo di applicare queste pratiche agronomiche nel caffè avendo una vera e propria roadmap per attraverso di ciò anche perché le due cose che ci permetteranno di raggiungere la carbon free nel 2033 saranno l'energy transition e la agricultural transition. Ecco più o meno la nostra narrazione.
Molto molto interessante. Senta dottor Lilly, io immagino che Lilly immagino che lei abbia incontrato di persona sul campo alcuni di questi 25 milioni di famiglie coltivatori diretti, di questi posti che noi immaginiamo come esotici, bellissimi, anche se magari difficili, dove crescono le piante del caffè. Come reagiscono i coltivatori a questo input che anche voi gli date per un'agricoltura più sana e più attenta all'ambiente? Sono contenti? Sono entusiasti? Sono sulle prime? A disagio? Com'è il rapporto?
Sono in generale molto ricettivi, poi dipende da quali sono, perché vi sono nelle varie, diciamo, decine di paesi produttori di caffè pratiche agronomiche completamente diverse, dipendenti dall'orografia del terreno, dal clima e anche dalla cultura locale. Quelli che hanno spinto la cafficultura verso la produttività, come per esempio l'agricoltura intensiva tipica del Brasile, sono nondimeno sensibili all'ambiente, anche per legge, perché per esempio in Brasile sono obbligatorie le riserve naturali. Per ogni tot di ettari coltivati bisogna averne un tot di ettari lasciati a foresta. Quindi c'è una sensibilità di massima, ma condita anche da un comprensibile prudenza, alle volte scetticismo rispetto all'impatto che questo può avere sulla produttività. E quindi la vera, la vera challenge per noi non è quello di andargli a imporre dei protocolli che magari non hanno avuto la dimostrazione pratica, ma quello di dimostrare con i fatti la validità di queste teorie pratiche. Cosa che facciamo lavorando in campo letteralmente. Noi abbiamo un team di agronomi che, che visita trasferendo conoscenza e visita alcune centinaia di aziende agricole ogni anno. E poi abbiamo una comunità di questi agricoltori che si chiama Circolo Illy. Recentemente abbiamo esteso questa comunità che all'inizio era solo country specific e l'abbiamo resa globale. Quindi il trasferimento di know-how tra di loro e tramite noi ormai è a livello internazionale, quindi sta creando sta creando sicuramente un accogliere, una risposta, ecco, sta generando una risposta.
Bene, io voglio ricordare che il Dottor Illy è anche autore di libri molto interessanti su questo tema e che il caffè Illy è diventato, grazie a questa impresa di famiglia, la marca globale, la marca più globale del mondo. Avrei delle altre domande, ma vorrei fare un giro con i nostri altri interlocutori, sennò poi il tempo scarseggia. Comincerei con Brunello Rosa, economista, presidente dell'Associazione Talenti Italiani in UK. Brunello, ci sei?
Sì, mi sentite? Tra l'altro è caduta brevemente la linea, ma si è per fortuna riattivata. Ma il Dottor Illy ha parlato estensivamente dell'importanza, diciamo così, della ricerca scientifica, del contributo scientifico alle decisioni che hanno preso in merito alla sostenibilità della loro azienda e più in generale dell'agricoltura globale. Ecco, volevo chiedere se poteva soffermarsi un po' di più sul tipo di tecnologie che loro utilizzano per fare queste valutazioni. Ci ha parlato di tecnologie di genomica, però ci sono per esempio tecnologie che sfruttano le immagini prese da satelliti per andare a individuare quali sono le zone che possono soffrire periodi di siccità, che stanno soffrendo desertificazione, e tecnologie simili, diciamo così, di mappatura delle immagini della terra. Quindi si poteva soffermarsi ancora un po' sugli aspetti prettamente scientifici dell'analisi, della ricerca che loro fanno come azienda, come istituto.
Insomma.
Grazie.
Prego, Dottor Illy.
Ok, pensavo che raccogliesse le domande. Certo, la tecnologia, in particolare la cosiddetta agricoltura 4.0, è di ausilio. Alla fin fine, questa dell'agricoltura non convenzionale sono dei principi che hanno bisogno di essere adattati nello spazio e nel tempo costantemente, perché anche se ci trovassimo a coltivare lo stesso prodotto e nello stesso terreno, comunque cambia il clima di anno in anno e quindi bisogna costantemente adattare la le pratiche agronomiche con grande flessibilità. Questo è il segreto degli agricoltori. Ecco, naturalmente il cambiamento culturale e anche tecnologico è quello di utilizzare i dati, raccogliere dati che poi permettono di avere delle correlazioni. È evidente che siamo nel campo della più ipercomplessità possibile immaginabile. Perché sviluppare pratiche agronomiche come quelle che ho descritto, che diano un beneficio all'ambiente, e per di più che questo beneficio all'ambiente si ripercuota anche su dei benefici per la salute umana, siamo nel campo della ipercomplessità, che può essere, diciamo, affrontata solamente con il big data. Quindi quello che io vi ho descritto è, quantomeno nella mia concezione, un progetto di big data. Ci vuole un grande database nel quale si mettono tutti i dati sensibili e si fa il cosiddetto machine learning per estrarre le correlazioni, eccetera. Naturalmente per avere questi dati bisogna raccoglierli, quindi non lo so, per adesso le stazioni meteorologiche piuttosto che i computer, se vogliamo, che storicizzano i dati sono le prime fonti di dati, ma poi esisterà sempre di più anche la possibilità, oltre ai menzionati satelliti e droni, perché anche i droni hanno un impatto molto rilevante per poter fare la misurazione, insomma, della produttività, della densità fogliare, dell'intensità cromatica delle foglie, per capire tutta la salute della pianta, eccetera eccetera. Ma siamo in attesa anche di ricevere, dal punto di vista tecnologico, dei sensori del suolo. I sensori del suolo che misurano gli elementi chiave, insomma le fondamentali misure del suolo che per adesso sono chiaramente considerate il pH piuttosto che la salinità piuttosto che l'umidità, ma in futuro ce ne saranno anche altri. E il monitoraggio di tutti questi dati assieme sarà quello che permetterà anche e soprattutto di non perdere produttività a fronte di una minore applicazione di fertilizzanti.
Bene, grazie. Il dottor Belluzzo può collegarsi?
Buonasera a tutti. In realtà ero sempre qui, ma si vede che c'è qualche problema con il video oggi per tutti. Ci rivediamo dopo un po' di tempo. Buonasera Andrea. No, la mia domanda è molto legata alle recenti questioni, diciamo, di COVID e Brexit, e quindi volevo sapere se per voi come COVID avete visto un impatto nel mercato inglese, in questo caso ovviamente britannico. Stessa cosa se avete iniziato a vedere un impatto dovuto a Brexit, perché abbiamo fatto diversi sondaggi come Camera di Commercio tra i nostri soci. Alcuni soci, seppur Covid, hanno avuto un impatto addirittura positivo, meglio di come si potesse immaginare. E con Brexit stanno avendo qualche problema invece, soprattutto sulla delivery, quant'altro. Quindi mi interessava sapere la vostra esperienza in merito. Grazie.
Allora, noi siamo— il nostro, la nostra formula strategica, come la chiamiamo, è fondata su innanzitutto un business piuttosto consistente nel canale fuori casa, quindi bar, alberghi, ristoranti, e che rappresentavano due terzi del nostro business. Quindi puoi immaginare che il lockdown ha letteralmente azzoppato il business del 2020. Abbiamo recuperato buona parte di questi volumi persi, questi consumi persi nel fuori casa in casa, anche grazie a nuovi prodotti e un'accelerazione di tutto il marketing mix per quel canale lì, ma non abbiamo recuperato tutto. Adesso ci aspettiamo naturalmente di avere il beneficio di quello che abbiamo aggiunto nella casa e il recupero di tutto quello che avevamo temporaneamente, diciamo, perso nel fuori casa. Quindi all in all ci aspettiamo non solamente un beneficio complessivo, ma anche un riequilibrio tra quel 60-40 circa che era fuori casa, a casa, verso un 50-50. Naturalmente durante questo periodo è stato tutto di difficile lettura, quindi io non sono in grado, cioè non ho a conoscenza, posto che non sono diciamo sulle day-to-day operation, non avendo un ruolo esecutivo, ma Non ho conoscenza di disruption che possano essere intervenute sul nostro business in UK a causa di Brexit, però per quello che riguarda gli effetti più di lungo termine, la competitività di prezzo, gli aspetti di extra costi magari eccetera, è bene che andiamo verso l'uscita per poi avere una lettura più chiara. Ecco, quindi solo dire un commento.
No, assolutamente, perché noi abbiamo visto che chi era qui già presente, come siete voi, non ha avuto nessun effetto Brexit, mentre quelli che erano meno presenti o meno strutturati hanno avuto qualche problema. Quindi questo è probabilmente la conferma, perché sennò gliel'avrebbero detto che c'era qualche problema.
Penso anch'io, sono confidente, anche perché noi sostanzialmente eravamo reduce dell'incorporamento del nostro partner distributivo storico un anno prima. Quindi è una sequenza di eventi: l'acquisizione, la Brexit e il COVID, che rende un po' difficile di avere una lettura di una tendenza di medio-lungo termine. Possiamo solo leggere i volumi di vendita e la clientela. E insomma, questa è la situazione ad oggi, insomma.
Grazie mille, a presto.
Credo che supereremo tutte le difficoltà.
Assolutamente, ci beremo un buon caffè insieme, a presto. A presto, arrivederci.
Bene, grazie Alessandro. E se è collegato, avremmo una domanda dal professor Buizza della Università Sant'Anna di Pisa. Ecco, Roberto, buonasera. Vedo il nome.
Ecco, mi vedete?
Prego.
Ecco, buonasera, molto piacere conoscere al vivo. Sono a Londra, tra l'altro, in questo periodo. Io vorrei spostare di nuovo la domanda sul problema del cambiamento climatico e come affrontare, come, come riuscire ad implementare questa transizione. Complimenti per questo obiettivo al 2033, fantastico. Io sono coinvolto con un gruppo di 80 università UK e italiane, l'organizzazione di una conferenza settimana prossima che si chiama Expo Zero, zero come zero net emissions. Allora, uno dei punti secondo me fondamentali che io sto cercando di portare avanti è che è un discorso del tipo: la transizione, la decarbonizzazione porta crescita economica. Non si— non parliamo di costo, ma parliamo di investimenti. Certo, bisogna spostare gli investimenti, ma è sbagliato parlare di costi. E volevo sapere, dal suo punto di vista, se è d'accordo e se la sua esperienza, come dire, supporta questa mia idea che la transizione può in realtà aiutarci a dare più lavoro, a creare una società non solo più in salute, come ha menzionato nella prima, ma anche che cresce economicamente. Grazie mille.
Io sono assolutamente totalmente d'accordo con lei. Tra l'altro sono amico personale ed è stato nel consiglio di amministrazione nostro presidente del Comitato Sostenibilità del Ministro Cingolani, con il quale abbiamo lungamente dibattuto di questi temi prima della sua avventura ministeriale. Sono molto felice di vedere che proprio come ricetta per l'uscita dal COVID, intesa come stimolo economico, si sia innescata una vera e propria gara tra, diciamo, regionale, tra l'Europa che ha fatto, che ha fatto da apripista, gli Stati Uniti che fortunatamente hanno visto l'elezione di Biden, e la Cina che comunque segue a ruota, tra chi sarà carbon free per primo, chi lo farà per primo e meglio, diciamo. Quindi questo mobiliterà degli investimenti stratosferici che sicuramente saranno all'origine anche di un nuovo boom economico basato su un nuovo mercato, perché noi dobbiamo sempre ricordare che siamo verso, se vogliamo, la fase, la coda diciamo, di quello che è stato il boom della digital economy. Adesso ci serve un nuovo boom economico basato su nuove tecnologie che credo saranno quelle innanzitutto delle energie rinnovabili, ma non solo. Quindi ci credo moltissimo e credo che sia anche un'enorme opportunità per il nostro Paese, in particolare per l'iniziativa che ha preso l'Unione Europea con il Next Generation Plan. Ma per quello che riguarda l'esperienza specifica nostra, io prima ho menzionato questo studio che facemmo per verificare le modalità per adattare agricoltura del caffè al cambiamento climatico, ho menzionato le modalità che sono quelle di migliorare le pratiche agronomiche, quello che include tantissime cose, tra cui anche rinnovare le piantagioni più spesso, perché le piante sono spesso vecchie, quindi più fragili, meno produttive. Ci sono quelle dell'irrigazione, quello dell'ombreggiatura, quello dell'agricoltura 4.0 di cui abbiamo parlato. Ovviamente anche lo sviluppo di nuovi cultivar e il rinnovamento delle piantagioni con i cultivar nuovi sono tutti investimenti. Investimenti, essendo paesi in via di sviluppo, con anche un costo del denaro che è 3 volte superiore a quello dei paesi sviluppati, la grande difficoltà insomma dei paesi produttori di caffè è investire abbastanza. E quindi si calcola, diciamo, adesso io non ho più dati aggiornati, ma al momento in cui facemmo quello studio, che sarà stato 4-5 anni fa, nel totale delle industrie del caffè si investiva circa 350 milioni in progetti di sostenibilità, di cui solo una parte legata all'ambiente. La nostra stima era che ne servissero come minimo 3 volte tanto. Allora, lei capisce che se tu vai a portare 1 miliardo invece di 350 milioni nei paesi produttori di caffè, fai la differenza.
Ecco.
E fai la differenza anche a livello di ritorno, perché agisci non solamente sulla produttività, sulla sicurezza della produzione, ma anche sulla qualità. E quindi puoi anche ottenere un aumento dei margini. Concludo dicendo anche che nel modello della virtuous agriculture, così come ormai anche nelle strategie dell'Unione Europea, vi è anche un extra ricavo per gli agricoltori. Il concetto dei servizi ambientali E quindi l'idea è di pagare gli agricoltori per i carbon credit, nella misura in cui tu sequestri carbonio nel terreno, nei terreni limitrofi, nelle riserve, piuttosto che in generale, ti paghiamo i crediti di carbonio perché permettono di fare un insetting. No, l'offsetting è quando vado a compensare con sequestro di carbonio fuori dalla mia filiera. Invece quando lo faccio all'interno della mia filiera è dell'insetting. E questa era l'idea di partenza, di fare insetting di quella quota parte di emissioni della parte industriale non comprimibili nei terreni. E credo che nella, nella, nella, nella, nell'aritmetica, diciamo, tra quanto si emette, quanto si può ridurre le emissioni e quanto si può poi del residuo fissare tra i suoli e e la parte arborea, riusciamo a raggiungere l'obiettivo.
Beh, grazie mille.
Io penso che sia straordinario quando sentire queste cose mi fa pensare dove eravamo 20 anni fa e dove siamo oggi. La capacità poi umana di rispondere ai problemi, non è che li abbiamo risolti tutti, tutt'altro, quelli del cambiamento climatico, della sostenibilità, Però poi l'uomo, quando ci si mette, non è un animale piuttosto in gamba, ecco, dimostra di riuscire a trovare sempre delle soluzioni per migliorare la vita di tutti e risolvere anche problemi che ha creato lui stesso, in questo caso andando avanti. È una cosa che spesso ci sono i catastrofisti, niente, c'era la fine del mondo, invece poi il mondo va avanti e migliora. Non è che si stava meglio quando si stava peggio, cerchiamo di stare meglio andando avanti.
Ecco, mi sentite?
Sì, adesso sì.
Prego con la domanda.
Buongiorno, buongiorno. Io sono Luca Manzoni, presidente della Nuncas Italia, che è una società chimica che fa prodotti per la cura della casa, e siamo molto attivi anche noi evidentemente nel mondo della sostenibilità e oltre che dell'innovazione, perché è un mantra dell'azienda. Abbiamo, siamo stati fondati nel 1920, quindi che anche noi siamo abbastanza Anzianotti. E la domanda è una domanda economica, quindi nel valore del prodotto, nel prezzo, il valore del prodotto che voi avete e il relativo prezzo al pubblico come si legano nel vostro caso? Cioè fare l'agricoltura che voi dite costa di più, questo maggior costo si produce in un prezzo più alto, il consumatore lo capisce, il giusto guadagno per l'agricoltore, quello che vi coltiva i vostri chicchi che voi acquistate, È pagato in un modo diverso? È pagato di più? È pagato meglio? Come, come lo si viene a sapere a livello di consumatori? E infine, ragionando sul life cycle assessment, quindi sulla vita del prodotto dalla nascita alla tomba, la domanda era: l'alluminio che è il vostro— io sono un consumatore di Illy, quindi l'alluminio che è il vostro mezzo di trasporto nelle case dei consumatori sarà cambiato e qual è il migliore dal punto di vista della sostenibilità in questo aspetto. Quindi non tanto parlando di consumo di agricoltura, ma mi ero molto interessato come voi mettete insieme le vostre scelte strategiche, che poi non sono troppo diverse anche dalle nostre, col prezzo e posizionamento al pubblico?
Grazie. Tante domande.
È un po' complicato, mi spiace, ma voglio sfruttare questa sua presenza.
Cerco di pensarle come uno spiedino, una ad una, magari cerco di rispondere a tutte e tre assieme. Indubbiamente il sogno che ho menzionato prima del migliore caffè del mondo si è tradotto in una differenziazione, diciamo, sul piano del prodotto. Questa differenziazione deriva da diciamo tecnologie proprietarie in quelle che chiamiamo le 3 P, che sono processing, packaging e preparation. Nella fattispecie, il know-how del processing è quello del blend. Noi abbiamo scelto di avere un unico blend per tutto il mondo, per qualsiasi occasione di consumo, sia in casa, fuori casa, e per qualsiasi preparazione, e investire tutto su questo blend, dalle pratiche agronomiche alla selezione elettronica dei chicchi uno ad uno, al blending, al roasting, in modo da massimizzare la qualità. E il packaging è per noi— le nostre confezioni sono in banda stagnata, quindi è ferro, quindi più riciclabile, più facilmente riciclabile dell'alluminio, più sostenibile se vogliamo dal punto di vista del product life cycle assessment. Le nostre confezioni sono pressurizzate, quindi hanno un ruolo attivo sul prodotto perché esaltano l'aroma del caffè. Da un lato proteggendo gli aromi del caffè perché non possono disperdersi, perché le confezioni sono sigillate sotto pressione, ma poi essendo confezionate in gas inerte non può esserci nemmeno l'ossidazione. Quindi il nostro caffè stagiona come un vino prezioso, se vogliamo, proprio un vero e proprio invecchiamento, e questo esalta l'aroma del nostro caffè che quindi ha un aroma più intenso e più ricco, insomma. E la terza è la preparation, dove noi siamo i pionieri, se vogliamo gli alfieri dell'espresso italiano, perché mio nonno fu colui che reinventò la formula dell'espresso introducendo per la prima volta la pressione, come oggi è diffusa nel mondo intero. Ma prima della Illetta del '35, l'espresso italiano era senza la pressione. E quindi noi abbiamo continuato. L'altra grande innovazione radicale che abbiamo fatto nella preparazione è stato il primissimo sistema monoporzione al mondo per preparare il caffè. Ecco, quindi tutta questa ricerca spasmodica di qualità dalla pianta alla tazzina ci porta naturalmente ad avere un prodotto fortemente differenziato che quindi comanda un premium price significativo. Noi siamo presenti sugli scaffali a circa il doppio della media del mercato, ma al contatto 3 volte anche di più, e questo premium price ovviamente ci consente di avere una catena del valore tale per cui innanzitutto possiamo remunerare di più gli agricoltori. Gli agricoltori noi gli diamo mediamente 30% di più dei valori di mercato per una produzione che adesso è di lotti apposta per noi, nel senso che producono sui nostri capitolati e quindi è come se fosse una produzione su commessa, ecco, mettiamola così. E quindi questo trasferimento di know-how Naturalmente consente loro anche di creare un circolo virtuoso per cui loro continuano a lavorare con noi, sono più remunerati, hanno questa sorta di zoccolo duro del lavoro con noi, eccetera eccetera. Loro testimoniano una più elevata redditività nel lavoro con noi rispetto al resto del mercato, non fosse altro perché c'è l'approvvigionamento diretto, perché noi tagliamo tutta la catena degli intermediari, compriamo direttamente da loro pagando 30% in più che va direttamente nelle loro tasche. Questo, diciamo, lascia loro un bel margine di manovra.
Ecco, quindi questo è molto bello, complimenti.
Grazie. E come lo sa il consumatore? Attraverso le certificazioni. Noi abbiamo iniziato con la prima certificazione di prodotto nel '96, che era fatta in Francia, perché in Francia c'era una legge specifica per questo. Poi abbiamo fatto le certificazioni ISO 9000 e la 45000 per l'ambiente. Poi abbiamo avuto il riconoscimento di essere una delle World Most Ethical Companies e qualche settimana fa abbiamo annunciato che siamo diventati B Corp. Quindi adesso con la B Corp c'è pure anche il logo che certifica il fatto che siamo una benefit corporation.
Grazie, molto interessante. Marina, abbiamo ancora 5 minuti scarsi.
Ehi, ehi, allora darei la parola a Paolo Taticchi, se riusciamo ad averlo, perché non ha messo la domanda. E poi forse riassumerei le 4 che abbiamo nella chat e vediamo se gentilmente il Dottor Illy riesce a rispondere. C'è un interesse incredibile oggi.
Una domanda molto—
ecco Paolo.
Paolo, domanda breve.
Buonasera Presidente, io sono un professore di strategia e sostenibilità alla Scuola di Management di UCL. Tra l'altro ci siamo incontrati, se ben ricordo, alcuni anni fa a Dubai al World Government Summit. All'epoca ero con Imperial College. Premesso che sono un grandissimo fan di Illy, caso studio che utilizzo nelle mie classi e che ho anche, diciamo, inserito nel mio ultimo libro. La mia domanda è la seguente, vado dritto al punto. Tanti articoli scientifici suggeriscono l'importanza della governance, nel contesto delle strategie di sostenibilità e dell'esecuzione delle strategie di sostenibilità. Voi siete stati per decenni un'azienda a conduzione familiare, da poco vi siete aperti al mondo del private equity, probabilmente la quotazione in borsa non è così lontana. Mi chiedo, questo tipo di transizioni che tipo di impatto avranno sulla vostra performance di sostenibilità?
Ah, grazie. Sì, azienda familiare ma non padronale, quindi a controllo familiare ma a conduzione manageriale. E questo ce lo siamo dati come un imperativo, perché nel lungo termine, se vogliamo assicurare il binomio famiglia, quindi cognome familiare e marca, dobbiamo far sì che l'azienda sia in grado di essere autosufficiente e quindi essere indipendente, diciamo, dalle classica autoreferenzialità delle famiglie, diventare una world-class organization, se vogliamo. E quindi per essere world-class organization i requisiti sono 4: il primo è quello di avere un capitale aperto, il secondo è quello di avere una governance indipendente, il terzo di avere un management professionista e non familiare, e il quarto è quello di avere una competitività adeguata che permetta di occupare tutte le posizioni di mercato che, che insomma, e presidiarle. E l'ordine non è stato questo, perché l'ordine dell'enabling è: bisogna prima creare dei presupposti per trasformarsi da familiare a governance indipendente, che è la cosa che crea le condizioni per nominare un CEO esterno, cosa che crea le condizioni per aprire il capitale. E poi crea le condizioni, ecco, e quindi anche di crescere. E poi in ultima analisi, ecco, quindi quanto la sua domanda sul fatto se riusciremo a factor in, diciamo, questa strategia fortemente incentrata sul B Corp. Questo è un modello di impresa. Adesso, visto che lei si occupa di questi temi, c'è questa ennesima puntata dello scontro tra lo shareholder capitalismo e lo stakeholder capitalismo. Secondo me è tutta fuffa, perché innanzitutto ci sono anche pagine di articoli di giornali che parlano dello shareholder, la massimizzazione dei profitti. Innanzitutto il profitto è un indicatore, dal mio punto di vista, sbagliato, perché riguarda il passato e non misura il valore. Quello che conta è il valore, e il valore tu lo misuri con semmai i flussi di cassa e non necessariamente i profitti, perché uno può avere grandi profitti e poi investire troppo ed avere flussi di cassa troppo bassi, flussi di cassa del futuro attualizzati al costo del denaro. E il secondo elemento è che il costo del denaro è indirettamente proporzionale, quindi tanto più rischiosa è l'azienda, tanto più alto il costo del denaro, tanto più distruggi valore per l'impresa, il che alla fin fine ricongiunge la teoria che se l'interesse dell'investitore è massimizzare il valore dell'impresa, conviene avere un'azienda sostenibile, perché il suo profilo di rischio più basso le darà anche una brand equity più elevata. Si sa che per esempio nei mercati più dinamici come il lusso oppure l'high-tech i moltiplicatori di borsa sono più elevati. Ecco che un'azienda più sostenibile potrà avere moltiplicatori più elevati potrà avere un costo del denaro più basso, minori liability, minori— insomma, massimizzare il valore d'impresa. E questo che le sto dicendo sembra sempre più condiviso, accettato e anche confermato. Lei potrà confermarlo meglio di me a livello accademico, nella comunità finanziaria. Quindi questa è un po' la filosofia, e il nostro partner l'ha condivisa ex ante, questa filosofia, nel senso che l'abbiamo scelto per le affinità culturali, la condivisione di questi valori. Per cui loro proprio menzionano il concetto della sostenibilità nella modalità di creare valore per l'impresa e lo apprezzano molto.
Grazie mille, buon lavoro, l'aspetto a UCL prima o poi.
Molto interessante, molto interessante. Marina, se vuoi leggere queste ultime domande.
Chiederei al Dottor Illy se ha ancora qualche minuto perché abbiamo superato l'ora. Se è disponibile, io velocemente le leggo.
Sì, va bene, sono a fine giornata a disposizione.
Grazie, gentilissimo. Allora, Nicoletta Comi chiede, a proposito del caffè e dell'agricoltura biologica, se prevediamo facilmente un aumento che sugli scaffali del supermercato indichi appunto caffè biologico. Poi Francesca Invernizzi, il coinvolgimento nella nuova agricoltura di grosse aziende o di piccoli coltivatori più che di grosse aziende. Andrea Cosentino, i fondi di investimento se stanno seguendo tutte queste innovazioni nel settore agricolo. E infine Marisa Papalucca, che si occupa di educazione e di studenti postgraduate all'Imperial College, e chiede che impatto ha ad oggi la transizione agricolturale nella formazione accademica di agronomi chimici. Grazie infinite, Dottor Illy.
Bene, spero di non dimenticarne alcuna perché non ho preso appunti.
Caffè biologico. E com'è biologico?
Semmai gliele diciamo velocemente.
Allora, il label biologico è una delle tante pratiche agronomiche non convenzionali, non necessariamente la più sostenibile. Se lo è, in certe condizioni lo è, come per esempio quando è naturalmente biologico, a prescindere dalle certificazioni, ad esempio in Etiopia, dove però si paga con minori produttività. Comunque il biologico ha delle sue certificazioni, ci sono diversi marchi che fanno la certificazione bio e questi si riconoscono nelle etichette. Ecco, per quello che riguarda l'aumento dei prezzi, non ho capito se era correlato alla questione del biologico oppure no, ma sostanzialmente quello che posso dire è che Generalmente i cosiddetti caffè differenziati o i prodotti agricoli differenziati, che sono quelli che possono essere o il biologico oppure certificato in generale come sostenibile, fair trade o cose di questo genere, hanno generalmente un premium price. Il biologico generalmente comanda un 10% di premium price almeno, quindi Quindi questo sì, è anche un modo ovviamente per gli agricoltori di avere, in linea di massima, non sempre, ma cercare di avere maggiori ricavi da questi prodotti differenziati. La comunità finanziaria è sempre più interessata certamente alla sostenibilità, alla transizione agricola eccetera, indipendentemente dal settore agricolo specifico, agroalimentare. Insomma, abbiamo questo Larry Fink che ogni anno scrive, più grande fondo di private equity al mondo, ogni anno scrive le sue esortazioni a un'economia più sostenibile. Recentemente l'hanno accusato insomma di predicare bene, razzolare male, perché sono ancora coinvolti in un investimento in piantagioni di olio di palma in Indonesia, eccetera. Ma sono tutte cose che vanno nella direzione in cui, per il settore finanziario, che è uno di quelli che sta— degli stakeholder che sta spingendo di più sulle aziende affinché diventino sostenibili, la sostenibilità sta diventando un fattore critico di successo. E questo lo testimonia anche il boom del cosiddetto ESG, che è diventato un requisito di legge per le aziende quotate, la cosiddetta non financial reporting. Ma in generale, a prescindere da questo, è diventato una sorta di requisito, e si stanno sviluppando degli standard. Adesso gli standard di ESG reporting e certification non sono ancora così completi e e sofisticati, ma ci si sta lavorando perché c'è una fortissima domanda del mercato, anche da parte degli investitori, sugli ESG. Infine, per quello che riguarda, se poi ricordo tutto, coinvolgimento delle grandi imprese, sì, le grandi imprese, dipende da quali, ma tutte hanno dichiarato sensibilità per la sostenibilità perché Ci mancherebbe, non potrebbero certamente affermare il contrario. Alcune lo fanno più con un approccio tra virgolette di greenwashing per adesso, ma io non biasimerei più di tanto perché comunque purché se ne parli, e se anche uno fa all'inizio un po' di greenwashing, poi è chiaro che nel tempo deve cominciare a fare le cose sul serio, sennò viene, viene smascherato e ottiene un danno reputazionale. Altre fanno invece molto più seriamente sul piano anche della ricerca scientifica. E generalmente questo impegno, diciamo, delle industrie medie e piccole, anche piccole, perché anche nel caffè c'è un fenomeno dei micro-roasters che comprano sempre caffè di super nicchia dei singoli agricoltori molto sostenibili, Quindi questo interesse dell'industria del caffè, della torrefazione, per i caffè certificati, per i caffè sostenibili, si ripercuote su, soprattutto direi, sui piccoli growers, ma non solo, anche sui medi. Quelli che forse sono un pelino più riluttanti sono quelli più mastodontici, grandi, diciamo, proprietari terrieri, che forse non sono proprio i primi a a cambiare pratiche agronomiche perché vedono minacciata la loro produttività.
Bene, grazie. Mi sembra una discussione bellissima, quasi un seminario che ci spiega perché Andrea Illy è chiamato chimico umanista, perché questa è come una lezione molto bella che va oltre il caffè e ci fa sentire, direi, tutti meglio stasera. Come dopo aver bevuto una buona tazzina di caffè. Grazie a tutti, grazie dottor Illy, grazie al Circolo, grazie a tutti quelli che sono intervenuti e buonasera.
Grazie a voi, grazie infinite.
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