HEGEL, di Battisti e Panella (Musica nel Traffico)

In this episode of the Vivere Filosofare series titled “Musica nel traffico,” host Fabio Massimo Franceschelli drives through Rome while dissecting Lucio Battisti’s 1994 album Hegel, the final collaboration with lyricist Pasquale Panella. He frames the listening experience as a philosophical antidote to the alienation of daily traffic. Franceschelli situates the album in its 1994 cultural‑political context—Berlusconi’s rise, Craxi’s exile, the Yugoslav wars, and contemporary pop culture milestones—highlighting how these events color the album’s reception. He analyses the album’s visual identity (the stark white covers and the oversized “E”), its shift from 80s synth‑pop to a 90s techno/house‑driven electronic sound built on loops, and the way Battisti’s highly processed falsetto becomes an instrument atop the rhythmic foundation. A large portion of the monologue is devoted to Panella’s lyrical style: hermetic, baroque, surreal, and deliberately non‑narrative, contrasting sharply with Mogol’s more straightforward storytelling. Franceschelli walks through specific tracks—“La Moda nel Respiro,” “Estetica,” and the title track—illustrating how the music, lyrics, and production embody a philosophical “aesthetic” that mirrors the driver’s experience of traffic. The episode ends with the host parking his car, reflecting on the journey, and promising the next “Musica nel traffico” installment.
Chapters
Buongiorno, buongiorno a tutti. Io sono Fabio, Fabio Massimo Franceschelli, e questa è la radio filosofica di Vivere Filosofare. E precisamente questo è un podcast, un podcast che ho voluto chiamare Musica nel traffico. Mentre parlo potete ascoltare in sottofondo, più o meno in sottofondo, la voce di Lucio Battisti, di cui parleremo oggi. Perché musica nel traffico? Musica nel traffico perché, molto semplicemente, perché in questo momento, mentre ascolto musica, in realtà io sto guidando. Sto guidando dentro la mia auto, una pandina nera, per quel che possa interessare. Sto guidando lungo le strade di Roma, in questo momento mi trovo in Via Tagliamento, mi sto recando— ma dove mi sto recando diciamo che non ha alcuna importanza. In questo momento mi sto recando in un qualche posto e questa è una cosa che faccio praticamente tutti i giorni. Tutti i giorni io affronto il traffico di Roma e per circa 30, 35, 40 minuti, dipende dal, diciamo, dalla fortuna, dipende da da come varia il traffico durante la giornata, se c'è pioggia, se non c'è pioggia e così via, affronto appunto questa traversata romana che spesso mi porta da un quarante all'altro della città per andare a fare un qualcosa che devo fare ogni mattina, quindi un percorso alienante per un'attività altrettanto alienante E allora cosa c'è di meglio per uccidere l'alienazione della quotidianità romana dell'ascoltare musica? Questo che stiamo ascoltando è Lucio Battisti, ho detto prima, Lucio Battisti in collaborazione con Pasquale Panella. Precisamente l'album è Hegel, e visto che siamo all'interno di una una radio filosofica, visto che i podcast di questa serie si intitolano Musica e Filosofia, il mio appunto è Musica del Traffico, ma fanno sempre parte di un approccio filosofico esistenziale alla musica, allora ho pensato: ma che album migliore avrei potuto trovare per iniziare questa serie di podcast? Di uno che si intitola Hegel, Hegel 1994, l'anno di pubblicazione. L'interpretazione, ovverosia la voce cantante, è di Lucio Battisti, la musica è di Lucio Battisti, le parole sono di Pasquale Panella. E questa che ho fatto partire adesso è il secondo brano, è la canzone che— il cui titolo dà nome all'album, appunto, Hegel. E se mentre ascoltate la musica sentite una frenata, sentite un clacson, sentite anche qualche parola poco gentile, magari ad un incrocio, insomma siamo pur sempre nel traffico romano, quindi come direbbero, come avrebbero detto anni fa in televisione, questo è il bello della diretta. Il nome se lo prese in prestito dai libri e fu come copiare. Ma poi Hegel, c'entra qualcosa effettivamente il filosofo Hegel con l'album di cui parliamo? Non lo sappiamo, non lo sappiamo perché in fin dei conti poi tutta la produzione di Battisti in collaborazione con Pasquale Panella, una produzione iniziata verso la fine degli anni '80, e protrattasi fino appunto ad Egel, che è l'ultimo album del 1994, è una produzione avvolta da tanti punti interrogativi, non tanto relativamente alla musica quanto semmai appunto ad aspetti più pertinenti alla comunicazione verbale, verbale o visiva. Verbale, quindi mi riferisco in particolar modo ai testi di Lucio, di Pasquale Panella, E visiva mi riferisco alle immagini degli album, no? Gli album di questa collaborazione sono definiti gli "album bianchi". Album bianchi perché hanno tutte copertine molto chiare, fondamentalmente bianche, in gran parte con dei tratti di china, dei disegni appena accennati, di cui non sempre si capisce bene che cosa possano significare. Poi, nel caso di Hegel, Il punto interrogativo è ancora maggiormente d'obbligo perché un album dedicato ad Hegel presenta in copertina su sfondo bianco una enorme E, carattere E di stampa. E di cosa? E di end come qualcuno ha voluto pensare trattandosi questo del quinto e ultimo album della collaborazione fra Battisti e Panella, ma trattandosi tuttavia anche del ventesimo e ultimo album proprio del percorso artistico musicale di Battisti. Questo è Il canto del cigno di Battisti e, come dire, che canto ragazzi, che canto! Oppure, oppure, altra possibilità è che quella enorme E sia la E di Hegel, non l'H di Hegel, ma appunto la E di Hegel del del pronunciare il nome Hegel. Ma va bene, questi sono dettagli che possiamo lasciare insomma a un'esegesi spinta del testo, esoterica quasi. Allora, dicevo, 1994, ultimo album della collaborazione fra Battisti e Pasquale Panella, e ultimo album del percorso artistico di Lucio Battisti. 1994 significa 31 anni fa, sono tanti, sono tanti. Sì, io proprio perché li ho vissuti, ovviamente, se penso al 1994 mi sembra qualcosa abbastanza vicino nei ricordi. Non dico qualcosa di ieri, ma molto, molto, molto prossimo nella mia memoria. E invece sono tanti anni, sono passati 3 decadi. 3 decadi. Che cosa succede nel '94, nel 1994? Allora, nel 1994 vediamo un po'. Intanto a livello politico ricordiamo è un anno importante per la storia d'Italia, no? Perché così importante? Beh, nel 1994 ricordo un leader che scappa via dall'Italia, fugge all'estero, parliamo ovviamente di Bettino Craxi che se ne va ad Hammamet in esilio e un leader entra, morto un leader se ne fa un altro e il leader nuovo che entra al posto di Bettino Craxi è uno che decide a un certo punto di scendere in campo, lui fa la discesa in campo e quindi possiamo dire che da quel momento della discesa in campo di Silvio Berlusconi vorremmo tracciare una linea netta che separa un prima e un dopo L'Italia prima di Berlusconi, l'Italia dopo Berlusconi, ma qui non stiamo facendo politica, qui stiamo facendo musica, era giusto per inquadrare l'anno. Ecco, da qualche tempo è recente anche l'antico, ci dice opportunamente Lucio. E quindi dicevo, nel 1994 Craxi fuggiva, Berlusconi scendeva nel campo. In America, in America c'era Bill Clinton, lo ricordate Bill Clinton? In Russia non c'era Putin, incredibile ma vero, esistita una Russia prima di Putin, c'era Boris Yeltsin. Nel 1994 si inaugurava il tunnel sotto la Manica, c'era la guerra in Jugoslavia e anzi nel momento in cui viene pubblicato il Egel, che a settembre del '94— siamo in uno dei punti più cruenti, più tragici della guerra in Jugoslavia fra Serbia, Croazia e Bosnia, e in particolar modo siamo nel momento in cui c'è l'apice dell'assedio di Sarajevo. Pochi giorni prima della pubblicazione di quest'album muore Karl Popper. Il fatto che muoia Karl Popper mi sembra una notizia, o meglio una citazione, un ricordo importante all'interno di una radio filosofica. E sempre per individuare un po', per dare un ricordo di questo anno, qualche altro aspetto che possiamo ricordare, vediamo un po', andiamo nel cinema. Nel cinema c'era Schindler's List, Schindler's List che vince qualche cosa come 7 Oscar, quindi fa incetta di Oscar. In campo musicale purtroppo ci lascia Carcobène, suicida. Sempre in ambito grunge c'è la pubblicazione di Vitalogy dei Pearl Jam, poi c'è quel gioiello di Jeff Buckley, forse sostanzialmente il primo ma direi anche l'unico vero gioiello di Jeff Buckley pubblicato appunto nel '94, non ricordo Il mese parlo di Grace, ci sono i Porcupine Tree che si affacciano con The Sky Moves That Way, c'è Tortoise con appunto il loro debutto Tortoise e quindi l'avvio del cosiddetto post-rock. E tra l'altro parlare di post-rock e ascoltare contemporaneamente Hegel mi dà in qualche modo un aggancio, non perché Hegel sia un album di post-rock, Eagle è un album pienamente inserito nell'elettronica degli anni '90. Che significa l'elettronica degli anni '90? Diciamo che la collaborazione di Battisti con Panella inizia appunto nel '86 con la pubblicazione di Don Giovanni. E tutti gli album bianchi, tutti gli album di questa collaborazione sono sotto il segno dell'elettronica. Ma già Battisti aveva iniziato da diversi anni a lavorare intorno ai ritmi sintetici, aveva abbandonato, nonostante che continuasse la collaborazione con Mogol, aveva già abbandonato quegli approcci più tipicamente anni '70, che avevano caratterizzato la sua produzione. Però l'elettronica degli anni '80 è una cosa, quella degli anni '90 è tutto sommato è ben altra cosa. C'è qualcosa che chiude. Una schiure e una resta dov'è. Poi parleremo anche dei testi di Pasquale Panella. La musica, l'elettronica degli anni '80, un'elettronica che sostanzialmente anglosassone, un'elettronica che si può ricondurre a termini quali synth-pop soprattutto, New Wave. Elettronica che invece affronta Lucio Battisti a partire da Don Giovanni, ma soprattutto poi negli ultimi album, no? Cosa succederà alla ragazza, La sposa occidentale, e appunto questo Hegel. È un'elettronica tipicamente anni '90, quindi segnata dalla techno, dall'house, dalla dance. Un'elettronica che si potrebbe definire un'elettronica sicuramente più estrema, più estrema di quella appunto del decennio precedente. Un'elettronica basata sul loop, quindi sulla produzione di loop musicali molto ritmati, molto ritmati, tant'è che il ritmo stesso diventa a tutti gli effetti il corpo del prodotto musicale. Ecco, in questo pezzo che stiamo ascoltando adesso, la bellezza riunita, l'elettronica è ancora abbastanza soave. Ci sono brani nell'album dove la pulsazione è aumentata decisamente. È qualcosa che si può definire tutto sommato tribale, perché no, tribale, diciamo una base ritmica di natura tribale che ruba a tutti gli effetti la scena alla melodia, ruba la scena alla melodia e ruba la scena proprio a quelle strutture complesse di derivazione più o meno progressive che avevano caratterizzato il passato musicale di Battisti. Funzioni dance, elettro dance, funzioni elettro dance che sono però Nonostante che vanno a costituire il corpo del brano, ed è un corpo di sostanza, un corpo che si potrebbe definire quasi materico, solido, no? Nello stesso tempo, nello stesso tempo sono portatori di ariosità, di leggerezza e di melodia. Si potrebbe dire che Su queste pulsazioni, su questi loop sintetici che creano a tutti gli effetti una base stabile, solida, no? Ci sono dei piani armonici, delle linee melodiche che sono tessute da Battisti stesso, soprattutto dalla sua voce, soprattutto da questa voce che è elaborata, mai così lavorata, una voce che raggiunge livelli di falsetto a volte che sono inauditi, comunque una voce leggera, ariosa. Mi vengono in mente tante metafore, mi viene in mente ad esempio un treno, una bellissima locomotiva con un'andatura costante lanciata sui binari e Battisti sopra che lancia i suoi canti e nel lanciare i suoi canti è come se tessesse linee melodiche del brano. E quella superficie che senza Battisti sarebbe solida, sarebbe compatta, sarebbero veri e propri blocchetti musicali. Immaginate una sorta di muretto musicale. Ecco, l'intervento di Battisti sopra questo muretto musicale, fatto da questi loop, da queste percussioni, è un intervento in rifinitura. L'intervento dove le linee melodiche, dove la struttura del brano sono appunto complicate attraverso l'interpretazione vocale. Un treno, ma perché no, anche un cavallo, anche un cavallo lanciato al galoppo, un cavallo appunto cavalcato da Lucio Battisti. Passiamo ora al brano numero 5, La Moda nel Respiro. E qui si sente un po' il Battisti del decennio precedente. Eh sì, si sente. L'intera produzione di Battisti e Panella è una produzione che creò una sorta di delusione, di delusione riguardo le aspettative dei fan di Battisti. Fan che erano appunto abituati ad un approccio musicale peculiare, quale era quello di Battisti, anche negli ultimi album, e soprattutto erano abituati ai testi di Panella. Dal momento in cui appunto avviene, nel momento in cui iniziano ad essere pubblicati gli album bianchi, ci si trova di fronte sia ad una frattura dal punto di vista della continuità musicale Ma tutto sommato ancora fattura dal punto di vista dell'elaborazione testuale, no? Dal punto di vista della continuità musicale, appunto, è quello che ho detto prima, no? Entra in scena l'elettronica dance, entra in scena un'elettronica che non lascia spazio a pianoforte, non lascia spazio ad assoli di chitarra, è un'elettronica che va appunto cavalcata se vuole essere resa qualcosa di più di una semplice pulsazione. E in questo cavalcare Battisti lo fa molto, molto bene. Ma l'altra, diciamo, quella che è l'arma in più secondo me poi di questi gioielli della storia della musica italiana, sono i testi di Panella. Cosa hanno di differente i testi di Panella da quelli di di Repetti, di Mogolle. Non che quelli di Mogolle fossero banali, per carità, tutt'altro. Un grandissimo paroliere, Mogolle, che ci ha lasciato alcune tra le più belle canzoni della storia italiana, della musica italiana. Tuttavia sono comunque versi quelli di Mogolle dove si parla di amore, ecco, diciamo che sono versi dove è possibile definire ciò di cui si parla. E questo è importante perché, in fin dei conti, quando un testo, un testo di una canzone, è pur sempre un testo narrativo. Cosa significa con testo narrativo? Scusate, ascoltate il falsetto, il falsetto di Battisti. Diciamo, è pur sempre un testo narrativo, no? Quindi è un testo narrativo, significa tutto sommato, in fin dei conti, che di questo testo possiamo pensare ad un inizio, ad una fine, quindi ad una storia, ad uno o più personaggi protagonisti e magari anche a qualche antagonista. A delle prove che questo personaggio, questi personaggi, prove che devono superare, a cui debbono sottostare, alla possibilità che da questa storia raccontata si possa prendere un senso, un senso della storia, o addirittura una morale. Ecco, diciamo che Mogol, pur con con le sue meravigliose metafore, con i suoi versi sempre e comunque sorprendenti, però era nel solco di questo approccio alla forma canzone, al testo canzone. Con Panella tutto questo scompare, scompare clamorosamente insomma, perché Panella Cosa dire di Pasquale Vanella? A me viene in mente un filibustiere, un brigante della letteratura. Lui si definisce un guastatore, lui dice: "Canto, canto come un guastatore, piazzando candelotti di parole sotto il passaggio del convoglio delle frasi. Ma dove, come e quando lo so solo io." "Perché agisco da solo, cioè quelle parole sabotatrici le canto io soltanto, un guastatore, un sabotatore." No, Panella dimentica la necessità o la possibilità di raccontare qualche cosa nel senso tradizionale. Panella agisce attraverso versi che sono ermetici, sono immagini frammentarie, improvvise, fugaci, sono luci che si accendono a destra e a sinistra, versi completamente insoliti, rime baciate, assonanze particolarissime, endecasillabe episodici, allitterazioni, sono giochi di parole di ogni tipo, sono nonsense, sono doppi sensi, tripli sensi, calembur, sono testi surreali, completamente surreali e tutto sommato anche barocchi per la quantità di immagini che ci danno. Ma sono testi riguardo cui la domanda "cosa significa questa canzone, di che cosa sta parlando?" Ecco, sono testi che sfuggono via, sfuggono alla possibilità di rispondere a questa domanda. Ecco che di conseguenza il verso, soprattutto se poi questo verso viene interpretato, cantato da una voce così bella, così lavorata, così eterea, così lucente, anzi così luccicante più che lucente, ecco che questo verso assume una funzione che non è più verbale, assume una funzione che è puramente musicale. E secondo me la vera rivoluzione di questa collaborazione Pasquale Panella-Lucio Battisti, quindi la vera rivoluzione degli album bianchi, sta proprio in questo uso completamente musicale della voce e dei testi. C'è una parola che è soltanto mia, dice Pasquale Panella, la canto solo io. Questa parola è uccello. Vai il mio uccello nel cielo, il mio uccello nel cielo. Ascoltate la magnifica nuova versione eseguita dal nuovo interprete che canta sulla mia antica traccia. Ma non c'è l'uccello, c'è la voce e il canto, ci sono le pezze e i colori, la parola voce, la parola canto, ma non c'è la parola uccello. Va il mio canto nel cielo, va la mia voce nel cielo, ma la mia voce e il mio canto attenuato dicono uccello. Si sente soprattutto nella seconda linea del primo inciso. Capito come si scrive una bella canzone? Come ci si diverte? Con un po' di reticenza, dice Panella, ma la mia voce sotto sotto dice quelle parole, sempre le dice in tutti gli incisi. Nella parafrasi scolastica la cosa sarebbe spiegata così: chi scrive intende con uccello la parola uccello, certo, ma dirci che vola in cielo, Con il suo afflato lirico e non solo va nel cielo con il suo slancio fantastico e creativo e gli scaglia in cielo l'estro e anche l'ambizione e la protesta. Forse solleva in cielo anche un dubbio, si alleggerisce di un peso, addirittura effonde un pensiero, emana lo spirito e spigiora l'anima. Infine leva in alto una preghiera. Ecco, ecco. Tante parole e anche tante parole chiave come erranza e ascesi e sublimazione che, a volerle dire tutte con una, con una sola, ecco, si possono dire tutte con uccello. Questo, questo è Pasquale Panella, questo è il filibustiere Pasquale Panella, il guastatore, il tessitore di canti. Questo uso, sì, barocco nel senso di ricco, di generoso, di immagini, di concetti, di richiami, fanno sì che l'ascoltatore non ha più punti di riferimento. E cosa c'è di meglio di perdersi in questa voce, in questi testi che sono completamente musicali ma nello stesso tempo ti rendi conto che ti stanno accendendo delle immagini, immagini che non possono essere fermate, sono subliminali, le vedi per una frazione di secondo, vedi quello che sta dicendo, vedi la parola uccello, ma poi non la senti più, o forse nemmeno l'hai sentita, però l'hai vista. E chiudo, chiudo con quello che secondo me è il brano più bello dell'album, una mia personalissima opinione, ma tutto sommato è anche il brano che più si adatta al titolo. No, se il titolo è "Eagle", allora questo album, questo brano che stiamo ascoltando in questo momento è Estetica. È il Philippe Bustier e Panella che dietro una colonna ridevano per l'aneddoto e ci contrastavamo amabilmente su aria, fiato e facoltà vitale, su brio d'intelligenza, sull'indole e sull'estro, soffio, refolo, vento e venticello. Sull'essenza e sulla soluzione, sul volatile e sulla proporzione. E mentre Estetica sparisce via, io intravedo la fine del mio percorso mattutino. Eccola giù il parcheggio. E niente, mi appresto appunto a chiudere, a chiudere con Battisti Vanella che mi ha accompagnato lungo questo viaggio, e a parcheggiare e a salutare tutti e a darvi l'appuntamento con il prossimo podcast di Musica nel Traffico. Grazie a tutti! Questo che state ascoltando è l'album Egel 1994, musica e voce di Lucio Battisti, testi di Pasquale Padella. Free audio post-production by Alphonic.com.
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