AI e privacy: tutti gli errori da evitare per professionisti e aziende

In questa seconda parte della live, l’avvocata e DPO Giovanna Panucci approfondisce le difficoltà pratiche legate all’uso dell’AI generativa in azienda. Analizza la complessità delle policy di Google e la possibilità che i dati vengano usati per scopi di training o statistici, evidenziando la scarsa trasparenza delle condizioni. Discute come le imprese debbano costruire una strategia di privacy in base al budget, definendo priorità, roadmap e documentazione per dimostrare accountability. Spiega che i Data Processing Agreement (DPA) sono disponibili solo per piani Business/Enterprise delle piattaforme (OpenAI, Gemini) e richiedono un Organization ID. Confronta l’opzione on‑premise open‑source, che garantisce la massima privacy ma ha costi hardware proibitivi, suggerendo una via di mezzo basata su piani enterprise, igiene dei prompt e anonimizzazione dei dati sensibili. Sottolinea l’importanza della documentazione delle scelte di compliance. Riguarda l’AI Act, presentandolo più come una “sveglia” che un freno all’adozione, e ribadisce che il GDPR protegge allo stesso modo i dati di dipendenti e clienti. Evidenzia i rischi di utilizzo non autorizzato da parte dei dipendenti e la necessità di politiche interne, formazione e netiquette. Infine, risponde a domande su come un soggetto esterno possa denunciare l’uso non autorizzato di AI, illustrando il percorso di reclamo al Garante e le limitazioni dell’AI Act in vigore dal 2026. La sessione si chiude con promozioni del corso “Produttivi Più Che Mai” e indicazioni pratiche per accedere a risorse, automazioni N8N e sconti.
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Buonasera a tutti e benvenuti in questa nuova lezione, in questo nuovo approfondimento del ciclo di live aperte a tutti che abbiamo lanciato con il progetto di Produttivi Più Che Mai, una serie di appuntamenti disponibili sui nostri canali YouTube ai quali appunto possono accedere tutti, dove andiamo a focalizzarci su alcuni dei concetti che poi sono stati approfonditi nel corso di produttivi più che mai. Questa sera, come vedete, c'è un ospite speciale. Parliamo di intelligenza artificiale e privacy. Salutiamo Giovanna Panucci, avvocato, DPO e AI strategist. Ciao Giovanna!
Ciao a tutti e buonasera!
Salutiamo anche Antonio. Ciao Antonio, come stai?
Ciao Andrea, grazie mille e grazie a tutti quanti coloro che ci stanno seguendo sia da YouTube che da LinkedIn. Oggi appuntamento davvero molto molto interessante, io non vedevo l'ora di questa lezione perché con Andrea sia all'interno delle live che all'interno del corso abbiamo parlato tantissimo di utilizzo dell'intelligenza artificiale all'interno delle aziende, però c'è un problema che ancora non abbiamo affrontato e cioè: ma questi dati aziendali io li posso mettere dentro ChatGPT? Che rischi corro? Quali sono appunto magari gli accorgimenti che posso adottare per evitare che l'intelligenza artificiale venga magari addestrata sui dati sensibili della mia azienda oppure sui miei dati personali? E chiaramente a queste domande, che sono complesse, richiedono una conoscenza specifica del settore, non possiamo rispondere io e te, Andrea, che insomma siamo esperti di altro, abbiamo invitato invece una professionista che questi argomenti li conosce molto, molto bene.
Esatto, anche perché questa sera ci focalizzeremo soprattutto, come vedete all'interno del titolo, sugli errori. Quindi cosa andremo a vedere? Tutti quegli sbagli purtroppo comuni che sia aziende che liberi professionisti fanno quando utilizzano le intelligenze artificiali in termini di dati. E come vedremo, questi errori non sono soltanto pericolosi perché ci sono delle conseguenze per il trattamento del dato in sé, e questo già sarebbe grave, sono pericolosi anche dal punto di vista economico se ci troviamo in azienda, perché andiamo incontro a quelle che sono sanzioni molto pesanti, e vedremo di che sanzioni si parla, e molte volte capiremo per evitarle in realtà servirebbe un investimento minimo innanzitutto in conoscenza, perché se sai come sai come muoverti, se sai come proteggere i dati, quali dati proteggere, quali modelli utilizzare— e Giovanna fra l'altro all'interno del percorso non si è risparmiata perché ci ha spiegato anche quali sono i modelli caso per caso da utilizzare— se tu fai tutto questo lavoro prima, poi tutto questo si traduce in che cosa? Si traduce in meno errori, meno problemi e meno spese. E Giovanna poi entrerà nel dettaglio di tutti questi argomenti. Giovanna, vuoi darci qualche anticipazione su quello che vedremo stasera?
Sì, sì, intanto grazie per l'invito e buonasera a tutti. Allora, è un peso importante, un compito importante quello che mi è stato dato stasera, perché parlare un po' delle regole, soprattutto dei rischi, non è mai semplice. Quindi cercheremo di farlo comunque nella maniera più pratica possibile, e quello che vedremo, cercheremo di sfatare dei miti, no? Io li chiamo i falsi miti, ce ne sono tanti legati al mondo dell'intelligenza artificiale. Il primo però più gettonato veramente da hashtag quotidiano è quello intelligenza artificiale uguale violazione della privacy, no? C'è questa paura. È vero per certi versi, perché è chiaro che se io utilizzo l'AI male, in maniera sprovveduta, non del tutto attenta, corro dei rischi. Però se faccio le cose con ordine, come vedremo stasera, e poi vi spiegherò quelli che possono essere i rischi e le cose da andare a guardare, posso stare sereno e dormire sonni tranquilli. Quindi faremo questo viaggio, questa panoramica, per capire che cosa andare a guardare e a che cosa prestare attenzione.
Prima di cominciare, di entrare nel vivo, veloce recap: il codice che vedete in basso, Produttivi Più Che Mai, Gladiatori25. Perché abbiamo messo Gladiatori25? Perché Gladiatori25 è collegato alla community di Giovanna Panucci, che divulga questi temi legati alla privacy ormai a oltre 5.000 professionisti ogni settimana sulla sua newsletter. Lo fa anche in eventi di settore. E quindi Gladiatori 25 cosa vi permette di fare? Vi permette di poter accedere al corso Produttivi Più Che Mai, per chi vorrà andare oltre rispetto a queste lezioni aperte a tutti qui su YouTube, con uno sconto del 20% fino al 22 di settembre. Se siete arrivati qui la prima volta vi faccio vedere velocemente di cosa si tratta. Produttivi Più Che Mai è un corso che ha una missione che è tutta quanta riassunta in questa frase: risparmiare 10 ore di lavoro a settimana grazie all'intelligenza artificiale. Come lo facciamo? Attraverso un approccio in 3 fasi. Prima fase: facciamo parlare in modo efficace diverse intelligenze artificiali e abbiamo visto perché cosa le facciamo parlare e cooperare insieme. Per esempio automatizzare la creazione di report, slide, analisi di documenti, analisi di dati. Secondo passo: scaliamo il processo con agenti e automazioni. Io e Antonio vi abbiamo mostrato all'interno delle lezioni la scorsa settimana come creare un'automazione da zero e come creare un assistente che riesce a gestire tutta una serie di cose, per esempio l'email, i contenuti, anche quando voi non ci siete, una volta che l'avete settato bene. Terzo passo, che è quello che approfondiremo stasera: fare tutte queste cose in assoluta sicurezza e in una cornice che sia quella appunto rappresentata dalle leggi e le regole che vanno rispettate sia come aziende sia come liberi professionisti. Da non vedere solo come un vincolo ma anche come una possibilità perché di fatto ci mettono al riparo da quelli che sono i problemi legati a queste tecnologie. E quindi con il codice Creatore 25 dicevamo 20% di sconto accesso a tutti quanti i moduli del corso e ai contenuti con Giovanna Panucci, che ha fatto un corso nel corso, c'è più di un'ora e mezza in cui affronta tutti i temi dei quali abbiamo parlato. Quindi come scegliere il modello giusto, quali sono appunto gli errori da evitare, quali sono le soluzioni. Ci fa vedere anche quelli che sono dei trucchi che potete utilizzare per muovervi più velocemente. C'è Massimo Pegori che si occupa di innovazione in INAZ e ci ha fatto vedere come sviluppare dei software completi partendo da prompt. Loro li commercializzano e li vendono a centinaia di aziende. E poi ci sono 6 moduli che affrontano tutti i temi che vi ho velocemente accennato e che poi approfondiremo successivamente durante le pause, il confronto, perché sarà una chiacchierata. Dicevamo, 20% di sconto, c'è la possibilità di acquistare soltanto 2 piani perché il piano Grow praticamente è terminato subito, e noi vi ringraziamo per questo, era quello con le consulenze. Al momento è possibile aggiungersi a una lista d'attesa, ma non è possibile partecipare alle consulenze perché abbiamo deciso di dedicare attenzione alle persone che per prime hanno puntato su questo piano. E poi il nostro obiettivo, ovviamente, se ci sarà partecipazione, è capire come poter andare incontro a tutte le altre. Due piani a disposizione. Con il piano base prendete l'accesso a tutte le lezioni del corso, 30 lezioni preregistrate, 8 ore più un'ora di extra. Piano Community Pro, tutto quello che c'è nel base, in più community riservata, tutti quanti i nostri GPT-S, assistenti, template. E c'è la possibilità anche di avere accesso a tutto l'archivio delle live. Quindi non solo potete partecipare alle live come nel piano base, ma anche accedere poi successivamente. Utilizzando il codice GLADIATORI25 c'è 20% di sconto sui due piani. Vado a condividere adesso lo schermo di Giovanna Panucci, ditemi se lo vedete, e lascio la parola a lei per approfondire proprio i temi legati alla privacy.
Fantastico, grazie. Allora partiamo, e fra l'altro Andrea, mentre facevi vedere un po' quello che è l'iter del corso, che poi alla fine avete fatto un lavoro incredibilmente incredibile, lo dico due volte proprio per sottolineare questa cosa qua. Stavo ragionando sul fatto che è una grande opportunità più che altro perché in pochi sanno, ma non è colpa dei più, è colpa del fatto che di regole si parla sempre poco purtroppo, che da gennaio di quest'anno sono entrate in vigore le prime regole che riguardano l'AI Act, che è il regolamento sull'intelligenza artificiale. Fra queste prime regole sono entrate in vigore, pensate, i primi 5 articoli di una normativa estremamente complessa, L'articolo 5 è quello che parla di alfabetizzazione, quella che viene chiamata AI literacy, e che dice in parole povere: tu azienda, titolare del trattamento, devi formare i tuoi dipendenti, non solo i dipendenti, ma devi formarti. Formazione, non ci sono limiti, regole, tipologie, deve essere certificata, non deve essere certificata, deve essere solo dimostrabile. Quindi si ha la possibilità, no, anche attraverso corsi di questo tipo, di documentare un acquisto e dire: ho seguito questo corso completo che affronta tutti punti di vista. Quindi la trovo veramente un'occasione molto bella anche per ottemperare questo tipo di obbligo. Venendo a noi, perché poi io mi perdo in chiacchiere, ma devo dirvi, raccontarvi sempre tante cose. Allora, ho preparato una lavagna, no, con qualche schema, perché così non mi perdo e cerco di seguire un filo logico, perché poi le cose da dire sono veramente tante, e che spero vi aiuti, no, nel seguire il discorso nel momento in cui vi accompagno nella to-do list delle cose da andare devo guardare quando io azienda, quindi parliamo di utilizzo di chatbot e quindi intelligenza artificiale generativa in contesti, chiamiamoli professionali, chiamiamoli business/enterprise, devo andare a guardare quando faccio, quando decido di fare questo tipo di investimento, ok, più che di acquisto, di investimento. Intanto quali sono le regole? Senza perderci in numeri e dettagli, sappiate che le normative, i regolamenti di riferimento sono due. Ve li ho messi qui di fianco, no? Vi ho messo l'acronimo perché è quello più diffuso e più facilmente anche memorizzabile. La prima norma, il primo regolamento in assoluto estremamente importante entrato in vigore 2018, quindi un bel po' di tempo fa ormai, è il GDPR, che è il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati. Quando parliamo di intelligenza artificiale non possiamo non parlare di protezione dei dati per tanti motivi, no? Lato back-end, perché questi strumenti sono addestrati no, hanno dei dataset, dei dati di addestramento che contengono informazioni e tante altre cose, fra cui anche dati personali. Quindi c'è una normativa di protezione che va a tutelare i dati anche nel momento in cui si fa il training dei modelli. C'è poi però tutta una fase che è quella che riguarda noi stasera, che è la parte di governance e di utilizzo. Quando io carico all'interno di ChatGPT un documento di identità, o anche soltanto aggancio il connettore del Dropbox o del Drive a Perplexity. Posso farlo? Non posso farlo? L'intelligenza artificiale automaticamente risucchia i miei dati? Non lo fa? Lo vedremo, però sono queste le domande che devo iniziare a farmi nel momento in cui faccio questo tipo di operazioni. Quindi prima norma: Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati. Seconda, e fra l'altro vi do questa notizia, proprio oggi poche ore fa, notizia proprio fresca, il Senato ha approvato in via definitiva la legge italiana, la prima legge quadro sull'intelligenza artificiale. Quindi abbiamo una legge anche in Italia. Adesso ci sarà tutto l'iter di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma abbiamo a tutti gli effetti una legge quadro che dà il perimetro, no? Quindi vedete che si sta andando avanti anche dal punto di vista proprio istituzionale. E ovviamente la normativa madre anche qui è europea. Si chiama AI Act e quindi è il regolamento sull'intelligenza artificiale. Stasera non li vedremo nel dettaglio perché, come potrete immaginare, non basterebbero probabilmente dei workshop dedicati, no, per parlare di una e dell'altra. Però ecco, mi devo porre questa domanda, o quantomeno al mio caro consulente che viene in azienda a parlarmi di compliance, io devo fare questa domanda: ma siamo sicuri di essere a posto dal punto di vista del GDPR e dell'AI Act? Sono queste le due normative all'interno delle quali bisogna sistemarsi ed essere accountable, come si dice in gergo. Ora, per farla pratica, questi che vedete a video, io li ho chiamati warning zone o red flag, come preferite, sono le 4 colonne, i 4 pilastri da tenere in considerazione quando si sceglie un tool di AI generativa. Bisogna intanto farsi tutta una serie di domande che riguardano il training dell'algoritmo, e lì c'è uno spartiacque abbastanza netto, molto semplice. Se uso ChatGPT o simili in contesti business professionali, non posso, ok, inserire i miei dati, i dati dei clienti, eccetera, all'interno del modello e quindi trainare il modello. Devo deselezionare questa opzione. Lo posso fare manualmente, ci sono varie modalità anche attraverso la dashboard, ma devo anche sapere che cosa che se vado a leggere bene i piani, no, di acquisto delle varie tipologie, no, di abbonamento, soprattutto Business, quella che si chiamava qualche settimana fa la versione Team di ChatGPT, e la versione Enterprise, scopro che di default automaticamente in quelle versioni il training del modello viene disabilitato. Quindi OpenAI ci sta dicendo: carissimo utente, carissima azienda, se tu utilizzi e tratti dati "Con la nostra intelligenza artificiale, col nostro modello ci tratti sopra dati, ti assicuriamo che noi non facciamo il training dell'LLM con i tuoi dati." E lo mettono per iscritto. Questa è l'accountability, perché non basta purtroppo dire giù in giurello "Ci avevo guardato, no? Mi sono fidato, ci avevo guardato." Bisogna avere la documentazione a portata di mano. Abituatevi anche, vi dico questo, a stampare le policy, a stampare i documenti che manda per esempio OpenAI nel momento in cui fate l'acquisto di un abbonamento, perché lì, nei termini e condizioni famosi, sono nascosti tutti questi cavilli. Quindi, prima cosa ricordatevi: training dell'algoritmo deve essere disabilitato. Vi faccio vedere, giusto così per completezza, come andare poi a disabilitarlo se invece non ho la versione dove viene disabilitato di default, quindi la Business e l'Enterprise. Come faccio? Prendo ChatGPT perché è il modello in assoluto più famoso, ma la stessa operazione posso farla tranquillamente anche sugli altri. Allora, intanto non tutti sanno che c'è un'iconcina qui in basso che si chiama Impostazioni, no, che mi dà l'accesso a questo, a questa dashboard, a questo menu dove io posso fare tutta una serie di controlli. Quindi è un po' la mia cabina di comando che posso gestire, settare qualcosina. Per esempio c'è un bel bottoncino che si chiama, guarda un po', Controllo dati, e se ci clicco sopra scopro che qui ho tutta una serie di operazioni che posso fare. E questo è il bottone incriminato: migliora il modello per tutti, leggi il training. Se lo utilizzo a lavoro, questo devo disattivarlo, perché io adesso ce l'ho attivato di default. Io non ho la versione Business, attualmente sono col mio account nella versione Enterprise, per cui nella modalità attiva. Potrai però tranquillamente disattivarlo, quindi mi raccomando prima operazione da fare verificare questo. E soprattutto vi do anche questo suggerimento: mi è capitato nella mia esperienza di leggere le policy e i termini e condizioni delle software house più importanti, no, che magari ti dichiarano: ci mettiamo proprio, ti mettiamo al sicuro, non facciamo il training del modello coi dati, viene disabilitato di default e quant'altro. Poi scopri in realtà che questo non è vero. Quindi una doppia verifica all'interno di queste dashboard fatela sempre, ok? Training del modello, seconda questione. Qui entriamo un pochino più nello specifico, quindi seguitemi attentamente. Una delle questioni in assoluto più importanti di tutta la normativa che riguarda la protezione dei dati è la residenza dei dati, cioè dove i dati vengono conservati. Che cosa vuol dire? Quando io investo un fornitore di un compito, no, che può essere gestore di un sito, può essere il proprietario di un software, può essere come in questo caso il proprietario di un modello di intelligenza artificiale o di un sistema di AI, devo sapere che quando vado a comunicare dei miei dati tramite i prompt, allegando dei documenti, attivando i connettori, quindi facendo del lavoro, faccio un trattamento, che cosa succede? Nei server di quel fornitore i miei dati vengono conservati. Per X tempo. Su quell'X tempo si gioca un po' buona parte del regolamento europeo, perché la norma dice: attenzione, la conservazione del dato è un trattamento che va perimetrato, no? Perché io non posso regalare i dati miei, dei miei dipendenti, dei miei clienti, dei miei utenti alla qualunque senza sapere quanto quei dati vengono conservati. Servono delle policy chiare e queste policy devono essere dichiarate. Quindi dobbiamo cercare all'interno delle informazioni, no, di questi provider, i tempi di conservazione. OpenAI all'interno delle sue policy ci dice, per esempio, che quando noi andiamo a gestire, quando lui fa qui che si attivano le nostre conversazioni qui sulla barra laterale, no, i cassettini con dentro le nostre chat, lui dice che anche a seguito di eliminazione vengono conservati comunque, per interessi legittimi di vario tipo, almeno 30 giorni, ok? Ok, lo fanno per una questione anche di recupero dei dati, di diritto al ripensamento, tanti motivi legittimi, però me lo devono mettere per iscritto. Non possiamo di certo fare, oppure accettare le condizioni per esempio di Anthropic, non so se avete letto la notizia, che credo che fra l'altro l'ora X scatti forse il 26 settembre o poco più, insomma su Anthropic, 26 settembre, Loro che cosa dicono? Devi scegliere, o se tu ci dici che i tuoi dati non vuoi che li conserviamo per 5 anni, attenzione, 5 anni sono veramente tanti, a mio parere sicuramente il Garante farà qualche, qualche, richiederà qualche informazione in più perché mi sembra veramente strano, se non vuoi che li conserviamo 5 anni ce lo devi dire, se non ce lo dici ti sospendiamo un attimo l'account perché devi esprimere quella tipologia di consenso in un modo o nell'altro. Quindi è un po' un out-out abbastanza invadente. Quindi residenza dei dati, la residenza, la conservazione e dove quei dati vengono collocati, perché poi c'è un altro tema collegato alla residenza, oltre ai tempi di conservazione, la domanda è dove vengono conservati, perché il passaggio di questi dati che circolano e fluttuano all'interno dei server finché rimangono in Unione Europea e noi ve lo ripeto, abbiamo le due leggi dell'Unione Europea, quindi ci coprono, cioè tutti gli stati dell'Unione Europea devono uniformarsi obbligatoriamente a quei regolamenti, siamo tranquilli. Cioè se OpenAI ci dice che i server sono in Europa possiamo stare sereni. Se questo però non accade, perché magari la versione Plus o la versione Pro non ci danno questa garanzia ed anzi c'è scritto proprio nelle policy che i dati vengono comunicati, vengono conservati nei server negli Stati Uniti, siamo zoppi dal punto di vista della compliance al GDPR. Che se lo uso per finalità domestiche può non essere un problema, se sono un'azienda media con 200, 300, ma anche 20 o 50 dipendenti, inizia a diventare un problema di compliance. Come fare allora? Anche dentro i vari pacchetti un'altra delle voci da guardare è proprio la residenza dei dati. Per esempio nell'Enterprise di OpenAI danno proprio la possibilità, nell'Enterprise soltanto, non nel Business, di selezionare la residenza all'interno dell'Unione Europea. Volevi fare una domanda?
Forse volevo passare— no, ti volevo passare due domande dalla chat, perché intanto in chat si stanno cominciando un po' a movimentare, perché ovviamente il tema è sempre anche un po' caldo. E la prima domanda era quella di Agostino, che diceva: ma come si fa a scoprire che ad esempio Team System o altre software house Hanno disattivato il training dell'algoritmo, quindi quel discorso che facevi prima sul training dell'algoritmo. Abbiamo qualche possibilità per poter capire autonomamente se questo è avvenuto, non è avvenuto? Possiamo fare qualcosa insomma per richiederlo?
Assolutamente sì, Agostino, sempre nei termini e nelle condizioni. Quando tu vai a stipulare i contratti con queste software house, richiedi— e puoi anche fare esattamente questa domanda, cioè ti invia una AI Act con questo quesito, è un tuo diritto di sapere dove vanno a finire i dati. E mi aggancio alla domanda di Agostino per ricordare un'altra cosa: c'è una filiera di responsabilità molto netta che viene definita dall'AI Act che dice questo: il proprietario del modello di intelligenza artificiale, diciamo così, è il provider. L'utilizzatore, che potrebbe essere Agostino, potrei essere io, un'azienda, è il deployer, ok? In mezzo a questi due protagonisti principali ci sono varie, vari sistemi di governance, ci sono i distributori, ci sono gli intermediari. Latin System di turno fa questo lavoro proprio di intermediazione, di distribuzione del modello, perché probabilmente mi viene da pensare dalla domanda, all'interno dei gestionali della Latin System c'è adesso l'intelligenza artificiale che fa un certo tipo il tipo di lavoro. Ti dico che Latin System dovrebbe, se è a norma come credo, deselezionare di default il training del modello, quindi è un requisito proprio previsto per legge. Tu in ogni caso sappi che puoi fare la domanda diretta a Latin System facendo proprio il quesito, cioè: mi assicurate che il training è escluso, no, dalla, dall'addestramento dell'algoritmo? Loro ti rispondono Oppure, se vuoi andare a cercarti in autonomia la risposta, dal contratto lo trovi. Il contratto di Team System è abbastanza lungo, ho ben presente quello che sono i loro termini e condizioni. Però usa ChatGPT per analizzarlo, gli fai 2-3 domande e ti fai trovare la zona da andare a guardare.
Questa di Carmine è anche interessante, Giovanna, perché lui dice: è un po' come la normativa che regola anche i siti web, privacy Privacy Policy e Cookie Policy, quindi se anche complementare a queste normative qui praticamente, o appunto una normativa a parte, l'EECT, e che quindi si muove su un binario proprio differente?
Allora, bella analogia, è un po' diverso, nel senso che quelle regole lì sono figlie del GDPR, cioè nascono proprio come delle regole di messa a norma dei siti che provengono dal regolamento Unione Europea, no? Sicuramente si riferisce Carmine alla questione dei cookies, quindi delle privacy policy, dei termini e condizioni adeguati sui siti. Sono tutte norme che dicono: tu titolare del sito che tratti i dati degli utenti, che non sono necessariamente clienti fra l'altro, ma sono potenziali tali o semplicemente visitatori del tuo sito, devi trattare quei dati e anche cookies o comunque la raccolta di quel tipo un tipo di informazione, è un dato, secondo determinate linee guida. Quindi quelle regole sono figlie del GDPR. Chiaro che, Carmine, ti do questa suggestione: se io sul sito vado a inserire il mio chatbot bellissimo che spunta dal basso a destra quando l'utente visita la pagina, si muove, segue il mouse, e per di più è in grado di capire quanto l'utente sta fermo su un determinato prodotto e poi mi dice: ti interessano delle informazioni? Chiedi a me. Tutte queste cose che già si vedono online. Attenzione perché anche lì i termini e condizioni, la cookie policy e la privacy policy devono essere irrobustite con tutta una porzione che riguarda l'intelligenza artificiale, il chatbot e tutta una serie di regole sulla trasparenza che sono contenute nell'AI Act. Quindi sono norme che da qualsiasi punto le si guarda bene o male si incastrano, sono normative gemelle. Di fatto.
Giovanna, io te ne passo una terza e poi ti lascio procedere, perché io immaginavo già che ci sarebbe stata partecipazione, ma siamo subito partiti molto partecipativi. Questa qui ci arriva da LinkedIn. Stefano Coggiola ci dice: se io utilizzo— è una questione un po' mista, perché come vedrai ci sono un po' di pezzetti in questa domanda— se utilizzo un RAG con database vettoriale, la residenza dei dati rimane fondamentale Assolutamente sì, perché dipende anche—
e qui c'è tutta una serie di spiegazione tecnica che andrebbe fatta, però la semplifico. Il modello lavora sulla RAG in due direzioni differenti, no? Perlopiù nel momento in cui l'informazione viene mandata al modello in una prima fase per elaborazione, e in una fase di ritorno quando restituisce la risposta posta, no? E quindi fa tutto il lavoro io di nuovo tramite il modello, ci dà poi l'output. La semplifico al massimo, eh, non me ne vogliano gli ingegneri o più gli sviluppatori. Però anche in quel caso, quando c'è questo passaggio, no, del modello che tocca il dato, io ho sempre il problema della residenza del dato, anche se sto gestendo il RAG e quindi apparentemente lavoro in locale, ok? Devo sempre farmi, chiedermi del training, perché se attivo il training sto mandando dati altrove. O una breccia. Se lo disattivo, chiudo le valvole e allora riesco a contenere. Chiaro che nel concetto del RAG è meno, come dire, il concetto della residenza è un pochino meno rischioso, però è una di quelle cose che deve andare comunque sempre a guardare.
Faccio un passaggio veloce per chi magari non ha capito il tema della domanda, perché potrebbe essere che magari non avete mai incontrato un RAG oppure questa, proprio questa definizione, questa di RAG. Il RAG è una tecnica di recupero informazioni più efficienti. In parte è una delle tecniche che Antonio mostra anche all'interno del percorso quando va a parlare di database vettoriale. Cosa significa? Lui va a fare in modo che le informazioni che vengono raccolte in un posto vengono fatte in pezzettini chiamati chunk, e questo facilita il recupero delle informazioni per i modelli quando il contesto è molto denso. Cosa significa? Magari voi gestite un e-commerce, ci sono tantissime informazioni sulle pagine del vostro e-commerce. Se voi mettete i documenti così come sono, quindi diciamo grezzi, molto probabilmente ci saranno delle risposte poco pertinenti e più allucinazioni. Con questa tecnica noi andiamo ad arginare le allucinazioni perché abbiamo questo sistema di pezzettini più recupero ottimizzato. Ovviamente io l'ho semplificata molto, ma è per contestualizzare quello di cui stiamo parlando. Come ha detto Giovanna, giustamente, essendo, come potete capire, un caso molto specifico, non un caso che voi incontrerete nei modelli di default, ad esempio se utilizzate la chat come ChatGPT, come ad esempio Claude, come Gemini. Però potrebbe capitarvi, e magari questo lo avete già incontrato quando utilizzate uno strumento come NotebookLM, che si basa su questa questa tecnica di recupero. Il motivo per cui notebookLM è così bravo a recuperare queste informazioni è perché utilizza questa tecnica di recupero in modo efficace.
Vedo peraltro che Stefano ha elaborato la domanda e credo si stia andando un po' nella mia direzione. Chiede: anche se containerizzo il DB vettoriale ed effettuo l'embedding in locale? Allora Stefano, il discorso è questo: Se tu hai il modello di embedding e il large language model, magari hai in locale un Qdrant, quindi come database vettoriale, e quindi tu gestisci tutto quanto in locale, ad esempio tramite NITEN oppure tramite codice, allora a quel punto in realtà non andiamo mai al di fuori della tua macchina. E qui ci dirà poi Giovanna qual è insomma la situazione in cui ci troviamo. Però insomma può capitare che questo DB vettoriale con large language model, con modello di embedding, ce l'abbia su un computer che potenzialmente è anche sconnesso da internet. Chiaramente una macchina non indifferente dal punto di vista della potenza di calcolo, però può accadere. E poi chiede: e in caso invece di un VPS in Europa? Quindi lui dice: se io prendo questo software e lo metto magari tipo su Hostinger o comunque su un servizio di hosting, ecco, MongoDB Vector Search comunque sì, diciamo, è un Valentina di Quadrant. Nel momento in cui— questa è una bella domanda— nel momento in cui noi abbiamo tutto quanto in locale, quindi io faccio tutti quanti gli step del processo su una macchina che potenzialmente non è connessa ad internet, che cosa succede? Bella domanda.
Allora, se faccio tutto in locale, compreso la disattivazione del training, sono tutto in locale e quindi il problema della residenza non ce l'ho. Quindi se ho la garanzia di lavorare in locale, il problema della residenza del dato, e soprattutto più che di residenza, soprattutto anche del trasferimento del dato fuori dall'Unione Europea, che è quella la parte critica, direi che non ce l'ho, non ce l'ho. Qual è il punto però? Lo devo, tutte queste fasi che poi giustamente vedete quanti spin-off, quanti cavilli, vanno poi messe per iscritto nella parte proprio tecnica, sottolineate con l'evidenziatore per dire mi sono posto il problema della residenza e ho perimetrato in questa maniera qui. Quindi benvengano anche queste osservazioni.
Il tema questo è molto interessante, scusami Anto poi ti lascio subito la Giovanna Panucci dicevo, il tema è molto interessante perché questo della comunicazione rischia di passare in secondo piano, cioè c'è tutta una cosa pratica che voi potete fare per la tutela del dato, ad esempio in azienda, ma è anche importante che vada fatto secondo i crismi una comunicazione in tutte le fasi di quello che andate a fare per tutelare il dato. Ed è qui che entra in gioco il professionista, come ad esempio il DPO, cioè che vi guida per mano e vi dice Adesso che state facendo questa cosa, dovete anche comunicare a questo ente che lo state facendo, perché magari voi state facendo una determinata cosa per proteggere il dato, non andate a comunicarlo nel modo giusto o non producete le carte giuste, per semplificarla, e al momento in cui poi arriva il controllo non ci sono queste carte che attestano quello che avete fatto e potete andare incontro a delle sanzioni. E quindi è molto importante che ci siano le due facce fasi. Una fase in cui voi sapete da soli, ed è fondamentale, altrimenti non capite in che direzione va, soprattutto se siete l'imprenditore oppure siete un manager. Voi dovete sapere cosa sta succedendo e quindi dovete avere una formazione. Dall'altra vi dovete assicurare che il professionista che vi assiste faccia tutta una serie di passaggi in termini di comunicazione, altrimenti mancando questo pezzetto qui, ripeto, potreste andare incontro a quelle che sono sanzioni salate che si potrebbero evitare semplicemente essendo un po' più diligenti. Anto, ti rilascio la parola, era giusto per fare questa accenno.
Certo, sì, sì, no, ma in realtà io ci tenevo soltanto a ringraziare le persone che stanno acquistando il corso, appunto durante questa live. Mi piace pensare che Giovanna li sta spaventando per bene sui pericoli dell'intelligenza artificiale e quindi chiaramente le persone dicono: "Ma fammi andare a vedere l'ora e mezza di lezione in cui Giovanna spiega non solo quali sono i pericoli ma anche come evitarli". Quindi eccomi, mi piace pensare che sia questo il motivo per cui insomma si stanno registrando delle vendite. Ringraziamo ovviamente tutte quante le persone che stanno acquistando e anche chi ha acquistato nelle precedenti serate.
Io vedo l'ultimo Arturo Pero proprio adesso e quindi lo ringrazio. Grazie Arturo, siamo contenti che tu abbia trovato interessante e stimolante la possibilità di andare anche oltre quelli che erano i contenuti su YouTube.
Fantastico, bellissima, stupenda. Fra l'altro vi do un suggerimento, qui esco dai panni dell'avvocato ed entro più nei panni, no, dell'amica. Attenzione a non commettere l'errore che si fa dopo che si assiste a una live di questo tipo. Che cosa vuol dire? Mi spiego: non ossessionatevi sul singolo adempimento. No, adesso qualcuno ha fatto la domanda sulla residenza, Consulenza, ci sta, ci sta, ed è una delle cose da fare, ma è una delle cose da fare, ok? Perché qual è il rischio? Che magari io mi sono scervellato sulla RAG, ho chiesto ad Antonio, poi ho contattato Andrea, ho avuto una consulenza incredibile, mi sono fatta il corso, sono a posto, e poi cosa scopro? Che l'informativa privacy, che è una delle cose più banali a cui si pensa per ultimo, chissà come mai, non è aggiornata e quindi non contiene, no, all'interno, per esempio, non lo so, della comunicazione dei dati della destinazione, il fatto che io li gestisco in locale, quindi non ho quel problema. Quindi sì, essere scrupolosi, ma in questa fase cercate di spostare lo sguardo dalla punta del naso all'orizzonte. Ve lo dico proprio come consiglio perché altrimenti incaponirsi sul singolo adempimento rischia di diventare controproducente. Il quarto step, ma non ultimo per importanza, forse anzi è il più importante, è la reputazione del provider. Chi è OpenAI? Chi è Anthropic, chi è Perplexity, chi è Google? Domandona. Quindi ci sono delle informazioni che dobbiamo andare a recuperare da quelli che diventano a tutti gli effetti, nel momento in cui noi acquistiamo una licenza, i nostri fornitori. Poi hanno dei nomi altisonanti e sedi stratosferiche, ma di fatto per la normativa in materia di protezione dei dati sono i nostri responsabili esterni. Per la normativa sull'AI Act, intelligenza artificiale, sono i nostri provider, ok? Quindi dobbiamo chiedere ai nostri responsabili esterni tutta una serie di documenti. Ovviamente non lo posso fare per ovvie ragioni con una mail o con una PEC, anche se devo dirvi la verità, vi racconto questa cosa, io ho provato a interfacciarmi con l'ufficio legale di Perplexity e devo dire che inaspettatamente l'ufficio legale di Perplexity è altamente responsive, cioè io ho fatto una domanda legata a un quesito per un mio cliente E il giorno del Labor Day, il 1° settembre, quindi festa da loro incredibile, tutti fermi, e loro mi hanno risposto nell'arco di 2 ore scusandosi per il ritardo dicendomi: ci scusi, è Labor Day, risponderemo prontamente nei prossimi giorni. Poi mi hanno dato una risposta, quindi 10+ a perplexity. A parte questi casi, ci sono dei posti all'interno delle dashboard su siti particolari dove andare a cercare tutti questi questi documenti? Sono tanti, sono documenti di cyber security, sono documenti di data governance, sono per esempio gli esiti del penetration test, no, questi test che vengono fatti, che devono fare i provider per mettere alla prova la resilienza dei sistemi dal punto di vista proprio degli attacchi informatici, quindi la cyber, cosiddetta cyber resilience. Tutte queste prove a noi a che cosa servono? Intanto per dare un punteggio al nostro al nostro fornitore, al nostro provider, perché sia il regolamento europeo sulla protezione dei dati che quello sull'intelligenza artificiale ci dicono: tu non puoi scegliere a caso, non ti puoi porre dopo il problema. Abbiamo acquistato la licenza Enterprise, abbiamo attivato 30 utenze, ma e la privacy? Attenzione, bisogna farsi prima la domanda e poi proseguire con le fasi di acquisto, di onboarding e via dicendo. Quindi reputazione del provider fondamentale. Poi potremmo stare a parlare qual è il migliore, qual è il peggiore. Vi dico, a livello di manifesto, proprio quello che leggo dalle policy e quello che dichiarano, probabilmente sulla carta Microsoft Copilot è quello che garantisce crittografia dei dati, corretta gestione del tenant, tutta una serie di perimetrazioni lato privacy che lasciano l'azienda un pochino più tranquilla, anche solo di dire il mio fornitore me l'ha garantito. Però sappiate che sta facendo dei grandissimi passi in avanti anche OpenAI. Addirittura ve lo raccontavo, con la versione Enterprise potete avere la residenza dei dati in Europa, e non tutti lo sanno. E addirittura una notizia di, credo forse una settimana fa, 10 giorni fa, si è certificato ISO 27001. Quindi andate a chiedere anche ai consulenti, no, cercate questi documenti perché ci sono, esistono. Vanno raccolti perché poi ci serviranno, vi serviranno per fare la valutazione del rischio, eventuali DPIA, eventuali FRIA, no, che sono i due macro documenti che mi servono per sostanzialmente rispondere alla domanda quali sono i rischi legati all'utilizzo dei dati con l'intelligenza artificiale. Verrà fuori un elenco e poi la risposta dovrà essere li ho minimizzati tutti, cioè li ho sotto controllo, non c'è un rischio schizofrenico, un rischio che rischia di diventare per l'appunto scusate il gioco di parole, che esca dal controllo, quindi fuori controllo. Li ho monitorati, ok? Questo è un po' il succo. Ora, per accontentarvi, anche farvi un regalo, io vi ho messo 10 step, una to-do list semplificata, ovviamente, perché immaginerete che poi le cose da fare sono un pochino più ramificate. Però le 10 cose, i 10 must-have da guardare, da seguire, quando si va a fare un utilizzo di questo tipo di intelligenza artificiale generativa in azienda. I punti in rosso sono le cose che devo fare prima di acquistare il prodotto, prima di acquistare il prodotto. Le cose in blu invece sono quelle che devo fare dopo, ok? Primo step, banale ma non scontato: scegli la versione giusta. E qui potrei raccontarvi tanti casi che mi sono capitati Semplificando potrei dirvi banalmente: se usate questi strumenti in maniera sporadica, ancora molto diciamo a tentativi, state cercando di capire che cosa fa, che cosa non fa e non la utilizzate in contesti professionali, è chiaro che una versione free probabilmente di qualsiasi tool va già bene, no? Se siamo in quella fase ancora un po' del capire di che cosa si sta parlando. La maggior parte però delle persone, questo è il vero problema, che lo usa in contesti professionali acquista le versioni plus, cioè quelle, per intenderci, da $20 e rotti al mese. Ecco, quelle non vanno bene. Un po' il pricing ce lo dà questo campanello d'allarme, perché $20 al mese che tipo di garanzie possono darci? Un po' perché si pensa: eh, però io lo attivo, tanto poi non ci tratto dati, però poi alla fine quella mail dentro ci finisce, qualche documento va, perché ovviamente se la utilizziamo in un certo modo è chiaro che ci viene voglia, no, di velocizzare il lavoro. E quindi attenzione, uso esplorativo, mi sta bene che acquistiate una versione Plus a $20, ma allora dovete scendere a compromesso: non ci inserisco dati. Quindi questa deve essere la regola, ok? Voglio pagare $20 al mese, va benissimo, no dati all'interno. Quindi vorrà dire che userò, non lo so, acronimi, che userò, andrò ad anonimizzare i documenti, lavorerò con le matrici. Cioè, d'altronde l'intelligenza artificiale ci può assistere in tantissime attività che non comportano necessariamente trattamento del dato. Ovvio che un conto è avere un output fatto e finito, che è un semilavorato poi perlopiù, un conto è avere poi un documento che devo andare a modificare. Però questa è la regola. Terzo step: uso professionale, uso enterprise. Voglio trattarci i dati all'interno per dei casi d'uso, non posso spaziare più di tanto, no? Versioni Business ed Enterprise, ok? Quindi scegliere la versione giusta, raccogliere la documentazione come vi ho raccontato prima da parte del provider, andando a visitare siti, no? Dalle privacy policy, dai termini e condizioni dei vari siti, reperite tutti i canali da dove recuperarli. Importantissimo, terzo step: firmare il DPA, l'Accordo sulla Protezione dei Dati, la nomina di questi provider a responsabili esterni del trattamento. Responsabile esterno del trattamento, che è un parolone che si è inventato il legislatore europeo, altro non è che tu fornitore gestisci dei miei dati, se non fosse che te li mando e quindi tu li conservi nei tuoi server, server, ok? E per fare quell'operazione di conservazione, che è un trattamento, devi essere eccellente dal punto di vista degli adempimenti privacy e delle IACT. E come fai a garantirmi questa cosa? Mi fai firmare un DPA, no? Quindi un documento che va a comprovare che tu ci hai pensato e che ti sei certificato, messo a norma, hai fatto tutto quello che dovevi fare per essere a posto. Anche il DPA, ok, lo ottengo soltanto se vado a sottoscrivere delle versioni un po' più tutelanti, no? Quindi siamo sempre a livello business ed enterprise. 4, dopo che ho fatto questo e sono ancora in fase, abbiamo visto, no, di strategica, mi pongo la domanda: benissimo, ma io sono a posto col GDPR? Perché attenti, altra grande verità, ci poniamo il problema della privacy solo nel momento in cui acquistiamo intelligenza artificiale di turno. Ma se io metto a posto il pezzettino intelligenza artificiale e poi magari non ho registro dei trattamenti, non ho le informative, non ho le nomine dei dipendenti come autorizzati al trattamento, non ho le privacy policy sui siti, sono comunque, no, comunque una falla, un data breach potenziale potremmo dire. Quindi mettete a posto intanto il pregresso, la normativa che c'è dal 2018, e poi vi adeguate piano piano con l'aiuto magari di consulenti al GDPR e all'AI Act in certi casi, ok? Quindi le norme. Quinto step: formare gli operatori. E qui casca l'asino perché molti mi dicono: ma come? Ma io la formazione la faccio solo quando c'ho lo strumento, sennò come faccio a formarli? Come faccio ad insegnargli i prompt? Gli devo far vedere la dashboard, queste cose qua? Sì, ma quello è già un altro livello di formazione. La formazione che si deve fare prima dell'acquisto di questi strumenti è una formazione, se vogliamo, più di alfabetizzazione che di utilizzo vero e proprio. È un onboarding concettuale, perché portare l'intelligenza artificiale in azienda non vuol dire attivare delle licenze, no? Ma è un cambio di mindset. Cioè io devo andare a lavorare in maniera certosina sulla catena, sulla filiera delle risorse umane che ho in azienda per spiegare anche ai dipendenti, alle persone che l'intelligenza artificiale non è lì per sostituirle, ma che dà un valore aggiunto e facilita i compiti. E credetemi, non è assolutamente semplice. Poi insomma, se siete nelle aziende lo sapete quanto può essere complesso modificare certe dinamiche sia a livello di board sia proprio a livello di operatore, ok? Quindi formazione agli operatori, documentatela. Basta un Excel dove scrivo giorno, data, ora, numero di partecipanti, oggetto della lezione e la documento. Raccolgo due firme di presenza, e sono a posto. E poi ovviamente dopo che ho acquistato il tool faccio formazione verticale, quello ovviamente certamente ci vuole. 6, netiquette. La netiquette è il cuscinetto che vi salva e vi salverà sempre. Sono quelle che il GDPR chiamerebbe istruzioni per gli autorizzati, no, per i dipendenti. Nella netiquette io che cosa vado a dire? Caro operatore, caro dipendente, caro utilizzatore del tool, quando vai a interfacciarti con il chatbot, attenzione, segui scrupolosamente la policy aziendale. Evita di caricare per esempio dei dati ultrasensibili, a meno che il contesto non lo richieda. Ovvio che un ASL, no, che ha quel trattamento verticale, avrà fatto tutta una serie di operazioni, può in qualche modo giustificare quel tipo di processo. Ma se siamo l'azienduca che produce macchinari per l'agricoltura, giustifico a fatica il fatto che ci sia un certificato medico all'interno dell'intelligenza intelligenza artificiale. Ok, quindi devo essere sempre coerente con quella che è l'identità aziendale. Quindi nelle etichette io vado a scrivere tutto questo. Io ai dipendenti lo dico, no, lo faccio sottoscrivere, gli faccio prendere visione, magari faccio una bella riunione, glielo racconto, no, ci raccontiamo che cos'è OpenAI, quali sono i tool, decidiamo qual è il tool che andremo ad utilizzare in azienda, gli spiego che se optiamo per Copilot non possono iscriversi su ChatGPT e lo metto per iscritto e sono tranquillo quantomeno, no, di aver dato un perimetro di responsabilità ai miei dipendenti. Poi c'è una fase dopo questa messa a norma, no, di strategica di utilizzo, e allora lì inizia un po' più la parte divertente dove posso configurare la piattaforma. Quindi il menu impostazioni, per esempio, che vi ho fatto vedere prima di ChatGPT, vado a fare il mio setting, la personalizzazione e tutta una serie una serie di cose. Gestisco errori che potrebbero capitarmi in itinere con l'utilizzo. Uno su tutti, le famosissime allucinazioni. Fra l'altro vi volevo segnalare il paper utilissimo, stupendo, di OpenAI che è stato pubblicato il 4 settembre. Ne ho parlato anche in Gladiatori Digitali. Cioè OpenAI spiega perché i modelli allucinano e alla fine della partita dice: i modelli allucinano, punto. Cioè sono proprio nativamente progettati, capita che lo facciano. Quindi, cioè, dobbiamo accettare questa cosa? Ni, nel senso che ci sono dei trucchi, anche sempre agendo col prompting, per andare a veicolare il modello in maniera tale che limiti le allucinazioni. Ovviamente il controllo umano sull'output, quello deve esserci sempre, soprattutto se lo utilizziamo in contesti lavorativi. Quindi gestione delle allucinazioni, la cosiddetta igiene dei prompt. Io vedo dei prompt spesso stracolmi di informazioni superflue perché siamo passati da una fase dove chi insegnava prompting diceva: utilizzate il metodo GOL, l'acronimo, mille acronimi per dire che cosa deve essere contenuto all'interno di questi prompt e poi il pezzetto che è contesto buttate dentro tutto, di tutto e di più, più dite meglio è, della serie: ma sì, qualche cosa ricaveremo. Ecco, ovviamente la verità sta nel mezzo, contesto sì, informazioni sì, perché aiutano a fare tutto quel lavoro di probabilistico che poi porta all'output qualitativo, però ovviamente con cognizione di causa, cioè non devo buttare dentro documenti a caso se non mi servono per quell'output. Quindi igiene dei prompt vuol dire anche fare wording, cioè fare selezionare le parole in maniera coerente, cioè in maniera intelligente, anche perché risparmio token e quindi mi viene sicuramente comodo. Ultimo punto: ma quindi mi basta fare la formazione una volta e sono a posto per tutto l'anno? No. E questa è un po' una brutta notizia perché uno dice vabbè, mi ha fatto fare la formazione a gennaio, a dicembre mi toccherà rifargliela. Purtroppo, e qui basta guardarsi i grafici di Gartner per capirlo, che è un'azienda che studia proprio l'impatto di queste tecnologie sul business, seguiteli su LinkedIn perché loro sono pazzeschi da quel punto di vista, la formazione deve essere continua, lo dice anche l'EI Act. Continua vuol dire che idealmente ogni 6 mesi è bene che io faccia un bel refresh di netiquette, di linee guida e quant'altro. Quindi questi sono i 10 step. Venendo alla domanda un po' calda che magari già qualcuno si aspetta: ma quindi quanto mi costa tutto sto lavoro? Cioè, perché le sanzioni sono altissime. Io tutte le volte me le vado ad appuntare perché poi mi dimentico, perché sono vari range di sanzioni, no? GDPR 10 milioni o 20 milioni a seconda di quella che è il tipo di violazione, fino a 2 o 4% del fatturato. Quindi a seconda di quanto la combino grossa, per intenderci, il garante, l'autorità decide che tipo di sanzione darmi. Quindi già 20-30 milioni sono tanti soldini, eh. Ovviamente ci sono anche cifre più basse, però nelle violazioni più gravi si raggiungono anche queste cifre. Le IACT ancora peggio, no, perché lì vado da fino a 35 milioni nella somma minima il 7% del fatturato. Quindi anche lì le aziende grandi, ecco, che fatturano veramente tanti bei soldini sono molto colpite. Ora io ho immaginato uno scenario, no, di costo che potrebbe interessare un'azienda di medie dimensioni. Diciamo che ho immaginato un'azienda che deve mettersi a posto dal punto di vista della privacy e dell'intelligenza artificiale. Li concepisco sempre come pacchetto unico perché L'abbiamo visto che devo partire dal GDPR per poi arrivare alle AI Act, cioè non posso investire solo sulla compliance alle AI Act, sono come se camminassi saltellando su una gamba. Quindi le concepisco sempre insieme. L'investimento una tantum, quindi parto sostanzialmente da zero, mi voglio mettere a posto, si va da circa, parlo di aziende di medie dimensioni, 40 50.000 euro l'anno, compreso per esempio, ho buttato dentro anche la nomina del DPO, quindi c'è tutta la consulenza che oggi stasera ovviamente non abbiamo parlato, ma sono in certi casi obbligatori, no, come ruoli, fino a 300.000 aziende ovviamente più grandi. Realtà un pochino più piccole, quindi aziende piccole, organizzazioni piccole, l'investimento potrebbe essere quello per esempio di un 15.000 euro l'anno, 20.000 euro l'anno, comprensivo, ripeto, messa a norma e IACT e GDPR su, per esempio, la perimetrazione di un tool, la formazione, la nomina di uno strategist, insomma tutto quello che vi serve per stare tranquilli. Nel corso del tempo, ovviamente, quando poi devo fare monitoring, i costi si abbassano per ovvie ragioni, perché poi devo fare solo mantenimento, purché sia mantenimento, perché se io poi vado a a fare altri, inserire altri casi d'uso, investire in altre tecnologie e fare altre cose, allora devo sempre andare a parametrare. Però ecco, non spaventatevi, nel senso che è un investimento che tutto sommato, avete visto le sanzioni pesanti, senza contare poi la perdita in termini di reputazione aziendale, tante cose. Perché poi si può finire per esempio nella newsletter del Garante, si può finire sui giornali, insomma sono tante ipotesi. Quindi quello è una questione. Però con un investimento che va da, supponiamo, 15-20.000 euro l'anno a 50-60-70.000 nei casi di aziende più grandi, ecco, io garantisco che ho quel tipo di messa a norma che mi protegge lato GDPR e lato AI Act. Ok, non so se sono tutti morti a questo punto, perché io quando arrivo a parlare di sanzioni vedo, no, li vedo cadere.
Spaventano! No, in realtà sono molto attivi in chat.
Sì, assolutamente, ci sono un sacco di domande, ma ne ho un sacco anch'io. Innanzitutto, quando hai parlato di sanzioni, la prima cosa che ho pensato è: se dovesse andare storta qualcosa, speriamo che i 3-4 milioni ce li metta Andrea, perché io non ce li ho. Quindi, in realtà, diciamo, questa qua è una battuta, però il tema qual è? Costa molto meno essere in regola che andare incontro alle sanzioni.
Sì.
E comunque anche il tema della formazione continua, chiaramente io e Andrea, ma così come anche Giovanna Panucci, offriamo servizi di formazione, stiamo facendo formazione con tantissime aziende, però il fatto che sia un obbligo è una cosa che non tutti sanno, nel senso che, ti dico la verità, molte aziende, anzi tutte quelle che ci hanno contattato, ci contattavano perché volevano essere insomma le prime a sfruttare questa novità, volevano essere aggiornate, sul pezzo e quant'altro, però nessuna ci ha mai parlato di "guardate, io devo fare questa formazione perché c'è un obbligo" e quindi secondo me è anche poco conosciuta questa tematica.
Sì, infatti all'inizio vi dicevo, no, di questo AI literacy, articolo, i primi 5 articoli che sono entrati in vigore a gennaio, in sordina, però di fatto ci sono. Quindi io quest'anno avrei già dovuto fare formazione a titolare e al personale sulla, sull'intelligenza artificiale.
E mi scrivono, io sto pensando, l'ho letta anche io, io sto pensando di mettere in liquidazione la mia società dopo la live, dice Agostino. Agostino, un corsino commercialista, fra l'altro, lo salutiamo.
Fantastico!
L'ultimo corso, perché di fatto poi metterà la società in liquidazione.
Ottimo! No, io invece stavo leggendo appunto i commenti e c'è il tema, si chiedeva di, si parlava di Notebook LM, si parlava di Notebook LM e vado magari a condividere lo schermo perché ho notato una cosa molto affascinante di cui ho parlato anche in un video qualche tempo fa, però insomma avendo qui Giovanna è molto interessante secondo me chiedere anche il suo punto di vista. Io sono affascinato, diciamo così, da queste due pagine di Notebook LM che sembrano simili ma in realtà hanno una grande differenza. Qui si parla— questa pagina riguarda Notebook LM nella versione versione gratis. Quest'altra pagina invece, che sembra diversa soltanto dal punto di vista estetico, ma in realtà credo non sia così, riguarda NotebookLM nella versione a pagamento. I messaggi, questi due insomma, questi due blocchetti di testo, riguardano il tema della privacy. E qui si dice: la tua privacy è importante per noi e non utilizziamo i tuoi dati personali per addestrare NotebookLM. Quindi questo qua è il tema che ci ha appunto spiegato Giovanna. Su NotebookLM il non addestramento è di default. Continua poi dicendo NotebookLM non utilizza i tuoi dati personali per l'addestramento, neanche le fonti che carichi, le query e le risposte del modello. Ok, siamo felici, questo qua è il piano gratis. Se però noi andiamo nella sezione, saliamo qui in alto, sezione piani, Noi vediamo che con il Pro abbiamo maggior privacy e sicurezza. Cioè, ma come? Tu già mi hai detto che non addestri i modelli, quindi c'è più di così che cosa posso volere? E quindi mi sono andato a leggere quello che c'è scritto qui, che è un messaggio simile ma molto diverso. Ricordo, questo qua riguarda la versione a pagamento, quella che ci promette maggior privacy. La tua privacy per noi è importante, non utilizziamo i dati della tua organizzazione per addestrare NotebookLM e questo messaggio è lo stesso di prima. Se leggiamo qui sotto: con la versione Pro di NotebookLM i dati della tua organizzazione rimarranno privati, visualizzabili solo da te e da chiunque condivida il tuo notebook. E quindi la domanda che io vorrei fare a Giovanna è: ma qual è la differenza? Perché nella versione Free mi dice noi non li utilizziamo per l'addestramento del modello, Qui però rimarranno privati, quindi non saranno accessibili da nessuno. Mi viene da pensare che dall'altro lato, quindi nella versione gratis, è vero che non li utilizzo per l'addestramento del modello, ma sono accessibili non solo da me, visualizzabili non solo da me. Mi sembra un dettaglio da approfondire questo, insomma, magari anche facendo domande poi al servizio clienti di Google.
Sì, hai notato una sottigliezza importantissima in realtà. Sostanzialmente li vede Google, cioè di fatto quei dati vengono poi comunicati a Google, che uno dice beh, un dettagliuccio messo proprio lì a caso, no? Però in realtà vuol dire proprio che Google prende quei dati e li utilizza per X finalità. Poi bisognerebbe capire anche un attimo meglio all'interno delle policy che cosa specificano. Fra l'altro io vi dico, ci ho provato, ma la privacy policy di Google è è un incastro infinito di link che rimandano a pezzi di te. Quindi dal punto di vista proprio della comprensione veramente pessimo. E quando abbiamo fatto il corso ne ho parlato, no, di questa cosa qui. Sto finendo di analizzare proprio questa questione. Io credo che in un caso loro ti garantiscano il lavoro in maniera stand alone, quindi tu lavori verticalmente. Secondo me non c'è training, fanno il training, non c'è comunicazione, deselezionano anche la parte di comunicazione residenza. Quindi tu sostanzialmente è come se lavorassi con un modello fra virgolette proprietario di fatto, no? Ok. Nell'altro caso secondo me non fanno il training ma Google in qualche modo qualcosa dal di là tira. Ora bisognerebbe capire che cosa, che cosa ne fa, se li anonimizza, se li usa per finalità statistiche di utilizzo, Per esempio, visto che puoi caricare, no, puoi fare l'upload dei Google Doc, bisognerebbe capire lì, anche leggendo le policy di Google della parte della dashboard, che cosa prevedono. Bisognerebbe studiarci sopra, però secondo me la differenza è questa.
Sì, sì, ma ha molto senso. Però questa cosa qua mi fa pensare a: cavolo, delle volte c'è quella mezza parola, fa tutta quanta la differenza del mondo, e quindi Anche l'importanza di affidarsi a dei professionisti su questo tema, che davvero uno a prima vista dice "boh, mi sembrano la stessa cosa" e invece insomma è molto difficile. Anch'io ho provato a muovermi un pochino tra insomma le varie policy di Google e ho la sensazione che ogni policy rimandi a un'altra policy che poi ti rimanda a un'altra policy ed è pazzesco. E poi addirittura ho visto che ci sono delle differenze tra gli utenti che risiedono in Europa e quelli che non risiedono vendono in Europa. E quindi è insomma un'azienda che vuole iniziare a utilizzare questi strumenti davvero ha necessità, beh, o contatta Google e dice guarda dammi il massimo della sicurezza che hai, non vado a spese, oppure diventa comunque molto molto complicato. E peraltro aggiungo una cosa che ha detto anche prima Giovanna, in realtà ce l'avete nel corso, quindi all'interno del corso Produttivi Più Che Mai Delle volte uno dice: "Ah, io sono disposto a spendere qualunque cifra, mi compro il piano super pro max di ChatGPT che costa 230 euro al mese", cioè una cifra folle che la paga soltanto Andrea quella cifra folle, e in realtà comunque quello là non essendo un piano enterprise non mi dà tutte quante le garanzie in termini di privacy.
Esatto.
La beffa pure.
La beffa. Cioè, capito? Sì. Però posso dirvi questo, visto che parliamo di cifre, molto spesso mi capita, ma ci sta perché è ragionevole, che l'azienda mi dica: "Io ho questo budget che posso investire", è ovvio. Lì dentro secondo me deve essere bravo il consulente a dire: "Ok, diamoci una scala di priorità", no? Perché poi per fortuna adesso noi ridiamo e scherziamo, ma non è che il Garante o le autorità intervengono e sanzionano, no? Anche il fatto di dimostrare di avere un piano strategico, ed è fondamentale la strategia, quindi darsi proprio una linea, un piano: a settembre faccio questo, a dicembre faccio quest'altro. Chiaramente il garante sa che i costi sono alti, quindi partite dicendo: questo è il budget, non posso fare altro, io posso investire. Dal di là poi programmate, quindi non preoccupatevi se insomma vedete la montagna, per il momento dovete iniziare la scalata.
A proposito di programmazione c'è una domanda interessante di Stefano perché lui mette in evidenza, Stefano Caggiola, mette in evidenza l'altra grande questione che è legata intorno all'utilizzo dell'intelligenza artificiale soprattutto in contesti aziendali perché in genere o è un utilizzo che si basa su strumenti già pronti, quindi abbiamo detto i diversi modelli, le diverse versioni di ChatGPT, Gemini, piuttosto insomma l'ecosistema che si sceglie, oppure si decide di costruire qualcosa su questi modelli. Quindi si sfruttano le API, ci si collega, si collegano le applicazioni a questi modelli e si decide di portare delle funzionalità all'interno di un flusso che tu vai poi a strutturare dall'inizio alla fine. La domanda di Stefano su questo punto è: il DPA, ad esempio Gemini, OpenAI, lo forniscono anche per l'uso delle API? Quindi coprono anche questo utilizzo o no? E c'è un piano particolare per questo?
Sì, assolutamente. Coprono solo API Business ed Enterprise, quindi tutti gli altri piani sono esclusi. E lo stesso vale per Gemini e per le sue, per i suoi piani. Vi dirò di più, e lo capite perché per andare a sottoscrivere un qualsiasi DPA vi chiedono l'ID Organization, che lo ottenete soltanto nel momento in cui diventate clienti Business di questi questi provider. Quindi o utilizzate l'API o siete account, avete l'account Team Business o avete l'Enterprise. Quindi anche se si utilizzano le API è possibile avere la sottoscrizione di questi documenti.
Perfetto, ottimo. Francesco Urzi scrive peraltro un commento secondo me molto interessante di cui abbiamo parlato anche nel corso. Dice: la privacy la danno, quindi la garantiscono soltanto i prodotti open source on-prem, quindi quei prodotti tali per cui tu ti puoi leggere tutto quanto il codice del software che stai utilizzando e lo installi soltanto sul tuo computer che potrebbe essere potenzialmente anche non connesso ad internet. Quindi tu dici: io ho questa scatola che è scollegata dal mondo esterno e questo mi garantisce la massima privacy. Da un lato Francesco ha ragione, lo diceva anche, ricordo, il mio professore di computer security, lui diceva: il computer più sicuro al mondo è un computer rotto, senza batteria, in una cassaforte in fondo all'oceano. Peccato che quel computer sia anche inutilizzabile, quindi è sicurissimo. E all'interno del corso appunto noi facciamo anche dei calcoli su quanto ti costerebbe utilizzare una versione di ChatGPT in locale, ed è— ci siamo fermati quando abbiamo visto che soltanto di GPU partivano tipo $200.000 e quindi abbiamo detto $200.000 comunque è un investimento che pochissime aziende si potrebbero permettere soltanto per l'hardware, nemmeno tutto l'hardware, e poi hai anche la parte di gestione e quindi infatti la cosa che, la domanda anche che noi abbiamo fatto a Giovanna Panucci nel corso è ok però le aziende devono anche avere qualcosa di realizzabile, cioè nel senso non possiamo chiedere a tutte quante le aziende di comprarsi $200.000 di GPU. E mi ha stupito, appunto, mi ricordo che mi ha colpito la risposta di Giovanna Panucci, che ci ha detto appunto: è vero che la soluzione più sicura sarebbe non utilizzare tutti quanti questi strumenti, però uno deve trovare la via di mezzo. Cioè, nel senso, un po' mi proteggo utilizzando un piano enterprise, un po' mi proteggo facendo insomma igiene del prompt, un po' magari so che se devo dare dentro un Excel a ChatGPT magari vado a cancellare la colonna con nome cognome email del cliente perché non mi serve per l'analisi. E quindi il tema è trovare proprio il giusto, la giusta via di mezzo. E mi sembra di capire che comunque la cosa più importante sia documentare. Nel momento in cui io documento e giustifico in qualche modo le mie scelte quanto meno, ecco, nessuno può venire da me sparando a zero dicendo: ah no, tu hai fatto tutto quanto male dall'inizio alla fine.
Esatto, esatto, concordo. Documentare, l'accountability, la famosa accountability, è proprio questo, cioè dimostro che mi sono posto il problema.
Esatto. Infatti tutti quanti gli input che sono arrivati mi sembra facciano comunque riferimento a una proattività, cioè io non aspetto in modo passivo, utilizzo lo strumento in modo passivo, ma c'era in quei 10 passi che hai fatto vedere, la cosa che mi ha colpito è il fatto che 6 che avevi evidenziato in rosso sono tutte fasi di preparazione e strategia che sposano un po' anche l'approccio che abbiamo cercato di trasmettere noi nella pratica degli strumenti. Cioè noi diciamo sì, impariamo, insegniamo come utilizzare gli strumenti, ma tutto parte dal vostro flusso di lavoro e dalla strategia. Quello che mi sembra di capire, anche l'approccio che tu hai mostrato parte dalla strategia, cioè una strategia che poi si declina in diversi aspetti. Per esempio, chiedo informazioni al mio provider, quindi non aspetto passivamente, comincio a preparare quelli che sono i documenti giusti, quindi non aspetto che poi arrivi appunto chi deve controllare oppure il regolatore a vedere cosa sta succedendo, mi preparo con la formazione, non aspetto Aspetto l'ultimo momento e poi mi muovo soltanto a posteriori. E poi 4 fasi erano quelle operative. Una volta che io ho la mia strategia, che mi sono confrontato con un consulente, chi mi guida con quello che devo fare, allora mi metto all'opera e faccio soltanto quelle cose che possono rientrare nel mio budget, nell'investimento che ho a disposizione per ottenere il massimo dagli strumenti. Perché non ci scordiamo che è vero, è importantissimo difendere è vero, abbiamo parlato di soluzioni locali, ma l'altro grande tema è quello della competitività. Perché se tutti cominciano ad utilizzare questi strumenti e io ho bisogno nel mio settore di restare al passo perché questo strumento oggettivamente dà un vantaggio competitivo, io non posso rinunciarci. E quindi è un obbligo trovare un equilibrio, cioè non è una possibilità, è un obbligo. Altrimenti o cambio settore e quindi avrei una perdita maggiore di quanto invece mi serve fare un piccolo investimento in quella che è preparazione, formazione, e poi fare appunto solo le attività giuste. Quindi è anche un po' quello il messaggio che noi vogliamo dare. Non è che serve parlare, discutere di massimi sistemi, vanno fatte le cose giuste in fase di progettazione, poi il resto si incastra passo passo. Questo soprattutto per tutte quelle aziende che non hanno grandi disponibilità. Per tutte le aziende, affrontare la sanzione è grave, ma è chiaro che anche un 7%, un 8% del fatturato, che a noi lascia a bocca aperta quando riguarda grandissime aziende che fatturano miliardi, in realtà il problema è per le piccole e medie imprese, che sono per la maggior parte in Italia. Perché una perdita di questo tipo per una piccola e media impresa, probabilmente chiudi i battenti, non ti riprendi più. La grande azienda magari trova la soluzione comunque per potersi muovere. Quindi valutate anche alla luce di quelle che sono considerazioni concrete. E fra l'altro vi strappo una risata su questa, perché quando non avete il consulente e in azienda, magari l'azienda è piccolina oppure per tanti motivi non ha affrontato la cosa, come diceva Giovanna Panucci, anche di alfabetizzazione, su chi va quest'onere? Su quei dipendenti oppure su quei collaboratori che sono quelli che autonomamente cercano di portare innovazione. Uno di questi è per esempio Luca Deiana, che salutiamo, e che dice: Io sto pensando di ricontattare i consulenti perché mi sono accollato io tutto 'stan baradan negli ultimi anni e sono diventato pelato proprio per questi motivi. Quindi è una situazione comunque concreta quella di Luca, è una situazione effettivamente concreta che stavamo trattando. Una domanda che era arrivata, perché di questo tema a volte ci chiedono, era legata al mondo della sanità e tra l'altro tu avevi già dato ho dato una traccia perché hai citato l'ASL prima, cioè avevi già dato una traccia in questa direzione. E c'era arrivato, e avevo me lo segnato di volerla passare, ci sono, eccola qui. Mauro Zampolini ci dice: il dato sanitario anonimizzato può essere utilizzato in Gemini, eccetera, quindi nell'intelligenza artificiale. Una volta che ho anonimizzato il dato, posso dimenticarmi di tutto il resto e sto sicurezza se utilizzo le versioni cloud?
Mauro, ti lancio una provocazione: se è un dato anonimizzato, non è un dato personale, diventa anonimo, e quindi di fatto lo posso utilizzare. Se intendi pseudo-anonimizzato, o comunque in parte oscurato, come si diceva una volta, nerettato, quando si usava il PDF, e si vede ancora ogni tanto negli enti pubblici questa cosa, è vale un po', non dico che come gettarlo dentro come se fosse trasparente, però dipende. Se butto dentro il documento che va a fare il processo inverso, no, di trasparenza del dato, io non lo farei comunque. Il dato sanitario è un dato, chiamiamolo, ultrasensibile. Ovvio che, lo ripeto, se sono proprio che lavoro con quei dati là e quindi il mio contenitore fatto di quei dati lì, devo fare una compliance veramente strong, cioè devo proprio trovare una base giuridica che mi consente di farlo, giustificare, e comunque minimizzo. Cioè tu metti dentro il dato sanitario in Gemini per quale finalità? Ecco, io se posso suggerire, se fossi nei panni di queste realtà un po' così del sanitario, mi farei la domanda inversa: qual è il caso d'uso? Che cosa devo fare? Perché se il caso caso d'uso è giustificabile, circoscrivibile, avallabile eccetera, allora ci inizio a costruire sopra. Ma se il caso d'uso è: devo velocizzare il lavoro alle infermiere che vanno a scrivere, mandare le cartelle cliniche, non regge. Ve lo dico già che anche il garante direbbe: no, fai diversamente. Ok, quindi lì io partirei dal caso d'uso, partendo dal presupposto che è un dato anonimizzato cessa di essere un dato personale, se è ben anonimizzato.
Luca ci fa una domanda strategica interessante perché appunto ci porta un po' fuori da quella, in questo caso, che è la praticità, la contingenza, e ci dice: secondo voi l'AI Act limita lo sviluppo e soprattutto l'adozione dell'intelligenza artificiale in ambito business?
Do io una prima risposta, volete lanciarvi in questa?
No, no, vai, vai.
Allora Luca, a parte gli scherzi, una domanda attualissima e la risposta non è semplice. Allora ti dico, tu mi dici, tu chiedi se secondo me limita l'adozione in ambito business. Allora secondo me non limita l'adozione perché allora di fatto il primo impatto è quello di pensare oddio l'ennesima regola da seguire, l'ennesima ma sanzione, i costi eccetera, lascio perdere. Però vale un po' il detto: non possiamo fermare il vento con le mani. Cioè sicuramente è una di quelle cose che esiste, c'è, viene utilizzata. Non abbiamo toccato il tema della shadow AI, cioè il dipendente che la utilizza, io non ne so niente. Quindi più che limita l'adozione diciamo che è un po' una sveglia. Io la immagino così, la sveglia che c'ho di fianco al comodino che suona, io faccio no il posticipo, ma suona e che mi dice attento perché è lì. Quindi più che limite il business dà, diciamo, un'accelerata a livello di cuscinetto di sicurezza su quello che poi è un problema inevitabile che dovremo affrontare sicuramente più avanti negli anni. E purtroppo se vogliamo tutelare anche i nostri dati e non vederli finire chissà dove, un po' di autoresponsabilità dobbiamo prenderci.
Tra l'altro hai anticipato, Giovanna Panucci, una domanda che ti avrei fatto anch'io, e cioè ipotizziamo un'azienda. Quest'azienda— in realtà è una domanda divisa in due— questa azienda ha i suoi dati e i dati dei suoi clienti. La prima domanda è: ma dare in pasto all'intelligenza artificiale i miei dati oppure quelli dei miei clienti? Comporta delle responsabilità diverse? Perché a sensazione ti direi che forse sui miei dati ho maggior libertà di scegliere cosa fare, mentre invece sui dati dei miei clienti sono completamente blindato, a meno che magari di non chiedere proprio al mio cliente l'autorizzazione di far analizzare i suoi dati all'AI.
Allora, dipende che cosa intendi quando dici i miei dati. Immagino per esempio, non so, dati che possono essere anche dei miei dipendenti, quindi di tutto quello che c'è dentro. Allora no, il regolamento europeo non fa differenza in questo. Il concetto di interessato è abbastanza univoco, cioè l'interessato può essere il cliente, l'utente, il dipendente e via dicendo. La protezione è la stessa, non è che se è dipendente allora dice vabbè ma tu corri il rischio perché comunque sei in azienda, e un cliente, diciamo, dal lato proprio customer deve essere più tutelato. A livello privacy siamo tutti uguali, quindi il titolare deve garantire gli stessi livelli di protezione a prescindere dalla tipologia di dato e dalla tipologia di proprietario. Ok.
E invece la seconda parte della domanda è, diciamo che io come azienda magari non ho vietato l'utilizzo dell'AI, semplicemente non ho detto nulla, e un mio dipendente utilizza ChatGPT GPT, magari in versione free addirittura, per lavorare con dei dati anche aziendali. Che cosa rischia quel dipendente? Rischia qualcosa? Soprattutto, magari sono io datore di lavoro che ho lasciato una zona grigia, non ho detto né ok, usatela, né ve la vieto, e quindi il dipendente l'ha usata perché ha scelto così.
Allora, purtroppo, allora, il rischio c'è sempre, perché anche se io non dico niente, mi astengo, quindi della serie non prendo posizione, capisco come va il mercato e poi decido, io dico meglio dire non utilizzatela o limitatela che non dire nulla, perché uno dei doveri, proprio questo è sia nel GDPR ma anche nel famoso articolo che disciplina la formazione, l'AI Literacy, dice proprio questo: la formazione non è soltanto il sincrono, l'asincrono, io metto di fronte al dipendente, gli faccio vedere i video e ho finito, finito, ma è anche la netiquette, la circolare, le istruzioni che gli do. Quindi è meglio dare delle istruzioni, anche soltanto dire: l'azienda sta decidendo quali sono i passi da fare, medio tempore non attivate account, non fate nulla, perché mi tutelo da possibili sanzioni derivanti da che cosa? Un dipendente mi tratta dati personali tramite l'intelligenza artificiale, data breach, e quindi sanzione dal punto di vista del GDPR. Un cittadino, un utente, un cliente si accorge che magari una risposta, un documento, una qualsiasi cosa è stata generata dall'AI, fa la segnalazione al garante, controllo, capiscono insomma dove è stata la falla, sanzione. Poi potrei anche dirvi che le due sanzioni, perché è un tema che non abbiamo trattato, AI Act e GDPR non sono cumulabili, nel senso che uno dice: ma come? Se mi becco la sanzione lato privacy, allora dopo chissà quanto vado a pagare. Per fortuna esiste il famoso principio, direbbero gli avvocati, del "ne bis in idem", cioè non due volte sullo stesso argomento. Quindi si fa, le autorità lì fanno una sorta di cooperazione, si parla un po' e poi si dà una sanzione un pochino, ovviamente non uno più uno, ma più calmierata. Però rischio comunque, rischio.
Quindi l'importante comunque è dare delle nette indicazioni Interessante, ma invece un'altra domanda, praticamente l'abbiamo trasformata in una consulenza questa cosa, sto facendo tutte queste domande però in realtà sto facendo domande che dal mio punto di vista potrebbero essere di interesse comune perché mi metto nei panni appunto del dipendente o comunque del professionista che lavora, effettivamente sono tanti in queste situazioni, quindi non c'è un regolamento chiaro, io utilizzo ChatGPT, GPT perché nessuno vi dice niente, e così via. No, la domanda che avevo è: facciamo finta che io utente esterno all'azienda mi accorgo che l'azienda ha in qualche modo elaborato i miei dati utilizzando l'intelligenza artificiale, e me ne posso accorgere molto facilmente perché magari io ti mando una mail con tutti quanti i, appunto, i miei dati, ma per dire i miei documenti, quello che è, tu mi invii la risposta, io ZeroGPT, vedo che è generata dall'AI e subito capisco che tu hai dato i miei dati in pasto all'AI. Posso in qualche modo denunciare l'azienda per richiedere un risarcimento, un rimborso, o comunque per farle pagare una multa senza, diciamo, che poi i soldi entrino nelle mie tasche?
Allora, intanto parto facendo una battuta così sdrammatizziamo. Spesso ce ne accorgiamo perché l'incipit delle mail è "Spero di trovarti bene". È totale, quando vedi quelli capisci che comunque allora, ni, nel senso che per poter ricevere risarcimento danni devo dimostrare di aver subito un danno. Quindi da lì insomma il cammino di chi fa poi la prima azione è lungo. Di certo potrei dar fastidio perché potrei per esempio fare un reclamo all'Autorità Garante per la Privacy, e quindi potrei porla dal punto di vista della protezione dei dati. Questi utilizzano intelligenza artificiale, ma io non ho ricevuto informazioni, non ho dato consensi, non mi pare di aver letto nelle loro policy che la utilizzano. Garante, vieni a dare un'occhiata. E questa è la parte veramente più rischiosa, perché fare un reclamo all'autorità garante ci si impiegano letteralmente 10 minuti dal sito. Quindi questo è il rischio. Ancora, lato AI Act, lì è un pochino più complesso. Il primo motivo è che la normativa entra in vigore ufficialmente ad agosto del 2026, quindi sta entrando in vigore buona parte delle norme, soprattutto sui modelli cosiddetti generalisti, no? Come i chatbot sono entrati in vigore, però da lì a sanzionare ancora ne passerà un po' di tempo, perché il legislatore, in questo caso anche il giudice, sono ancora un po' più comprensivi. Però sicuramente potrai dare fastidio dal punto di vista di compliance, quello sicuramente sì.
Ok, ma quindi ritiro la denuncia che ho fatto ad Andrea perché non me ne viene in testa nulla. Vabbè, dai. Ottimo. Se avete altre domande, scrivetele appunto qui in chat.
Esatto, vi ricordiamo intanto che questa puntata qui, questo approfondimento qui, così come gli altri approfondimenti della la scorsa settimana saranno accessibili a tutti sui canali fino alla mezzanotte del 22 di settembre, quando finirà il lancio di Produttivi Più Che Mai. Dopo quella data questo video finirà all'interno dei contenuti extra del corso e all'interno delle live, perché come abbiamo strutturato la formazione, una formazione pre-registrata, quindi 30 ore disponibili che Dopodiché 30 lezioni, 8 ore disponibili quanto volete. Sono lezioni pensate per essere autoconclusive, quindi vi insegnano delle cose specifiche. Ad esempio abbiamo detto prima preparare slide, costruire agenti, automatizzare il servizio clienti, che si collega al discorso che facevamo anche con Giovanna Panucci, con il trattamento dei dati che viene affrontato nel modulo 5. Dopodiché abbiamo tutta una sezione dedicata alle live. Cosa sono quelle delle dirette come queste che stiamo facendo sul canale, in cui i corsisti possono fare delle domande specifiche su argomenti che andiamo a trattare. Alcuni le stiamo già condividendo con loro, e infatti decideremo il tema delle live insieme alle persone che ci daranno i loro spunti. E poi andremo appunto a fare un supporto che è più mirato. Con il piano community avete tutto l'archivio a disposizione, e nell'archivio ci saranno anche questi approfondimenti. Ve lo faccio vedere in in modo che avete idea di un po' come funziona. Qui c'è quella che è la schermata dedicata alle risorse. Qui ci sono le ultime due live che abbiamo realizzato. Cliccate all'interno della live, c'è a disposizione il materiale. Solitamente, appunto, per primo troverete proprio il video della live da poter rivedere quanto volete. E poi ci sono questi, che sono altrettanto importanti perché vi velocizzano nell'applicare quello che si impara. Ad esempio, nel caso di questa live, Antonio vi ho fatto vedere come costruire un'automazione che gestisce l'etichettatura e le risposte della vostra casella email con diversi provider. Voi qui che cosa avete? Avete in questo caso l'agente di N8N. Cosa significa? In sostanza prendete questo file, lo caricate all'interno dello strumento e l'automazione è già pronta per essere utilizzata. E all'interno qui trovate tutte queste risorse qui. Non ci sono solo agenti, ci sono anche i GPTs che io e Antonio utilizziamo quotidianamente. Per esempio, c'è il Prompt Designer, quindi voi cliccando qui potete andare nell'assistente di ChatGPT che vi aiuta a scrivere dei prompt migliori. Mi raccomando però, l'augurio è che guardiate prima le lezioni a partire dal modulo 0 di Antonio per imparare come scrivere voi correttamente i prompt. Perché, collegandoci al discorso che faceva sempre prima Giovanna Panucci, declinato sulla policy, ma noi lo facciamo su tutto, abbiamo detto strategia e competenze. Poi potete scalare il sistema utilizzando l'intelligenza artificiale per migliorare i prompt oppure per velocizzare il trattamento del contesto e così via. Però non potete correre se prima appunto non riuscite a camminare con quello che avete appreso. Oltre questo ci sono tutti gli spazi sulla sinistra che sono quelli dei quali vi ho parlato. Per questa serata particolare e per domani il codice sconto, l'unico che può farvi avere il massimo su tutti quanti quelli che sono i piani, è Gladiatori25. Non vi ho fatto ancora vedere come funziona. Voi andate in basso, se siete interessati ad acquistare il corso, scegliete uno dei due piani, per esempio, a disposizione. Ad esempio, volete sbloccare, abbiamo detto, l'archivio con il Community Pro, cliccate su Iscriviti ora, è molto semplice. Andate dove c'è il coupon, qui il codice, cliccate e andate a inserire Gladiatori25. Applicate lo sconto ed ecco che sono stati applicati 80 euro di sconto. E funziona così per entrambi i piani. Ripeto, Gladiatori25 sia oggi che domani. Questo è l'unico codice per poter avere lo sconto sui due piani. Se poi avete altre domande, volete approfondire rispetto al corso, l'email di riferimento, non l'abbiamo scritta, è produttivi più che mai chiocciola gmail.com. Non mi pare ci siano intanto altre domande, giusto, Anto, che sono arrivate. Non so se tu nel tuo canale, magari tramite il canale, vedi qualcosa di diverso.
Credo che abbiamo risposto a tutte quante le principali domande. E tra l'altro, Andrea, cosa molto interessante da aggiungere, dato che questa live finirà nel corso All'interno del corso abbiamo praticamente 3 ore di lezione soltanto con Giovanna, in più tutto quanto il corso, ma per me di fatto acquistate il corso di Giovanna che è davvero fantastico, queste 3 ore di lezione, e in omaggio noi vi diamo 8 ore di cose.
Di extra.
Di extra. Però davvero 2 lezioni davvero davvero fantastiche e ringraziamo tantissimo Giovanna Giovanna per il tempo che ci ha dedicato, per tutta quanta la professionalità che ci ha portato, tutte quante le informazioni utilissime che appunto, a giudicare dalle domande anche che abbiamo ricevuto, sono state molto molto apprezzate. Moltissime persone, sono sicuro, recupereranno la live domani, come appunto è successo anche con le altre live, però comunque ho visto che abbiamo avuto una bella partecipazione anche questa sera e questa mi rende molto molto felice. Direi quindi che possiamo di fatto chiudere questa, questa live, a meno che non abbiate dei plot twist finali che non mi aspetto.
No, no, io volevo semplicemente ringraziare tutte quante le persone presenti, perché non è mai scontata la partecipazione, ancora di più su temi che alle volte vengono visti come distanti. Invece Giovanna ci ha dimostrato che quando c'è c'è una guida attenta e che sa anche spiegare in modo dettagliato e semplice queste cose, possono essere dei temi non solo utili ma anche molto interessanti, perché vi innescano delle curiosità e le domande fanno riflettere proprio questa curiosità che è stata alimentata. Quindi grazie a tutti per essere rimasti per oltre un'ora, siamo ormai oltre un'ora e mezza su questi temi qui, e grandissimo grazie a Giovanna Panucci per averci guidato in questo viaggio.
Grazie a voi, grazie davvero. Io mi sono divertita e ci tocca rifare qualcosa di simile più avanti.
Abbiamo detto volentieri.
Ciao a tutti, grazie. Ciao a tutti.
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