Scopri ATELIER CONOSCI TE STESSO

Federico Levy presents Atelier Conosci te stesso, an open-ended workshop where small groups practice philosophical self-inquiry using Socratic method. The work examines the implicit philosophical maps that guide daily life, aiming toward eudaimonia: personal flourishing, inner freedom, and coherence with your own nature.
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Ciao, bentrovati su Vivere Filosofare. In questo video presento l'Atelier Conosci te stesso, uno dei laboratori della palestra filosofica di Vivere Filosofare. Spiegherò di che cosa si tratta, descriverò le sue caratteristiche e finalità e mostrerò le ragioni fondamentali per cui credo questo laboratorio abbia un valore esistenziale molto concreto. Per tutto ciò che riguarda invece come funziona la palestra in generale, quindi calendario, prenotazioni e altre informazioni pratiche, trovi tutto in un video, in una pagina dedicata, e lì è spiegato tutto in modo molto semplice. Allora, l'Atelier Conosci te stesso è un laboratorio permanente della palestra filosofica. Che cosa significa qui per permanente? Che cosa intendiamo? Allora, significa che non è un percorso chiuso con un inizio e una fine, come una sorta di corso, di percorso prestabilito, ma un luogo sempre aperto e devo dire anche sempre in evoluzione perché questo laboratorio è anche un laboratorio di ricerca, perché non si smette mai di comprendere meglio e di più che cosa significa per l'essere umano conoscere se stessi. Quindi è anche sempre in evoluzione, dove ogni sessione del laboratorio è pensata per allenare in maniera diversa, quindi con vari esercizi oppure ripetendo lo stesso esercizio ma affinando la conoscenza di sé nel tempo, per allenare appunto questa competenza che riteniamo essere filosofica e che ha un grande valore per la vita reale. Possiamo dire che la filosofia stessa, almeno la tradizione occidentale che ci è arrivata a partire da Socrate, inizia proprio con l'istanza del "conosci te stesso" e quindi la capacità di conoscere se stessi è a tutti gli effetti una competenza filosofica di valore esistenziale. Gli incontri sono pratici interattivi. Quindi non si tratta di un corso teorico sulla conoscenza di sé, non si tratta di una conferenza sulla storia del "conoscite stesso", per esempio nella filosofia antica o moderna, e non è un seminario. È un lavoro guidato che consta di vari esercizi, di volta in volta, da esplorare nelle varie sessioni e che si svolgono in piccoli gruppi, in genere 5 o 6 persone al massimo, proprio per creare quel giusto clima in cui si possa lavorare bene, in un clima quindi di mutuo aiuto, di gusto per la ricerca, e nel rispetto— ci tengo a sottolinearlo— della riservatezza personale, tale per cui quindi gli eventi, temi che emergono nel corso del laboratorio rimangono nel laboratorio, rispettando quindi naturalmente la privacy e la riservatezza di tutti. Aspetto questo che è di responsabilità comune. Collettiva. Ora arrivo, come dire, al punto più importante, quello che rende originale questo laboratorio, che non è soltanto il fatto che ci occupiamo di conoscenza di noi stessi e quindi ci esercitiamo a conoscere meglio noi stessi, è l'approccio, il come noi lo facciamo. Oggi lo sappiamo tutti, ci sono tante pratiche preziose che si occupano di conoscenza di sé: la psicoterapia, il coaching, percorsi spirituali e tante altre pratiche. Allora, ognuna di queste ha la sua logica, la sua funzione e naturalmente il suo valore. L'Atelier comunque è una pratica di conoscenza di sé in chiave filosofica e questo la distingue, lo distingue questo laboratorio appunto da altre pratiche che magari ereditano degli aspetti della filosofia, diciamo, va detto che la filosofia essendo una forma di sapere, o se volete anche di non sapere, ma molto antico, è come dire un po' la madre poi di tutta una serie di linguaggi che poi hanno preso una loro strada. Quindi in una certa misura anche in quelle pratiche io personalmente ravviso degli elementi filosofici, ma comunque in questo laboratorio per noi l'elemento della filosofia, l'approccio filosofico, è preponderante, fondamentale. E naturalmente la domanda a questo punto diventa: che cosa significa in chiave filosofica? Che cosa significa questo lavoro filosofico su noi stessi, questa conoscenza filosofica di noi stessi? Allora, la metterei così, e lo dico semplificando magari un po' le cose, o comunque schematizzandole un po', ma giustamente chi cerca di capire a grandi linee che cosa possa significare questo approccio filosofico alla conoscenza di noi stessi, chiede giustamente dei punti di orientamento. Ecco, quindi quello che sto per dire ovviamente può essere ulteriormente approfondito, ma lo dico in forma— lo descriverò in maniera magari sintetica, ma spero efficace. Noi lavoriamo sostanzialmente su due livelli che poi nella pratica stanno insieme, ma che possiamo descrivere specificatamente. Il primo livello è che è volto a questo: nel laboratorio Conosci te stesso impariamo a guardare la nostra nostra vita con uno sguardo filosofico. Quindi lavoriamo per portare a chiarezza esperienze della nostra vita, oppure i nostri desideri, i nostri bisogni. Lavoriamo sulle difficoltà che incontriamo giorno per giorno, sulle relazioni, sulle contraddizioni quotidiane, senza farne in sé uno sfogo, senza farne necessariamente soltanto un racconto. Senza voler, a partire da queste cose, elaborare una nostra analisi psicologica su ciò che noi siamo. Non è questo l'obiettivo filosofico. Noi lavoriamo piuttosto sul senso di ciò che viviamo, sul senso per noi, sul significato che le cose hanno per noi. E a partire dal significato che le cose hanno per noi, ci poniamo il problema di come noi possiamo abitare filosoficamente la nostra vita, il che significa appunto elaborare questa stessa domanda ognuno per sé, per renderci— lo specificherò anche dopo— filosofi della nostra esistenza. Lo facciamo in un clima che possa essere libero dal giudizio, libero dal giudizio degli altri, cosa che invece molto spesso nella nostra vita quotidiana sentiamo come un peso, Ma mi verrebbe da dire anche liberandoci un po' dal giudizio che noi abbiamo verso noi stessi. Cioè osservarci senza giudicarci, senza autocondannarci. Un aspetto molto importante questo secondo me, perché spesso il primo ostacolo a una reale conoscenza di noi stessi è proprio questo: la paura di guardarci davvero, perché a volte siamo noi giudici più severi di noi stessi. Talmente severi che abbiamo la tentazione di scappare, diciamo, da uno sguardo che abbiamo verso noi stessi. Ecco, in questo senso l'Atelier accende quella che potremmo chiamare una saggezza interiore, una saggezza aperta, una saggezza che non cerca formule preconfezionate, un dogma che ci dice come dobbiamo vivere. Anche questo è un aspetto caratterizzante del lavoro filosofico. Dell'atelier. Nell'atelier non c'è una dottrina che ci dice che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Siamo noi a fare un lavoro, ad assumerci anche la responsabilità, ma direi anche la libertà di costruire per noi stessi qualcosa che sia una verità. Quindi è un processo filosofico quello che noi costruiamo giorno per giorno, filosofico proprio perché aperto e non è dogmatico, è diciamo più socratico. E quindi in questo modo impariamo a diventare più lucidi, più liberi nel modo in cui siamo dentro alla nostra vita. Per dirla con un'immagine antica tratta dalla filosofia stoica, non cambiamo, come dire, la vita dall'esterno, cioè non ci poniamo soltanto il problema del perché le circostanze della nostra vita sono più o meno avverse, più o meno difficili. Impariamo ad abitare le circostanze della nostra vita, mettendoci un po' di più al governo della nostra vita dall'interno. Secondo livello fondamentale per cui l'Atelier Conoscite Stesso promuove un lavoro filosofico: riconoscere che nella vita quotidiana, che in se stessa non ha in sé, si direbbe, niente di filosofico, è semplicemente la vita quotidiana che viviamo giorno per giorno, dalla spesa alle incombenze nel lavoro e le problematiche, o dalle esperienze relazionali, nella vita quotidiana noi viviamo già dentro una visione del mondo. Ognuno di noi, anche senza accorgersene, usa concetti, valori, idee su che cosa è giusto, che cosa no, su che cosa conta, su che cosa per noi è più importante, su cosa significa fare una scelta oppure essere coerenti, essere una persona degna, avere successo, amare, fallire. Tutte queste sono mappe filosofiche, anche se non le chiamiamo così, perché sono mappe che hanno in maniera implicita delle idee filosofiche nostre su come è fatta la realtà. Il problema qual è qui? È che nella vita quotidiana queste mappe ci aiutano a orientarci, le usiamo e basta. Cioè, le usiamo senza vederle. E che cosa succede quando noi semplicemente viviamo la nostra vita giorno per giorno e lasciamo che le nostre mappe di orientamento semplicemente ci guidino e magari anche segnino un po' il perimetro delle nostre vite? Non facciamo evolvere le mappe che ci orientano. E a volte ci scopriamo contraddittori, pensiamo una cosa magari e poi ne facciamo un'altra. Anche questa è una cosa importante. Oppure scopriamo che nella nostra vita ci lasciamo orientare da idee. Un giorno l'idea A, un giorno dopo l'idea B, e magari A e B sono contraddittorie l'una con l'altra. Entrambe queste forme di contraddizione si incontrano nell'atelier, ma ci si fa un lavoro, perché di fatto mi verrebbe da dire di base è normale entrare nella contraddizione, proprio perché la realtà è in se stessa complessa, e la nostra Quindi capacità di abitare la realtà è complessa. Serve quindi un luogo in cui poter osservare questa complessità e anche giocarci un po', mi verrebbe da dire. Ecco, quindi magari certi valori crediamo di averne, ma poi nei fatti viviamo come se ne avessimo degli altri, e tutta una serie di cose connesse a un lavoro quindi su se stessi che può essere chiarito. Ecco, quindi l'atelier in questo senso crea il contesto protetto e libero da condizionamenti della routine, dove finalmente possiamo incontrare la nostra visione del mondo, guardarla, chiarirla e se serve quindi trasformarla. Trasformare la visione del mondo significa inevitabilmente creare il contesto per una buona trasformazione del modo in cui noi viviamo il mondo e quindi di fatto anche una trasformazione della vita a un certo punto, una trasformazione che nella filosofia greca ha un nome bellissimo: eudaimonia, che non è soltanto un punto di di approdo è proprio il processo per cui noi creiamo la nostra felicità. Che cosa intendo dire? Perché il concetto di eudaimonia viene tradotto in linguaggio moderno con felicità, ma non si tratta della felicità intesa come euforia continua, per esempio quella felicità che nasce soltanto dall'esaudimento di ogni nostro desiderio, ogni nostro capriccio. Oppure come vita perfetta, tale per cui appunto la felicità diventa quell'ideale praticamente impossibile da raggiungere che spinge molti di noi a rinunciare alla ricerca della propria felicità. La felicità, nel senso della eudaimonia, è una forma di fioritura personale, cioè significa arrivare a una forma di vita adatta a noi, sintonica con noi, che ci permette di stare nel mondo con più consapevolezza con un senso più abitabile anche della nostra propria direzione. E anche quando la vita resta complessa, faticosa e anche spesso dolorosa, comunque la abitiamo con uno spirito diverso, con più consapevolezza, con più serenità interiore, e quindi anche con un senso di direzione, di coerenza più forte. Quindi, come dire, siamo più centrati e più sintonici con l'essenza profonda di noi stessi, e quindi anche più liberi. E quindi anche più felici. Quindi l'obiettivo, in due parole, diciamo, è questo: l'Atelier vuole aiutare a diventare un po' più filosofi della propria esistenza. E per essere filosofi della propria esistenza è necessario, come dire, conoscere se stessi in quanto essere umano che esiste in un certo modo, che pensa in un certo modo, che sente determinate cose e che agisce in un certo modo. Quindi una persona che non subisce soltanto ciò che accade dentro e fuori di sé, ma impara a dare forma, senso e direzione alla nostra vita con più libertà. Se questa cosa ti risuona, trovi le prossime sessioni nel calendario. Per tutte le istruzioni pratiche su come funziona la palestra filosofica in generale, rimando al video introduttivo. Ci vediamo in atelier. Buona vita filosofica a tutti. Ciao ciao ciao.
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