Robert Wyatt solista: storia musicale del bipede batterista che cadde dalla finestra

Fabio Massimo Franceschelli traces Robert Wyatt's solo career from 1970 to 1997, focusing on how his 1973 fall from a window left him paralyzed and transformed his music. The program examines albums like Rock Bottom and Sleep, exploring themes of loss, water, and his singular voice.
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Abbiamo iniziato con tocchi di pianoforte abbastanza classici, sorretti poi dall'ingresso in sottofondo di un organo. E subito però si incunea qualche cosa di fastidioso, dei rumori, dei rumori che apparentemente non c'entrano nulla con la melodia. Toglierei anche l'avverbio: non c'entrano nulla con la melodia. Sono disturbanti, sono fastidiosi, sono l'espressione di un'anima che se da un lato cerca di andare, diciamo, per la tradizione, per la strada tradizionale, appunto, con questa toccante melodia, con il pianoforte, con l'organo. Dall'altra invece sembra un po' impazzita, va un po' da una parte all'altra in maniera del tutto libera, in maniera del tutto free, no? In libertà.
Questo brano si chiama Tu Carla, Marcha al Caroline.
Autore di questo brano è Robert Wyatt, il grande, immenso, eccezionale, fantastico, e basta con i superlativi, Robert Wyatt.
Tu Carla, Marsha and Caroline, chi sono costoro?
Sono Carla Bley, una compositrice e pianista jazz americana, poi Marsha Hunt, anch'essa americana, cantante e attrice, diciamo una sorta di icona controculturale, della controcultura tra gli anni '60 e '70, ebbe anche una relazione con Mick Jagger. E poi Carolyn Kuhn, Carolyn Kuhn, una giornalista, un'attivista, una fondatrice di un'organizzazione per i diritti dei consumatori di droghe, si occupava anche di giornalismo musicale. E Robert Wyatt ebbe una particolare attrazione per questa giornalista. Intanto siamo transitati nel brano successivo, dove quello che avevamo ascoltato un po' in sottofondo nel primo brano adesso qui viene riproposto in una forma ancora più evidente, quindi un pianoforte e dei lavori di ordine, utilizzo della voce in forma strumentale, ecco, suoni labiali campionati e quindi Stavo dicendo, Carolyn Coon, Marshall Hunt e Carla Bley, a cui è stato dedicato il brano To Carla, Marshall and Caroline, che abbiamo ascoltato prima. In particolar modo Carolyn Coon è una giornalista particolarmente nelle grazie di Robert Wyatt, tant'è che le dedicò non solamente il brano Incomparable con Carla Bley e Marshall Hunt, Ma le dedicò anche interamente un famoso brano che Wyatt scrisse con una sua precedente band, Marcy Ball, e il brano era "Oh Caroline". Siamo transitati, dicevo, al brano successivo che è "Las Vegas Tango Part One". Las Vegas Tango Part One che a tutti gli effetti è una cover, per quanto sia un po' inappropriato parlare di cover quando si affronta affrontano i classici del jazz. Tra l'altro, anche abbastanza difficile scorgere l'originale di Gil Evans in quello che sta facendo qui Robert Wyatt, Las Vegas Tango Part 1. Il brano precedente era To Carla Marshall and Caroline, e due brani dell'album del 1970 The End of an Era. The End of an Era. La fine non di un'era, ma la fine di un orecchio. E parafrasando il nostro poeta, si può dire che è bello sapere che alla fine di un orecchio inizia un'era, una nuova era per Robert Wyatt, che è l'era che affrontiamo, l'era che affrontiamo oggi, che è l'era del suo percorso solista. Oggi parliamo di Robert Wyatt, uno dei grandi guru della musica contemporanea, a cavallo fra Novecento e il nuovo, e l'inizio del Terzo e lo affrontiamo esclusivamente nella sua carriera solista, circoscrivendo il periodo, diciamo, nel— lo circoscriviamo solamente per gli anni, per gli ultimi 30 anni del '900. Quindi praticamente dall'album che stiamo ascoltando adesso, The End of an Era, del 1970, e ci fermiamo al 19— 97 con Sleep. Affronteremo 6 album, 6 album solisti di Robert Wyatt. Robert Wyatt è tante cose ed è anche quel gran— come definirlo— il gran minestrone musicale impazzito che starà ascoltando in questo momento: Las Vegas Tango. Brano di Guy Evans rifatto da Robert Wyatt in maniera completamente libera. Robert Wyatt qui suona la batteria, suona l'armonica, suona la voce, che è un modo strano di dire suona la voce, ma di fatto la voce qui è uno strumento. Suona il piano e l'organo. Poi abbiamo il basso di Nelvin Whitehead, la cornetta di Mark Shering e il saxello di Elton Dean. E poi abbiamo il grande Mark Ellis al piano, che non è altro che il fratello di Robert Wyatt, e le percussioni Cyril Ayers e David Sinclair, il mitico David Sinclair all'organo. Mentre il nostro Robert continua nel suo lavoro, che sembra essere completamente fuori equilibrio, eppure ha una sua indubitabile armonia. E tra le onde frastagliate di questo movimento possiamo scorgere anche una linea melodica, quasi delle correnti. Dicevo, Robert Wyatt è uno dei grandi guru universalmente riconosciuti della musica contemporanea. Come si diventa guru della musica contemporanea? A volte ci si diventa anche senza volerlo. Nel caso di Robert Wyatt i motivi sono tanti. Intanto parliamo di un musicista che ha 81 anni, quindi una carriera che è iniziata nella Golden Age della musica rock. Tra le prime collaborazioni di Robert Wyatt c'era niente meno di Jimi Hendrix. Robert Wyatt, altro motivo per che lo prende e lo porta, lo mette in una posizione diversa dagli altri. Tra i vari motivi c'è il fatto di essere, o meglio, di essere stato un batterista e contemporaneamente un cantante. Questa già è una figura di musicista abbastanza rara nel panorama. C'è il fatto di aver di essere stato protagonista della nascita della scena psichedelica e progressive tra fine '60 e inizi '70 inglese, in particolar modo londinese. C'è il fatto, c'è il fatto di aver fondato una band importantissima come si Soft Machine. Ci ha fatto di averla abbandonata, averne fondato un'altra forse meno famosa ma non meno importante come Matching More. Ci ha fatto appunto di aver intrapreso poi una carriera solista eccezionale e di aver fatto collaborazioni con una, come dire, una miriade di artisti, dal già citato Jimi Hendrix a Brian Eno, film Anzanelle, poi Pink Floyd, no, Nick Mason, Syd Barrett, David Gilmour, poi ovviamente i Soft Machine con Kevin Ayers e David Allen e Hugh Gopper e Mike Rutledge, e poi addirittura con Paul Weller, con Keith Tippett, con Jerry Coe, con Jetfield and the Nord, con Richard e David Sinclair, e poi negli ultimi anni anche con Gli anni '90 anche con Björk, con Michael Orfield, anche con degli italiani, con Amy C.S.I., ha collaborato con Cristina Donà. Si potrebbe dire che c'è stato un momento che tutti volevano collaborare con Robert Wyatt. Avere Robert Wyatt nel proprio lavoro, nel proprio album, poteva essere, come dire, un marchio, sicuramente un marchio di qualità. Robert Wyatt diventa un guru riconosciuto, universalmente riconosciuto dalla critica, ma anche, ma soprattutto poi dal suo ambiente, dai musicisti, per aver collaborato sicuramente alla realizzazione dei primi 4 album, dei primi 4 grandi eccezionali album dei Soft Machine, in particolar modo a Third, in particolar modo a quella che tante persone, anche tanti critici, definiscono addirittura come la più— come definirla? Che qualità? La più bella, limitiamoci a dire la più bella, forse la più— la cima dell'espressività, la più bella suite della musica rock, Moon in June, dell'album Third dei Soft Machine. E poi, perché no, anche diventa guru, perché quando inizia la carriera da solista dà vita ad un capolavoro come Rock Bottom, che ascolteremo tra poco, album del 1974. Anche in questo caso devo tirar fuori la critica e anche il, come dire, il senso comune degli ascoltatori e dei fan che definiscono Rock Bottom probabilmente uno dei 2-3 album rock più belli, più importanti, più la cima dell'espressività della musica rock. Ce l'andiamo ad ascoltare. Lasciamo i vocalizi di Wyatt in Las Vegas Tango, cambiamo e ci andiamo ad ascoltare Rock Bottom, album del 1974. Perdonate ora i tempi di attesa.
Dicevo, album del 1974, Rock Bottom. Quindi mentre The End of an Era è un album del 1970, in questi 4 anni succede qualche cosa, e probabilmente in questo qualcosa che succede c'è anche un altro dei motivi per per cui la figura di Wyatt è una figura a suo modo unica, no? Oltre a tutti quelli che ho detto prima. Intanto iniziamo l'ascolto di Rock Bottom con la straziante Sea Song. Brano che Wyatt dedica alla sua compagna di vita Alfie Beng, Alfreda Beng.
Ascolteremo 4 brani di Rock Bottom. 4 anni, dicevo, passati fra il precedente album del 1970, The End of an Era, La fine di un orecchio, e il Rock Bottom, Il fondo roccioso. Cos'è successo in questi 4 anni? Oltre all'evoluzione musicale inevitabile, no, si passa da un album interamente sperimentale, folle per certi versi, completamente libero, alla ricerca di qualche cosa di innovativo, di particolare, di strano. Si passa un album come Rock Bottom, molto molto melodico, ma non solo melodico, eh, non sono solamente canzoni d'amore. Adesso le ascolteremo bene. C'è un senso di malinconia che pervade tutto l'album, tutto Rock Bottom, e c'è questo rivolgersi all'amore della sua vita in una forma anche un po' Un po' di chi chiede aiuto. Cos'è successo? È successo un incidente, incidente che porta Robert Wyatt a finire in una sedia a rotelle per tutto il resto della sua vita. E quindi il Robert Wyatt che conosciamo noi, che ci è stato tramandato anche dalle immagini iconografiche, è appunto quello del di questo signore con il barbone un po' grassottello in una carrozzina. Cos'è accaduto? È accaduto che il primo giugno, se non sbaglio, del 1973, durante una festa di compleanno a Londra, in un appartamento di una poetessa nota nella scena controculturale come Lady June, si festeggiava il compleanno di Gillis Knight, Gillis Knight la vocalist e cofondatrice dei Gong. Wyatt si ubriaca, si ubriaca tanto per cambiare, perché Wyatt era un devoto del— sicuramente da giovane era un devoto della triade sesso, droga e rock and roll, togliendo la droga che non l'ha mai provata, ma mettendoci al suo posto l'alcol. Quindi sesso, alcol e rock and roll. Si può dire che il Wyatt giovane, Wyatt dei Soft Machine, Wyatt di quegli anni, era un musicista geniale ma quasi alcolizzato, se non del tutto alcolizzato, se non del tutto alcolista, e si ubriaca anche in questa festa e decide di fare uno scherzo, uno scherzo stupido di quelli che si fanno a 20 anni, o giù di lì. Esce da una finestra, esce da una finestra, praticamente questa è una delle versioni, delle varie versioni che ci sono sull'accaduto. Decide di fare una passeggiata sul tetto per calarsi, per calarsi nel balcone sottostante e rientrare in casa, nella casa della festeggiata, da un'altra stanza suscitando appunto la sorpresa generale. Sta di fatto che ubriaco, fradicio, cade giù per 12 metri, un volo di 12 metri, era al quarto piano. Questa è una delle versioni. Un'altra delle versioni è più semplice, si dice che si sporse troppo dalla finestra del bagno, ovviamente ubriaco, cadde giù. Terza versione, si vocifera che fu un tentativo di suicidio. Wyatt non era nuovo a tentativi falliti, fortunatamente, di suicidio. Probabilmente, se questo era vero, insomma, si trattava già del terzo tentativo. Un volo di 12 metri, un volo completamente ubriaco. Quindi il fatto di essere ubriaco probabilmente gli offuscò un po' i sensi, forse non gli fece ben capire cosa stava accadendo. Crollò in giardino con il corpo completamente rilassato. E questa è l'unica spiegazione plausibile per il fatto che non morì, ma che si ruppe solo, solo tra virgolette, la spina dorsale e finì in ospedale per 6 mesi, finì in sedia a rotelle. E fu proprio dentro nella nel suo periodo in ospedale, in questi 6 mesi di ospedale, mentre prendeva confidenza con la carrozzina, mentre si muoveva da un reparto all'altro con la carrozzina, in una sala d'attesa scoprì la presenza di un pianoforte e riprese a suonare delle musiche che già aveva abbozzato prima dell'incidente durante un viaggio a Venezia. E qui nacque Rock Bottom, Rock Bottom, che stiamo ascoltando in questo istante.
Ci ho parlato colpevolmente sopra. Si song, probabilmente è la canzone più straziante, più bella. Adesso andiamo a altri due brani, Alifib e Alifi.
Una diade di brani, uno successivo all'altro. La base ritmica è data da questo respiro campionato in sottofondo. Ed ora prometto di zittirmi e di lasciarvi ascoltare questa meraviglia.
Qui fa tutto Robert Wyatt, la voce, le tastiere, il suo respiro.
C'è giusto un intervento di Hugh Gopper al basso.
Nel brano successivo, Aliphaebe, interviene anche Gary Windo al clarinetto e la voce della compagna Alfreda Benghe.
Aliphaebe e Aliphaebe, due giochi di parole, fusioni fonetiche tra il diminutivo di Alfreda Benghe che è Alfie e Alfie, Alifib, forse Fib, che bugia. Mentre Alifib potrebbe essere probabilmente il gioco di parole fra Alfie e life, quindi vita. Sentite che meraviglia. Rock Bottom, 1974. Uno dei più grandi dischi, album della storia della musica rock.
Una buca nell'Olimpo.
Ha qualcosa di onirico questo brano, un bel sogno però. Elifib, my lord. Elifib, la mia dispensa, il mio sostentamento.
I come to save you, oh, forsake you. Elefi my lorda, elefi my lorda. Call this guy. Oh, make you like you, you. Alip Ba Ta, my love. Alip Ba Ta, my love. I'm big and old, not a wussie. By the sea, oh Django and Majango, drip drip dip dip dip dip dip dip on the rim.
Straziante, veramente straziante. E tra poco da questo sogno, da questo splendido sogno che è Elifip, si transita in Elifi, dove il sogno non è che diventa un incubo, è diverso. Il sogno si chiude ed entra la realtà.
Per lo meno questa è una mia interpretazione. E pensando a Wyatt nel letto di ospedale mi fa proprio venire in mente al momento del risveglio dove ci si rende conto che in realtà in quel letto disteso ci rimarrà per tanto tempo. Ecco il risveglio, siamo transitati in Alife. La musica si fa drammatica, sembra per annunciare qualche cosa di grosso che è avvenuto, che sta per avvenire.
Not me, not me, no, not me.
Tornano quei fastidiosi rumori che già avevamo ascoltato nel primissimo album, nel primissimo pezzo che avevo passato, In the End of an Era.
Elifida, Elifida, siamo andati ad Elifida.
I'm not gonna leave you, my lord, my dispensary. Ma qui la voce sembra quasi la voce di un bambino che vuol piegare la realtà a quest'idea. La realtà non si piega. La musica si sta sgretolando come si stava, come si sta sgretolando il sogno del brano precedente. "The watermill and the hipno." Io non oso immaginare come possa sentirsi un giovane uomo di 28 anni quando dopo l'incidente si ritrova in una sedia a rotelle. E non è successo ovviamente solo a Wyatt, è successo a migliaia o milioni di persone. Una cosa un po' particolare di questa vicenda Il fatto che Wyatt ed Alfie, Alfredo Bengen, non erano benestanti, erano figli di una classe lavoratrice sostanzialmente, non avevano delle famiglie alle spalle che potessero aiutarli in questa situazione. Campavano del loro mestiere, ma cioè, il loro mestiere qual era? Lui era un musicista live, se suonava guadagnava, altrimenti non guadagnava. E Alfreda Benghe era un'artista, è un'artista a 360 gradi, una pittrice, poetessa, ma si occupava all'epoca di montaggio cinematografico e quindi un tipo di lavoro dove non ci si poteva permettere un'assenza per una cura, come dire, per quella che oggi definiamo la cura parentale. In più i due vivevano in un minuscolo appartamentino, credo, se non ricordo male, al 20° o 28° piano di un grattacielo londinese, raggiungibile con un piccolo ascensore, con un minuscolo bagno, insomma nulla che potesse essere adatto alla vita di un paraplegico, di un uomo costretto in carrozzina. Una tragedia, veramente una tragedia. Qui intervennero gli amici, intervennero amici facoltosi, sicuramente intervennero ad esempio i Pink Floyd e i Soft Machine che devolvettero le somme di un paio di concerti alla coppia, se non sbaglio 10.000 sterline che erano tantissime per l'epoca, insomma più o meno l'equivalente di attuali 150-200 €200.000. E poi l'attrice Julie Christie, la famosa attrice Julie Christie, molto amica di Alfredo Abbenga, addirittura acquistò un appartamento, scusate, acquistò un appartamento e lo diede in comodato d'uso gratuito, vita natural de Dante, sine die, alla coppia. Poi un'altra amica regalò un'automobile. Ci fu un altro attore, Warren Beatty, famoso, che si offrì di pagare tutta la riabilitazione in una clinica privata, la riabilitazione di Wyatt. C'è da dire che Wyatt, da bravo uomo di sinistra, rifiutò questa offerta di Warren Beatty e si rivolse alla sanità pubblica. Insomma, una storia d'amici amicizia che rimise in carreggiata la coppia, in particolar modo Robert Wyatt, che poteva dedicarsi alla cosa per cui era nato. Cos'era la cosa per cui era nato? Era la musica, ovviamente la musica. E adesso passiamo, mentre sentite in sottofondo la musica, la voce di Alfreda Benghe che simpaticamente sta rimproverando Wyatt dicendo: io non sono questo, non sono quello che tu dici, non non sono la tua dispensa, non sono chi ti aiuta, non—
io sono solamente Alfredo. Ed ora restiamo in quegli anni, ma cambiamo album. Anzi, restiamo proprio in quell'anno, nel 1974. Ci riallacciamo al discorso che dicevo prima sull'amicizia. Wyatt, grazie a questo potente aiuto degli amici, poté tornare a suonare. Ovviamente, a suonare cosa? Wyatt, l'avevo detto in precedenza, Wyatt era sostanzialmente un un batterista cantante, batterista cantante dei Soft Machine. Tra l'altro, in quegli anni aveva già deciso di lasciare, cioè aveva già lasciato i Soft Machine, era passato nei Machine Mall, continuando a suonare la batteria e a sperimentarsi in questo ruolo particolare di cantante, dove la voce era principalmente una uno strumento musicale. Ovviamente dopo questo incidente perde l'uso delle gambe, quindi non può più suonare la batteria, e amplia la sua, il suo essere polistrumentista. E quindi oltre la voce si appassiona anche al basso, si appassiona in particolar modo al pianoforte e alle tastiere. Il primissimo concerto live di Wyatt post incidente, quindi di Wyatt in carrozzina, è a settembre del 1974 al Theatre Royal Drury Lane di Londra. Ed è un concerto dove Wyatt ripropone praticamente tutte le canzoni, tutti i brani di Rock Bottom, e più altri brani che fanno parte del suo repertorio, della sua storia Trastorf Machine e Matching Mall. In questo concerto ci sono anche qui, ci sono gli amici che decidono di, che hanno, sono felici di suonare con lui. E questi amici si chiamano Mike Olfield, Julie Tippett, Fred Frittre, Federico Levy, Gary Windhoff, Nick Mason, Nick Mason dei Pink Floyd, Monge Zifeza, il trombettista, Laurie Allen alla batteria, Dave Stewart, il sodale Hugh Hopper. Ed è un live meraviglioso, un live veramente meraviglioso che vi consiglio di ascoltare. Si trova abbastanza facilmente, venne registrato appunto nel 1974 ma mandato in stampa nel 2005. E adesso ci andiamo ad ascoltare il brano Memories, che è anche questa una cover di un brano di Hugh Hopper, del suo fraterno amico Hugh Hopper. Un brano che è stato un po', come dire, uno standard della scena di Canterbury, scritto da Hugh Hopper, suonato dai Wildflowers, suonato dai Soft Machine, suonato anche dai Gong, o perlomeno se non dai Gong da David Allen e qui riproposto in questa versione bellissima da Robert Wyatt. Speriamo di prendere subito il brano, vediamo un po'.
I know I cannot leave this place full of memories. Things like the way they knew us, oh, our town. We used To walk the streets together, we could be seen. What shops were there before you? I met before you. I've got to choose between tomorrow and yesterday.
Fred Fright, il violino.
Maybe I'll find someone to get you off my mind. Take me away from here and leave it, leave it all behind.
Qui potete apprezzare un altro degli aspetti che rendono Wyatt un grande della voce. Voce, il timbro della voce che è veramente unico. Sembra un po' la voce triste e capricciosa di un bambino, sì, di un bambino.
Sembra sempre sul punto di rompersi, di sgretolarsi, e porta con sé una, non so, una sorta di verità, di sofferenza. Ce l'ha sempre avuta, ovviamente dopo l'incidente diventa ancora più espressiva in questo senso. E passiamo, cambiamo adesso, cambiamo, cambiamo brano, anzi cambiamo, cambiamo direttamente, direttamente album. Ci spostiamo nel 1985 con l'album Old Rotten Hat, altro album dove Wyatt sostanzialmente suona tutto, tutto tutto, suona un album minimalista in tutti i sensi. Lui suona, lui canta, suona vari tipi di tastiere, il basso e le percussioni. Un album, anzi, diciamo che dopo Rock Bottom la musica di Wyatt diventa un po' più pacificata, ecco, diventa un po' più nell'ambito del cantautorato, un cantautorato che attinge ad atmosfere jazz ma che non dimentica la sua storia nell'ambito del rock, del progressive, della psichedelia. E minimalista proprio perché per molto tempo, per lo meno fino a Sleep, Wyatt suonerà i suoi album praticamente da solo. Adesso ci andiamo ad ascoltare il brano 10, PLA. PLA, vediamo se riesco a trovarlo. Un carillon che riproduce l'Internazionale e qui c'è il Wyatt politico, il Wyatt comunista.
Questa magnifica ninna nanna: Poor little Alfie trying to grow, trying to grow, trying to Povera piccola Elfie che cerca di disegnare. Ancora un brano dedicato ad Alfreda Bengue. Una voce, non so come definirla, una voce dorata e brillante ed è dolente, infantile, capricciosa e triste. P-L-A, Poor Little Elfie.
Anche se qualcuno ci ha voluto vedere un riferimento al People's Liberation Army, non so bene cosa ci possa entrare, però ho letto di questa cosa, che fosse l'acronimo del, dell'Esercito di Liberazione Popolare Cinese.
Comunque sì, questo diciamo è ritenuto l'album più politico di Robert Wyatt. Robert Wyatt è uno di quei musicisti che si è sempre esposto, talmente esposto da prendersi proprio la tessera del Partito Comunista Inglese, una minuscola informazione.
E nel brano che andiamo a sentire tra poco, che sta per iniziare tra pochi secondi, che è Alliance, Wyatt, un po' più lungo di P.L.A., Wyatt affronta un tema che è ancora attuale nell'ambito della sinistra, cioè il rapporto fra la sinistra liberale, quella appunto che cerca il compromesso, e la sinistra a cui lui sente appartenere, che è la sinistra, diciamo, chiamiamola con un termine moderno, quella radicale. There is a kind of compromise, you are master. C'è un tipo di compromesso in cui tu sei un maestro.
E questa voce, le tastiere sintetizzate in sottofondo, avvicinano questo, avvicinano un po' questo lavoro all'atmosfera quasi, quasi Japan. Ho detto Japan, ma ovviamente intendevo David Sylvian. D'altronde siamo nel 1985, quindi queste atmosfere decadenti erano— entravano un po' in tutti gli ambiti del pop rock. Alliance, Robert Wyatt. Scrive, canta, suona, fa tutto lui.
Album Old Rotten Hat.
Quindi sentite Wyatt sicuramente, sì, come ho detto prima, pacificato rispetto al personaggio che è stato prima dell'incidente. Lui stesso parla spesso, ha parlato durante interviste, di come era prima dell'incidente e come è stato dopo. Lui ha sempre minimizzato l'impatto dell'incidente nella sua vita, nel senso, dal punto di vista artistico, quasi tra le righe ha benedetto questo incidente perché gli ha permesso di ampliare la sua musica, gli ha permesso di distaccarsi dalle band. Lui aveva sempre un rapporto conflittuale con le sue band, in particolar modo con i Soft Machine ma anche con i Machine Mole. Voleva essere un leader senza essere un leader, non amava fare il capo ma nello stesso tempo aveva questa personalità musicale esuberante per cui non amava nemmeno essere messo in secondo piano, che qualcuno discutesse le sue idee musicali. Quindi la scelta del percorso da solista che è una scelta un po' obbligata dall'incidente, fu però in qualche modo naturale nella sua evoluzione, quasi desiderata. E dicevo, lui parla del prima e del dopo l'incidente, e per quanto riguarda il prima si definisce ironicamente il bipede batterista, e dice: io non Riconosco quel bipere batterista, non riesco a capire chi era e cosa volesse. Un bipere batterista che, come ho detto prima, era decisamente irrequieto, adepto del sesso, alcol e rock and roll.
E adesso andiamo, continuiamo nel suo percorso, diciamo, di cantautore pacificato. E cambiamo album nuovamente, andiamo negli anni '90, nel 1991, l'album Don't Stand. Un album che, a proposito di pacificazione, riporta in copertina una copertina disegnata da Alfredo Bengue, che disegna, ha disegnato credo tutti i suoi lavori. Fuori riporta in copertina un Wyatt seduto in poltrona che sta ascoltando musica e fuma una sigaretta, ha le cuffie, un gatto vicino, Alfreda seduta su una sedia un po' meno comoda, una sedia da cucina, un tavolo apparecchiato, una grande vetrata aperta sulla spiaggia e sul mare. Una copertina incredibilmente rilassante. Ci andiamo ad ascoltare un brano da Dondestan, si chiama N.I.O., New Information Order. Speriamo di prenderlo subito, vediamo un attimo.
Altro album politico di Wyatt, New Information Order, è un po' un ironica deformazione del nuovo ordine mondiale, New World Order, che aveva proclamato George Bush in quegli anni, dopo la guerra del Golfo. E anche qui c'è qualche cosa di David Zilia, questo organo in modalità drone o bordone. Mi ricorda un po' troppo la guerra. E la voce di Wyatt, ormai consapevole di se stessa, usata al servizio della melodia, di quella melodia che negli anni precedenti, quando appunto era un bipede batterista Toccava e fuggiva contemporaneamente. Chi conosce bene Moon In June capisce cosa intendo. Un puzzle, un collage di melodie che durano un po' di secondi e spariscono e vengono immediatamente tradite e sostituite. Moon In June meriterebbe una trasmissione a sé. Qui invece abbiamo di fronte un musicista tranquillo che parla di politica, ma parla con una musica che è appunto estremamente calma, ma mai banale.
Cry the tide, the wind, the just tinker. We fancy that cloud You've got to sell whether it sells. Set it free.
E lascio, e lascio sfumare New Information Order per passare a sentirci l'ultimo album Cashlynn.
Altro gioco di parole. Wyatt è un grande amante dei giochi di parole, dell'arte dadaista, dei nonsense, anche del teatro dell'assurdo. Wyatt è un grande letterato, un grande intellettuale. E ci andiamo a sentire questo album del 1997. Sleep, gioco di parole, perché un po' ricorda, un po' ricorda la sheep di pecora e un po' ricorda il dormire, sleep, di dormire. Ed è finalmente un album dove Wyatt ritorna a socializzare musicalmente, nel senso che ha una sua band che suona con lui. E che razza di band, insomma? Abbiamo un chitarrista che è Philip Katherine, abbiamo Baianino, che non credo abbia bisogno di presentazione. James Jenson, anch'esso chitarrista. Abbiamo, a proposito di grandi chitarristi, abbiamo Phil Manzanera, quindi abbiamo due quinti dei Roxy Music. Abbiamo un percussionista, ma percussionista, scusate, Chuko Merchant, Ivan Parker, Charlie Reese, Chicago Zau, e abbiamo anche Paul Weller alla chitarra, il grande Paul Weller dei Andiamoci a sentire. Cosa ci sentiamo su Slip? Un paio di brani. Intanto, secondo me, quello che è il più bello, che è Marian, che anche è una cover. Marian, la musica non è di Wyatt, ma di Philip Katherine, che comunque suona in questo brano. Il testo è di Marian, la musica di Philip Katherine, il— questo, questo chitarrista questo chitarrista jazz l'aveva pubblicata pochi mesi nel 1974 e l'aveva chiamata Nairam, che di fatto è Mariam al contrario, insomma, letto al contrario. Meglio, Mariam è Nairam, è Nairam letto al contrario. E personalmente lo trovo un, intanto, l'album un lavoro stupendo probabilmente il migliore dei tempi di Rock Bottom, più ricco di cose. Ma in particolar modo questo brano che adesso ci andiamo ad ascoltare, per quanto mi riguarda, si può definire la dolcezza, la musica, quando la musica, la dolcezza, quando coincidono. Mariam canta, Wyatt alla chitarra, Philip e Katherine. Altro brano, tra l'altro, anche un aspetto che forse non ho toccato in questo podcast: la passione di Wyatt per i testi che parlano di acqua e di mare. Anche qui si parla di mare, di oceani, di salmoni, di pesci, di ruscelli.
L'acqua ovviamente è un elemento costante invece di rock bottom a partire dalla Seasong. E adesso sentite come il brano si apre.
Happy!
Chikako o Kikako Sato al violino. Perdonatemi, non so bene come si pronunci. Chikako o Kikako Sato. Alle percussioni, Chuuko Merchan. C'è molto di sudamericano in questo lavoro.
Tra l'altro c'è anche un'interessante versione italiana di questo, di questo brano.
Cantato da Ginevra Di Marco e Cristina Donà in un album di cover di Robert Wyatt. Credo che ci sia anche un qualcosa cantato da Franco Battiato, un album un po' difficile da trovare. Io stesso non l'ho mai trovato e sono riuscito ad ascoltare solamente alcuni brani. The Different You, credo che si chiami. The Different You, a tribute to Robert Wyatt. E andiamo avanti, andiamo avanti con un altro, con un altro altro brano, con un altro brano. Cosa ci ascoltiamo sempre? Però numero 7, Alien, Alien, Alien, che è un testo di Alfreda Bang.
Stiamo avviando la chiusura del podcast, andiamo al brano numero 7 mentre il violino si fa sentire.
"I sleep on the wing above the rain clouds, blow by the wind, no roots on earth." Dormo sull'ala sopra le nuvole di pioggia soffiate dal vento, nessuno radice sulla terra. Quasi una ninna nanna. Molto ipnotica. Ora si movimenta, sentite che bellezza. Abbiamo Robert Wyatt alle tastiere, alle percussioni, Chuko o Kuko Merchan al basso. Ogieri, Azuki e Phil Manzanera e Alfreda Benghe. Alfreda Benghe è l'autrice del testo, questo testo particolarmente onirico che ci parla di dormire, di aria, di pioggia, di deserti. Ecco un po' un altro elemento che unisce David Sivyer a Robert Wyatt, questo, quest'amore nei testi per gli elementi naturali. E questa è Phil Manzanera. Album bellissimo, Slip, del 1997, l'album che chiude il secolo di Robert Potrebbe chiudere anche il nostro podcast, ma mi dilungo altri 5 minuti per tornare a Rock Bottom e farvi sentire "The Last Straw", l'ultima goccia. Dicevo prima che Rock Bottom è un album particolarmente acquatico. Una pulizia del suono eccezionale che non è scontata, ma non è nemmeno, come dire, segno di semplicità. Semplicità, non è banale. È proprio l'idea minimalista del suono di Wyatt, cioè mettere la nota esatta, nulla di più e nulla di meno, quella che ci vuole. Parliamo di un musicista che ha suonato con Jimi Hendrix, che ha fondato i Soft Machine, che ha collaborato con Brian Eno. Parliamo di un musicista artista che ha attraversato tutti i generi della musica rock e anche del jazz, che quindi in questi album degli anni '80 e degli anni '90 esprime quella che si può definire la sintesi perfetta, togliendo tutto ciò che non serve più, perlomeno che non serve più a lui. Ed ora sfumo e cambio, torno a Rock Bottom come avevo detto prima e lascio andare il brano.
Qui siamo sempre dentro Musica nel Traffico, scusate la radio che interviene inevitabilmente mentre cambio da un brano all'altro. Siamo, diciamo, Musica nel traffico, la 9ª puntata, probabilmente la 9ª puntata. Siamo all'interno della radio filosofica di Vivere e Filosofare, Dasein Radio, e questo podcast, questo lunghissimo podcast, è interamente dedicato a Robert Wyatt, al grande, immenso Robert Wyatt. Adesso noi andiamo ad ascoltare il brano Oceano numero 2, e ce l'ascoltiamo tutto e poi lascio sfumare e vi saluto. Quindi vi saluto già adesso, ci andiamo ad ascoltare questo brano. L'ho lasciato per ultimo perché, perché mi fa pensare, mi ha sempre fatto pensare all'oceano, ma un oceano calmo e a delle correnti fresche all'interno del della materia acquatica di cui è composta, di cui è composto l'oceano. Quindi freschezza su freschezza, fluidità su fluidità, brillantezza e trasparenza su brillantezza e trasparenza.
À l'astro! L'ultima goccia.
Un po' come svegliarsi in barca la mattina all'alba, uscire fuori sul ponte, girarsi intorno e non vedere altro che oceano calmo e qualche gabbiano.
Keep the white over, Piper Whiteheart, on the good side. God judge when we collapse into the mortal world, head over heels.
C'è ancora Wyatt con i suoi vocalizi. Wyatt che lavora sulla voce come strumento. Cosa che progressivamente abbandonerà. Una fissa giovanile, una bellissima fissa giovanile che lo ha accompagnato per tanti lavori: le Soft Machine, le Machine Mall, i primi album da solista. Robert Wyatt, il maestro Robert Wyatt, classe 1945, compie 81 anni, a 81 anni. Lunga vita al compagno Robert Wyatt.
Wait for the pain to wake up. All the good signs start to pass when we collapse. The water will go ahead of the hill.
Ascoltate la psichedelia, il passato psichedelico di Wyatt che riaffiora.
E con questo gioiello Saluto tutte e tutti.
Fabio Massimo Franceschelli.
Musica nel traffico, Robert Wyatt.
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