Scopri la MEDITAZIONE FILOSOFICA

In questo video Federico Levy presenta la Meditazione Filosofica, spiegandone la natura, le differenze rispetto ad altre forme di meditazione e il valore pratico per la vita quotidiana. Definisce la pratica come una meditazione riflessiva che non sospende l’intelligenza ma la concentra, combinando la dimensione meditativa (presenza, attenzione, lentezza) con quella filosofica (testi, domande, ricerca di senso). Descrive tre abilità fondamentali che la pratica allena: presenza a sé stessi, epokè (sospensione del giudizio) e chiarezza interna, illustrandone il ruolo nella libertà personale e nella trasformazione della vita. Sottolinea l’importanza del lavoro in gruppo, dove il confronto con gli altri diventa un esercizio continuo di epokè e di chiarificazione delle idee. Spiega la struttura tipica di una sessione: raccoglimento iniziale, presentazione di uno stimolo (testo, frase, immagine), condivisione guidata dei vissuti interiori e scambio dialettico. Conclude invitando gli spettatori a consultare il calendario per partecipare a una sessione e a vedere il video introduttivo per le informazioni pratiche sulla palestra filosofica.
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Ciao, in questo video ti presento la meditazione filosofica. Che cos'è? Che cosa la rende diversa da altre pratiche? E soprattutto quale valore ha per la vita quotidiana? Piccola nota veloce: se devi ancora capire come funziona la palestra filosofica in generale, le prenotazioni, il calendario, eccetera, trovi un video in cui parlo proprio di questi aspetti nella pagina di presentazione della palestra filosofica in generale. Qui restiamo invece sulla pratica della meditazione filosofica. Quando sentiamo la parola meditazione spesso pensiamo a cose come: svuotare la mente, spegnere i pensieri, praticare stando in silenzio. Tutte cose bellissime e importanti ma che non sono la meditazione filosofica. Potremmo definirla una forma di meditazione riflessiva. Non sospende l'intelligenza, la concentra. Non punta a eliminare il pensiero, punta a renderlo più profondo, più libero, più essenziale, più centrato nel qui ed ora di un'esperienza in cui noi diventiamo pienamente pensiero vivente. È un modo per creare quindi uno spazio interiore in cui non si è trascinati dal flusso mentale, ma iniziamo a vedere questo flusso, a sentirlo, a capirlo. La meditazione filosofica è una sintesi tra due dimensioni: il meditativo, quindi c'è raccoglimento, attenzione, presenza, lentezza, ascolto, e il filosofico, parola, testo, concetti, domande essenziali, ricerca di senso. Di solito partiamo da uno stimolo breve, spesso un testo, a volte una frase, magari un'immagine, ma l'obiettivo in generale non è studiare il testo come a scuola. L'obiettivo è: che cosa mi mostra questo testo di vero su di me, sul mio modo di stare al mondo, sul mio modo di approcciare la vita? Il testo è una porta. L'oggetto del lavoro però in realtà siamo noi. Questa pratica è importante perché allena 3 cose fondamentali. 1) La presenza a se stessi, cioè non solo essere nel qui e ora in modo, diciamo così, astratto, ma essere presenti a ciò che accade dentro e ciò che ci accade quando siamo nel qui ed ora è sempre un certo flusso di pensieri, emozioni, immagini, ricordi, desideri, paure, valori, tantissime cose. È come entrare nel proprio mondo interiore, smettere di viverlo in automatico e cominciare a dare un nome ai propri stati di coscienza interiori. Secondo aspetto: l'époquais. Cioè la sospensione del giudizio. Noi giudichiamo continuamente noi stessi, gli altri, la realtà. L'atteggiamento giudicante però è una gabbia perché ci inchioda in un determinato stato di coscienza impedendoci di allargare la nostra mente. Ovviamente è comprensibile, è naturale, perfino giusto che ognuno di noi si formi pensieri sulle cose del mondo, ma la nostra capacità di sospensione Sospendere il giudizio è un superpotere per la libertà. La chiamiamo epokè, appunto, sospensione del giudizio. E significa davvero esercitare l'io penso, l'io penso. Noi non ci identifichiamo con le nostre opinioni, nemmeno ci identifichiamo con il nostro ego. Questo io a cui sto facendo riferimento è l'io filosofico, della coscienza pensante, non l'io della nostra personalità di tutti i giorni. Siamo noi quindi a governare i nostri pensieri in questo modo, non viceversa. Non sono i pensieri a fare di noi quello che loro vogliono, siamo noi a osservare i nostri pensieri e in qualche modo prendere quindi posizione nei loro confronti. E in quel momento, in questo momento in cui si esercita veramente l'epokè, si recupera una libertà enorme. La libertà di non essere comandato appunto dai nostri stessi pensieri e quindi la libertà di poter aprire in noi stessi nuovi spazi per nuovi pensieri. E nuovi pensieri significano nuove azioni e nuove azioni significa anche una trasformazione nella vita. Terzo punto: chiarezza interna. Ne ho fatto riferimento prima. Chiarezza non vuol dire aver sempre le idee chiare, cioè sapere sempre che cosa pensare, cioè avere sempre la risposta pronta. Al contrario, semmai qui si tratta sempre di avere la domanda adeguata, giusta, di volta in volta. Quindi vuol dire saper vedere con lucidità anche la confusione, non chiamare la propria confusione chiarezza, Se è confusione, che sia confusione, ci sta, va benissimo. Che cosa ci dice questa confusione? Perché è una confusione? Che cosa sta fondendo insieme? L'ambivalenza, l'incertezza, stessa cosa. Cioè imparare a districarci nei nostri pensieri e tra i nostri stati interiori. Togliere il superfluo anche, dire: "Ok, qui dentro che cosa c'è veramente? Cosa è veramente essenziale?" Ecco, queste 3 cose messe insieme cambiano la vita perché ci portano al timone della nostra vita. Innanzitutto ci portano al timone della nostra coscienza, ci rendono quindi meno reattivi in maniera critica, passiva, allarga anche la nostra capacità di comprendere, la nostra capacità di scegliere, tutta una serie di aspetti che nella vita fanno veramente la difference. C'è poi un elemento che rende questa pratica molto particolare il fatto che avvenga in gruppo. Cioè, di solito la meditazione è solitaria, un'attività solitaria, anche quando avviene in gruppo e lo si fa insieme ed è bellissimo farlo, comunque poi dopo la pratica non prevede uno scambio dialogico, è in sé diciamo un po' solitaria, silenziosa. Qui invece l'esperienza meditativa incontra, diciamo così, il logos umano, cioè la parola, l'ascolto e anche la differenza data dagli altri, portata dagli altri. Cioè, in questo il gruppo è molto importante. Perché l'altro diventa un'occasione continua per esercitare l'epokè, cioè appunto non far scattare il giudizio, ma proprio in virtù dell'esposizione all'altro punto di vista è un'occasione meravigliosa, straordinaria per fare esercizio di epokè. E poi insomma anche l'altro, l'altra persona, in qualche modo ci costringe a essere più chiari, più essenziali quando parliamo, proprio perché questo scambio dialogico cerca di cogliere l'essenza, cerca di progredire nella ricerca della saggezza. L'altro poi è anche uno specchio, a volte capisce, a volte fraintende, in quel fraintendimento obbliga noi a chiarirci davvero le idee in qualche modo. Quindi insomma, in gruppo impariamo poi una cosa decisiva: non serve pensare tutti allo stesso modo. Quello che cerchiamo ovviamente non è una, la chiamiamo così per distinguere, una sintonia di contenuto, cioè non dobbiamo per forza vibrare alla stessa frequenza, nel senso per cui dobbiamo avere le stesse idee, piuttosto una sintonia di intenzionalità, nella misura in cui siamo tutti uniti dal desiderio della ricerca e capaci di stare nel nostro "io penso" mettendo da parte l'ego. Sentirci quindi insieme nella ricerca senza che nessuno ovviamente abbia la pretesa di possedere la verità. Ogni sessione poi in genere ha 3 momenti semplici. Chiariamo un attimo come funziona quindi una singola sessione: un momento di breve raccoglimento per allontanare un po' quello stato un po' frenetico della vita quotidiana che può essere di ostacolo alla pratica, quindi come dire prenderci anche una pausa dalla vita quotidiana, in quel senso, da quel senso di orizzontalità frenetica della vita quotidiana. Poi c'è il momento di incontro dello stimolo, il testo, l'esercizio proposto, una condivisione guidata dove ascoltiamo ciò che si muove in ciascuno e lo portiamo a chiarezza, e poi momenti, diciamo, anche di scambio dialettici, dove appunto a fronte anche della condivisione avviene lo scambio dialogico con l'altro. Non è quindi ovviamente una disputa per capire chi ha ragione, è un incontro contemplativo con prospettive diverse che allargano lo sguardo. Qui si recupera proprio una dimensione molto originale, mi sento di dire, dove la contemplazione si lega al pensiero vivente. Se dovessi dirlo in una frase, la meditazione filosofica è un allenamento per diventare più presenti più liberi, più lucidi e per fare amicizia con la complessità dell'esperienza senza esserne schiacciati. Se vuoi partecipare a una sessione trovi le prossime date nel calendario. Poi naturalmente per tutte le istruzioni pratiche su come funziona la palestra, come dicevo prima, rimando al video introduttivo. Allora buona vita filosofica a tutti e ci vediamo a una sessione di meditazione filosofica. A presto, ciao ciao ciao!
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