Gong, viaggio nella psichedelia di Radio Gnome Invisible

In this episode of the Italian podcast "Musica nel Traffico" (aired 14 April 2026), host Fabio Massimo Franceschetti guides listeners through Gong’s seminal Radio Gnome Invisible trilogy (Flying Teapot 1973, Angel’s Egg 1973, You 1974). The program interleaves short excerpts from the albums with detailed commentary on the music, the band’s ever‑changing line‑up, and the elaborate mythological narrative that underpins the three‑part rock‑opera. Franceschetti identifies key contributors – vocalist/poet Gilli Smyth, guitarist/vocalist David Allen, synthesist Tim Blake, saxophonist/flutist Didier Malherbe, percussionists Rashid Ouari, Pierre Morlain, and later Steve Hillage – and explains their instrumental roles (analog VCS‑3 synths, glissated guitar, space‑whispers, jazz‑inflected percussion). He situates Gong within the broader 1970s progressive/psychedelic scene, drawing parallels to Pink Floyd, King Crimson, Genesis, and the Canterbury sound of Soft Machine, while highlighting the band’s communal, quasi‑spiritual ethos that blends Eastern mysticism, consciousness‑expansion, and post‑acid humor. The narrative of Zero the Hero, the Witch Yoni, the Potid Pixies, and the Dottori dell’Ottava is recounted as a vehicle for musical storytelling, illustrating how the albums shift from narrative‑driven pieces in the first two records to more instrumental focus in the final one. Throughout, the host’s tone oscillates between scholarly analysis, enthusiastic reverence, and playful satire, aiming to convey the richness of Gong’s soundscape and its cultural significance.
Chapters
E questa atmosfera quasi chiesastica apre questa puntata. In realtà non è un organo, ma è un sintetizzatore, sintetizzatore di quelli che andavano negli anni '70. Al sintetizzatore è Tim Blake.
Molto evocativo, sfuma.
E passa al brano successivo, che ha un inizio direi molto, molto narrativo. C'è questo flauto in sottofondo che dà subito l'idea di un progressive, quindi di una di quelle narrazioni tipiche del progressive, narrazioni che hanno a che fare con storie fantastiche, magari con il Medioevo. La voce, la voce di David Allen. I love you, dice. David Allen sta interpretando un personaggio che si rivolge con questo "I love you" a sua volta ad un secondo personaggio a cui è dedicato tutto l'album. Il secondo personaggio è Zero the Hero, l'eroe zero, l'anti-eroe. Sentite questa voce, questo modo di cantare così così appunto anni '70, così pieno di enfasi, enfasi sulla parte melodica, che appunto un marchio di fabbrica, uno stereotipo, uno stilema della musica di quegli anni. Però adesso sta variando qualche cosa, sta entrando, sta entrando una percussione. Percussioni precisamente di Rashid Ouari. Rashid Ouari. L'inizio, la voce era di David Allen. Il sintetizzatore era di Tim Blake. Alle percussioni Rashid Ouari. Sono due brani che vanno in successione, uno dopo l'altro. Adesso ci stiamo spostando su territori che lambiscono il jazz. È entrato un sassofono, non un sassofono qualunque, è entrato il sassofono di Didier Malherbe, che tra l'altro già si era affacciato durante il brano perché era lui il suonatore di flauto. Lidye Malherbe. Alle percussioni Rashid Wari. Laurie Allen alla batteria. Il primo brano, quello introduttivo, quello con il sintetizzatore, si intitolava The Octave The Doctors and the Crystal Machine. I Dottori dell'Ottava e la Macchina di Cristallo. Questo secondo brano si chiama Zero the Hero and the Witch's Spell. L'Eroe Zero e l'incantesimo della strega. Loro sono i Gong, loro sono i grandi Gong, incredibili Gong. Siamo negli anni '70, nei primissimi anni '70, e oggi parliamo di questa band che è— e mi interrompo, non posso che interrompermi perché sta entrando un marchio di fabbrica dei Gong ancora prima di di avermi dato l'opportunità di dire chi sono i Gong. Sentite, sentite questi sussurri spaziali, questi sospiri spaziali. Space Whispers, appunto, marchio Gong, tipico dell'estetica Gong. Questa voce processata con effetti di eco, di riverberi, è la voce di Gillie Smyth, cofondatrice dei Gong, insieme insieme a David Allen. È il 1973, l'album è Flying Teapot, teiere volanti. Anche, anche Gilliesmite sta interpretando un personaggio, perché qui c'è una narrazione dietro. Dopo ne parlo. È il personaggio di una buona strega, la strega Yoni, la strega Yoni che sta cercando di sedurre o di attirare l'attenzione dell'eroe Zero, the Zero, the Hero. È un brano complesso, siamo nell'ambito dell'opera rock. E quindi la narrazione ha la sua importante parte, direi ancor più della musica, perlomeno in questo primo capitolo di questa grande opera rock, che in realtà è una trilogia, la trilogia di Radio Noam Bazipol. Ed ecco che il brano si sta aprendo. Si sta aprendo verso un movimento cullante, molto morbido, condotto dal sassofono di Didier Maherb. Va verso sonorità che a me personalmente ricordano molto i Pink Floyd. D'altronde siamo nel 1973. Nel 1973 pensate che esce Flying Teapot dei Gong. Esce The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, esce Love Stunks in Aspic di King Crimson. Solo un anno dopo escono The Lambles Down Broadway di Genesis. Pensate che stagione spettacolare per la musica, per il progressive, la psichedelia, la musica d'avanguardia. Un'esplosione di suoni, la voce di Billy Smyth in prosedio insieme al sax di Didier Mahert. Sono i Gong, band fondata nei primi anni '70, o meglio a cavallo fra fine anni '60 e primi anni '70. Da David Allen e da Gillies Mike. Band dalla produzione lunghissima, band dalla storia infinita. Non è nemmeno una band, è un collettivo, è una comune, è una famiglia, è un insieme di generazioni di musicisti che si sono tramandati questo nome, il nome Gong. Una vera e propria famiglia con figli, nipoti, parenti, a volte anche parenti serpenti. Che meraviglia questo crescendo che non ho voluto interrompere. Adesso sfumo perché fra poco passerò ad un secondo CD, ad un secondo album, perché Flying Teapot è solamente il primo capitolo di una trilogia. L'ho detto prima, la trilogia di Radio Gnome Invasible, ed è una trilogia che si sviluppa tra il '73 e il '74 con la successione di 3 album: Flying Teapot, il primo, Angel's Egg, il secondo, You, il terzo. Oggi ci sentiremo insomma i momenti più significativi di questi 3 album. Il primo, Flying Teapot, è abbastanza frammentato perché essendo un'opera rock, quindi narrando un corpus orale e scritto abbastanza particolare, la musica necessariamente cede qualche cosa all'interpretazione, quasi un'interpretazione di stampo, come dire, quasi teatrale e anche narrativo. E quindi ci sono molti momenti frammentati che Suonati, come dire, presi da soli e passati alla radio da soli, forse probabilmente perdono anche un po' il senso del loro essere, della loro utilità. E ho preferito concentrarmi sui brani più lunghi, quelli che abbiamo sentito in questo momento, mentre sentite— credo che si sentono, anche se ho abbassato molto— le urla della strega Ioni. Di Gillies Smythe. I primi due brani che ho passato erano appunto questo "The Oath of Doctors and the Crystal Machine", che è un brevissimo brano di circa 1 minuto e 40 di sintetizzatori, sintetizzatori analogici dell'epoca ad opera di Tim Blake, che utilizzano il suono sintetico per creare delle diciamo dei momenti di trance sostanzialmente per andare in direzione di un suono che permetta, e questo è presente un po' in tutta l'evoluzione dei gong, che permetta alla musica di aprire la coscienza dell'ascoltatore e anche del suonatore, anche del musicista. Quindi la musica come vettore di scoperta, di apertura di nuovi mondi, di apertura della coscienza. Non è più semplicemente una musica come vettore di avanguardia musicale, che è cosa che è tipica della psichiatria progressive di quegli anni, ma ripeto, è anche una musica che si inserisce in un discorso che porta con sé anche aspetti di natura comunitaria, culturale e religiosa. E religiosa perché poi l'idea della musica come come vettore che ci può portare ad una scoperta di una realtà altrimenti invisibile è appunto un'idea tipicamente orientale. Oddio, appartiene anche un pochino alla tradizione occidentale, però diciamo che negli anni '60 viene scoperta soprattutto attraverso il suo essere mutuata dall'Oriente, in particolar modo dall'India, ma non soltanto dall'India, anche dal vicino Oriente. Ed ora, prima di parlare del secondo album, di parlare un pochino anche della storia dei Gong, che è una storia spettacolare, una storia bellissima, una storia che affonde le radici nella nascita stessa della grande scena di Canterbury. Adesso passo al secondo CD, e quindi chi mi segue sa— a proposito, questa è musica del traffico— chi mi segue sa che nel passaggio tra un CD e un altro succede di tutto. Casca il CD, parte la la radio con le partite, probabilmente. In questo momento io ho iniziato la trasmissione guidando, ma poi subito ho trovato parcheggio. E niente, adesso mettiamo il secondo CD, che appunto Angel's Egg, l'uovo, l'uovo degli angeli, l'uovo dell'angelo, l'uovo dell'angelo. Allora, e in questo uovo dell'angelo c'è una successione di 5 pezzi molto brevi che però in tutto fanno circa una dozzina di minuti, sono non solo, però principalmente strumentali. Anche in questo secondo album, anche in Angels Egg, la necessità di interpretare dei personaggi, di narrare questi personaggi, prende un po' il sopravvento sulla necessità stessa di costruire brani particolarmente complessi, brani musicali particolarmente complessi. In alcuni momenti è così, in altri momenti lo è di meno. Diciamo che questa necessità i Gong la perderanno nel terzo capitolo della trilogia, la sentiamo dopo. Quindi in questo momento io adesso vi passerò una successione di 5 brani, ci parlo sopra come sempre, diciamo, senza fermarmi da un brano all'altro. Vediamo un po'. Where is it? Penso di sì. Flute salad, insalata di flauto. E qui il flauto di Didier Malherbe, uno dei grandi musicisti grandi musicisti dei gong. I gong sono tutti grandi musicisti. Sentite che meraviglia questo flauto traverso, un flauto processato elettronicamente, tant'è che la musica sembra innaturale, cioè non sembra una musica, come dire, acustica. Non escludo tra l'altro che ci sia anche un intervento dei sintetizzatori di Tim Blake. Sentite questa sorta di mantra musicale che attinge alla tradizione indiana. Quindi il flauto ci porta subito nel progressive, ma la costruzione, la frase di questo flauto ci porta nella psichedelia. Non la psichedelia West Coast, The Grateful Dead, non certo la psichedelia urbana The Velvet Underground. In questo momento nemmeno la psicologia, la psichedelia space dell'Inflorio, diciamo, di una, parliamo di una psichedelia appunto orientale, semmai debitrice dell'insegnamento di Terry Riley. Flute Salad, si tratta di flauto, l'album "Home is Hungry's Egg" del 1973, 11 mesi dopo "Flying Teapot". Siamo transitati alla traccia successiva: "Oily Way", la via oliosa. Che cosa narrano i Gong in questi album? Ecco, narrano un corpus mitologico, diciamo così, che non è un corpus mitologico completamente inventato, non attinge a nessuna tradizione orale particolarmente, come dire, non è oggetto delle ricerche degli antropologi, no, questo è un parto della fantasia di quell'incredibile personaggio che è stato David Allen. Siamo a cavallo fra gli anni '60 e gli anni '70, siamo in un momento in cui la cultura, o meglio, la controcultura giovanile si basa sulla psichedelia, sulla vita comunitaria, sull'assunzione di droghe, in particolar modo sull'assunzione di acidi. Oily Way, Via Oliosa, un brano a firma David Allen e Didier Malherbe.
Tricksies riding on the teapot taxis. How's the plan, young missy? If everything goes wrong today, fill your teapot up with tea. Come and take a ride with me. Ooh, I, I be brave. I be brave. It's not the Milky Way. I be brave. It's not the only way.
I be brave. OK, adesso riprendo. Mi dà un po' fastidio parlare mentre canta. Riprendo dopo. Ecco, solo per farvi notare i cambi di registro e cambi di ritmo che ci sono in questo, in questo brano, che sono proprio tipici della narrazione, diciamo, dell'opera rock, del narrare una storia all'interno di un album. Quindi una storia che ha tanti personaggi, e quindi l'interpretazione di questi personaggi, il raccontare la storia questi personaggi, quello che avviene. E quindi stavo dicendo, cosa avviene? Di che storia si parla? È la storia del, diciamo così, del pianeta Gong, la mitologia del pianeta Gong, che secondo le cronache dell'epoca, le cronache ovviamente spinte da David Allen stesso, nascono a seguito di una visione di David Allen, una visione credo Dalle parti di Mallorca, lui viveva appunto a Mallorca, cioè è stato un periodo in cui Mallorca era un po' il centro della culla, perlomeno è stata la culla della nascita di due band importanti del Canterbury Sound. Sentite adesso questo spostamento verso atmosfere berbere. I due band del Canterbury Sound quindi Soft Machine e i Gong. Quindi a Mallorca lui tra l'altro frequenta un salotto letterario, ma che ovviamente è completamente fuori posto questo modo di dire riguardo alla cultura musicale dell'epoca, però è di fatto una scena dove si aggirano scrittori, musicisti intorno alla figura di Robert Graves, il poeta inglese. David Allen, australiano, che all'epoca aveva, aveva, aveva, aveva, beh, forse un 28-29 anni, grande fumatore di hashish, grande fumatore di erba, e persona che apprezza molto i viaggi psichedelici attraverso l'LSD. Ha una visione, ha una serie di visioni, così lui racconta, mentre questo viaggio strumentale continua ad avanzare. In questa visione trova questa storia dove il protagonista è Zero the Hero, un personaggio che viene contattato da strani, buffi esseri verdi alieni, alieni che provengono dal pianeta Gong, alieni che attraversano l'immensità dello spazio volando all'interno di teiere volanti, di flying teapot. E questi esseri verdi che sono i Potid Pixies comunicano tra di loro attraverso le frequenze di una radio, la radio del pianeta Gong, che è la Radio Gnome Invasible, e sono portatori di una missione da parte, diciamo, dei loro leader. I loro leader sono i Dottori dell'Ottava, e questa missione passa attraverso l'iniziazione, la scoperta di una coscienza. Intanto sentite Gillies Might che cosa sta facendo. Quindi l'iniziazione, l'apertura della coscienza a ad una realtà impermanente nascosta. Sentite quante suggestioni di natura indiana e buddista ci sono. E guida questo eroe, se voglia, attraverso una serie di fasi iniziatiche che passano appunto con la conoscenza di Petite Pixies, con la conoscenza di questa strega buona Ioni e tanti altri personaggi che io nemmeno ricordo È un tipo di narrazione, conoscendo David Allen, molto molto molto ricca di ironia. È qualcosa che si potrebbe definire, utilizzando un gergo un pochino volgare, però molto, secondo me, molto appropriato, un vero e proprio cazzeggio post-acido. Ripeto, conoscendo un personaggio molto carnevale, pazzesco qual è stato David Allen. Non ho mai creduto che questa mitologia che lui si è inventato avesse una, come dire, una finalità che non fosse niente di più quella del riderci sopra. Però in questo riderci sopra tutto sommato ci sta anche la stessa cultura di quegli anni, è una cultura molto basata sull'ironia, sullo scherzo, sulla risata anarchica che vi seppellirà. Quindi in In questo senso Radio Gnome Invasible raccoglie sia la necessità appunto di— intanto ho variato il— siamo passati a un brano 11, lo lascio sfumare. Cioè, raccoglie sia la necessità attraverso la musica di farsi veicolo delle atmosfere, sensibilità, delle suggestioni orientali, sia di portare questa modalità ricca di sberleffi, ironica, carnevalesca, quindi assolutamente non seria, di affrontare questioni che invece qualcun altro avrebbe ritenuto molto serie, come appunto le questioni di ordine religioso, Le questioni di ordine filosofico, quindi c'è un essere nello scherzo e nello stesso tempo esserne fuori. I Gong sono tra i più grandi rappresentanti di questo tipo di cultura, perché i Gong non sono semplicemente una band, i Gong sono, come ho detto prima, fondamentalmente una comune. Loro si formano intorno a questi due leader che sono David Allen e Gillies Mait. Si formano a Parigi, prendono possesso di un casale abbandonato nella provincia parigina e lì iniziano a fare musica e a pubblicare brani, a pubblicare, a fare concerti. Hanno un grande rapporto con la scena inglese di Canterbury. Perché ne hanno questo grande rapporto? Questo magari lo vedremo lo vediamo dopo. C'è un motivo molto, molto chiaro, se vogliamo svelarlo subito, perché David Allen pochi anni prima di fondare i Gong fonda anche i Soft Machine, quindi la band principe del Canterbury Sound. Quindi è un personaggio, come dire, fertile, fertile di proposte, fertile di idee, fertile di di avventure musicali. E quindi dicevo, all'interno di questa comune la famiglia Gong, che è una famiglia inizialmente che ruota intorno a Tim Blake, a Gilles Smythe, a Didier Malherbe, a Tim Blake. Poi si aggiunge il grande Steve Village, un chitarrista psichedelico fantastico. Steve Village lo sentiremo soprattutto nel terzo, nel terzo album che fra poco vi passerò. E l'album successivo si aggiunge Pierre Moreland che è un grande percussionista e batterista, e quindi Pierre Moreland insieme a Mike Oulette che è il bassista faranno, come dire, faranno la base, la base ritmo jazzata per far sì che la musica, la musica che ha nella testa David Allen possa dispiegarsi in tutta la sua ricchezza ricchezza compositiva, che è una ricchezza che attinge ovviamente alla psichedelia, perché è la musica di quegli anni, ma come è nell'avventura, nei propositi, nello stile del Canterbury Sound, attinge tantissimo anche al jazz. E in questo suo essere aperto a ogni tipo di contaminazione necessariamente poi fa anche, anche se malgrado, anche senza volerlo, fa parte del movimento progressive. E adesso da Angels Egg passiamo a due brani di U. Due brani di U. Adesso vado a sfumare il CD. Se entra la radio e ci racconta le partite, scusate, non è colpa mia. L'album U che è del novembre 1974, dell'album che chiude la trilogia radio Gnome Invasible. E in You è come se un pochino la grande necessità narrativa, cioè il rapporto stretto della trilogia con la mitologia Gong, con la mitologia di Hero Re:Zero, dei Petite Pixies e così via, si allenti un po' e dà la possibilità a questo grande collettivo motivo di concentrarsi soprattutto sulla musica. E adesso io vado avanti con due brani, praticamente quasi in successione, il quinto e il settimo. Sono molto lunghi, tra tutte e due fanno circa 20 minuti, e quindi parlerò poco, poco, perché secondo me sono brani meravigliosi. Sono brani che, se ci si domanda che cos'era la psichedelia dei primi anni '70, ecco, questi due momenti sono paradigmatici della grande musica psichedelica. Il primo è Sprinkling of Clouds, una spruzzata di nuvole, chiamiamola così, e il secondo è The Isle of Everywhere, quindi l'isola di ogni dove, l'isola di di ovunque. Che altro dire di questi brani? Beh, intanto la formazione è esattamente la stessa che aveva dato vita all'album precedente, quindi all'album Hunger's Egg. La ripeto: David Allen che canta e suona la chitarra. Tra l'altro, David Allen suona la chitarra con uno stile tutto suo particolare, che è la chitarra, la cosiddetta chitarra glissata, Quindi un suono di chitarra riverberata attraverso il movimento del dito o di un pezzo di metallo che va a muovere le corde e quindi va a fare riverbero sulle note. Un altro grande chitarrista, l'abbiamo detto prima, Steve Village, Gil Smith, che con i suoi space whispers, con i suoi sussurri spaziali, il grande Didier l'abbiamo sentito prima al sassofono e al flauto traverso, e un altro grande, Tim Blake, con i suoi sintetizzatori. Abbiamo la base ritmica, Mike Oulette al basso e Pierre Morlain alla batteria e alle percussioni. Alle percussioni ci sono anche gli inserti con Mireille Bauer e Benoît Morlain, ed è citata anche un'altra vocalist, Miquette, Giro di, ok, e quindi adesso, adesso facciamo partire questo, questo album. Qui potete apprezzare anche la vicinanza con le atmosfere minimaliste di Terry Riley, ma tutto sommato anche di Tangerine Dream, e perché no, anche dei Pink Floyd. Tim Blake, Tim Blake, che suona un sintetizzatore VCS3, VCS3. Una spruzzata di nuvole, a sprinkling of clouds. In questi due brani, se non ricordo male, non si parla, a parte la mia vociaccia. I brani sono interamente instrumentali. E ne approfitto per dirvi poi in che senso David Allen è legato alla marcia delle soft machine. È una storia un po' che conoscono tutti, non mi piace ripeterla. Inizia nel 1960 quando David Allen, che è un australiano Credo di Melbourne, non vorrei sbagliarmi, ma credo di Melbourne, di Melbourne, australiano, musicista, appassionato di jazz, in particolar modo di Sam Ra, del jazzista Sam Ra, e anche appassionato della letteratura beat, no? Baroque, sostanzialmente baroque. Si trasferisce a Parigi e una volta trasferitosi a Parigi inizia appunto a frequentare i luoghi dove i grandi poeti della poesia, della letteratura, i luoghi frequentati da questi grandi personaggi e con l'idea appunto di approfondire ancora ancora di più quel crogiolo di musica che sta avvenendo in Europa, decide di trasferirsi a Londra. Non trova casa a Londra, lo trova vicino, lo trova a Canterbury, dove viene, dove affitta a tutti gli effetti una stanza, una stanza all'interno di una famiglia, famiglia Elledge, Elledge White. Wyatt. E lì all'interno di questa famiglia c'è un adolescente di più giovane di lui, di circa 8 anni più giovane di lui, penso un quattordicenne, un quindicenne, di nome Robert, Robert Wyatt. E quindi Robert Wyatt ha la sua cameretta da adolescente a fianco, a fianco alla camera in affitto di David Allen. E nonostante la differenza di età, i due si si trovano subito perché hanno praticamente la passione per gli stessi album di jazz. E qui inizia l'avventura canterburiana di David Arden, perché David Arden diventa praticamente il, come dire, il fratello maggiore, fa un po' il leader, il leader proprio per motivi anagrafici, di un gruppo di amanti della musica, come dire, della musica strana, amanti della musica strana in questa cittadina di provincia che era Canterbury all'epoca. E tra gli amanti di questa musica strana c'era Robert Wyatt. Sentite ora il brano come, come si apre. C'era Robert Wyatt, c'era Mike Radledge, c'era Hugh Gopper, c'era Kevin Ayers, c'erano gli Soft Machine. Gli Soft Machine nascono intorno a David Allen. Prima che nascono gli Soft Machine Nascono altre band importanti, nasce il David Allen Trio dove si recitano appunto le poesie beat improvvisando jazz. David Allen Trio con Robert Wyatt, David Allen ovviamente e Hugh Gopper. Poi nascono i Wildflowers dove c'è anche il signor Sinclair che a poco dopo darà vita a un'altra band importantissima del Canterbury Sound, Richard Sinclair, darà vita ai Caravan. E poi è tutto un— come normale tra giovani— è tutta una serie di viaggi tra Parigi, Mallorca, Londra, Canterbury, Parigi, Mallorca, Londra, Canterbury. Finché Kevin Ayers, Robert Wyatt, Mike Redbridge e David Allen decidono di fondare Grandi Immensi Soft Machine. E questo è Steve Lawrence. Sentite il lavoro di base ritmica? Sentite cosa stanno facendo? When there's a rapacity di carica di questo tipo, può farci tutto sopra. E quindi dove ero rimasto? Alla fondazione dei Soft Machine e ancor prima di registrare il primo album ad un piccolo tour parigino. Ale continuava a frequentare Parigi, appassionato dal fatto che Parigi fosse insomma la patria di non so, appunto dei grandi poeti dell'epopea Beat, tra cui Allen Ginsberg. Si narra che Allen abbia proprio vissuto nella stessa stanza dove aveva alloggiato Allen Ginsberg. E fanno questo piccolo tour a Parigi e poi nel momento di rientrare in Inghilterra, alla frontiera scoprono che il il visto da turista, diciamo, il visto provvisorio per l'Inghilterra di Allen era scaduto e non lo fanno rientrare. Quindi tre quarti dei Soft Machine rientrano in patria, David Allen rimane a Parigi. Rimane a Parigi e cosa fa? Fonda i Gong. Da quel momento le due bande, come dire, il quartetto si divide e nascono due band, due band importantissime, fondamentali e vanno, e ognuna di queste, di questa band andrà per la propria strada, per la propria stupenda, splendida, fantastica, seminale strada. E passiamo al brano successivo. Gillis Byte, The Eyes of Everywhere. Questa isola che sta ovunque, l'isola di ogni dove. In questo brano, un brano molto lungo di circa 10 minuti, io lo lascerò andare fino alla fine. E qui c'è tutto, veramente c'è tutta la musica dei gong. Vi invito ad ascoltarlo con attenzione perché qui si capisce che eccezionali musicisti fossero i gong. Space Whispers, Gilliesmire. Sussurri spaziali, sospiri spaziali, voci e lamenti spaziali. Con un piede sulla magia, un piede nella stregoneria, un piede nella sensualità. Pierre Morlain, Pierre Morlain alla batteria. Mike Paulette al basso elettrico. La voce sensuale, un po' maliziosa, di Gillies Mike. È una psicodelia tutto sommato molto, molto morbida, strizza un pochino l'occhio all'easy listening, nello stesso tempo è eccezionalmente ricca, una tessitura veramente rigogliosa e complessa. E tra poco salirà in cattedra il sassofono di Didier Malherbe. L'annuncio, casomai me lo dimenticassi dopo, ma fra poco sentirete cosa è in grado di fare Didier Malherbe.
Eccolo, eccolo!
Sentite anche l'In-Play, che è il sintonizzatore. Questa è Musica nel Traffico, l'unica trasmissione, l'unico podcast che dissolve le file del traffico ed andare in giro Roma con Didier Malherbe sottofondo fa svanire ogni fila, ogni semaforo, ogni stress. Che spettacolo, che spettacolo, ragazzi e ragazze! Un poeta, Didier Malherbe, un poeta. Construisce frases poetiche nel suo sassofono.
E questi sono i Gong, l'album Hey You del 1974, trilogia Radio Gnome Unplazable.
Il brano è il brano 7 di You. The eyes are everywhere. Ed io, modestamente, sono Fabio Massimo Franceschetti, in questo podcast che è Musica nel traffico all'interno della radio filosofica Vivere Filosofale.
Entra la guitarra.
La glissata di David Allen. E sentite anche il tappeto di Tim Blake ai sintetizzatori. E qui la chitarra è anche di Stevie Nash.
Hello, hello, stay relaxed.
—E mentre Steve Hillage dialoga con David Allen, appoggiandosi sulla base ritmica di Pierre Bourlaine e Michael Ouellette, Io vi saluto, lascio sfumare il brano e saluto tutti e tutte. Chiudiamo questa puntata di Musica nel Traffico dedicata ai Gong. Buon proseguimento di ascolto.
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