801 Live - Phil Manzanera e Brian Eno (Musica nel Traffico)

Fabio Massimo Franceschelli breaks down 801 Live, the 1976 album by Phil Manzanera and Brian Eno's short-lived supergroup. The band pioneered a live-recording technique that sent all microphone feeds directly to a mobile-studio mixer, and Franceschelli traces Eno's underappreciated influence on music over the next two decades.
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Eccoci qui, 1, 2, 3 e partenza! Parte lentamente, tipo un preliminare, un lunghissimo preliminare, un'introduzione, un'introduzione in crescendo mentre sono in fila, perché io sono in fila, io sono sempre in fila, io sono Fabio Massimo Franceschelli e vivo in fila. Sono Fabio Massimo Franceschelli, vivo in fila e registro podcast, podcast che si chiamano Musica nel traffico all'interno della radio filosofica Vivere Filosofare. E questo è il secondo, il mio secondo podcast. Mentre il preliminare di cui parlavo prima continua, si evolve, entrano suoni, la base ritmica si ampia, accoglie piani, accoglie tastiere, accoglie chitarre. Si fa desiderare, l'ingresso si fa desiderare, ma è vicino.
It is not dying, it is No, dying, non sta morendo, tutt'altro.
It is shining, sta splendendo. Allora, qualcuno forse l'ha avrà riconosciuto, qualcun altro no. Questa è una cover, è una cover di Tomorrow Never Know dei Beatles, Lennon McCartney, brano del 1966, brano che apre, brano che apre, diciamo brano all'interno dell'album, di uno dei più famosi album dei Beatles che è Revolver, ripeto 1966. Ma qui non c'è Lennon, qui non c'è McCartney, qui c'è addirittura la voce di Brian Eno. Quello che state ascoltando, signori e signore, è una cover. E che cover! Secondo me la cover più bella di questo album. Di questo brano. Bella come questa non l'ho mai sentita così ricca di energia. Tra l'altro è un brano che di per sé si presta sempre ad essere reinterpretato. È uno dei brani più moderni fatti dai Beatles, direi addirittura che secondo me il rock contemporaneo, il rock come lo conosciamo noi, no, il rock che si mette alle spalle il rock and roll, il folk, il blues, e diventa appunto musica rock che tutto comprende, corrente, una dimensione a sé, si apre a partire da alcuni brani fondamentali tra il '65 e il '67, 3-4 brani fondamentali, e questo Tomorrow Never Know è uno di questi brani. Il rock contemporaneo come lo conosciamo oggi non ci sarebbe stato se non fosse nato questo gioiello di brano. Eh sì, una cover, una cover. Cosa c'entra, direte? La voce di Brian Eno con i Beatles c'entra? Perché quello di cui parliamo oggi, anzi quello che ascoltiamo oggi, è un album live, un album dal vivo, uno dei migliori album dal vivo che siano mai stati registrati. Migliori sia sotto dal punto di vista della qualità musicale, ma anche dal punto di vista proprio della registrazione, della qualità della registrazione. È un album del 1976, quindi esattamente 10 anni dopo che questo brano Tomorrow Never Know venne registrato. È un album a firma 801, uno dei più grandi gruppi della storia del rock, uno dei più sconosciuti gruppi della storia del rock. Chi conosce gli 801? Pochissimi, veramente in pochi, pochi, pochi, pochi. D'altronde hanno fatto Un paio di album, di cui il secondo tutto sommato abbastanza prescindibile, ma il primo, questo album live, no, questo album live è semplicemente meraviglioso. E questo è Wrong Wrong, il brano numero 4 dell'album. Allora, dicevo, gli 801, gruppo abbastanza sconosciuto, e allora cerchiamo di parlarne. Sconosciuto, ripeto, perché hanno fatto sostanzialmente 2 album, il secondo non particolarmente riuscito, mentre il primo è un album live. E tra le particolarità di questo album live c'è il fatto di essere anche innovativo dal punto di vista della produzione, della registrazione della produzione, no? Quindi siamo nel 1976 e diciamo che a partire da questo album vengono stabiliti, diciamo, dei nuovi standard per la registrazione dal vivo, perché questo è stato uno dei primi, dei primi album dal vivo in cui tutte le uscite dei microfoni vocali, degli amplificatori, degli strumenti, amplificatori per chitarra, strumenti vari, vennero direttamente inviati al mixer dello studio mobile e lavorati quasi in presa diretta. Questo fu uno dei primi casi in cui questo metodo venne utilizzato con successo e la registrazione, cioè la qualità di questa registrazione, Spero riusciate ad apprezzare, è ancora oggi stupefacente per la pulizia del suono, per la pulizia del suono, per la distinzione degli strumenti. Questo brano è Wrong Wrong, la voce è la voce di Brian Eno. Brian Eno non credo abbia necessità di particolari presentazioni. Però di Brian Eno si parla sempre come musicista, si parla sempre come padre dell'ambient music, ma devo dire che è anche un ottimo cantante, no? Ha una bella voce, dai, ha una bella voce, niente male. La chitarra, la chitarra che si attiva in sottofondo invece è quella di Phil Manzanera. Brian Eno, Phil Manzanera, e già abbiamo nominato due quinti dei Roxy Music. Vediamo un po' la line-up, la line-up del, di questo concerto, un concerto che se non ricordo male venne tenuto a Londra, la Queen Elizabeth Hall, no? Sì, è la Piazza Elisabethtolla a Londra. La line-up era appunto di Phil Manzanera, chitarrista, famoso chitarrista dei Roxy Music e anche chitarrista di se stesso, insomma, dei suoi progetti solisti, e chitarrista di un altro supergruppo, i Quiet Sun. Brian Eno, che canta, suona la chitarra, suona le tastiere, ogni tipo di tastiere, manipola suoni in presa diretta, così via. Lloyd Watson, chitarrista e vocalist, e Francis Monkman, pianista e suona anche il clarinetto, un ex Carvedale. Mentre Watson non ricordo che avesse fatto parte di gruppi particolari, ma di aver suonato, di aver suonato nei tour live ad esempio di Roxy Music stessi. Odegon Crimson. Un batterista, Simon Phillips, uno che ha suonato con il gota della storia del rock, da U a Frank Zappa, da David Bowie a Jeff Beck. Fu anche futuro batterista dei Toto. Ed infine Bill McCormick, bassista anche lui nei Quiet Sound dei Finlansanera e successivamente nei Match in Mole di Robert Wyatt. Quindi, quindi cosa dire di questi, di questi 6 mostri, veramente 6 meravigliosi musicisti. Perché 801? Allora, leggo da una mia ricerca, perché sinceramente non lo sapevo, che il nome della band è preso da una canzone di Brian Eno, The True Will, che appare nel suo album solista del 1974, Tigrin Tiger Mountain by Strategy. È una canzone appunto di True Will che ha un ritornello dove dice: we are the Eight o' one, we have the eight o' one, we have the central shaft. We have the eight o' one, we have the central shaft. E quindi 801, un nome particolare che di per sé non significa nulla se non fosse appunto per questa citazione. Scusate, c'è un po' troppo traffico in questo In questo momento c'è un po' troppo traffico. Allora, e dicevamo, dicevo, 801 nasce da un'idea di Phil Manzanera che decide di, come si usava all'epoca, di portare avanti un progetto parallelo, chiamiamolo così, rispetto a quelli che stava portando avanti in particolar modo i Roxy Music, di cui Manzanera è appunto un membro fisso. Anche all'inizio anche Brian Eno lo era, per lo meno per i primi due album. Quindi Manzanera chiama con sé un po' di amici, quelli che ho nominato prima, sostanzialmente Brian Eno e poi Bill McCartney, Lloyd Watson, Francis Monkman e Simon Phillips, e decise di fare delle tournée mettendo in live, in musica, suonando, interpretando soprattutto brani, non producendo brani nuovi, ma interpretando soprattutto brani del loro recente passato. Quindi brani di Bragliarino e brani di Phil Manzanera, sostanzialmente brani di Bragliarino e brani di Phil Manzanera, più un paio di cover, di cui una appunto è Tomorrow Never Know, e un'altra, la famosissima You Really Got Me dei Kings. E qui ancora Brian Eno. Siamo nel 1976 ed è un anno che dal punto di vista dell'evoluzione musicale, diciamo, della storia del rock, è un anno insieme anche al '74, al '75, insomma, siamo, diciamo che è un triennio di cerniera o di fine di frattura tra un periodo e un altro. Sostanzialmente si chiude l'era degli anni '60, primi '70, un'era dominata dalla psichedelia e dal progressive, quindi da una concezione del rock come ricerca, come sconfinamento sconfinamento, come conoscere altri tipi di musica, andare verso altri tipi di musiche, superare appunto, diciamo, le frontiere. Quindi una concezione il più possibile aperta e tendente alla ricerca della musica. E se ne apre una dove invece la forma canzone torna prepotentemente sulla scena. Allora, diciamo che senti intanto che meraviglia. Anche questo è preso da un album di Brian Eno, Another Green World del 1975, quindi di un anno prima. Quindi stavo dicendo, sono anni in cui praticamente si spegne il periodo del progressive, il grande periodo del progressive, e si accende contemporaneamente quella che sarà la musica per il successivo, per i successivi tre lustri, diciamo, sono per i successivi 15 anni almeno. Quindi tutta la parte finale degli anni '70 e tutti gli anni '80, ma direi anche una buona parte dei primi, dei primi anni '90. Quindi la musica dei grandi concerti, delle grandi esplorazioni, dei viaggi psichedelici, del sincretismo fra classica, folk e rock, dei brani lunghi 20 minuti, no, quel tipo di musica piano piano si spegne e prende il suo posto una musica decisamente più compatta, decisamente più debitrice della forma canzone e anche del ritmo, del ritmo immediato. Quindi da un certo punto di vista una musica più di pancia, meno di testa, più nervosa, meno ricercata, meno cerebrale. Gli 801, ma in generale tutta la scena, se si può definire scena, che gira intorno a Brian Eno, no? Un grande catalizzatore in questo senso, a Brian Eno e a Roxy Music, a Phil Manzanera. Ecco, rappresenta tutto questo gruppo di musicisti, rappresenta bene questo passaggio di sensibilità musicali, perché convivono nei loro brani entrambi, convivono ancora certe suggestioni del progressive, un'idea della dello strumento, del suonare lo strumento in termini di performance, di assolo, di assolo che lascia a bocca aperta gli ascoltatori. E nello stesso tempo però, ripeto, riprende la scena, la forma canzone, una forma canzone dove la trama, la trama sonora è più compatta e nello stesso tempo estremamente raffinata. Refinata, estremamente elaborata. Queste sono, diciamo, le linee guida che sono presenti soprattutto nei Roxy Music dei primi 2 album, ma non solamente dei Roxy Music, li ritroviamo tranquillamente appunto in Brianino, nel Brianino del Here Comes the Worm, del Taking Tiger Mountain by Strategy, di Another Green World, insomma. Lo ritroviamo anche nei Quiet Sun dell'anno prima, appunto il super gruppo di Phil Manzanera dove c'era già Bill McCormick e Brian Eno come ospite. E lo ritroviamo nei lavori di Phil Manzanera. E questa qui è The Fat Lady of Limburg, un brano ancora ancora di Brian Eno, tratto da Tiger Mountain by Strategy, 1974. Un brano che devo dire in studio non mi fa impazzire, e invece qui, questi 5, questi 6 ragazzi si riescono a tirar fuori tutta la potenzialità rock di questo brano. Un brano tra l'altro che ha un testo completamente surreale, dove è veramente difficile trovare un senso, no? Well, I rang up Pantucci. Spoik to Luki. Chi sono Pantucci e chi è Luki non è dato sapere, anche se poi facendo una ricerca ho saputo che Pantucci, Pantucci è un panificio svizzero e Luki è un tipo di pane. E quindi ci racconta, ci racconta Brianino che ha chiamato Pantucci, ha chiamato Luki e ha detto loro tutto quello che dovevano sapere. E che le cose stanno procedendo come ci aspettiamo e presto si vedranno i punti deboli. E quindi presumo, caro mio, che tu capisca che abbiamo delle opzioni sul suo tempo e ti abbandoneremo nel porto se necessario. Ma se tutto va per il meglio riceverai il bonus che meriti dai dottori di cui ci fidiamo. Senti che meraviglioso lavoro tra basso e batteria. Appunto, la compattezza del suono da una parte e la chitarra che si lancia in suggestioni anni '70, primi '70, dall'altra. The Fat Lady of Limburg. La grassa signora di Limburgo guardò i campioni che le avevamo inviato e aggrottò la fronte.
Duck, quack, quack. Who laid a big egg, oh, so black, it shone just like gold. And the kids from the city, finding it pretty, took it home, and there it was. It was changing hands for weeks till someone left it by their fire and it melted to a puddle on the floor. For it was only a candle, a Roman scandal.
Ci fa ondeggiare questo ascolto. E lasciamo sfumare Fat Lady of Limburg, lasciamo sfumare la musica meravigliosa di Brian Eno. Brian Eno, Brian Eno, non, secondo me, non viene mai celebrato abbastanza per la sua importanza. Brian Eno è il guru che detta negli anni '70 la musica dei successivi 15-20 anni. Brian Eno è sempre avanti rispetto agli altri. E Brian Eno però appunto in quegli anni, soprattutto negli anni '72, '73, '74, è un grande chef frequentatore della scena progressive, no, con Rambo, collabora con Robert Wyatt, collabora con Robert Fripp, quindi insomma collabora con i giganti del progressive, collabora con Phil Manzarella che anche lui è particolarmente sensibile da bravo chitarrista a determinati approcci musicali. E appunto in 800 e 801 Live tutte queste cose convivono, riusciamo a vedere il passaggio passato e allo stesso tempo a intravedere il futuro. E nei prossimi due brani sono appunto emblematici di quello che sto dicendo. Da una parte adesso con Diamond Head, che è un brano di Phil Manzanera preso appunto dall'album Diamond Head dell'anno prima, se non ricordo male. Sentiamo un Manzanera chitarrista e subito dopo sentiremo quello che secondo me è uno dei primissimi, se non il primo pezzo punk dell'era punk, non dell'era proto-punk perché quella possiamo rivolgerci altrove, perlomeno a 10-15 anni prima, ma dell'era punk sicuramente, ed è Third Uncle. Third Uncle, adesso lo sentiremo. Un brano anche questo di Brian Eno. E quindi andiamo con Diamond Head, dovrebbe essere il pezzo numero 9, vediamo un po'. Eh sì, eh sì, ecco qui la chitarra di Phil Manzanera che si è lasciata ispirare da sicuramente da Clapton, perlomeno ci sento molto Clapton in questo, ma un bene. Bella, è bella questa chitarra. Cosa volete dire a questa chitarra? Sì, niente di sorprendente, appunto, una chitarra estremamente legata agli stilemi di quegli anni, degli anni, dei primi anni '70, a Eric Clapton, un'era che appunto sta tramontando, ma Manzanera è ancora un eccezionale esecutore di quei suoni e di quelle sensibilità. D'altronde è vero che Sono anni '76, è un periodo in cui il progressive sta morendo, però muore ma come in uno spettacolo di fuochi d'artificio ancora manda i botti finali, no? Nel '74 c'è The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis, nel '75 c'è Hatfield and the North appunto dei The Rotterdams Club, il famosissimo album di Hatfield and the North, nel '74 Torniamo leggermente indietro, c'è Rock Bottom di Robert Wyatt, c'è Red dei King Crimson, c'è Mirage dei Camel, Impressive Learning di Henry Cove nel '75, nel '75 Stevie Nicks con Fish Rising, quindi c'è ancora tanto progressive, sta per tirare le cuoia, diciamo tranquillamente. Però almeno un altro paio di anni di vita ce li ha. E appunto il lavoro di Manzanera porta avanti queste sensibilità, le porta avanti da solo, le porta avanti in questo album degli 801, le porta avanti a suo modo anche nei Roxy Music, nei primi Roxy Music, nei primi 2 album di Roxy Music. Sono veramente esemplari e paradigmatici della compresenza di stili e sensibilità diverse appartenenti ad epoche diverse: quella che tramonta, quella che sorge. E mentre lasciamo sfumare questo Manzanera cleptoniano, questo, questo eccezionale chitarrista questa, che appunto ci riporta agli anni in cui suonare la chitarra significava soprattutto fare lunghi assoli, far vedere quanto si era in grado di gestire, di manovrare lo strumento. Passiamo a uno dei brani successivi, con questo poi chiudiamo sostanzialmente la presentazione di questo album. Album, che è Third Uncle, un altro brano di Brian Eno presente nell'album, nell'album del, diciamo, dell'anno prima, anzi di 2 anni prima, perché del '74, in Tiger, Tiger Mountain by Strategy. E come dicevo prima, se si percorrono gli album, cioè se si percorre la musica di quegli anni, probabilmente questo brano è la prima manifestazione del punk, del punk, del modo di cantare del punk, dell'irriverenza del punk, dello sberleffo del punk, della compattezza del punk e potenzialmente anche della violenza del punk. Third Uncle, il terzo, il terzo Sostanzialmente anche questo qui un brano di Brian Eno con dei testi veramente particolari, non voglio dire insensati, sicuramente dei testi un po' fuori dagli schemi che non raccontano storie, che danno delle suggestioni, testi si potrebbero definire dadaisti. Andiamo con The Third Hand. The third ankle. Ah, ci sono scatolette, c'era maiale, ci sono gambe, ci sono squali, c'era John, ci sono scogliere, c'era la mamma, c'è un attizzatoio, c'eri tu, c'eri tu! There was you, then there was you. There are shades, there are blues, there are bolts, there are shoes. Mi brucerò le dita delle mani, mi brucerò le dita dei piedi. Brucerò mio zio, brucerò i suoi libri, brucerò le sue scarpe, cucinerò la pelle. Mettilo su di me, va bene? A me o a te? Ti sta stretto? Bruciami le dita, bruciami le dita dei piedi, brucia mio zio, brucia i suoi libri, brucia le sue scarpe, cuoci la pelle. Ciao a tutti, questo è 801 Live, questo è Vivere e Filosofare Podcast, musica nel traffico. A voi, Brianino! Dander was you! Dander was you!
There are me, there are blues, there are fruits, there are shoes, there are turks, there are fools, there are lockers, there are tools, there are you.
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