Gli anni '80 dei Dream Syndicate (Musica nel Traffico)

In questo episodio di "Musica nel Traffico", Fabio Massimo Franceschelli introduce gli ascoltatori al Dream Syndicate, una band californiana nata nei primi anni ’80 a Davis. Il conduttore descrive la formazione originale (Steve Wynn, Carl Precoda, Kendra Smith, Dennis Duck) e le successive variazioni, e analizza i tre album principali: The Days of Wine and Roses (1982), Medicine Show (1984) e il doppio live Live at Rajees (1989). Attraverso estratti musicali ("Halloween", "Merrittville", "John Coltrane Stereo Blues") il podcast esplora la sintassi musicale della band – dialoghi a due chitarre, batteria punk‑influenzata e un approccio che combina tradizione (Doors, Velvet Underground, Neil Young) con le novità degli anni ’80 (sintetizzatori, MTV, forma canzone compatta). Franceschelli colloca il Dream Syndicate nella scena "Paisley Underground", spiegandone l’estetica (motivo paisley, moda, atmosfera californiana) e citando gruppi affini (The Bangles, Green on Red, Opal). Viene discusso come la band abbia rappresentato una forma di resistenza culturale, rielaborando la tradizione piuttosto che copiarla. L’episodio si chiude con l’annuncio di un concerto a Roma nel gennaio 2026, in occasione del 40° anniversario di Medicine Show, e con una riflessione sul valore duraturo della loro musica.
Chapters
Partenza!
Benvenuti, benvenuti tutti a Musica nel Traffico, l'unico podcast che dissolve le file stradali. Siete in ritardo? C'è tanto traffico? Ascoltate Musica nel Traffico, arriverete immediatamente. Sicuramente arriverete puntuali, anzi no, in anticipo. Ok, la mia dose di sciocchezze l'ho detta. E oggi, oggi una puntata dove tra l'altro parlo poco, buon per voi, ma ascoltiamo molto. Quindi adesso faccio partire un brano e ci risentiamo fra alcuni minuti. Buon ascolto. Ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta! Ecco qua stanno per entrare le chitarre due ritmiche pronti ad ascoltare 2 ritmiche? Ecco, ecco, ecco, ora il brano si placa e ascoltiamo questo monólogo de la guitarra solista.
Oh yeah!
È difficile dargli torto quando dice cose così lucide. Pensavo tra l'altro, soprattutto prima quando mi sono Mi sono divertito ad accompagnare il brano con il ta ta ta ta ta, che questo tipo di musica ha proprio una sua sintassi precisa, praticamente un linguaggio, esce fuori una sorta di fraseologia. E anche questo dialogo fra chitarre, fra due ritmiche, e poi a un certo punto diventa una ritmica e una solista, è a tutti gli effetti un vero e proprio un discorso, un discorso tra loro due, un discorso che noi non siamo in grado di razionalizzare. Cosa stanno dicendo? Non lo sappiamo cosa stanno dicendo, ma stanno chiaramente parlando anche quando fanno rumore come ora. Ma chi sono questi signori? Chi sono? Chi sono? Sono Dream Syndicate, il sindacato del sogno, che non è il sindacato dei bisogni, ma appunto il sindacato del sogno. È quell'organizzazione sindacale che cura gli interessi del sogno. Il sindacato del sogno nasce negli anni '80, nasce a Davis in California. Paesino circa 30 km da Sacramento, che a sua volta è circa 100 km da San Francisco, che a sua volta è circa non so quanti chilometri da Los Angeles. E il centro del nostro discorso oggi è Los Angeles, a tutti gli effetti Los Angeles. Nascono negli anni '80 e oggi ne parliamo ascoltando 3 album. Allora, il brano che stiamo ascoltando intanto si chiama Halloween, Halloween come la festività. È scritto sia come testo che come musica da— no, scritto come testo da Steve Win e come musica dal chitarrista Carl Precoda, il quale chitarrista Carl Precoda non è qui presente. Quando ho parlato della chitarra solista che faceva un monologo, non era quella di Carl Precoda, Ma era quella di Paul Cutler. Perché? Perché abbiamo ascoltato la versione live di Halloween. Quindi dicevo, oggi ascoltiamo i Dream Syndicate tramite 3 dischi. 2 sono in studio e il terzo appunto in live, che pesca a mani basse appunto dai brani che sono nei 2 album in studio. Non tutti i brani li ascolteremo dal vivo, alcuni dal vivo, altri appunto in studio. I CD, gli album sono 3. Sono il primo che è stato pubblicato nel 1982 ed è appunto questo da cui è tratto Halloween, The Days of Wine and Roses. 2 anni dopo, nel 1984, Dream Syndicate pubblica Medicine Show. E infine, nel 1989, diciamo ultimo anno non solo degli anni '80, ma ultimo anno anche della loro prima vita, perché poi si scioglieranno ma si riformeranno, Dream Syndicate pubblica un album live registrato dentro un piccolo, un piccolo pub di Los Angeles, il Rajees Pub, e questo album live si chiama appunto Live at Rajees ed è considerato dalla critica uno degli album live più belli della storia della musica rock. Un'esagerazione? No, non è assolutamente un'esagerazione, è un doppio CD, credo che sia anche un doppio vinile, anche se sinceramente non ricordo, che ripeto pesca soprattutto dal primo e dal secondo album e lo fa infondendo a questi brani un'energia ulteriore, un'energia che già comunque non manca nei primi album, ma che qui trova veramente un momento di grazia. Siamo negli anni '80, diciamo. Dicevo, è questa una musica tipica dagli anni '80? Punto interrogativo. Direi di no. Io perlomeno me li ricordo gli anni '80, non so voi che mi ascoltate, spero per voi di no, che non ve li ricordiate non perché avete perso la memoria ma perché non li avete vissuti. Invece io sono abbastanza avanti con gli anni per averli vissuti. E me li ricordo degli anni '80, io che venivo dai '70 e amavo e ho amato gli anni '70, mi sono improvvisamente trovato dentro questo decennio che era completamente sconosciuto rispetto al mio immaginario, rispetto alla mia sensibilità da ogni punto di vista. Pensiamo anche alla politica, alla nascita del craxismo, del berlusconismo. Pensiamo alla musica degli anni '80, pensiamo alla società degli anni '80, quella che veniva chiamata il "refuso del privato", pensiamo a tutte queste cose, pensiamo a come erano invece gli anni '70, gli anni della partecipazione, delle lotte politiche, gli anni della sostanza. E ripeto, verso gli anni '80, gli anni dell'effimero, gli anni in cui nasce MTV, ad esempio, tra le tante varie cose nasce MTV, la musica si trasforma, la musica— qualche anno prima c'è stato tra l'altro anche il punk che ha dato veramente una— un colpo molto, molto forte alle sensibilità, ai paradigmi musicali del decennio precedente, no? E la musica degli anni '80 è una musica che rispetto a quella degli anni '70 è estremamente compatta, torna verso la forma canzone, quindi strofa, ritornello, strofa. Compatta nel senso di breve, una brevità che non è tanto scelta estetica quanto scelta commerciale, perché l'esplosione delle radio private e quindi i brani devono adattarsi ai tempi radiofonici. Ma non solamente, come dicevo prima nasce MTV, anche questa è una rivoluzione musicale perché la musica si lega al videoclip e quindi all'apparire in video. Di fronte a tutte queste novità e anche poi da un punto di vista proprio squisitamente musicale, di fronte a novità quali sono l'elettronica, l'espressione dell'elettronica negli anni '80, pensiamo alle batterie elettroniche, le drum machine, pensiamo ai sintetizzatori, all'uso delle tastiere mestiere. Tutto questo insieme crea una musica che fa apparire preistorica quella del decennio precedente, che invece era una musica dilatata, una musica che arrivava dove la bravura era quasi misurata in ordine di tempo. Più suoni, più fai brani lunghi, più fai brani estesi, e più sei bravo e più sei particolare. Arrivavamo addirittura a 20 minuti di di brani, si chiamavano suite all'epoca proprio perché erano composti da vari movimenti, pensiamo al progressive, pensiamo alla psychedelia, pensiamo ai Pink Floyd, ecco tutto questo viene travolto da una nuova sensibilità musicale sintetica, sintetica nel doppio senso, cioè di essere appunto prodotto di musica di musica sintetica sia nel senso di fare sintesi, un'estrema sintesi. Questo, almeno la sintesi, è una cosa positiva tutto sommato dell'eredità del punk. Ecco, tutto questo discorso per dire: cosa c'entrano i Dream Syndicate con questo tipo di musica? C'entrano pochissimo, c'entrano niente, c'entrano qualcosina sulla base ritmica. Adesso dicevo, avevo promesso che avrei parlato poco e quindi devo mantenere le promesse perché sto parlando decisamente troppo. E quindi adesso andiamo sempre su Live at Regis, andiamo con il brano Merrittville. Buon ascolto, ci sentiamo fra qualche minuto. Una lunga introduzione.
Matthew the Pug Nose caught me with his sister in the wheat field.
Questa è sempre la voce di Steve Wynn.
Got a couple of buddies, tied me up and threw me in the Oldsmobile. I said, Matthew, are you crazy? As he started closing in for the Matthew Slovey owns the tent, left me here to die in Merrittville. There's a game they played in the summertime. There's a game they played When it's hot outside and I wonder why they left me here in Milton.
E qui sembra quasi far capolino Mac Newfell da Restraids. Un pochino, qualcosina. Ricordo la chitarra solista Paul Kapler, chitarra ritmica e voce Steve Wynne. Steve Wynne è anche autore dei testi e della musica. Il brano è Merrittville. Alla batteria, e questo è un elemento di continuità di tutta la storia del Dream Syndicate, Dennis Duck, importantissimo Dennis Duck. Mark Walton al basso, e questa è la formazione a 4 del Live at Rajees.
They make me in the summertime. That's the game they play when it's hot outside, and I wonder why they left me here.
Taglia, taglia questa, questa chitarra, vero? Taglia come i tagli di Lucio Fontana, taglia la materia. E perché si può permettere di tagliare così? Perché è tutto poggiato su una base ritmica perfetta. Ascoltate la batteria di Dennis Duck, poi avremo modo di ascoltarla ulteriormente dopo. E quindi dicevo, cosa c'entra questo tipo di musica con gli anni '80? Nulla, non c'entra nulla, o c'entra qualcosina. Mi piace aver scelto Dream Syndicate e la scena di cui adesso parlerò in questa terza puntata di Musica nel traffico, proprio perché secondo me rappresentano un tentativo di resistenza culturale, culturale musicale in questo senso, ma comunque resistenza. Resistenza e conservazione, quindi la conservazione non è sempre negativa. In questo caso la ritengo veramente un atto eroico. Perché eroico? Perché il tipo di conservazione che poi propongono Dream Syndicate non è cieca, non è ottusa, non significa riprendere la tradizione in toto, significa rileggere semmai la tradizione con gli occhi delle novità avvenute tra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '80. Quali sono queste novità? Le abbiamo dette prima, no? Il suono sintetico, il synth-pop, i brani che si fanno radiofonici, MTV, la forma canzone e la new wave, l'essere— bisogna essere vestiti in un certo modo, eccetera eccetera. Ecco, loro fanno una scelta, diciamo, musicalmente opposta. Non la fanno da soli. Il bello di questa band è che non nasce da sola, ma nasce all'interno di una scena, una vera e propria scena musicale. Cos'è una scena musicale? Si può definire tale quando condivide aristotelicamente le principali unità, quelle di luogo, di tempo e diciamo anche di azione, azione in questo caso contenuto musicale. Di luogo e di tempo, perché appunto siamo agli inizi degli anni '80 in America, in California. Il contenuto musicale è appunto questo qui, un contenuto che vuole rileggere la tradizione, quindi non fare tabula rasa del decennio precedente o anche del ventennio precedente, ma rileggere la tradizione da, diciamo, da un punto di vista appunto che è quello degli anni '80, e quindi anche tenendo conto delle principali novità che che la musica degli anni '80 ha portato. Tra le principali novità c'è una certa compattezza, non intendo tanto compattezza riferita alla lunghezza dei brani, quanto compattezza della trama musicale. E poi c'è la batteria, la batteria del punk. Qui Dennis Duck la riporta perfettamente, è un metronomo perfettamente martellante, non sbaglia mai. È un drumming talmente preciso da poter permettere poi in qualunque momento, anche a un semplice suono, a una semplice nota distorta, di sembrare di avere lo stesso effetto che poteva avere un lungo solo di chitarra nel decennio precedente. Oh, parlavo di una scena. Come si chiama questa scena? Questa scena ha un nome particolarissimo, si chiama "Puzzley Underground. Cos'è il paisley? Il paisley è un motivo ornamentale, un motivo iconografico. Immaginate praticamente una goccia d'acqua, una goccia d'acqua quindi con, diciamo, quel pancione della goccia d'acqua. Intanto mentre parlo cambio il CD perché passiamo adesso in studio, ascoltiamo un brano da The Days of Wine and Roses. Dicevo, questo motivo iconografico è appunto una goccia d'acqua con il pancione in basso, la punta della goccia in alto leggermente, leggermente ricurva verso sinistra. E negli anni '80 questo motivo era abbastanza in voga ed era ornamento dei disegni dei maglioni di questi ragazzi o delle camicie, quindi tutti andavano in giro con vestiti dove appariva questo motivo. Da qui nasce il nome di Pas de l'Ardenne, che si ispira alla tradizione del decennio precedente, ma in particolar modo alla tradizione della California, quindi una tradizione che ricchissima, una tradizione che— faccio un po' di nomi, faccio un po' di nomi tanto per cercare di inquadrare la band e il movimento. In California pensiamo alla psichedelia dei Doors, pensiamo alla psichedelia di diverso tipo dei Love, Pensiamo a Jefferson Plain, pensiamo anche sempre in California, non tanto alla psicodelia quanto a un certo tipo di chitarra, di uso della chitarra elettrica molto irruente, ma che nello stesso tempo porta in sé, pur nella sua elettricità, la tradizione del folk. E qui mi riferisco soprattutto a un personaggio come Neil Young. Oppure pensiamo anche alla psichedelia più rumorosa di Jimi Hendrix. Ecco, questi sono i grandi riferimenti del past leander, di band come Dream Syndicate, che probabilmente è la band più rappresentativa. Ma non solo Dream Syndicate, pensiamo alle Bengals, Bengals che poi, se non ricordo male, proprio negli anni '80 acquisirono un po' uno statuto mainstream che inizialmente non avevano. Insomma, erano, diciamo, la parte più, probabilmente più commerciale, più spendibile radiofonicamente di questo movimento. Pensiamo a Rhyme Parade, a Green on Red, pensiamo a Yopal, Yopal che, se non ricordo male, un componente dei Dream Syndicate, la bassista Kendra Smith, poi trasmigrò appunto negli Opal. Ok, continuo a parlare anche troppo, passiamo, andiamo alla seconda, al terzo brano che vi volevo far ascoltare, un brano che mi ricorda nel suo modo di cantare un pochino Bob Dylan, ma nello stesso tempo ricorda anche tanto, abbastanza i Doors. Allora, facciamolo partire il brano dall'album The Days of Wine and Roses, è appunto The Days of Wine and Roses.
L'inizio si inizia effettivamente di corda un po'.
Un po' Bob Dylan. Mentre il brano va avanti, comunque volevo ricordare le formazioni, perché le formazioni variano. Hanno questo elemento, anzi hanno due elementi che sono fissi, che sono Sting Wynn, il leader, autore della maggior parte delle musiche di tutti i brani, e chitarra ritmica. Nella primissima formazione hanno Karp Rekoda. Qui stiamo ascoltando appunto un brano della primissima formazione. Karp Rekoda è la chitarra solista, fra poco lo sentiremo in tutto il suo splendore. Hanno una bassista, bassista e vocalista, che è Kendra Smith, anch'essa la ascolteremo più avanti, un brano molto particolare. E poi hanno questa batteria martellante che non perde un un colpo, un quattro quarti chirurgico, un quattro quarti che ti stende veramente, che è Dennis Duck, che sarà presente in tutte le successive formazioni. Allora, allora, allora, mettiamo un po' di volume, ascoltare bene la batteria. Qui siamo in studio, eh, questo è appunto un brano in studio e volevo farvi notare come l'energia questi brani studio non differisce particolarmente da quelli live. Questa è una delle particolarità di questa band: suonare in studio come si suonasse dal vivo. Batteria e chitarra. Che spettacolo, eh! Altro che synth pop! Sentite che passione per il suono distorto, per il feedback, per il riverbero. E nello stesso tempo sentite la batteria sotto com'è moderna, com'è chiaramente figlia del punk. Un brano Trascinante, veramente trascinante. Qui si capisce come non si tratti di un, come dire, di un revival di tipo nostalgico, appunto, di un atto di conservazione ottusa. Qui ci sono elementi di novità che negli anni '70 non c'erano. Fondamentalmente questi due, cioè questa batteria così quasi ipnotica che ti permette di costruirci tutto sopra. È un martello, un grande, un eccezionale martello. Ma direi pure questo discorso fra chitarre, fra ritmica e la solista, un discorso che probabilmente ha le sue radici nei Television, nella band di Mark Moon di fine del 1977, dove forse per la prima volta volta sentiamo le due chitarre dialogare, due chitarre dialogare in questa maniera. Ecco, questi sono due elementi di grande modernità che ripropongono la tradizione, che plasmano la tradizione. E riecco Steve Wynne che canta un po' come Bob Dylan. E adesso cambio nuovamente il CD, passiamo all'album in studio del 1984 che è Medicine Show, Medicine Show, e metto un brano dove non canta— scusate, c'è la radio in sottofondo— dico, dove non canta Steve Wynne, canta Kendra Smith, la bassista. Ed è un brano particolare, molto più calmo di quelli che abbiamo ascoltato adesso, che mostra chiaramente un altro debito, un altro punto di riferimento di Driel Syndicate, anch'esso americano, anch'esso appartenente alla tradizione, anch'esso diciamo appartenente a questo ampio genere che si usa definire psichedelia. Questa volta però non la psichedelia della West West Coast, non la psichedelia di Jefferson Pray, di Love, di Doors, nemmeno di Jimi Hendrix, è la grande splendida psichedelia di Velvet Underground. Quindi dalla West Coast passiamo alla East Coast. Allora, un secondo. Scusate, nuovamente un cambio di CD, ieri ero confuso, ma questo è come si usava dire una volta, il bello della diretta. Allora, parlo di Too Little Too Late, quindi Too Little Too Late canta Kendra Smith. Una Kendra Smith in versione Nico. E questo direi proprio un omaggio a Velvet Underground, al primo album di Velvet Underground. Certo, la voce di Kendra Smith non è tenebrosa come quella di Nico, ma è un bell'omaggio. E questa è proprio la classica psichedelia di stampo velvettiano, un po', come dire, un po' stonata, ondeggiante, effetto chiare, effetto di stupefacenti che tutto rallentano. Oh, correggo un'imprecisione detta prima, To Little Too Late è sempre dall'album The Days of Wine and Roses. Passo ora, sfumando Kendra Smith, all'ultimo brano con cui chiudo il podcast. Stavolta cambio veramente CD, scusate. Adesso rientrerà la radio, passiamo appunto a The Medicine Show, album del 1984. C'è stato nuovamente un cambio di formazione, se n'è andata Kendra Smith. C'è ovviamente Steve Winch, c'è ovviamente Dennis Duck, c'è ancora Carl Precoda, e qui lo sentiamo in tutto il suo splendore nel brano che sto per proporvi. Candace Smith sarà sostituita da Dave Provost. Il brano che adesso vi propongo si chiama John Coltrane Stereo Blues, che è un brano lunghissimo ed è un po' il cavallo di battaglia dei Dream Syndicate, che viene riproposto sempre in tutte le loro esibizioni dal vivo. E tra l'altro, Dream Syndicate verranno a Roma nel mese di gennaio 2026, proprio in occasione del quarantennale dell'uscita di Medicine Show. E quindi io ci sarò e non vedo l'ora di sentire dal vivo questo lavoro, in particolar modo questo brano, John Coltrane Stereo Blues. Allora, John Coltrane Stereo Blues, John Coltrane Stereo Blues, vediamo un po' se lo prendo. Eccolo qua, buon ascolto! Questo è veramente uno spettacolo. Sentite che semplicità e che pulizia. Sicuramente questo è un album più pulito del precedente, però mi interessa sottolineare la semplicità musicale, ed è la perfezione raggiunta con la semplicità. Permettetemi questa metafora, la definirei la pizza margherita del rock and roll.
I'll keep your hands off the shades, baby. No one gonna care when the moon goes dead. Oh, and I might have said something sometime, but I don't care what I might have said. We're gonna take it, move it, send it down. We're gonna send it back to where it came. Yeah, yeah, yeah, yeah. Gonna be all right.
Questa è musica nel traffico, questi sono i Dream Syndicate, io sono Fabio Massimo Franceschelli e lascio andare il brano, lascio andare il brano e per un po' di minuti ce l'ascoltiamo, ve l'ascoltate. Un abbraccio a tutti, ci sentiamo alla quarta puntata.
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