LUCE TRA GLI SCOGLI: ciclo di meditazioni filosofiche sulla chiarezza interiore

Federico Levy and Laura Marongio introduce a summer cycle of group philosophical meditations called Luce tra gli scogli, starting June 29, 2026. The practice blends silence, a brief text or question, personal reflection, and group dialogue to cultivate inner clarity. Sessions run Mondays and Wednesdays on Zoom, 1.5 hours each, with the first session free.
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Eccoci qua, siamo in diretta. Buonasera a tutte, buonasera a tutti e benvenuti, benvenute a questa diretta di presentazione di Luce tra gli scogli, un ciclo estivo di meditazioni filosofiche dedicato al tema della chiarezza interiore. Questa serata ha 3 scopi, diciamo, abbastanza diretti, semplici. Il primo è raccontarvi che cos'è per noi di Vivere e Filosofare la pratica delle meditazioni filosofiche. Il secondo è presentarvi il senso appunto di questo ciclo, quindi spiegare perché un ciclo, perché lo abbiamo chiamato in questo modo e che cosa desideriamo proporre, esplorare, anche che tipo di esperienza desideriamo quindi proporre ai partecipanti. E il terzo motivo anche dare le indicazioni pratiche pratiche per chi, a seguito magari di questa presentazione, o eventualmente siamo sempre a disposizione anche per ulteriori chiarificazioni, scambi successivamente, ha il desiderio di provare che cosa significa la pratica della meditazione filosofica in prima persona, sperimentarla e tuffarsi in questo ciclo Luce Tra Gli Scogli, e magari rispondere appunto anche a domande come quando si svolgono gli incontri, come partecipare, eccetera eccetera. Etera, insomma. E ecco, non sarà quella di oggi quindi una, diciamo, lezione di filosofia, in alcun senso, noi che su Vivere e Filosofare proponiamo la filosofia pratica, per noi la filosofia è innanzitutto un'esperienza, specificheremo, spiegherò magari in che senso, che cosa significa questo, però innanzitutto sarà quindi non una lezione ma una soglia, un modo per affacciarsi a questa pratica, comprenderne lo spirito e capire se può risuonare con il nostro cammino personale. E per chi non ci conosce, io sarei Laura per fare anche un breve giro di presentazioni e comincio insomma, intanto per chi non mi conosce, mi chiamo Federico Levy e sono laureato in Scienze Politiche e Filosofia e da anni mi occupo di consulenza filosofica, pratiche filosofiche percorsi di ricerca esistenziale. Ho creato Vivere Filosofare, una comunità online dedicata alla filosofia appunto come esperienza vissuta, non soltanto quindi come un campo del sapere, un campo della conoscenza, ma come pratica trasformativa, cioè un modo per conoscersi, interrogarsi, orientarsi, imparare proprio a intrecciare il pensiero e la vita con maggior profondità, ma anche con maggior spirito di ricerca e di libertà, mi sento di dire. E Vivere Filosofare, in quanto appunto comunità, offre tante attività, non soltanto le meditazioni filosofiche, anche dei podcast, propone seminari, laboratori e incontri di gruppo, percorsi, ecco, percorsi come quello di oggi che è legato alla pratica della palestra filosofica, che è uno spazio in cui non ci limitiamo quindi a parlare della filosofia, ma ci esercitiamo ad acquisire quelle che ci piace definire competenze filosofiche, cioè le competenze sono delle nostre capacità e il filosofo non è soltanto, diciamo, la figura del filosofo che noi proponiamo non equivale alla figura dell'insegnante di filosofia, ma nemmeno dell'intellettuale, tutte figure fondamentali per la nostra società, molto importanti, ci mancherebbe, ma il filosofo innanzitutto è un atteggiamento interiore che è alla portata di tutti in realtà, è per tutti, si indirizza a tutti perché ognuno di noi vive l'esistenza e nel nostro vivere l'esistenza viviamo anche attraverso, diciamo, il filtro della nostra visione del mondo e possiamo acquisire quindi un'abitudine, un'attitudine filosofica nei confronti della nostra vita. Ecco, la meditazione filosofica nasce proprio all'interno di questo vasto progetto della palestra filosofica, ed è per me veramente un grandissimo piacere parlare di questo argomento insieme con Laura Marongio, che partecipa a questo percorso e sarà parte integrante di questa esperienza come facilitatrice dei gruppi, che anche lei consulente filosofica Ma venendo poi, avendo anche lei fatto esperienza all'inizio in prima persona come partecipante dei gruppi di meditazione, è anche una testimonianza veramente preziosa. Io lascerei la parola a Laura, magari se hai voglia di presentarti anche tu, e poi cominceremo a parlare della meditazione filosofica.
Ok, grazie Federico, grazie a tutti, buonasera. Io mi chiamo Laura Marongio, sono anch'io laureata in filosofia. Attualmente sto studiando teologia, mi occupo da vari anni di consulenza filosofica e in questi ultimi tempi ho il grande piacere di partecipare come facilitatrice dei gruppi in questa palestra filosofica di Vivere Filosofare, che è proprio, diciamo, la comunità di cui in tanti sentivamo il bisogno e la necessità. Sono entrata a farne parte partecipando lo scorso anno proprio alle meditazioni filosofiche, quindi ho iniziato approcciando proprio alla palestra, alla meditazione, il mio rapporto con Vivere Filosofare, e mi hanno appassionata da subito. È stato proprio amore a prima vista con questa pratica. Oggi affianco Federico Levy, sono felicissima, ma il primo percorso che ho fatto nel gruppo da iscritta mi è proprio rimasto nel cuore. Diciamo che finalmente c'è uno spazio in cui si riesce a dare un respiro esistenziale alla filosofia, davvero, cioè concreto, a far toccare con mano quanta filosofia viviamo e troviamo dappertutto. E per me è proprio bello far parte di tutto questo, anche perché, come ha detto Federico, non ci sono requisiti per cui si arriva da filosofi, si arriva da laureati. È un atteggiamento che si impara proprio standoci, abitandolo, esercitandolo anche insieme. Anche la dimensione del gruppo è veramente preziosa in questa pratica. Quindi grazie ancora di nuovo, e sono molto contenta di essere qua a presentare con Federico.
Grazie Laura, per me è veramente un onore averti e vedere come appunto l'evoluzione nell'esperienza della pratica poi ti ha portato ecco anche a essere facilitatrice dei gruppi insieme con me, veramente porti sempre un aiuto, una presenza che dire, cioè più che preziosa, veramente fondamentale e arricchente per tutti. E allora proviamo quindi entrare un po' nel cuore, nel vivo della pratica. Che cos'è quindi la meditazione filosofica? È una pratica appunto di gruppo, per piccoli gruppi naturalmente, che favorisce insomma, le grandi platee difficilmente favoriscono la grande profondità, e che unisce diciamo così delle caratteristiche sia della meditazione che della filosofia. Unisce presenza, pensiero, contemplazione. Quando diciamo meditazione in generale magari può venirci in mente qualcosa come diciamo una pratica di raccoglimento, di silenzio, di attenzione, di ascolto di sé, tutte cose fondamentali veramente per la vita, forse anche poi per gli esseri umani di questo tempo, di questa società, veramente indispensabili per il benessere e caratteristiche che ci sono nella meditazione. Meditazione filosofica. C'è il bisogno di rallentare, di fermarsi, di uscire anche, direi, per un momento dal rumore ordinario della vita quotidiana, cioè anche per ritrovare una certa centratura in noi stessi. Ma quando poi a queste caratteristiche, che non sono in sé proprie, solo originali della meditazione filosofica, ma di varie pratiche di meditazione, aggiungiamo appunto questa caratteristica e la chiamiamo filosofica, in che senso? Che cosa vogliamo dire, che cosa vogliamo aggiungere, diciamo, rispetto all'orizzonte già di valore della meditazione in generale. Non si tratta, diciamo così, unicamente allora di svuotare la mente o di spegnere i pensieri, di eliminare ciò che si muove dentro di noi. Al contrario, diciamo, nella meditazione filosofica, per noi che viviamo in una tradizione occidentale, la filosofia è legata a una certa pratica discorsiva, è legata al pensiero discorsivo, discorsivo e quindi al linguaggio, per noi quindi ciò verso cui miriamo non è quindi, diciamo così, liberarci dal pensiero, cerchiamo piuttosto di liberare il pensiero, cioè di renderlo per noi più limpido, più essenziale, più consapevole, potremmo dire così, la meditazione filosofica non sospende l'intelligenza, bensì la concentra. Allora, in questo noi proviamo effettivamente, sospendiamo il lavorio mentale della vita di tutti i giorni, cioè entriamo in un altro pensare, in quel pensare che possiamo poi anche ritrovare nelle opere più belle e profonde dei grandi pensatori, ma che per noi diventa anche pratica di incontro degli altri, pratica di incontro con gli altri di noi stessi. Quindi non elimina il pensiero ma lo trasforma, liberandolo dal rumore, dall'automatismo, dalla reattività immediata e lo conduce verso una forma più, più attenta, più contemplativa e più profonda e direi anche più libera, anche più giocosa in una certa misura. Adesso cercherò di spiegare in che senso si gioca con il pensiero attraverso la meditazione filosofica. Comunque, di solito adesso per descrivere rapidamente una singola sessione di pratica, dopo qualche minuto di raccoglimento silenzioso partiamo da un breve stimolo, una frase, un breve testo, un'immagine, una domanda, possono essere varie cose che di volta in volta danno come dire il là al nostro movimento di filosofia in gruppo. Diciamo così, questi stimoli non sono però in sé lo scopo fondamentale, cioè l'obiettivo non è quindi magari studiare un testo come potrebbe essere a scuola, studiare il testo e capire che cosa significa, che cosa intendeva dire l'autore con quel testo, perché essendo anche relativamente breve è decontestualizzato, magari è un aforisma, sì, o magari semplicemente tratto da un'opera filosofica che poi solo alla fine della pratica viene viene esplicitata. Il testo quindi non è, diciamo così, un problema da risolvere, è una porta di accesso a un'esperienza di comprensione che riguarda noi innanzitutto, cioè l'oggetto vero del lavoro siamo noi. In che senso? Magari questa pratica vive attorno a delle domande fondamentali che ruotano attorno alla pratica, che diciamo danno sostanza alla pratica. Che cosa accade dentro di noi quando, in quel momento, ce lo chiediamo: che cosa sta accadendo in me quando sto incontrando, quando incontro questa specifica frase? Una frase che ci solleciterà in vari modi, ognuno di noi in maniera diversa, le emozioni che ci suscita, il pensiero che ci fa nascere, che ci stimola, ma anche le resistenze che ci provoca. Certe volte noi con le meditazioni lavoriamo con dei testi dialettici che quindi in qualche modo ci fanno anche ingaggiare con una certa possibilità di vedere il mondo anche in materia di etica, di metafisica, in materia di esistenza, di saggezza, di relazioni, di qualunque tema. Ecco, le domande quindi possono essere varie, anche legate ai nostri desideri, anche a che aree, diciamo, illumina della realtà. In questo senso allora la meditazione filosofica è una pratica di presenza a se stessa, nessi, quindi nel qui ed ora di un'esperienza che noi viviamo e noi siamo proprio presenti a ciò che avviene in quel momento, non una presenza generica, non una presenza, come dire, così teorica, astratta, ma concreta, cioè quindi ai propri pensieri, alle nostre emozioni, anche ai giudizi, alle immagini, ai ricordi e quant'altro. La nostra vita rappresentativa è molto ricca Siamo continuamente attraversati da stati interiori, pensiamo, rieggiamo, giudichiamo, desideriamo, temiamo qualcosa, ci ricordiamo di qualcosa, lo immaginiamo, ecco tutto questo accade anche insieme e nella nostra vita quotidiana accade in automatico, che quindi la diamo per scontata, non abbiamo un rapporto veramente libero con i nostri stati interiori perché semplicemente ci attraversano e noi aderiamo di volta in volta a ciascuno di essi. Ecco, quindi queste domande, questa capacità anche critica, nel senso proprio di fare un passo indietro, non di critica nel senso di giudicare male, ma critica nel senso di fare un passo indietro, che cosa sta accadendo in me, che cosa sto pensando veramente, che cosa sto sentendo, che cosa mi sta anche, come dire, suggerendo questa emozione, ecco, questo è il primo elemento fondamentale della pratica. Della meditazione filosofica che noi esercitiamo semplicemente. Non è che quindi si inizia e dice uno deve già riuscire a fare, semplicemente noi ogni volta esercitiamo sempre di più questa competenza che ha uno spirito filosofico e ha un grandissimo valore per la vita. Secondo elemento fondamentale delle pratiche di meditazione, e nel frattempo ringrazio Cristina che è già entrata nel vivo anche del nostro del titolo del Luce tra gli scogli, quindi io la ringrazio sempre perché Cristina è membra attiva della nostra comunità, sempre molto presente e condivide diciamo il senso dell'esperienza insieme, è sempre bellissimo. Secondo elemento fondamentale è la sospensione del giudizio, quella che nella tradizione filosofica possiamo chiamare come epoché, L'époque è la sospensione del giudizio, non significa, diciamo così, non avere delle idee o non prendere posizione, la sospensione del giudizio significa riuscire a mettere tra parentesi quel particolare giudizio e significa anche riuscire a superare un atteggiamento purtroppo nella nostra società molto diffuso invece dell'atteggiamento giudicante, l'atteggiamento giudicante di quello che diciamo presume di sapere le cose, come la vita dovrebbe essere, la verità dovrebbe essere, Cioè il proprio punto di vista personale viene un po' elevato a visione assoluta, a verità assoluta, ed è interessante perché pur vivendo nell'epoca in cui quasi nessuno poi magari direbbe "ah no, no, esiste una verità assoluta", poi in realtà nel modo in cui ci si relaziona spesso gli uni e gli altri c'è sempre in qualche modo una pretesa poi di verità. Che invece manca un po' di quell'elemento socratico che è la consapevolezza di non sapere. Ecco, quindi diciamo che anche qui la pratica della sospensione del giudizio è una pratica di libertà, perché impariamo a non essere, come dire, immediatamente catturati dai nostri giudizi. Cioè noi possiamo avere delle valutazioni sulla realtà, sulle cose, ma assolutamente è nella natura umana averle, ma siamo liberi soltanto se noi non ci identifichiamo in toto con questi pensieri, con queste sensazioni, riusciamo stiamo sempre un po' anche a giocarci, appunto, a vederla, osservarli, a metterli in discussione noi per primi, a creare quella che Heidegger chiamava la Leistung, una radura interiore, cioè uno spazio interiore dove noi creiamo un luogo per il nuovo, creiamo un luogo interiore per qualcosa che ci può anche spiazzare, per qualcosa che ci può far vedere le cose in maniera diversa e quindi per arricchirci. E chi è in grado sempre di arricchire la propria visione del mondo, la allarga e allargandosi allarga le proprie possibilità e quindi anche favorisce una vita diversa, una vita che si evolve, una vita che migliora giorno per giorno. Quindi ecco, questo è un altro elemento fondamentale e che, come dire, esercitiamo. Il terzo elemento, e finisco, vorrei anche lasciare un attimino a Laura invece di entrare un po' più nel vivo anche della pratica della sua esperienza, la chiarezza. Altro elemento molto importante, la chiarezza che non vuol dire avere sempre le idee chiare, cioè chiarezza come anche altra virtù filosofica non significa sapere sempre che cosa pensare, avere sempre l'idea pronta per tutto, il pensiero pronto per tutto, assolutamente no. Non vuol dire quindi avere la risposta pronta, cioè piuttosto significa, come dire, vedere meglio, cioè aver chiarezza significa non avere la confusione. Se c'è confusione, questa confusione noi la abitiamo consapevoli nella chiarezza di avere una confusione. Questa confusione nell'abitarla noi impariamo a districarla, impariamo a farci qualcosa, ecco. E quindi anche riconoscere un'ambivalenza, per esempio, dare un nome a una contraddizione, distinguere ciò che è essenziale da ciò che è secondario, capire che dentro di noi convivono voci diverse. Questo è anche un aspetto fondamentale, questa è anche chiarezza. Non significa avere solamente una sola— ciao Rosa, benvenuta anche tu! E mi pare di capire che c'è anche Esther che forse sta cercando insomma intanto di commentare, che ringrazio anche lei per la presenza. Ecco, Questi sono elementi importanti, cioè capire che la chiarezza non significa parlare una voce sola, significa finalmente riuscire a districarsi tra le tante voci che ci abitano, tra le tante immagini che anche dentro di noi, tanti valori che possiamo avere, immagini diverse sulla vita. Ecco, la chiarezza interiore quindi non è, come dire, una formula, è un esercizio, è una conquista, è sempre un— è come il tessitore, è come costruire da un gomitolo aggrovigliato, districarlo e farci un giorno una maglietta e il giorno dopo un paio di pantaloncini, insomma, giusto per stare in tema di mare e di ciabattine, no, di espadrillas, ok. Allora, e questo è un altro elemento importante e qui entra in gioco un aspetto fondamentale originale per la meditazione filosofica, che è la presenza del gruppo. Perché siamo abituati a pensare che il filosofo riflette, diciamo, in solitaria. Ecco, anche assolutamente importantissimo pensare con sé, ma il gruppo qua diventa importante, diventa un elemento stimolante. Questa pratica non avviene quindi solo in solitudine, c'è sì un primo momento personale, silenzioso, meditativo, ma poi c'è anche un momento di condivisione. Di dialogo e il dialogo è parte essenziale della pratica filosofica. Non condividiamo, come dire, per commentare gli altri, tantomeno naturalmente per giudicare ciò che dicono, per stabilire per esempio chi ha ragione. Questa è una tendenza che chi all'inizio fa pratiche filosofiche potrebbe avere, cioè un'idea, no, forse insieme dobbiamo capire chi ha ragione. Quando invece in realtà chi è praticante della meditazione filosofica dopo un po' di tempo comprende sempre di più che in realtà la ragione non è un possesso, la verità non è un possesso, è un evento. Cioè la ragione è una costruzione condivisa, è una sinfonia, diciamo, è una polifonia, una sinfonia, è qualcosa che nasce dall'insieme delle cose. Allora lì l'approfondimento è una conquista del gruppo, una conquista dove ognuno mette qualcosa e quel qualcosa è sempre prezioso. E non lo dico per modo di dire, ma perché proprio con la che ci rendiamo conto che effettivamente anche Beatrice si è unita a noi, ringraziamo anche lei per esserci. Ecco, abbiamo tanti praticanti che stanno partecipando attivamente a questa diretta e che ringraziamo. Ecco, quindi ecco, questo è un altro elemento importante, nonché altro elemento interessante, la nostra capacità di avere un rapporto più maturo con il linguaggio, superare, come dire, risalire un po' come i surfisti, I surfisti, risalgono le onde del linguaggio, no? Ecco, il surfista non va contro le onde, passa tra le onde e naviga il mare, non si lascia incagliare da nessuna onda. Ecco, il rapporto che noi abbiamo con il linguaggio è un po' come il surfista che riesce attraverso le parole ad andare a muoversi tra le parole alla ricerca delle essenze, cioè dei concetti, delle idee, delle cose attorno a cui riflettiamo. Allora, l'altro quindi così diventa anche uno specchio poi, uno specchio di conoscenza di sé. In ogni caso io mi fermerei qua. Laura, io ti chiederei se hai voglia anche di, come dire, aiutarmi a rendere la cosa anche più concreta partendo dalla tua esperienza o anche solo specificando dal punto di vista di chi partecipa, che cosa accade quindi anche nell'incontro di meditazione filosofica e quello insomma che ti va di condividere in questo senso.
Va benissimo, sì, anche perché meditazione filosofica può apparire una cosa complessa, in realtà nella sua struttura è molto molto semplice, molto accessibile. C'è un primo momento in cui c'è appunto spazio per il raccoglimento, riusciamo a lasciare fuori tutti quelli che sono i rumori della giornata, il ritmo frenetico a cui siamo sempre più obbligati, sempre più, in cui siamo sempre più trascinati, e si entra in uno spazio diverso, più lento, molto più attento, quindi c'è questo momento di accesso dove tutti ci sintonizziamo su questo raccoglimento, ognuno con se stesso. Poi viene proposto uno stimolo, quindi arriva una frase, spesso e volentieri un testo molto breve, non necessariamente di un filosofo, spesso di un filosofo ma non necessariamente. Gli stimoli sono i più vari, ci può essere un'immagine, ci può essere una domanda, e la filosofia veramente si trova dappertutto. Questo questo stimolo di così varia natura ci fa proprio percepire quanto la filosofia sia davvero in ogni tipo di stimolo che ci viene proposto. A quel punto si rimane sempre ognuno con sé in compagnia dello stimolo, si sente come questo testo, questa immagine ci parla. Questo non deve suscitare immediatamente una risposta brillante o che debba dimostrare chissà che cosa al gruppo, è proprio questo il bello della meditazione filosofica, non si sente la pressione di dover dimostrare alcuna preparazione siamo lì proprio per starci, per abitarci insieme con se stessi, quindi non c'è un elemento di prestazione, è proprio una postura, un camminare insieme, un imparare a camminare camminando, quindi non c'è pressione da questo punto di vista. A un certo punto poi, se qualcuno lo desidera, vuole rompere il ghiaccio, si inizia con una domanda, una difficoltà, un'immagine, una parola che è emersa più forte delle altre da questa frase, una risonanza particolare. E da questa risposta, da questo primo stimolo allo stimolo, si apre un po' il momento dell'ascolto. Quindi il gruppo ascolta in maniera non giudicante, siamo tutti nella posizione dell'epoché, quindi impariamo veramente poi a mettere tra parentesi i nostri giudizi. Ed è una postura molto utile anche nella vita di tutti i giorni, non solo in quello che è l'incontro della meditazione filosofica. E anche questo si impara e si acquisisce e si vede via via che ci sono i vari incontri che si affina sempre di più. Il giudizio proprio se ne va dai nostri incontri, si assottiglia fino a sparire completamente. E non c'è la volontà di correggere, non c'è la volontà di portare dalla propria parte. Semmai si aiuta a chiarire, a capire bene che cosa anche l'altro intende, a domandare meglio, ad approfondire, ad andare sempre più a fondo. E questo è importante proprio perché si approccia per la prima volta a questa pratica, non c'è bisogno di essere esperti di filosofia, non bisogna saper citare gli autori o aver letto grandissimi libri o saper parlare bene. Serve solo interesse, disponibilità a fermarsi, ad ascoltare, a condividere anche nella misura in cui uno si sente, senza alcuna pressione, e relativamente anche a quello che diceva Federico sulla chiarezza, a guardarsi dentro senza fuggire troppo. Quindi a starci con le cose che arrivano e con il nostro dialogo interiore e comune con il gruppo. È importante anche tenere presente questa dimensione di gruppo, quindi il gruppo è sempre guidato da quella che Federico chiamò in una prima presentazione di questa meditazione una sintonia di intenzione. E anche questo è fondamentale, a volte ci si perde nel pensare che ci debba essere sintonia di contenuto, cioè che noi si debba finire una una riunione con la volontà di essere tutti d'accordo alla fine. Ecco, non è questo lo scopo, però tutti siamo d'accordo nell'incontro, cioè l'intento di questo incontro è non essere tutti concordi, ma andare sempre più a fondo e sempre più vicini a se stessi, avere una chiarezza interiore, esercitarla, affinarla in un cammino avviato proprio da quello stimolo iniziale che condiviso. Quindi non una sintonia di contenuto come scopo, ma una sintonia di intenzioni. Anche questa preziosissima veramente nella vita quotidiana. Ci si accorge che è un atteggiamento che può aiutare anche nelle discussioni, in tutti i nostri rapporti dialettici. È costruttivo laddove si condividono le intenzioni dell'incontro. Questo banalmente lo vediamo anche nelle discussioni, nelle relazioni. Finché siamo orientati dalle stesse intenzioni Allora lì sì che si apre una profondità, a un'onestà anche e a una conoscenza di se stessi autentica.
Esatto, infatti grazie Laura perché proprio dato appunto il succo e questo riferimento, la sintonia di contenuti, sintonia di intenzionalità, è infatti un'espressione che proprio evidenzia lo spirito di questa pratica e anche il suo valore per la vita quotidiana. Molto importante perché proprio adoperando il linguaggio, proprio adoperando lo scambio come un elemento oltre che ad operare l'esercizio di scandaglio interiore, discernimento interiore e incontro con l'altro, ascolto dell'altro, ma anche pratica di domanda. Noi certe sessioni iniziano proprio unendo, anche facendo pratica di domanda, di trasformare le nostre impressioni in domande a favore del gruppo, e il gruppo comincia a lavorare a partire da queste domande messe in comunione. Ecco, siccome ad opera proprio il linguaggio, e linguaggio è qualcosa Cioè è praticamente un ambito che noi indossiamo tutti i giorni ancora di più degli abiti, perché almeno d'estate appunto gli abiti un po' si tolgono, ma il linguaggio pure d'estate viene usato lo stesso. Diciamo che non risponde a un principio di cicli stagionali, il linguaggio è proprio la nostra seconda natura, potremmo dire, se non prima natura, se cominciamo insomma a cogliere le riflessioni dei filosofi che già dall'antichità avevano individuato nel linguaggio, in generale nel logos, un elemento caratterizzante della natura umana. Appunto, allora noi non diventiamo filosofi esperti di chissà quale teoria, facciamo proprio pratica di un rapporto filosofico con l'abito che indossiamo appunto tutti i giorni e questo è un elemento importante. Veniamo ora al ciclo allora, cioè al ciclo estivo che proponiamo, Luce tra gli scogli, e veramente sono molto contento di sapere che a Cristina sia piaciuta la scelta che abbiamo fatto con questa espressione. È una metafora, naturalmente un po' ispirata all'estate e ce ne siamo poi accorti dopo anche al mondo dello snorkeling. A me piace molto fare snorkeling e quando sott'acqua— a te Laura fai snorkeling?
Io vado con maschera, boccaglio, con le bombole no, fino alla maschera ci arrivo.
Ah no, no, no, no, no, no, nemmeno io, nemmeno io, solo ecco se la maschera boccaglio no, se proprio immersioni no, però comunque ecco, bellissimo in questo senso. Allora chi è ancora più esperto, va ancora in profondità, forse potrà apprezzare ancora di più la metafora, ma in realtà è anche intuibile anche per chi in realtà non fa snorkeling e chi semplicemente è capitato magari di andare in posti dove c'erano gli scogli, acqua limpida, e vedere la luce passare, filtrare. Ecco, quando si fa questa esperienza e sott'acqua magari si vede questo sole che che filtra tra gli scogli crea dei giochi di luce meravigliosi. Ecco, e trattandosi appunto di un ciclo stagionale, cioè che ci accompagnerà su una serie di meditazioni filosofiche che ci accompagneranno nel corso di questa estate 2026, ci piaceva l'idea di riprendere appunto un'immagine tipica di questa stagione, nel suo però anche elemento metaforico di valore filosofico esistenziale. Quindi luce tra gli scogli, La luce innanzitutto, luce una delle immagini più antiche della filosofia, la luce dell'intelligenza potremmo dire, la luce del discernimento, del pensiero che illumina, è il lume della ragione di cui parlavano i filosofi, lumen naturale, ma è anche qualcosa potremmo dire di più ampio, è ciò che ci permette di vedere meglio, ciò che apre un cammino quando non sappiamo bene dove andare, per chi ha anche una sensibilità diciamo trascendente la luce evoca anche una dimensione spirituale, appunto, una dimensione trascendente e anche un rapporto esistenziale con la metafisica. E come anche naturalmente evocare appunto il sole, il calore, la visibilità anche delle cose. E grazie alla luce noi anche vediamo le cose e quindi ci si manifestano, e quindi abbiamo un rapporto anche con gli oggetti che diventano per noi oggetti degli, dell'esperienza. Ecco, quindi questo è un elemento, un momento anche quello della luce richiama l'idea della chiarezza, quando qualcosa che prima era confuso e poi improvvisamente comincia a mostrarsi a noi per esempio. Allora ognuno è, come dire, invitato ad accostarsi a questa immagine secondo la propria sensibilità e la propria visione del mondo e sarà questo, come dire, un elemento che ispira la scelta delle meditazioni filosofiche che proporremo nel corso di questa estate. Dall'altra parte ci sono gli scogli, gli scogli che sono anche metaforicamente gli ostacoli, le asperità, gli inciampi, sono ciò contro cui, come dire, talvolta urtiamo e lo sa chi appunto fa snorkeling, a chi gli capita, che cosa significa a volte urtare contro uno scoglio. A me è anche capitato, esperienza con un moare molto grosso, io ovviamente diciamo prima di aver appreso l'importanza della lezione della Phronesis intesa come prudenza, mi sono un po' buttato e ho capito cosa vuol dire poi urtare contro uno scoglio, essere scaraventato su uno scoglio. Ecco, quindi ciò contro cui talvolta urtiamo e sono però pure, come dire, elementi, parti anche in generale dure dell'esistenza, quelle che non si lasciano, come dire, attraversare facilmente, quelli che creano l'attrito. Gli scogli possono essere questo, non soltanto, non soltanto questo, gli scogli sono anche ciò che danno forma alla costa, ciò che resiste alle onde, custodiscono anche forme di vita nascoste e anche questo chi ama il mare lo vede quanta vita c'è, si nasconde tra gli scogli, quindi hanno una grande valenza metaforica ci dice tante cose sulla vita e sono in generale, indicano l'elemento anche della concretezza della vita, di quella concretezza che ci interpella, che ci mette alla prova, che ci chiede di orientarci. Ora io chiederei a te Laura se hai voglia di dire qualcosa su questo, cosa significa allora per te questa metafora, cosa ti suggerisce?
Sicuramente, proprio per me si ricollega in maniera molto forte alla ricerca di una chiarezza, non una chiarezza astratta, teorica, una chiarezza molto liscia e semplice, facile diciamo, ma una chiarezza proprio dentro quelle che sono le asperità dell'esistenza, gli scogli dell'esistenza. Quindi la chiarezza di cui parliamo, che stiamo cercando, non è una luce che cancelli gli scogli e banalmente li accechi, è una luce che permette di vederli meglio e di vedere come anche a volte quelli che consideriamo attriti siano delle grandi opportunità. E in questo anche il gruppo è fondamentale nella meditazione. Quindi anche, sì, magari anche elementi che continuano a urtare, ma urtare in maniera diversa, urtare in maniera più consapevole e rivelare anche a noi quello che hanno da insegnare. E per questo ci vuole un molto coraggio nella chiarezza. Di vedersi dentro ci vuole sempre tanta presenza a se stessi e tanto coraggio. E la luce è qui, anche qui portata ancora una volta anche dal gruppo. Le illuminazioni più grandi che ho avuto anche nella mia esperienza delle meditazioni filosofiche sono sempre state aperte da interventi del gruppo. E lì davvero l'altro è una luce fondamentale che ci aiuta a fare chiarezza. E questo ciclo è proprio la sfida di abitare il tema della chiarezza interiore nelle sue tantissime sfaccettature, quindi chiarezza rispetto a quello che sentiamo, quello che desideriamo, alle nostre paure, alle convinzioni che orientano la nostra vita, al modo in cui interpretiamo il mondo, gli stessi scogli, le stesse sfide che abbiamo ricevuto nel mondo, le domande che ancora non hanno una risposta. E non siamo lì per cercare risposte definitive, cercheremo però di esercitare, di riuscire ad abitare uno sguardo più attento, più chiaro, più onesto, alla luce del sole. In altre parole, cercheremo proprio di fare pratica di chiarezza e forse attraverso questa pratica conosceremo meglio anche quella che è la nostra visione del mondo, il modo in cui guardiamo la vita, guardiamo l'altro, guardiamo noi stessi, guardiamo il futuro, le nostre difficoltà, le nostre opportunità, le possibilità. E quindi questa è un po' la sfida che lanciamo con questo ciclo di meditazioni, Luce tra gli scogli.
Esatto, e poi chi frequenterà, adesso veniamo anche alle informazioni pratiche su come partecipare alle cose, chi parteciperà ai vari incontri avrà proprio fatto esperienza sessione per sessione di un esercizio di chiarezza interiore che permetterà anche di sviluppare una propria personale, sempre perfettibile, saggezza su cosa in generale significa avere chiarezza interiore, perché sono quelle cose su cui uno potrebbe anche ascoltare mille conferenze, ma finché noi non facciamo, non mettiamo un po' le mani in pasta, diciamo, attorno alle cose, su noi stessi, non possiamo veramente poi avere un'esperienza nostra di chiarezza interiore. Uno che da fuori ci spiega cos'è la chiarezza interiore, fino, ci può al massimo un po' indicare qualcosa, ma finché non scopriamo che significa per noi chiarezza interiore, non avremo nessuna chiarezza interiore, che non potrà mai venire. Venire da fuori in questo modo. Allora veniamo un po' alle indicazioni pratiche: il percorso inizia lunedì 29 giugno, quindi fra poco, e gli incontri si svolgono online su Zoom, sono previsti 2 gruppi distinti al momento, il lunedì, quindi tutti i lunedì dalle 18:30 alle 20:00 e tutti i mercoledì dalle 9:00 alle 10:30, la durata quindi è comunque di un'ora e mezza ed è possibile poi se ci saranno richieste aprirà anche nuovi gruppi in altri giorni, orari, a seconda delle richieste e delle possibilità organizzative, però insomma l'ottica è aprire un po' alla volta insomma i gruppi di meditazione filosofica e anche in altre, in altri momenti. Poi il fatto che sia il lunedì o il mercoledì non significa che una persona debba partecipare tutte le settimane, ogni partecipante può scegliere quando partecipare e con quale frequenza. Non è necessario quindi essere presenti sempre e il testo, lo stimolo della meditazione cambia una volta ogni 2 settimane, quindi lunedì, fra pochi giorni, se qualcuno dovesse dire: "No, ma adesso è lunedì, ho da fare e mi perdo questa sessione di meditazione", in realtà mercoledì mattina lavoreremo sullo stesso testo, sullo stesso stimolo, lunedì successivo lo stesso e il mercoledì successivo lo stesso per 2 ragioni: uno perché essendo i gruppi piccoli a fronte di tanta richiesta c'è la possibilità di dare spazio a tutti. E due, perché invece anche una pratica che sempre di più abbiamo sperimentato nel corso del tempo, che chi inizia magari con una sessione su un testo incontra domande, stimoli, elementi su cui può lavorare magari con sé nel corso del tempo e ripetere la meditazione sullo stesso testo a distanza di una settimana scoprendo delle cose meravigliose. Per noi all'inizio eravamo nuovi anche noi, diciamo, in qualche modo alla pratica, che queste pratiche si sviluppano nel corso del tempo, quando abbiamo scoperto questa cosa, vero Laura? Ci siamo, è stata veramente, per noi è sempre un'esperienza meravigliosa partecipare alle più meditazioni sullo stesso testo, che uno potrebbe immaginarsi più o meno incontrare cose simili, invece no, e sembra di lavorare su testi completamente diversi, vero Laura?
Sì, mondi completamente diversi, si aprono spunti e domande che A volte chiedi: "Ma come ho fatto a non vederli la scorsa settimana?" Tutto un altro mondo.
È un altro mondo, è meravigliosa questa cosa e quindi ecco, questo è anche un altro elemento. E quindi, chi non potesse partecipare non importa, chi ha desiderio di ripetere lo può lo stesso fare e poi dopo ogni 2 settimane cambia stimolo e così andremo fino a fine stagione. E poi per chi è nuovo alla pratica della meditazione filosofica, alla palestra filosofica, il primo incontro è gratuito e questo anche per noi è importante perché anche per decidere se proseguire una persona può anche esplorare, incontrare questa pratica, un modo per facilitare la— anche Rita, ok ciao Rita— per facilitare la partecipazione e poi in generale per partecipare allora che cosa fare, i costi. Allora per partecipare occorre iscriversi alla piattaforma viverefilosofare.it, ma questa iscrizione è gratuita in sé, anche senza impegno, anzi è un ottimo modo per entrare proprio nella comunità filosofica che, come dicevamo prima, propone anche tante altre cose, seminari, podcast a libero accesso su vari argomenti, quindi questo lo segnalo a tutte le nuove persone che non conoscono Vivere Filosofare, comunque l'invito è in ogni caso iscrivetevi e magari scaricate l'app, che potete ascoltare i podcast della Radio Filosofica col cellulare, può essere un modo, ecco, magari sotto l'ombrellone, visto che ci siamo, già che ci siamo, sotto l'ombrellone ascoltare, non lo so, Ermeneutica per la vita quotidiana, Zeitgeist, Musica nel traffico, insomma i vari podcast che compongono, che esplorano la filosofia in vari ambiti della vita, e Goccioli di filosofia di Lisa, insomma c'è veramente di tutto. E quindi ecco, questa intanto è l'iscrizione alla piattaforma, poi una volta scritti, si potrà accedere agli eventi, c'è una sezione dedicata alla palestra filosofica, uno va nella sezione degli eventi, prenota la propria partecipazione a un incontro e appunto primo incontro comunque gratuito, poi per partecipare successivamente invece la partecipazione funziona un po' a pacchetto, un po' come la palestra, uno paga come dire dei ticket d'ingresso in anticipo e partecipando di volta in volta viene scalata la la partecipazione, il costo è variabile in realtà perché va da un massimo di 16 euro che è per il biglietto singolo, cioè uno acquista un biglietto, partecipa a un evento, oppure può acquistare dei pacchetti e quindi il prezzo è variabile tra i 9 e i 16 euro a seconda del pacchetto scelto e ci sono quindi poi dopo tutte le indicazioni in biglietteria, nella biglietteria della Palestra Filosofica per spiegare insomma questo aspetto. E altre informazioni pratiche. Comunque per anche altre informazioni potete oltre che visitare il sito, e nel sito c'è anche una sezione per i nuovi praticanti della meditazione filosofica, una sezione dove abbiamo presentato la pratica anche in altri modi, in altre occasioni, quindi può essere un buon modo per entrare nello spirito della pratica ancora di più, approfondire certi aspetti, però non è necessario, è solo per chi desidera farlo. E in ogni caso siamo a disposizione per email con la casella di posta viverefilosofare@gmail.com, con numero WhatsApp 333 80 69 378, comunque trovate questi riferimenti anche nelle nostre pagine social, eccetera. E ora nel frattempo se poi ci fosse anche qualcuno che ha delle domande può anche scrivere, fare una domanda in live attraverso la funzione del commento, possiamo rispondere rispondere immediatamente, naturalmente. E prima di chiudere comunque, ecco, vorrei dire forse una cosa a chi è incuriosito ma anche un po' incerto, appunto, ma l'ha detto prima Laura perfettamente: non serve sentirsi pronti. Cioè, usciamo da questa cultura prestazionale, cioè, vi prego, usciamone. Cioè, ci sono pratiche che magari hanno anche delle quelle che all'università si chiamano propedeuticità, cioè devi sapere qualcosa per poter accedere a qualcosa. Non è però la palestra filosofica, anzi, meno sai meglio è, diciamo, mettiamola così almeno. No vabbè, anche, no perché se dico così poi chi ha studiato filosofia pensa che non vada bene, no, va bene sempre, tanto è un'esperienza nuova, sia per chi ha studiato capisce, scopre cosa vuol dire un approccio alla filosofia completamente diverso, e chi non ha studiato filosofia ma semplicemente all'approccio esistenziale che apre verso la, anche eventualmente, lo studio della filosofia, ma la filosofia è una pratica. Ecco, speriamo che con questa presentazione di aver dato il senso e il significato innanzitutto di questa cosa, e non è una pratica fine a se stessa, nel senso che è bella la filosofia perché proprio ci importa i mondi che non devono esserci utili subito, e questa è la sua bellezza, ed è anche la sua utilità. Perché questi viaggi che facciamo insieme sono viaggi che stimolano il nostro desiderio di libertà, stimolano un po' la nostra, diciamo così, eudaimonia, concetto greco che indica la realizzazione di sé, la fioritura personale. Laura, ti va di aggiungere qualcosa?
E oppure proprio su questo punto vorrei rimarcare ancora, perché non è mai abbastanza, noi ci ripetiamo sempre, è importante, la filosofia è proprio un modo di vivere, quindi proprio ci trasforma dal profondo e ci aiuta veramente tanto nel contatto con noi stessi, nella chiarezza interiore. Non è solo accademia, cerchiamo proprio di respirarla la filosofia perché offre veramente tantissimo.
Esatto, infatti.
E davvero non c'è da essere pronti, c'è solo da essere curiosi e vedere un po'.
Proprio così. Nel frattempo Cristina ci scrive: l'acqua e la roccia sono complementari. Così come una è illuminata mentre l'altra si oppone alla luce, non può esserne attraversata. E infatti, Cris, sei già entrata perfettamente. Ecco, apriamo subito, guarda, sarebbe da fare adesso una sessione insieme, se YouTube non lo consente, ma sarebbe da fare insieme una sessione di meditazione filosofica anche solo sul nome che abbiamo dato al ciclo, ci starebbe tutta. E Cristina è entrata perfettamente appunto nello spirito. E che dire, io ringrazio tutti a tutti voi per aver partecipato alla diretta, ringrazio anche chi invece si recupera successivamente questa diretta e ascolta comunque la nostra appassionata descrizione di questa pratica che ci piace tanto e come sempre a noi piace su Vivere e Filosofare dire così: buona vita, come diceva Laura, buona vita filosofica a tutti e a presto.
Grazie.
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