Cittadini-filosofi: manuale minimo di sovranità

In this episode of the Zeitgeist podcast, the host argues that a genuine, "real" democracy cannot exist without an active philosophical practice among its citizens. While philosophy can survive under non‑democratic regimes, democracy depends on citizens exercising autonomous, critical reasoning – a "philosophical sovereignty". The monologue defines this relationship historically (citing Boethius, Socrates, Plato’s cave, Kant’s "Sapere aude", and Foucault’s power analysis) and proposes a non‑exhaustive list of conditions that enable a citizen to become a "citizen‑philosopher". These conditions range from epistemic emancipation (escaping echo‑chambers and the cave), autonomous use of intellect, basic institutional literacy, sociopolitical awareness, ethical self‑governance, and a critical stance toward power structures. The host illustrates how professions (journalists, parties, courts, governments) would function better if infused with philosophical rigor, and warns that current democratic forms are degenerate because they have lost this "philosophicità". The episode concludes with a call for listeners to adopt these philosophical habits to revive a truly sovereign, participatory democracy.
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Zeitgeist, uno sguardo filosofico sull'attualità. Zeitgeist fa filosofia con l'attualità, ma a partire da quale filosofia di fondo? Questa è la terza puntata dedicata alla filosofia Zeitgeist e benvenuti di nuovo su questo podcast. E qual è quindi quello sguardo filosofico che vorremmo mettere in campo quando con Zeitgeist osserviamo l'attualità? Il primo tema, quello di partenza e per noi assolutamente cruciale, è il tema della democrazia. Zeitgeist da questo punto di vista si propone come un servizio alla democrazia reale. Reale. E chi ha ascoltato la puntata precedente capisce a che cosa sto facendo riferimento. Che cosa significa quindi operare nel perimetro della democrazia attuale? Affrontarne le problematiche concrete avendo a mente l'orizzonte, lo scopo di superare queste forme degenerate di democrazia per promuovere appunto una reale democrazia. Sia questa questione di fondo. Questo lavoro è teorico e pratico al tempo stesso, è una proposta indirizzata a tutti quei cittadini che intendono lavorare sulla propria sovranità esistenziale. Anche qui richiamo alla puntata precedente per chiarimenti sull'uso di questo termine. Ed è qui però È a partire da questo progetto per la democrazia incarnato da Zeitgeist che incontriamo appunto la filosofia. E questo è argomento della puntata di oggi. La tesi di fondo è la seguente: all'esercizio reale della democrazia è inseparabile e necessario un esercizio reale della filosofia. Quale rapporto quindi tra democrazia e filosofia? E attenzione, prendiamola in maniera storico e logica. La filosofia, diciamo così, può fare a meno della democrazia. Eh sì, basta chiedere a Boezio, per esempio, e tanti filosofi che hanno vissuto in epoche non democratiche. Per non parlare poi di Socrate, che addirittura è stato condannato a morte proprio da una democrazia democrazia e, dovremmo dire, dalla democrazia per eccellenza, quella di Atene. La filosofia quindi può fare a meno della democrazia, anche benché magari a malincuore, potremmo dire, ma non viceversa. Attenzione, la democrazia reale non può fare a meno della filosofia. Ovviamente qua la domanda sorge legittima: di quale filosofia stiamo parlando? Non stiamo parlando semplicemente della lettura dei filosofi, dei convegni, del, delle scuole, del liceo, dell'università, delle nozioni di questo, quell'altro pensatore. Che cosa intendiamo qua per filosofia lo capiremo meglio nel corso proprio di questa puntata. Intanto comunque diciamo questo per chiarire il principio di fondo: Questa disparità, diciamo così, logica tra filosofia e democrazia, perché risiede? Che cosa la rende possibile? Ed è proprio questo, cioè che la filosofia è esercizio del singolo con se stesso, sempre e in ogni caso. E dunque, diciamo così, il singolo può essere filosofo anche in una dittatura, anche in schiavitù, anche in un contesto di totale perdita dei diritti, anche durante gli imperio, anche durante periodi— anche perfino c'è stato un filosofo, Viktor Emil Frankl, che è stato filosofo in un campo di concentramento, pensate un po'. Ma non viceversa. Perché non viceversa? Perché la democrazia invece ha bisogno che i suoi membri abbiano consapevolezza, che rispettino ed esercitino la democrazia realmente, o almeno che ci sia una massa critica sufficientemente ampia di cittadini che facciano questo, anche se non proprio tutti magari nella loro interezza quantitativa. Certo, può anche darsi una certa forma di democrazia del tutto priva di spirito filosofico, ovviamente. E infatti la conosciamo molto bene. Se si pensa alla democrazia senza l'esercizio della filosofia, l'unica cosa che resta, per esempio, è la democrazia attuale, questa pseudo-democrazia che sta vivendo ora la fase della sua peggiore delle crisi. E quindi conosciamo molto bene la democrazia democrazia senza filosofia, questo scheletro di democrazia, questo spettro di democrazia. Anche qui infatti è possibile notare come le forme degenerate di democrazia risultino infine dallo svuotamento di quel potenziale filosofico che invece hanno le istituzioni democratiche, gli enti intermedi, i giornali, eccetera eccetera. Potenziale filosofico. Potremmo pensarla, da questo punto di vista, come una vera e propria branca della filosofia volta a individuare il tasso di filosofia, la filosoficità, che è in qualche modo richiesta per far sì che ogni singola professione, pratica sociale, istituzione possa svolgersi secondo l'ideale della sua intrinseca verità, secondo il suo telos di fondo. Il suo scopo, la sua ragion d'essere. Potremmo chiamare questa branca della filosofia una sorta di filosofia delle pratiche, un discorso sulle pratiche sociali orientato a coglierne le relazioni appunto con una certa idea della filosofia e del loro scopo. Prima dunque di parlare del singolo, spendiamo due parole su questo aspetto, anche se il discorso dovrebbe naturalmente essere approfondito ulteriormente, però comunque intanto lo accenniamo e poi su Zeynep Gai, se avremo modo di tornarci, approfondire su Vivere e Filosofare in generale, sicuramente lo possiamo fare. Cominciamo, giusto per capire, con l'esempio del giornalista. Scusate, forse che il giornalista per fare bene il proprio mestiere non deve in qualche modo essere un buon filosofo nel gestire le notizie, nel riportarle? Filosofo sia in termini di capacità intellettuale ma anche di etica professionale. Una buona inchiesta giornalistica, per esempio, non è di fatto l'applicazione dello spirito socratico in un contesto, diciamo, fattuale, reale, concreto della nostra società? Altro esempio: forse che i partiti, per svolgere davvero la loro funzione, non dovrebbero in qualche modo essere organizzazioni che sviluppano una certa visione del mondo rispetto al bene comune? Ma interpretare il mondo secondo l'idea di un bene comune non richiede forse certe doti filosofiche? I partiti sono degenerati perché ha prevalso la lotta per il potere, l'amore per il potere fino a se stesso, il carrierismo, gli egoismi dei singoli parlamentari, l'egoismo delle fazioni, delle correnti. I traffichini, le collusioni con la mafia. Diciamo le cose come stanno: i partiti hanno perso la loro funzione sociale, diciamo ideale, ovvero la loro ragion d'essere, proprio quando e nella misura in cui hanno rinunciato al loro compito, un compito che in ultima istanza è intimamente filosofico. Lo stesso si può dire per la sfera della giustizia, lo stesso andrebbe detto anche per la sfera dell'economia e della finanza. Oppure il governo, il governo di uno stato non deve in qualche modo amministrare il bene comune e riuscire a renderne conto magari ai cittadini, permettere ai cittadini di partecipare a una certa idea di bene comune, sempre in un contesto naturalmente dialettico, democratico, anche di confronto, anche di scontro. Ognuno di questi settori, vedete, assolverebbe meglio la propria funzione se svolgesse la propria attività con spirito filosofico. Anzi, diciamo così: svolgere la loro funzione adeguatamente presuppone in realtà uno spirito filosofico, che lo si riconosca oppure no. Quindi, diciamo questo: la democrazia degenera quando perde la sua filosoficità interna. Il dibattito pubblico, se e quando è sano, Consiste anche questo in un grande dialogo socratico collettivo. Se manca questo, di fatto la democrazia reale non c'è più. O non c'è mai stata, veramente. Le istituzioni magari restano. E magari resta anche in piedi, come dire, anche una serie, qualche diritto, anche importante, sostanziale. Finché durano i diritti, è chiaro che i sistemi non crollano dall'oggi al domani. E magari se una democrazia è svuotata di senso, piano piano vediamo erodersi anche i diritti. Sociali, politici, civili che in qualche modo sono connessi al progetto democratico. Effettivamente questo crollo nella sfera dei diritti lo stiamo vedendo, ma in ogni caso, anche se ancora lo scheletro della democrazia rimane in piedi, comunque le istituzioni, le sue istituzioni, sono svuotate di senso e diventano appunto scheletri simulacri, come una pianta privata della clorofilla, della propria scintilla vitale. Ma la questione— e adesso apriamo a un altro scenario per capire meglio ciò di cui stiamo parlando— la questione la capiamo ancora meglio se la consideriamo dal punto di vista esistenziale della vita del singolo. E quindi qua mi rivolgo direttamente a voi ascoltatori, non soltanto per riflettere sulla società, ma per riflettere sul vostro rapporto con la società. Diciamo questo: la democrazia ha bisogno di cittadini liberi e sovrani, e non di sudditi. Ma il cittadino, per poter fare esercizio della propria sovranità, questa è la tesi madre di Zeitgeist, non ha altra scelta che di farsi filosofo. Un cittadino veramente sovrano è un filosofo. Ma che tipo di filosofo? Che tipo di filosofia? Ecco, qua sta la questione. La filosofia stessa deve essere messa in questione qui. Non si tratta della filosofia scolastica, abbiamo anche detto prima, delle nozioni di filosofia, della conoscenza delle vite dei filosofi. Non si tratta di cultura filosofica. Filosofica. Di cosa allora? Ecco l'argomento, diciamo, della puntata di oggi, proprio quello veramente l'aspetto centrale che mi auguro che questa puntata in qualche modo possa rendere visibile. Quale filosofia è davvero necessaria, magari non è sufficiente, ma innanzitutto è necessaria per promuovere un esercizio reale della democrazia, per rendere quindi il cittadino veramente sovrano, o almeno, diciamo così, relativamente sovrano. Relativamente, cioè, anche al campo di possibilità, al perimetro di esercizio della sovranità di quel singolo, che quindi è relativo, cambia da cittadino a cittadino. E ora, quindi, Proporremo un elenco, un elenco senza pretesa di esaustività, di condizioni che promuovono la sovranità politica ed esistenziale, chiedendoci in che modo la filosofia può contribuire al loro effettivo esercizio. Allora, cominciamo. Prima condizione, la diciamo così, con una domanda: riesce ad agguantare il reale Oppure: la realtà agguanta te. A tal proposito è utile riprendere un mito celeberrimo della filosofia: il mito della caverna. Nella sua famosa opera La Repubblica, Platone descrive un gruppo di persone sedute all'interno di una caverna, legate e impossibilitate a muoversi. Queste persone sono rivolte verso la parete della caverna e dietro le loro spalle c'è un fuoco posto in alto che illumina il movimento di oggetti e di persone. I prigionieri quindi osservano la parete della caverna vedendo l'ombra di questi oggetti e di queste persone, inconsapevoli però che si tratta di ombre, ovvero di rappresentazioni illusorie degli oggetti e delle persone reali. Per loro le ombre in movimento corrispondono alla realtà stessa e dunque vivono in una terribile condizione esistenziale. Vivono vincolati, limitati, prigionieri della più dura delle forme di ignoranza, quella intrisa di inconsapevolezza. Ecco, non serve andare molto lontano per comprendere quanto la condizione dei prigionieri nella caverna di Platone sia tremendamente simile alla condizione usuale del cittadino rispetto alla realtà politica e sociale che sta vivendo. E non tanto per sua mancanza, per sua colpa, almeno inizialmente, perché chiaro, poi scegliere di restare nella caverna pur potendo provare a uscirne in qualche modo ti rende responsabile, ma proprio per condizione di partenza. Cioè, noi nasciamo, diciamo così, da punto di vista proprio politico-sociale. Adesso mi sto limitando a questo aspetto. Noi nasciamo già nella caverna. E appunto la condizione della caverna è la stessa del cittadino che vede le ombre del dibattito pubblico senza riuscire veramente a capire ciò che gli sta succedendo davvero. Potremmo anche dirla così: cognitivamente, cioè come esperienza, o anche dal punto di vista della percezione che noi abbiamo degli eventi, possiamo un po' assimilarla all'effetto cosiddetto echo chamber, Cioè, l'effetto echo chamber è quel fenomeno per cui le persone sono esposte principalmente o esclusivamente a informazioni e opinioni che rafforzano le loro condizioni preesistenti, creando una sorta di camera dell'eco digitale, potremmo dire, ovvero una caverna digitale, visto che ormai appunto è acclarato che questo sia il modo in cui funzionano gli algoritmi digitali, che ci espongono sempre a certi tipi di informazioni a scapito di altri, e che quindi nella nostra caverna alcune cose sono illuminate e altre cose invece sono lasciate in ombra, quindi non le vediamo, è come se non esistessero. Ma il discorso andrebbe allargato ai giornali, talk show, tutti questi mezzi di informazione funzionano alla stessa maniera. Ora, da questo punto di vista, osserviamo, osserviamoci come destinatari di flussi di informazione in qualche modo costruiti secondo un certo scopo. Ecco, la posta in gioco nella nostra società contemporanea è la nostra attenzione e la nostra visione circa l'essenza della realtà. Cioè, cioè, la posta in gioco è influenzare l'idea che noi abbiamo di ciò che è reale, ciò che non è reale, di ciò che è possibile, di ciò che non è possibile, di ciò che ha valore e di ciò che non ha valore. Allora la domanda diventa, per riportare tutto nella questione della sovranità esistenziale: che cosa dovrebbe fare un sovrano se sapesse che i suoi consiglieri vogliono manipolarlo, che il regno che è chiamato a governare è attraversato da dinamiche e situazioni di cui ignora l'esistenza. Quindi ecco una condizione filosofica: uscire dalla caverna giorno dopo giorno. Questo significa riuscire a fare anche l'époché di cui su Vivere e Filosofare qua e là, come posso, parlo, cioè sospendere il giudizio sulla realtà, riuscire a metterlo tra parentesi, cioè riuscire a capire che intanto la nostra nostra rappresentazione della realtà è sempre comunque una rappresentazione, quindi un'ombra in qualche modo della realtà. E quindi fare un lavoro critico con se stessi e risalire da quella rappresentazione a una visione sempre più vera, reale, meditata, approfondita. Come? Su Zeitgeist questo ce lo chiediamo tutti i giorni e facciamo del nostro meglio per favorire questo processo. E quindi come uscire dalla caverna è un discorso ovviamente che va oltre i pochi minuti che abbiamo in questa specifica puntata, ma in qualche modo il tema, uno dei grandi temi, forse il tema per eccellenza del movimento filosofico come un movimento esistenziale che chiama in causa tutto noi stessi. La cosa importante è riuscire a capire come il tema della caverna è anche un tema di natura politica e sociale. Seconda condizione, connesso quindi alla condizione esistenziale suddetta, ce n'è un'altra intimamente connessa, che in qualche modo appunto si lega. Seconda condizione, diciamola con Kant, cito, aperte virgolette: la capacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Eccola una condizione fondamentale del cittadino filosofo. Sto citando Kant che nel suo celebre pamflet "Che cos'è l'illuminismo?" definiva così il senso intrinseco, l'uscita dallo stato di minorità come progetto dell'illuminismo per le persone, definiva il motto "sapere aude". Ecco, questo motto è anche il motto di una democrazia reale. Cittadini sovrani sono innanzitutto cittadini che fanno un libero e autonomo uso della propria intelligenza. E allora dovremmo applicare questo motto alle questioni politiche e dire questo: essere cittadini sovrani significa fare un uso autonomo, consapevole, critico e costruttivo intanto anche delle fonti di informazione. Non possiamo fare a meno di trarre dal lavoro di altri delle informazioni, ovviamente, ma sta a noi sempre comunque soppesarle, metterle metterle in relazione, formularle criticamente nella nostra testa. Appunto, evitare che sia un altro a guidare la nostra intelligenza, proprio come dice Kant. I giornali, gli opinionisti, la televisione, i social, i canali YouTube perlopiù cercano sempre comunque di influenzare l'opinione pubblica, non di formarla a uno sguardo lucido e maturo sulla realtà. I canali di informazione non cercano di fare questo, al contrario cercano di ostacolare in certi casi, addirittura, non sempre, non occorre, non bisogna generalizzare, ma molto spesso anche in qualche modo cercano di ostacolare questo processo. Comunque il modo in cui son portati per parlare alle masse a strutturare il proprio, la propria narrazione in qualche modo ostacola questo processo anche preterintenzionalmente, diciamo così. Ma anche appunto nella migliore delle ipotesi le fonti di informazioni mai, comunque in ogni caso anche ottime fonti di informazione, mai si potrebbero sostituire al principio proprio dell'uso autonomo della propria intelligenza. Quindi il cittadino sovrano deve sempre e comunque farsi philosophy in questo senso, nel senso per cui deve divenire in grado di esercitare costruttivamente il pensiero critico difendendosi dai tentativi di manipolazione, suggestione, influenza eterodiretta. Poi di questo, come anche di altre cose, ce ne occuperemo in puntate dedicate perché Ovviamente il tema è di estrema importanza per Zeitgeist, non è esaurito qui, però lo stiamo indicando. E anche qui capiamo bene la differenza che c'è tra l'esercizio filosofico del singolo e l'aggregato, l'opinione pubblica. Vedete, l'opinione pubblica, intesa proprio come concetto di opinione pubblica in se stessa, Non è richiesto che sia filosofa, cioè al sistema del potere in generale basta che l'opinione pubblica esprima appunto un'opinione. Quindi attenzione, l'opinione pubblica della democrazia attuale in realtà è come il contrappunto e lo specchio del potere. L'opinione pubblica contemporanea, è lo specchio del potere. Ma una democrazia matura invece, e quindi una democrazia reale, richiede che i singoli cittadini se ne infischino dell'avere un'opinione. Anzi, vi dirò proprio: non abbiate un'opinione. Cioè, i cittadini filosofi non cercano semplicemente di avere un'opinione, cercano di partecipare alla ricerca della verità. Ovviamente nella consapevolezza che ci sono dei limiti, che il processo è infinito, quindi con tutta una serie di accortezze, di saggezze pratiche che possono mettere in campo, ma questo fanno. Diciamo quindi che intanto i cittadini philosophy cercano di emanciparsi dagli errori, dalle ignoranze, dalle mancanze più grossolane. Già questo per la democrazia attuale, se la maggior parte dei cittadini anche solo cercasse di limitare la grossolanità degli errori, delle opinioni più becere, già solo questo sarebbe un salto di qualità enorme. E già questo ci dice quanto bisogno di filosofia c'è nella nostra epoca. Ora, Queste, diciamo, sono le due condizioni di partenza, potremmo dire, per innescare il movimento filosofico nel modo in cui un cittadino prende posizione nel mondo. Proprio, come dire, i motori di un movimento che vale in qualche modo sempre e che va sempre in qualche modo alimentato. Sono proprio il movimento stesso della macchina. Ma veniamo anche ad altre condizioni che magari ci pongono più in relazione al mondo politico e sociale in maniera più diretta, cioè delle condizioni proprio connesse alla nostra collocazione politica, diciamo così. Terza condizione, quindi, è questa: un cittadino filosofo ha un rapporto maturo con la lingua delle istituzioni, così da avere un rapporto critico appunto con gli organismi della rappresentanza politica. Quindi conosce il proprio mondo politico, la Costituzione, le leggi, il funzionamento del Parlamento, tutti esempi, ma anche, non so, il funzionamento della Corte Costituzionale. Insomma, conosce un po' queste cose, non è uno specialista, ma le conosce, le conosce nei suoi elementi centrali, fondamentali, in grado di muoversi criticamente su essi. Riesce così a valutare appunto criticamente, senza dipendere dalla narrazione dei giornali o dei partiti, l'operato dei rappresentanti, quindi di valutarli in maniera autonoma, critica, costruttiva, con sguardo lucido e dotato di ragione. Quindi anche si pone il problema su quale sia una maniera ragionevole di pensare le istituzioni, la società e le leggi. Come si fa a fare tutto questo, domanda, senza essere un po' philosophy? E questa è la condizione che potremmo chiamare della "just philosophy" pratica, cioè avere un rapporto critico e maturo di conoscenza delle istituzioni senza sudditanza. Quarta condizione: conosci la società del tuo tempo? Sei in grado di interpretare le dinamiche della realtà cogliendone la dialettica intrinseca? Sei consapevole delle sfide di questo tempo a vari livelli? Riesci a prendere posizione su di esse senza soccombere? Quanto coraggio, quanta etica del pensiero serve per non cedere alla facile tentazione di pensare la realtà di oggi aderendo alle interpretazioni di ieri? Viceversa, Sai fare uso degli strumenti concettuali di ieri e farne un uso quindi utile per capire l'oggi? Anche qui quanto è facile cedere alla tentazione di dire: "Eh, il mondo di oggi è troppo diverso, per questo non serve studiare le grandi menti di ieri, devono per forza essere state superate, meglio affidarsi a repubblica.it". Esempio a caso, avrei potuto anche dire qualunque altro. Ecco, punto. Questa condizione Questa condizione di cui stiamo parlando illumina una via per il pensiero e per la prassi di ciascuno di noi, cioè ogni cittadino è chiamato a pensare attivamente il nostro tempo e la nostra epoca. Siamo chiamati a incarnare attivamente la nostra filosofia sociale. E questo in qualche modo è proprio intrinseco nel nome stesso che abbiamo scelto al podcast Zeitgeist, che è spirito del tempo. Abitare criticamente il proprio tempo, le proprie dinamiche sociali, per questo la nostra filosofia sociale. E ok, terminiamo qui con queste condizioni, diciamo, conoscitive, cioè percorsi, come dire, di ricerca anche intellettuale, che ognuno di noi è chiamato a fare se vuole effettivamente essere cittadino e non suddito. Ma poi ci sono comunque condizioni che riguardano più specificamente la sfera dell'agire. Da questo punto di vista, un cittadino sovrano infatti non soltanto pensa e valuta, ma anche agisce. E qui allora iniziano le condizioni, potremmo dire, pratico-esistenziali. Anche qui, senza pretesa di esaustività, magari ne uscirebbero fuori anche delle altre, però intanto abbiamo impostato il discorso in questo modo. Prima condizione pratico-morale: ogni volta che il cittadino agisce è chiamata in causa la sua intrinseca moralità, la sua etica privata e pubblica. Il cittadino sovrano quindi è filosofo della propria esistenza, quindi nel contatto con gli altri, nel mettere in discussione i suoi modi di comportamento nell'ottica di migliorarsi, nel modo in cui dialoga, anche interloquisce con gli altri quando incontra qualcuno che non è d'accordo, che ha un'opinione diversa dalla propria, o anche nel partecipare alle elezioni in maniera attiva, egli è comunque chiamato sempre a scegliere, a scegliere il proprio posizionamento nel mondo politico e sociale a cui appartiene. Anche qui l'appuntamento delle elezioni non può essere il momento in cui il cittadino filosofo si sveglia, semmai è l'appuntamento periodico a cui si è sempre comunque preparato nel tempo. Per questo anche possiamo dire che intanto al cittadino filosofo è richiesto di coltivare la propria sfera etico-morale, essere maturo da questo punto di vista, per poter render conto delle sue decisioni. E da questo punto di vista le decisioni possono essere le più diverse. La filosofia non porta con sé già una risposta preconfezionata, non ti dirà mai che cosa devi pensare. Che cosa un filosofo deve pensare di una cosa. La filosofia è un prendersi cura del processo attraverso il quale ognuno di noi arriva a determinare le proprie decisioni e i propri pensieri, qualunque essi siano. Non conta cosa pensi, ma come sei arrivato a pensarlo, diciamo così. Non conta ciò che fai, ma come sei arrivato a farlo. Ciò che conta è questo, è questo che rende una persona consapevole, libera, autonoma. Altro aspetto centrale invece dove l'indole filosofica assume un immediato rilievo pratico e politico lo vediamo anche nel modo in cui il singolo cittadino si relaziona nei confronti, attenzione, del potere. Altra questione politica cruciale nella vita sociale collettiva. Ci sono sempre relazioni di potere, come insegna In questo senso, il grandissimo, a me affezionatissimo, Michel Foucault. Le vedi queste relazioni di potere? Le conosci? Vi partecipi? E come vi partecipi? Subisci il potere o lo contrasti? Quando il potere esprime ingiustizia, privilegio, abuso, sopruso, violenza, che cosa fai? Come ti poni in relazione al potere in questi contesti? Tu ti aspetti questo che si direbbe contrastano quindi a valori come giustizia, pace, uguaglianza, libertà, bene comune, eccetera. Allora, qual è la tua posizione a proposito? Qual è la tua coscienza rispetto alle dinamiche, alle ingiustizie del nostro tempo? E fino a che punto sei consapevole che i poteri in atto nella nostra società non soltanto ci riguardano, non soltanto ti riguardano, ma Ci, ti attraversano. Il potere non è qualcosa che ci comanda da fuori, è qualcosa che ci attraversa, è una forza che plasma il nostro modo di pensare e agire nella società. Che tu ne sia consapevole o meno della questione del potere, ne fai parte, la incarni, la eserciti. Per questo la questione del potere ci chiama in causa direttamente come cittadini filosofi, cittadini che vogliono quindi essere veramente sovrani in una democrazia, perché questo tema unisce teoria e prassi, il tema del potere, in un unico grande processo di consapevolezza, nell'ottica quindi della emancipazione dagli strumenti di dominio del potere. Cioè l'obiettivo filosofico del movimento filosofico è proprio la liberazione dal dominio del potere, nella consapevolezza di esercitare ed essere attraversati da dinamiche e forze di potere. Ci avviciniamo alla chiusura della puntata di oggi, quindi quindi quindi quindi ricapitoliamo un attimo: può esserci democrazia senza cittadini sovrani? No, non realmente, non una reale democrazia. Ok, e può essere sovrano un cittadino che non sia anche filosofo? Direi di no, penso di no. Occorre quindi osservare un attimo il mondo dagli occhi del buon sovrano. Se vogliamo noi essere dei buoni sovrani, dovremmo osservare il nostro regno come il buon sovrano osserva il suo. Per vederci chiaro, per decidere rettamente, con saggezza e giustizia, per esercitare realmente la propria autonomia e libertà e per riprendersi anche pezzo a pezzo quei territori che ci vengono sottratti da poteri, da influenze, da soprusi. O viceversa, per vigilare con attenzione sull'uso che della nostra sovranità stanno facendo coloro che attualmente esercitano dei poteri al posto posto nostro, quindi la vigilanza su, sui nostri rappresentanti. Tutto questo indica un processo di liberazione che riguarda ogni singolo essere umano e anche la società nel suo complesso, un processo da fare nel nome della realizzazione della democrazia reale. Viviamo da questo punto di vista in un'epoca di messa in questione della democrazia senza precedenti. E questo proprio perché le forme tradizionali della vita democratica sono andate in crisi, e dunque siamo chiamati a rifondare la prassi della democrazia. Innanzitutto dentro di noi, come prassi nel modo in cui noi ci relazioniamo a noi stessi, e poi con gli altri, e poi partecipando collettivamente in progetti politici. Ma solo dopo arriva questo, Questa epoca è una meravigliosa epoca filosofica e infatti proprio in questa epoca così filosofica, che così tanto richiama, richiede lo spirito della filosofia, è un'epoca di crisi del pensiero, della moralità, della giustizia, della pace, della verità. Le epoche oscure sono le migliori per ricominciare a vedere meglio la luce. Questo primo ciclo di puntate è terminato e aveva come scopo quello di far comprendere la portata dello spirito della filosofia per la più grande sfida politica del nostro tempo. Le prossime puntate della rubrica, mi riferisco quindi proprio alla rubrica Filosofia Zeitgeist Principi e Strumenti, approfondiranno cose emerse qui in maniera, in questa puntata e nelle due che l'hanno preceduta in maniera un po' più teorica, cercando di dare principi, quindi strumenti, per vivere filosoficamente il nostro tempo. Oltre, naturalmente, alle varie altre puntate di Zeitgeist dove invece facciamo filosofia direttamente con la realtà e quindi seguendo il flusso delle notizie, con i vari approfondimenti, eccetera eccetera. Spero però che questo trittico di puntate abbia contribuito a dare strumenti di consapevolezza, di riflessione, soprattutto di riflessione critica e autocritica. E anche mi piacerebbe che avessero dato anche un senso di speranza, o comunque un senso di vitalità, di una lotta vitale in nome, per la democrazia, per rivitalizzare la democrazia, per scoprire la democrazia reale, senza cedere al senso di impotenza, quel senso di impotenza assolutamente comprensibile vista la crisi del tempo che stiamo vivendo, ma che in qualche modo è esattamente quel tipo di vissuto che fa in realtà il gioco del potere. Perché un cittadino che ormai si sente impotente, che non partecipa più che si disinteressa di tutto, è un cittadino che di fatto lascia campo libero a chi comunque ha interesse a esercitare il potere per il potere. E quindi da questo punto di vista mi piacerebbe che queste puntate, in generale il lavoro di Zeitgeist, permetta ai tanti che si sentono come me, anche d'altronde io faccio Zeitgeist anche per me, disorientati si sentono isolati, soli, che si sentono impotenti, che vedono e vivono con tristezza l'epoca che stiamo vivendo, di recuperare energia, recuperare la consapevolezza della necessità che proprio in queste epoche così difficili è necessario realizzare lo spirito filosofico e di realizzarlo con forza, con entusiasmo, con coraggio. Buona vita filosofica a tutti!
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