Tuxedomoon - la meravigliosa anomalia (Musica nel Traffico)

This content was created by Federico Levy. This content was uploaded by Federico Levy. This is a YouTube audio/transcript of an Italian music-radio/podcast episode titled "Tuxedomoon - la meravigliosa anomalia (Musica nel Traffico)", published April 23, 2026. The episode (part of the "Musica nel Traffico" series on the radio/philosophy project Vivere e Filosofare) is a music commentary/deep dive about the band Tuxedomoon (referred to variously in the transcript), focusing on their early releases: the 1978 EP No Tears, the 1980 album Half Mute, and the 1981 album Desire. The host is Fabio Massimo Franceschelli; other labeled speakers (Speaker C, Speaker A) contribute impressions and descriptive, scene-painting commentary. The discussion covers musical atmospheres, specific tracks (e.g., Nazca, Volo Vivace, Desire, Incubus, In the Name of Talent), band members (Steven Brown, Blaine/Blind Reininger, Winston Tong, Peter Principe), stylistic influences (Ennio Morricone, post-punk, synth-pop, soundtrack/post-rock precursors) and the band’s move from San Francisco to Europe. The excerpt is in Italian and reads like a radio/podcast narration with occasional short interjections from other speakers.
Chapters
Wow!
Direi un inizio ricco di presaggi.
questo basso così, come dire, legnoso, basico, ecco, mi fa venire in mente un uomo, un uomo che si guarda intorno circospetto, cammina e si guarda intorno, cammina a passi di basso e si guarda intorno. È sera. Questo basso che si poggia su un'orchestrazione di archi, ecco, mi fa pensare all'atmosfera che circonda l'uomo. Oh mamma mia, mamma mia, questo suono di finto organo! Ok, siamo dalle parti di Halloween, nel senso che sto registrando proprio in questi giorni, c'è stato da poco Halloween, e quindi questo organo da chiesa, questo finto organo da chiesa, perché chiaramente è elettronico, un po' di brividi ce li mette. E quindi dicevo, un uomo che cammina a colpi, a passi di basso, ed è avvolto dalla nebbia. Gli archi sono la nebbia ed è un'atmosfera cangiante. Ecco, allora, ora sta cambiando la nebbia. La nebbia cambia anche, anche a seconda della luce che riceve. Qui siamo, siamo in una città di notte, ci sono i giali, quindi filtra luce gialla. Ma poi all'improvviso qualcosa attira l'attenzione dell'uomo. È un sax, è un sax isolato che chissà da dove proviene. Forse, forse da destra, forse da sinistra. L'uomo si guarda intorno, proviene da un edificio. L'edificio alla sua destra è vagamente illuminato, l'ingresso di bianco, quel bianco che passa attraverso attraverso la nebbia, lo raggiunge. Allora, e allora lui si dirige verso l'ingresso, entra dentro il portone aperto. Il sax e la luce provengono laggiù, da in basso. Ci sono dei gradini da scendere e lui lentamente li scende. Taxis da Moon, Taxis da Moon, questo è il nome della band. Benvenuti alla nuova puntata di Musica nel Traffico all'interno della radio filosofica Vivere Filosofare. Se non ricordo male, e non credo di ricordare male, siamo alla quarta puntata e questi sono i Taxis da Moon, band americana di San Francisco, della West Coast, quindi band americana che debutta nel 1978. Sentite che atmosfere! Questa è una band che dipinge, nel suonare dipinge. Il nostro uomo, il nostro uomo Resh, è dentro. È un locale, un locale come dire, dall'aria un po' decadente, Vai al bancone e ordina da bere.
Che succede?
Oh, non sono io che ho cambiato il brano, è il brano che si è trasformato. È una metamorfosi del brano.
Il brano è sempre lo stesso.
Ed ecco qua un meraviglioso violino. Il nostro uomo si guarda intorno e si rende conto che il locale si è dissolto. Ora si ritrova in mezzo alle steppe, un accampamento di rom, di rom ungheresi, e ci sono i fuochi accesi, ci sono i violini che suonano e le donne che ballano. E questi sono i Taxis da Moon. L'album è Desire, un album del 1981, e il brano, il brano d'apertura, è un brano che come potete sentire ha diversi movimenti, ne ha precisamente 3. Adesso abbiamo ascoltato il primo, stiamo ascoltando il secondo. Ecco una voce che parte, una voce, la voce di Winston Tong, ricordiamoci di Winston Tong. E qui dice un brano tripartito che si chiama con un nome complesso, nel senso che ha appunto un nome composto da tre parti. Si chiama East/Jinx/Music 1. Questo è il nostro brano, il brano con cui questa band apre l'album Desire, album del 1981, album che adesso andiamo lentamente a sfumare.
Perdonate qualche tempo morto, ma solamente perché sto guidando e quindi, come si dice a Roma, perché qui stiamo guidando a Roma, non vorrei fare il botto Il Bottarello. Quindi dicevo, una band americana, una band di San Francisco che nasce alla fine degli anni '70 e produce il primo EP nel 1978, un EP di 4 brani, come giusto che siano gli EP, dal nome Half Mute, scusate, dal nome No Tears, del '78, e 2 anni dopo, nel 1980, stampa, dalle stampe, il primo album che è Half Mute, che è l'album che adesso andiamo ad ascoltare, 1980, mentre quello del brano di apertura, album Desire, è dell'anno dopo, 1981. Quindi la puntata di oggi che tratta dei Taxis da Moon, che è una band che se non erro è ancora in attività, quindi ha una carriera lunghissima. Il focus di oggi però è sui primi 3 album della band, o meglio sui primi 2 album e mezzo, se pensiamo che il EP lo possiamo considerare un mezzo album, quindi dalla loro apertura, debutto del 1978 con l'EP No Tears, passando per l'album Half Mute del 1980 e per l'album Desire del 1981. E adesso andiamo ad Half Mute, al nuovo brano che vi voglio far ascoltare. Vediamo che tipo di atmosfere ora ci ci porta questo album.
Come ho detto prima, direi una band che usa la musica per dipingere, per dipingere immagini, atmosfere. Ecco nuovamente il sax.
Allora, chi sono i musicisti? Il sassofono che abbiamo ascoltato e stiamo ascoltando ora, che abbiamo ascoltato anche prima, è di Steven Brown. Steven Brown, uno dei fondatori dei Taxis to the Moon, sassofonista, a volte canta e molto spesso suona tastiere, sintetizzatori e produce suoni elettronici, in particolar modo le percussioni elettroniche. Altro fondatore, l'abbiamo ascoltato prima in quel— nell'Avvento del Violino, è Blind Reininger, che appunto un violinista, anche lui a volte canta, anche lui si dà da fare con sintetizzatori, tastiere, con la chitarra. Sono tutti multi— sono tutti polistrumentisti qui. E anche lui maneggia le percussioni elettroniche e le varie diavolerie elettroniche che riproduce che riproducono loop, riproducono rumori e brani. Ora, diciamo che nell'arco dei 3 album, dei 2 album e mezzo, la formazione cambia, quindi vi sto parlando esclusivamente del diciamo dei punti fermi di questa formazione, quindi diciamo dei fondatori: Steven Brown e Blaine Reininger. Poi abbiamo un meraviglioso, un mio meraviglioso cantante che è Winston Tong, che è un cantante che è presente nelle Pinotirs ed è presente nell'album Desire. Quello che stiamo invece ascoltando è appunto l'album Half Mute. Half Mute Mute, abbiamo Steven Brown, Blind Reinhardt, e abbiamo un bassista, un meraviglioso bassista che è Peter Dacert-Principe. Abbiamo ascoltato Nazca, questo pezzo si chiama Nazca, lo possiamo addirittura rimettere in alcuni momenti per fissare un po' alcuni aspetti di questa musica. Innanzitutto È una musica che intanto è molto cinematografica, è molto cinematografica e appunto non è soltanto in questo brano ma anche in altri brani e quindi tradisce la passione per un certo tipo di atmosfere, appunto di colonne sonore cinematografiche, di soundtrack.
Di cui possiamo noi italiani vantare uno dei massimi maestri, che è Ennio Morricone. Ecco, la passione per Morricone di questa band è abbastanza nota.
Passione per Morricone, quindi passione per questa, per questi brani strumentali che sono molto freddi e molto, molto controllati, cerebrali. E nello stesso tempo però con questa loro freddezza riescono a darci chiaramente delle immagini che nel caso del primo brano che abbiamo ascoltato era un'immagine di Europa, perché no, di Europa centro-orientale, di città come potrebbero essere Trieste o Vienna o Budapest. O anche delle steppe ungheresi.
Adesso invece cosa vediamo?
Vediamo secondo me un paesaggio naturale.
E adesso vi dico il titolo di questo brano e quindi subito la mente produce un'immagine molto chiara che si mischia appunto alla musica.
Il titolo è Nazca, Nazca come la città peruviana, città peruviana che è famosa perché nei dintorni di Nazca, diciamo l'altopiano desertico dei dintorni di Nazca, antichissime popolazioni hanno scolpito a terra delle linee, lunghe linee stese, che possono essere comprese nella loro totalità, nel loro senso, soltanto osservandole dall'alto.
E se le osservi dall'alto noti dei soggetti antropomorfi o dei soggetti Terriorfy.
Questo album è dedicato a Nazca.
Come potete vedere, non assolutamente nulla di musica andina, però ci fa molto pensare a qualche cosa che vola, che vola e osserva dall'alto.
Ora lascio sfumare e cambio brano, sempre sullo stesso, sempre dallo stesso, perdonatemi, dallo stesso lavoro, da Half Mute, ripeto, Half Mute 1980. Vado a prendere il brano numero 8, speriamo di per non confondermi, dovrebbe essere questo. Cambiamo completamente atmosfere. L'album, il brano, brano numero 8, si intitola Volo Vivace, così in italiano, Volo Vivace, un chiaro riferimento alla musica classica, al violino.
Ai tempi esecutivi del violino e, perché no, probabilmente anche al noto brano di quel compositore russo d'inizio Novecento che è "Il volo del calabrone". Ora, perdonate, ma non ricordo bene il nome del compositore russo e non vorrei storpiarlo. E questa è Blind Rhyming, Blind Runner al violino. Rimsky-Korsakov, mi viene in aiuto Wikipedia mentre guido, eh. Che meraviglia! E questa è una band che nasce nel periodo del punk, in un ambiente dove si suona punk. O meglio, l'ambiente dove nasce è veramente particolare perché è un ambiente contaminato sia dalla musica che dal teatro. I due fondatori, quindi Reininger e Stephen Brown, quindi il violinista e il sassofonista frequentano entrambi un collettivo teatrale, un collettivo teatrale dal nome Angels of Light San Francisco, fondato un decennio prima da un attore performer newyorkese, Hibiscus, quindi un collettivo legato al concetto di teatro come arte performativa, concetto di teatro come arte politica. E in particolar modo Steven Brown cura all'interno di questo collettivo teatrale le musiche. Poi, quando in una scuola d'arte conosce Blind Reiner, nasce l'idea di fondare questa band dal nome Tax the Moon, ovvero la Luna in Smoking.
Sentite che bello questo rapporto fra il violino vivace e questo basso che prima ho definito legnoso. Allora, cambiamo nuovamente album e torniamo a Desire. Un'anomalia questa band, vero? Un'anomalia perché tanti motivi. Un'anomalia perché una band americana che suona musica dove in molti casi traspare un immaginario europeo. Una band americana punk o post-punk che predilige la musica strumentale, non solo, ma ha una grossa passione per la musica strumentale. Ecco, quello che abbiamo sentito finora, tutto sommato, può addirittura essere un anticipo di quello che accadrà sempre in America, tra l'altro, 10-12 anni dopo, con l'avvento, con l'avvento del post-rock rock, penso a band come gli Slinto e soprattutto Tortoise. Tortoise hanno un tipo di musica attenta sia alla classica sia al jazz sia alle colonne sonore, alla musica da film, che può ricordare 10-12 anni dopo Taxes Damoon. Allora, dicevo, passiamo nuovamente a Desire e sentiamoci la title track. Il brano omonimo numero 4. Ecco qua, e qui veniamo subito portati in atmosfere punk opposte, punk tipiche di quegli anni, quindi gli anni '80 con tutto il loro campionario di sintetizzatori e drum machine sono qui presenti.
Ma se pensiamo appunto agli anni '80, al fatto che erano nate le radio libere, che era nato MTV, che la musica si era fatta radiofonica, che si era fatta, che soggiaceva a necessità appunto radiofoniche e televisive, quindi non era necessario avere il cantante, era necessario fare brani molto, molto corti, ecco. Ecco, questa band va completamente controcorrente, è un'anomalia. Taxis da Moon mi piace considerarli un'anomalia, una meravigliosa anomalia. Oh mamma mia, cosa hanno fatto qua! Adesso li riascoltiamo, li ascoltiamo, troppo belli, mi sto zitto, li riascoltiamo. Il basso, il basso meraviglioso di Peter Ducker Principe. Dicevo, tutti gli anni '80 sono qua. Chi dice che i Taxis da Luna non siano punk, non siano post-punk, deve ascoltare bene questo brano, brano dal titolo Desire, preso dall'album Desire 1981. Ascoltate che meraviglia, ora! Che spettacolo questo movimento a salire del brano, un movimento a salire che all'improvviso si apre su un'altra dimensione sonora. Mi ricorda tanto, tanto i Beatles, A Day in the Life. Un brano ritmato, molto ritmato, che ti prende, ti fa venire voglia di ballare. Ma poi sentite cosa fa in sottofondo. Ecco che interviene il violino di Blair Reininger, la voce di Winston Tong. I rumori in sottofondo, i suoni, sono di Steven Brown, nonché sassofonista, anche se ora è cheto. E nuovamente, sentite ora l'intervento delle percussioni. Ora, questa band, attenzione, non ha percussioni, o meglio, mi spiego meglio, non ha batterista, qui è tutto elettronico. Sentite questo intervento delle percussioni. Percussioni non a dare il ritmo, ma semmai a fare da contrappunto, a chiedere attenzione. E qui mi ricordo invece tanto un brano dei Roxy Music, che ora non riesco a ricordarmi che brano fosse, credo nel loro secondo album, dove c'era un intervento delle percussioni molto simile. E in questo brano, The Sides, troviamo tutti i Tuxedemone, tutto il loro essere contemporaneamente nel punk, nel post-punk e nella musica strumentale, nella futura, del futuro post-rock. Blind Reininger, il violino di Blind Reininger. Un brano meraviglioso, un brano che appunto è ben poco, ben poco radiofonico. Eppure questo album esce nel 1981, dove se tu non eri radiofonico non esistevi. Questo fatto di non esistere, di essere una band tutto sommato poco compresa, o o perlomeno compresa solamente da una minoranza, segna ai Taxis da Moon che la band americana particolarmente appassionata alla musica tradizionale europea e all'atmosfera appunto europea decide alla fine del 1981, cioè quindi dopo aver pubblicato Desire, di spostarsi in Europa e quindi da San Francisco se ne vanno via e vanno a vivere in Europa praticamente senza un soldo, soltanto con la voglia, con la voglia di suonare con i loro strumenti. Vanno prima in Olanda e poi in Belgio e l'Europa li accoglie a braccia aperte perché loro amano l'Europa e in questo loro amore sono ricambiati, sono assolutamente ricambiati.
Allora, io sfumo Desire e vado, e vado in un altro brano del medesimo album. Allora, brano numero 3, anche questo molto di quegli anni, Incubus. E questi, dai. Qui si sentono un po' tutte le band tipiche degli anni '80.
Qui io già me li vedo con quelle terribili acconciature degli anni '80, i capelli corti ai lati, un po' arruffati in fronte, che scendevano orribili sulle spalle. Me li vedo così mentre armeggiano con i loro synthesizzatori. Oh, c'è di Winston Tong. Winston Tong anche lui è un teatrante, un burattinaio per la precisione, un marionettista. Tutti gli anni '80 si danno appuntamento qui in questo brano. Il synth pop, le drum machine. L'atmosfera è tra il romantico e il decadente. Tutte le strumentazioni elettroniche. Andiamo ancora avanti un po' con l'ascolto di Incubus, "The Desire". Vi invito a sentire la trama in sottofondo, non tanto il piano melodico quanto quello armonico. La tessitura prodotta è ricchissima e questo li allontana tanto dal, diciamo, dalla mediocrità di tante band anni '80, di tante band synth-pop anni '80. Allora, sfumo e torno a un brano sempre dall'album Desire, che è un po' il loro album, a mio parere, principale come compiutezza.
E torno ad un brano che nuovamente focalizza, evidenzia la passione di questa band per la musica, per le colonne sonore. Un brano che ha un nome particolare: In the Name of Talent. In the Name of Talent, e tra parentesi Italian Western II.
Direi che Morricone qui insomma fa capolino, e forse capolino è anche poco. C'è questo alternarsi nella loro musica fra brani synth-pop, chiamiamoli così, o comunque che fanno riferimento a quel tipo di scena post-punk synth-pop, a momenti dove la voce, pur bellissima, di Winston Tong, che vorrebbe essere anche di troppo, perché quello che fanno loro è soprattutto dipingere atmosfere. E anche qui, come vedete, si passa dal momento della colonna sonora all'ingresso di una ritmica tipicamente punk, post-punk, a mi ottava. Loro sono i Tax Damund, l'album è Desire, il brano che stiamo ascoltando è In the name of talent. Questo che stiamo ascoltando in questo momento è tutto completamente elettronico, ovviamente. Ecco, qui il lavoro che si fa sull'armonia è particolare, qui è veramente importante. Quindi in un periodo come i primi anni '80, dove prima il punk con il loro basso basso, chitarra, batteria e voce urlante. E poi la cosiddetta new wave, il post-punk, con il synth-pop, con la sintesi radiofonica o con l'essenzialità. Ecco, se pensiamo a questo tipo di cultura, e direi anche coltura musicale, Tuxedamoon sì, emergono proprio per il loro essere all'altrove, per andare, per guardare molto più avanti, per costruire, non semplicemente per distruggere. Quindi questo, soprattutto per chi come me veniva dagli anni '70, veniva dal progressive, dalla psychedelia, ritrovarsi di fronte una musica di questa intensità— sentite che meraviglia in sottofondo— una musica di questa intensità, una musica questa complessità. E ricordo che all'epoca fu una boccata di ossigeno. In the name of talent, Taxis da Monda, musica nel traffico, l'unico podcast che dissolve le file ai semafori e le file sul grande racconto anulare. Io sono Fabio Massimo Francescelli e mi avvio alla chiusura del podcast facendovi ascoltare un brano dall'ore P di debutto. Quindi abbiamo ascoltato brani dall'album Half Mute del 1980, diversi brani da Desire 1981. Adesso facciamo un passo indietro indietro di qualche anno, andiamo al 1978, debuttano con un EP che si chiama No Tears. In questo caso hanno anche il batterista, hanno anche un batterista, e la formazione ha Steven Brown, Brian Reininger e Winston Tong. Ancora non è entrato Peter Principe al basso, il basso Il Basso, Il Basso, non ricordo chi lo suonasse.
Comunque vi volevo far ascoltare questo brano perché, perché è un brano che, sì, oltre che loro, diciamo, il vero e proprio brano del loro debutto, è un brano che li ha resi famosi, o meglio, no, famosi no, è più corretto dire li ha resi conosciuti. Li ha resi conosciuti all'interno di quel, di quella comunità di persone che amava il punk, il post-punk, e che ballava frenetica su queste sonorità.
Dalle P. No Tears, il brano brano è appunto No Tears. Dicevo, questo brano li ha resi conosciuti, ma non solo. Questo brano li ha fatti conoscere anche a me, e io ricordo di averlo ascoltato per la prima volta, presumo in un qualunque anno del decennio '80, non so, perché il '84, l'85, di averlo ascoltato alla radio e di averlo iniziato ad ascoltare dopo che il DJ lo aveva presentato. Quindi accesi la radio, iniziai a sentire questo signore qui, Winston Pong, che cantava in questa maniera. No Tears for the Creatures of the Night. Niente lacrime per le creature della notte. Un testo tutto sommato molto, molto semplice, quasi banale. Niente lacrime per le creature della notte. Non ci posso far niente, o qualcosa del genere, se non riesco più a piangere. Goodbye, arrivederci, arrivederci, arrivederci. Ascoltai questo brano e poi quando il brano finì ricordo che il DJ passò subito a presentare il brano successivo di un altro album, di un altro gruppo, non disse niente su quello che aveva appena passato e quindi io rimasi con questa, come dire, con questa folgorazione dentro di me, con questo sconquasso dentro di me che mi aveva dato questo modo di cantare. Un modo di cantare, non solo di suonare, ma soprattutto di cantare, che mi faceva pensare non tanto a un cantante che canta l'alienazione o che canta la disperazione, quanto a un disperato, a un alienato. E rimasi per tanti anni con questa sonorità in testa e ascoltavo musica oltre che per soddisfare la mia insoddisfatta passione, anche per ritrovare prima o poi un giorno questo brano e sapere chi fossero. Ricordo pure di aver ascoltato ad esempio Desire, Taxi to the Moon, ma non aver mai pensato che potessero essere loro, finché poi un giorno sento Sempre alla radio negli anni '90, a metà degli anni '90, finalmente un DJ alla radio disse: "Adesso passiamo l'album di debutto dei Taxi to the Moon, No Tears." Ebbi la mia Madeleine Proustiana personale, fu riportata immediatamente indietro quei 10-11 anni, riconobbi Questo brano riconobbi questo modo folle, completamente malato di cantare. No Tears for the Creatures of the Night, EP No Tears. Loro sono i Taxis da Moon, io sono Fabio Massimo Franceschelli, questa è la quarta puntata di Musica nel Traffico. All'interno della radio filosofica Vivere e Filosofare. Io vado a sfumare con i Pax Estemun, consigliandovene l'approfondimento. Sono ancora una band assolutamente attuale e vi saluto. Un abbraccio a tutti quanti. Notiers, for the craters of the night.
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